Battle Royale Battle Royale

Battle Royale

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La trama e le recensioni di Battle Royale, romanzo di Koushun Takami edito da Mondadori. Dal 1947 ogni anno una classe di quindicenni delle scuole superiori giapponesi viene scelta per partecipare al Programma: intrappolati su un'isola deserta, controllati tramite collari radio, i ragazzi sono costretti a uccidersi l'un l'altro o a essere uccisi. Finché non ne rimanga uno solo... Edito nel 1999, "Battle Royale" è un bestseller assoluto in Giappone, il libro più venduto di tutti i tempi; diventato fenomeno di culto, ha ispirato celebri film, manga sceneggiati dallo stesso Koushun e videogiochi. Scritto con uno stile insieme freddo e sanguinoso, "Battle Royale" viene tradotto direttamente dal giapponese con un'importante operazione editoriale.

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Battle Royale 2012-05-18 08:14:05 joshua65
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joshua65 Opinione inserita da joshua65    18 Mag, 2012
Ultimo aggiornamento: 18 Mag, 2012
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Japanese whispers

Kurosawa, Nagatomo, Kawasaki, Fujiyama, Hirohito, Yamamoto. Si, sono proprio le prime parole che mi vengono in testa quando mi dicono di pensare al Giappone, come quando mi chiedono “conosci il francese?”, “Oui, Je suis Caterine Deneuve!”.

La sintesi dell’ovvio, o la tuttologia in una scatola di fiammiferi, scatta subito alla parola Japàn, con l’accento sulla a. Il Giappone per me è un mistero, ma un mistero noioso, che non ti fa venire voglia di svelarlo. Piuttosto lo lascio dentro un cofanetto impolverato.

Per cui: “senso di nausea”, quando vedo mia figlia leggere i manga al contrario e poi impilarli ordinati negli scaffali della sua libreria, sempre più colorata e stracolma. Per me, cresciuto ad Alan Ford e Dare Devils, Goldrake e Heidi (che poi come facevano ad essere realizzati in Giappone? così diversi, eppure …), non resta che andare via rapidamente. Perplesso.

Tenta e ritenta, l’ultima volta sono uscito dalla stanza con “Battle Royal”, forse perché è un libro, o più probabilmente perché esortato dall’ennesimo: “Papà, leggilo!”

Infatti, “Battle Royale” è un best seller assoluto, è un libro cult che ha ispirato diversi manga e videgiochi. Inizia alla grande con quarantadue ragazzi confinati in un’isola che sono costretti ad uccidersi tra loro, il superstite vince. E la battaglia (o il gioco, se volete) si scatena subito, cattiva, violenta, assurda. Richiama immediatamente al “Signore delle Mosche” o a “1984”, sviluppandosi freneticamente e scandita tragicamente dal numero di studenti rimasti, riportati alla fine di ogni capitolo. Alcune morti sono efferate, altre improbabili, altre ancora casuali, tutte quante però descritte dettagliatamente.

Follia allo stato puro, direte? Forse sì. Oppure no. Perché quando ti allarghi troppo, caro Takami, poi rischi di esagerare, vanifichi la dirompenza del messaggio, rischi di non trasferire drammaticità, mantenendo la trama troppo distante dal lettore, e forse anche troppo assurda.

E’ un libro che ha ispirato diversi manga, dicevamo, e forse questo è il suo limite, dopo seicento e passa pagine, rimani un po’ così, come quando mangi sushi con molto appetito. Capolavoro o “boiata pazzesca?”

Voglio salvare qualcosa però. Tengo per me le riflessioni che mi hanno accompagnato durante la lettura. “Ma chi sono io? Shuya o Shogo? Shinji o Yutaka? “La migliore risposta la da, per me, Mitsuko a Hiroki:

“Le persone buone sono così. Ma anche tra loro ci sono quelle che possono diventare cattive. Altre invece finiscono per restare buone tutta la vita. Tu sei una di queste”

Sayonara

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Il signore delle mosche, 1984 e vorrebbe leggere Hunger Games
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Battle Royale 2012-05-07 07:01:58 piero70
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piero70 Opinione inserita da piero70    07 Mag, 2012
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Ansiogeno

