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Che tu sia per me il coltello

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La presentazione e le recensioni di Che tu sia per me il coltello, romanzo di David Grossman edito da Mondadori. In un gruppo di persone, un uomo nota una donna sconosciuta che sembra volersi isolare dagli altri. Yair, commosso da quella che egli interpreta come un'impercettibile e ostinata difesa, le scrive una lettera, proponendole un rapporto profondo, aperto, libero da qualsiasi vincolo. Un mondo privato si crea così fra loro e in questo processo di reciproco avvicinamento Yair e Myriam scoprono l'importanza dell'immaginazione nei rapporti umani e la sensualità che si nasconde nelle parole. Finché Yair si rende conto che le lettere di quella donna stanno aprendo un varco dentro di lui, chiedendogli con imperiosa delicatezza una inaspettata svolta interiore...

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Opinioni inserite: 14

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Che tu sia per me il coltello 2014-09-09 19:37:48 irenecarmina
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irenecarmina Opinione inserita da irenecarmina    09 Settembre, 2014
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CAPOLAVORO STRUGGENTE

Come una lama affilatissima e silenziosa, che tu sia per me il coltello è stato in grado di incidere il mio percorso esistenziale più di ogni altro libro. Intenso, struggente, logorante, non è di facile lettura, ma è uno schiaffo che fa male, un viaggio nella profondità dell'animo umano, un dolore al petto. Grossman è un paroliere eccezionale e la sua sensibilità nel delineare le sfumature psicologiche dei protagonisti è magistralmente straziante. Myriam e Yair si sanno senza conoscersi, si amano senza corpo, si appartengono senza aversi. è un grande libro d'amore e di parole, forse il più grande. Di sicuro, quello a me più caro.

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Se amate oltre voi stessi, se l'amore è lama dolce che vi trafigge allora vi farete del male leggendo questo capolavoro, che è getto d'alcool su una ferita aperta. Ma una ferita, si sa, ha solo bisogno di alcool.
E alla fine del libro, soli distrutti e abbandonati da Grossman, vi chiederete: Myriam dove sei? Yair perché?
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Che tu sia per me il coltello 2014-03-01 13:35:56 umberto.94
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umberto.94 Opinione inserita da umberto.94    01 Marzo, 2014
Ultimo aggiornamento: 01 Marzo, 2014
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ermeneutica e dialettica nella metafora coltello

La recensione che scriverei è su "Che tu sia per me il coltello" di David Grossman; edizione della collana Oscar Mondadori, Milano 1999 tradotto da Alessandra Shomroni.
In realtà quanto riportato dalle numerose recensioni sul testo mi sembra già talmente ampio ed in larga parte da me condiviso da rendere superflua una ulteriore critica se non una critica (giusto per sottolineare un aspetto a mio parere fondamentale) alle critiche.
In molti commenti colgo una generale tendenza a definire irreale il non-luogo in cui si collocano le vicende di Yaìr e Myriam. Invero nulla vi è di più reale, concreto e del rapporto tra i due. La realtà a cui mi riferisco è la realtà della verità possibile-fondata-conoscibile solo-nel-attraverso il Linguaggio. Nell'opera di Grossman aleggia senza essere descritta (la descrizione è heideggerianamentte un porre-fuori-da-sé) l'ermeneutica più pura, il concetto che "il linguaggio fonda il mondo". Non è un caso che i due corrispondenti possano 'percepire' l'uno i sospiri, gli sguardi e i pensieri dell'altro. Quello che accade è generato dal linguaggio stesso che lo esprime esattamente come il linguaggio esprime la concretezza materiale di due vite che sono reali perché fondate per e nel lógos che intende il fenomeno come "svelamento". E ancora, ciò che di irrazionale si incotra è tale perchè è razionale solo ciò che nell'assoluto riconosce la contrapposizione e dialetticamente la supera. "Nascondi a Maya il mondo della tua immaginazione e a me quello della tua realtà. Come fai a destreggiarti fra tutte quelle porte che si aprono e si chiudono? E qual è il luogo in cui vive veramente, una vita completa?”. Ecco, in questo breve periodo prodotto dal nervosismo di Myriam per il costante rifiuto di Yaìr di rivelarsi, l'esplicitazione di una realtà troppo significante dal significato ancora in fìeri a causa di una completezza assente raggiungibile solo mediante l'aspetto fisico della vita. Completezza che compresa rende Razionale (ragione a questo punto in termini praticamente hegeliani) l'intellettuale e l'estetica (intesa come conoscenza del dato empirico).
Dunque da un lato in entrambi i personaggi la frequentazione epistolare completa il loro 'bilancio esistenziale' nei suddetti termini, dall'altro sempre per i motivi sopra indicati esso non è sufficiente a se stesso.
Ed ecco il coltello. Questo tagliare, scalfire il rivestimento della quotidianità e l'infrazione del senso del pudore a cui siamo assuefatti e che ci permette di mitizzare noi stessi per svelare quanto difficile sia invece il rapporto umano (sia con gli altri che con-in noi stessi).

