A sangue freddo
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...Ed ora passiamo alle notizie del Kansas...
Narrazione e descrizione dei fatti impeccabili, per un delitto quasi perfetto come la telecronica di Capote, lucida e disarmante che non ha dato spazio a nessun giudizio personale, i fatti sono le cose che contanto e che hanno il pieno titolo a essere considerati in primo piano, dalla vita della famiglia Clutter, con le loro abitudini, i loro pregi e i loro pochi difetti, alla descrizione minuziosa di uomini che diventano serial killer come se fosse una scelta naturale e propedeutica per potere vivere. Armi che si tengono in casa come se fossero elettrodomestici qualsiasi, la devozione di andare in chiesa e pregare per sé e per gli altri citando versetti della Bibbia come per esorcizzare il male che si insidia nella vita dell'uomo e il dilemma che da anni si porta dietro l'America cioè la pena di morte, come unica panacea per evitare il male recidivo e crudele....anche questa è l'America.
""...Diceva che tutti i reati sono solo "varianti del furto". Assassinio compreso. Quando ammazzi un uomo gli rubi la vita. Allora, ciò fa di me un ladro in grande stile. Vedi Don....li ho uccisi io.... ""
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A sangue freddo.
"Assassino nato: perfettamente sano ma privo di coscienza, capace, con o senza un motivo, di ammazzare con il massimo a sangue freddo".
Grandissimo reportage-giornalistico di un fatto di cronaca realmente avvenuto negli Usa nel Kansas nel novembre del 1959.
Truman Capote raccolse testimonianze fino a riempire una stanza intera di appunti, fogli di gionali, registrazioni ecc.ecc. sull'uccisione di una famiglia nel Kansas, intervistò per un lungo periodo i due colpevoli nelle loro celle prima della loro esecuzione di morte: l'impiccagione.
Da tutto questo materiale e lavoro certosino ha scritto questo bellissimo libro interessante, lineare, lucido e per niente pesante visto l'argomento trattato. Sempre attualissimo purtroppo visto gli innumerevoli casi di pazzi che sentiamo e vediamo ai telegiornali e sui giornali ogni giorno. Grande capolavoro.
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Ambiguo
Su cosa indaga Capote?
Sul senso della devianza? Sul fascino del male? Sulla capacità di una piccola e noiosa comunità di assorbire un evento assurdo?
Un esercizio di stile veramente ben riuscito
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C'ero
Io ero là. Ricordo che la stanza scoppiò. Divenne azzurrina. Esplose. Gesù, non ho mai capito come non abbiano sentito la detonazione nel raggio di trenta chilometri.
E' così che avrei potuto cominciare, tanto è grande la capacità di Capote di portarti sul posto. Passi il sabato con Nancy che, alla mattina, insegna alla piccola Jolene a fare la torta di ciliege, solo uno dei tanti impegni della sua intensa giornata.
Nancy Clutter, sedici anni, amante del ballo, dei gatti e dei cavalli, brava a scuola, ottima musicista (piano e clarinetto). Orgoglio del padre che, appena la sera prima, l'aveva ammirata nella recita studentesca di Tom Sawyer. Così simili quei due, lo si vedeva soprattutto in quell'acuto senso dell'organizzazione che li accomunava. "Ha del carattere. L'ha preso dal padre", diceva la gente.
Una famiglia normale i Clutter: Herbert, la moglie Bonnie, due figli adolescenti, Nancy, e poi il ragazzo, Kenyon, un anno meno della sorella ma già più alto del padre. Tutte persone ben inserite e attive nella comunità di Holcomb, piccolo villaggio situato sulle alte pianure di grano del Kansas occidentale.
Herb, così lo chiamavano tutti, anni addietro aveva creato dal nulla la sua fattoria, River Valley, dove viveva con la famiglia.
A volte, alla sera, Nancy invitava Bobby, il suo ragazzo, per guardare la TV assieme. Così avvenne anche quel sabato.
Una delle abitudini inderogabili che la ragazza aveva prima di coricarsi, era quella di registrare sul suo diario alcuni fatti: "Venuta Jolene K. e le ho insegnato a fare la torta di ciliege. Mi sono esercitata con Roxie. Bobby qui e abbiamo guardato la TV. Andato via alle undici". Così scrisse, non prima di aver preso dall'armadio gli indumenti che avrebbe indossato l'indomani mattina per andare in chiesa: calze di nailon, scarpe nere, un abito di velluto a coste rosso, il più grazioso che aveva, fatto da lei stessa. L'abito con cui sarebbe stata seppellita.
E' così che Capote addenta la realtà per potercene raccontare il sapore.
Ai quattro colpi delle prime ore di quel 15 novembre 1959 faranno eco gli altri due, in una notte di sei anni dopo. Colpi diversi ma simili.
Ok Truman, adesso il quadro è completo. GRAZIE per averlo condiviso con noi.
"A sangue freddo", un esempio e una sfida (a fare meglio). Fino a prova contraria, inarrivabile.
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A Sangue Freddo
Questo è un libro scritto a sangue freddo, o almeno così pare. Truman Capote è riuscito, in maniera magistrale, a non farsi coinvolgere dall'accaduto. Questo è il pensiero che abbiamo mentre leggiamo riga su riga dell'avvincente romanzo/reportage giornalistico.
Invece non è affatto così. L'autore si è fatto coinvolgere più del dovuto da questa faccenda. Consiglio appassionatamente, prima di leggere il libro, di guardare il film "Truman Capote". I due sono complementari.
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A sangue freddo
Questo romanzo racconta un fatto di cronaca realmente accaduto in Kansas. Il 16 novembre 1959, Perry Smith e Richard Hickock, usciti di carcere in libertà vigilata, credendo ad una vaga informazione relativa ad un improbabile patrimonio nascosto nell'abitazione di un agricoltore, si diressero ad Holcomb. Qui, entrati in casa dei Clutter, dopo aver cercato inutilmente il denaro, sterminarono l’intera famiglia, marito, moglie e due figli. Iniziarono così a fuggire, mentre la polizia cercava il movente di un delitto che non sembrava avere alcuna apparente giustificazione. Truman Capote seguì l'intero processo e conobbe di persona gli accusati, di cui diventerà amico e confidente. A Capote non sfugge alcun dettaglio della vita dei due assassini, di cui analizzerà il comportamento sia prima che dopo il verificarsi dell'evento delittuoso e che seguirà fino al momento in cui li accompagnerà sul patibolo. E' un romanzo crudele e realistico, scritto in maniera impeccabile, che non concede né vie di uscita, né salvezza.
Buona lettura:)
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Ottimo libro
Ottimo libro "documentario", forse leggermente troppo "farcito", ma scritto bene e in modo assolutamente distaccato. Non è un romanzo, piuttosto lo definirei la telecronaca di un giornalista che riporta questo atroce fatto di cronaca (realmente accaduto). Bello davvero!
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Non è un romanzo
Che delusione! Ne ho sempre sentito parlare bene ma questo non è un romanzo... è la cronaca di un omicido. Ottimo stile ma nessun coinvolgimento










Opinione inserita da Mara 18 Agosto, 2008