Durante la lettura di questo libro ho attraversato parecchi stati d'animo contrapposti tra loro, cosa che mi mette un po' in difficoltà nel recensirlo.
Ciònonostante ci provo.
Appena iniziato a leggere mi pareva di essere entrato in un incubo ad occhi aperti, la "realtà" di questo libro mi opprimeva. Il mio cervello continuava a rifiutare quello che stavo leggendo.
Non stento a dire che ho faticato parecchio ad andare avanti all'inizio, quasi la mia coscienza si riufiutasse di credere a quello che leggeva.
Poi, man mano che l'incubo continuava, pur restando sottopelle sempre un sottilo senso di disagio, è subentrato il desiderio di sapere come andava a finire, lasciando poi il posto ad un incomprenisbile senso di ottimismo verso la fine, come se i miei sensi si fossero assuefatti a tanta violenza, a tanta crudeltà.
Probabilmente ho compiuto lo stesso percorso emotivo dei protagonisti, ed è questa la peculiarità di questo libro. C'è la storia dei protagonisti ovviamente che ci accompagna per tutta la trama, ma c'è anche un numero notevole di sottotrame.
Tante quanti sono gli alunni costretti in questo macello all'aria aperta.
E l'autore riesce a dare una connotazione perfetamente plausibile ad ogni azione di ciascuno di loro, al loro modo di affrontare la situazione, ben sapendo che, tra tutti i quarantadue partecipanti, sicuramente noi lettori avremmo trovato il nostro corrispettivo di carta.
Io alla fine l'ho trovato. E non fa una bella fine. Si tratta dell'ingenuo studente che fa scudo del proprio corpo per salvare la vita alla ragazza da cui viene irretito. Certo. Perchè in questa delirante discesa agli inferi ciascuno attinge alle proprie forze, fa leva su quello che l'istinto gli suggerisce. Che sia il cervello, la forza o il proprio corpo.
Alla fine nessuno ne esce senza macchia.
Un libro denuncia di tutti i totalitarismi travestito da videogame, e proprio per questo forse più comprensibile e devastante dei suoi grandi predecessori.
Game over? Vedremo!
Lo consiglio senza dubbio!

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Battle Royale 2011-09-22 14:07:44 kobe
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kobe Opinione inserita da kobe    22 Settembre, 2011
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Born to run

Molte amicizie, di quelle vere, profonde, sincere e durature nascono tra i banchi di scuola. Spesso per chi ha condiviso ore e ore in classe insieme, anche se poi si perde di vista e si rivede dopo tantissimi anni, è come se non si fosse mai lasciato.
Almeno così credevo fino a Battle Royale: tutti contro tutti…il tuo peggior nemico potrebbe essere proprio il tuo compagno di banco.

Ogni anno una classe di terza media viene letteralmente rapita e portata su un’isola dove è costretta a partecipare ad un gioco ideato dal Governo della Repubblica della Grande Asia dell’Est, in cui gli alunni devono uccidersi a vicenda finché non ne rimane uno. E per evitare che scappino o si accordino per non giocare, sono dotati di un collare che esplode se non muore qualcuno ogni 24h.
Tutti devono scappare: dalle zone vietate, dai propri compagni, dalla paura che li pietrifica, da se stessi.
Il vero scopo del gioco è quello di minare la fiducia nel prossimo, nel futuro, nell’amicizia, nella possibilità di “cambiare le cose”. Se la gente capisce che non ci si può fidare di nessuno, allora sarà più semplice tenerla soggiogata, impedendo che pensi ad organizzare una rivolta. È questo il motivo per cui il vincitore viene ogni anno “glorificato” in televisione: tutti devono sapere che i ragazzi si sono uccisi a vicenda.

In molti lo hanno paragonato a 1984 di Orwell. Vi sono indubbiamente delle analogie, ma anche alcune differenze di fondo. In 1984 la denuncia dei regimi totalitari è potente, assolutamente centrale e presente in ogni pagina. In BR invece la storia che ti prende di più è legata ai ragazzi, alla spietatezza che la paura di morire può tirare fuori anche in soggetti miti, a come ci si può sentire quando a fine giornata da un megafono una voce scandisce l’elenco dei tuoi compagni uccisi. Come è possibile? Sarò io il prossimo?
Quello che ti fa riflettere maggiormente non è tanto l’assurdo gioco imposto dal Governo, quanto le diverse reazioni da parte degli alunni.
In 1984 finisci per appassionarti al messaggio di ribellione nei confronti di una sottomissione che è socio-culturale prima che politica; in BR finisci per appassionarti ai singoli ragazzi, alle loro storie, al modo in cui ciascuno reagisce ad una situazione agghiacciante. Ti senti uno di loro. Corri, ti nascondi, stai in ascolto di ogni minimo rumore, pensi e ripensi dietro quale volto si può nascondere un assassino e con chi invece ti potresti alleare, ti domandi se è tutto vero e se ne uscirai mai vivo.
Amicizie che muoiono (ahimè nel senso letterale del termine) ed altre che nonostante tutto nascono ed esplodono con la forza prorompente di un fiore che si fa largo nell’asfalto. Come dire, anche in circostanze drammatiche del tipo “mors tua vita mea” possiamo trovare qualcuno su cui contare, qualcuno che è disposto ad aiutarci a costo della propria vita.

Ed in effetti alla fine la domanda di fondo non può che essere: davvero l’uomo in una situazione del genere calpesterebbe i propri valori per sopravvivere? Davvero perderebbe la fiducia in un amico e sarebbe disposto ad ucciderlo per paura che se non lo facesse sarebbe prima lui a farlo?
Un libro davvero intenso, che ha un grandissimo pregio: fa riflettere.
Onestamente non sono riuscito ancora a capire se il messaggio principale sia riconducibile all’homo homini lupus di hobbesiana memoria o se invece voglia dar voce alla forza della solidarietà, dell’indipendenza, al desiderio di combattere e lottare contro qualsiasi costrizione che annienti la propria libertà.
Sono ancora qui che ci penso e questo lo ritengo un fatto positivo.


P.S: il titolo della recensione è quello di una canzone di Bruce Springsteen citata nel libro (un omaggio peraltro al mio cantante preferito!!!)

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Battle Royale 2011-09-12 21:46:55 FFmaster
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FFmaster Opinione inserita da FFmaster    12 Settembre, 2011
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Quella strana creatura chiamata "Uomo"

Sono alla mia prima recensione sul sito e devo dire che recensire BR non è facile. Sicuramente questo è un libro che o si ama alla follia o lo si odia a morte.Sicuramente alcune situazioni incredibilmente paradossali possono invogliare a farsi una grossa e grassa risata contro l'autore che vuole far passare dei super geni per quindicenni.Sicuramente,i voti che inevitabilmente si danno allo stile e al contenuto non rispecchiano sufficientemente l'esperienza complessiva che si "vive" leggendo il libro.Sicuramente questo è un libro adatto a chi,come me,è affascinato dalla cultura orientale,non solo da un punto di vista artistico e letterario,ma anche sociale....Ma soprattutto sicuramente questo libro mi ha letteralmente stregato.Dal momento in cui l'ho chiuso non ho fatto altro che andare in giro per il web per sapere cosa ne pensasse la gente!
Nella sua semplicità Battle Royale pianta un piccolo seme nella mente del lettore,che da parte sua non puo fare a meno,ogni 2 pagine di chiedersi "io cosa avrei fatto?"...all'inizio. Si,perchè ad un certo punto,neanche il lettore si stupisce più delle reazioni primordiali e violente dei protagonisti,si è calati completamente nella situazioni ormai da veterani di guerra già dalla centesima pagina e sorprendentemente non si puo far altro che pensare a quella strana creatura chiamata uomo,e a quanto sia reale il fatto che ognuno di noi,ha dentro di se una bestia che prima o poi,è solo una questione di tempo,sceglie per noi che è meglio cacciare che essere cacciato,se messo alle strette da un sistema sociale senza via d'uscita! a meno che...

Battle royale non è solo un libro "splatter",esso invita realmente a riflettere sulle implicazioni di ciò che accettiamo come "Darwinismo sociale"(termine meraviglioso,permettetemelo)e non fa altro che "sbatterti in faccia" la realtà,sta a noi reagire da civili o da bestie e,credetemi,sarete disposti ad accettare di buon grado qualsiasi soluzione.


Società=Sopravvivenza=Guerra=Solitudine...la soluzione a questa semplice relazione? Andate a scoprirla nel libro!

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Battle Royale 2010-12-29 11:20:03 faye valentine
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faye valentine Opinione inserita da faye valentine    29 Dicembre, 2010
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Darwin con gli occhi a mandorla

Terminato stanotte, nonostante mi si chiudessero le palpebre ad ogni riga, ho tenuto duro perché volevo sapere... e ora ho le dita che fremono perché non vedono l'ora di scriverne una recensione!
Bello, bello, bellissimo libro! Proprio quel che mi serviva in questo momento: una lettura che mi catapultasse in un mondo realistico ma ad anni luce dalla mia realtà quotidiana.
Un'isola deserta (non immaginatevi un paradiso in stile "Lost" e il solito racconto alla "Robinson Crusoe": si tratta di un'isola evacuata appositamente per ospitare il Progetto), 42 studenti di diversa estrazione sociale, un Dittatore, un Governo, un manipolo di guardie, una lotta spietata fino all'ultimo sangue. Tutto questo è “Battle Royale”, ma è anche tanto altro: un'indagine sociologica, uno spaccato di realtà vista attraverso gli occhi a mandorla di tanti ragazzini così diversi da come siamo stati ragazzini noi, una riflessione sull'asprezza della società e sulla difficoltà dei giovani d'oggi ad emergere, ad affermare le proprie convinzioni ed i propri valori, a sfuggire dalle facili ed erronee conquiste, ad evitare di sbandare. Se poi ci poniamo a riflettere sugli Organizzatori, sul Dittatore e sul Governo, altri numerosi spunti di riflessione accalcheranno i nostri pensieri: come ci si può ridurre a governare in questo modo? come si è potuto arrivare ad un grado di violenza così alto nella storia? ci troviamo ad un punto di non ritorno??
Il libro ci parla di un Gioco: una volta catapultati a loro insaputa sull'isola di cui dicevo, i 42 componenti della classe 3^B della scuola media di Shiroiwa hanno un unico scopo: lottare ed uccidere i compagni fino a che, come in un videogioco, ne rimarrà uno solo, il quale riceverà un'indennità a vita e un riconoscimento autografo del grande Dittatore. Il ritmo della narrazione farà sì che non troviate per nulla lungo e pesante nessun capitolo, fino ad arrivare a divorare, come ho fatto io, le 663 pagine di cui consta in romanzo. E quei nomi che all'inizio vi sembravano impronunciabili e impossibili da ricordare, diverranno i vostri compagni di viaggio attraverso le insidie dell'isola, le menti con cui confrontarvi e mettervi in gioco, i vostri nemici o beniamini. Ora che l'ho finito, personaggi come Shuya, Noriko, Shinji, Hiroki, Mitsouko, Shogo, mi mancano quasi, mi hanno lasciato ognuno qualcosa. La cosa affascinante del romanzo è innanzitutto la caratterizzazione di questi ragazzini (che, in fatto di esperienze di vita, ragazzini poi tanto non sono!!): breve ed essenziale, ma che riesce a creare un forte legame col lettore, per quanto sia per alcuni di essi davvero sommaria. Inoltre, devo dire che ogni personaggio mi ha colpito a suo modo, perfino quelli più violenti e spietati: qui troviamo un'altra pregevole dote dell'autore.
Insomma, Takami, ci fa vivere una versione videogame di 1984, ci fa sperare e soffrire, ci pone davanti agli occhi una violenza cruda, pulp e a tratti pure splatter, ma mai fine a se stessa e mai senza farci riflettere. Il romanzo è una metafora del darwinismo più feroce in salsa orientale, una secca critica sociale adatta ad ogni epoca, ma con una sfumatura terribilmente aspra su quella a noi contemporanea.
Non mi stupisco del fatto che sia un cult in Giappone: più bello de "Il signore delle mosche", meno complicato di "1984", è quello che avrei voluto leggere ne "L'isola dei segreti", è il romanzo che aspettavo e che adesso aspetta voi...

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"1984" di Orwell
"Il signore delle mosche" di Golding
"L'isola dei segreti" della Thomas
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Battle Royale 2009-12-21 12:06:21 uzzy
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uzzy Opinione inserita da uzzy    21 Dicembre, 2009
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Violenza

Una classe delle medie selezionata per un gioco governativo. Dovete uccidervi tra di voi, finchè ne rimarra solo uno.

660 Pagine lette in una settimana..poche parole ti prende e basta!

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1984
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