Il risultato non può che essere un'opera a dir poco travolgente in cui lo scontro tra possibilità e necessità, biasimo ed elogio, contingenza e idealità rende impossibile una lettura diataccata e serenamente superficiale

Tuttavia è un testo intriso anche di psicologismo. Per quanto riguarda il travaglio conscio ed inconscio di Yair e di Myriam dovuto rispettivamente ad un padre e ad una madre decisamente non all'altezza di un figlio e alla loro differenza dai relativi contesti di vita cedo volentieri la parola a chi è in grado di parlarne con il lessico appropriato. Io mi limito a percepire quest'altra forza pontentissima che sprigiona ogni frase dei due e a pensarci su.

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Che tu sia per me il coltello 2013-01-30 10:24:10 antonelladimartino
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antonelladimartino Opinione inserita da antonelladimartino    30 Gennaio, 2013
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Un po’ troppo per essere amore

Una donna sconosciuta fa un gesto. Un uomo rimane colpito da quel gesto, semplice ma evocativo. Nasce qualcosa, un’esigenza di dialogo. Inizia così una corrispondenza insolita.
Iniziamo leggendo soltanto le parole di lui, che dà inizio allo scambio.

Lui cerca di mantenersi privo di identità, nella speranza di costruire un mondo nuovo, piccolo ed esclusivo, interiore ed estraneo alle mura di casa e al cielo del quotidiano. Lui desidera un mondo di parole, ritagliato su misura per due. Inseguendo i desideri, le parole danno voce ai ricordi nascosti, ai gemelli più oscuri, alle vergogne che non si possono condividere con chi condivide già la vita quotidiana, la carne, la tavola apparecchiata. Ma dei segni sulla carta forse possono sedurre come il corpo, anzi più del corpo. Le parole diventano nutrienti e preziose “come oro, grano e burro”. Un po’ troppo per essere amore.

I sentimenti, materia prima irrinunciabile per la narrativa, in questo romanzo non sono raccontati, ma trasformati in parole. E i segni sulla carta danno vita a qualcosa che è concreto, qualcosa che trasforma la materia in astrazione. Amore? “Un po’ troppo per essere amore.” Così il dialogo si interrompe; iniziano le parole di lei, che ci trascinano verso un finale drammatico, inaspettato.

La scrittura, sontuosa e lenta, avvolge il lettore in una stretta morbida ma insidiosa. Azzardo il solito paragone culinario: questo libro è come le ostriche crude, un piatto che può piacere alla follia o essere sputato nel piatto con disgusto. I personaggi, i drammi, il passato emergono lentamente dalle parole, che fuggono come le immagini di un film. Le emozioni e il coinvolgimento del lettore crescono insieme alle sorprese.

Non è un libro facile. Non è un libro per tutti, ma lo consiglio a tutti. Vale la pena provare.

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di amore e di altre storie:-)
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Che tu sia per me il coltello 2013-01-23 22:52:52 CatehEffy
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CatehEffy Opinione inserita da CatehEffy    24 Gennaio, 2013
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..IN BILICO..

Devo dire che quando ho iniziato il libro, le prime parti, le ho trovate noiose e opprimenti ed ero tentata a chiuderlo e iniziarne un'altro. A mano a mano che leggevo però ho capito il significato che vuole dare il libro ai lettori, i vari sentimenti dei personaggi che li legano tramite parole, scritte da loro stessi. In se è un bel libro, con un finale inaspettato devo dire. Non so se consigliare o meno questo libro, io dico che a secondo dei propri gusti.
Da precisare che questo libro non ha come base una storia, ma ha delle storie all'interno raccontate dai personaggi che messe insieme formano la storia che è il libro.

Una frase che mi ha colpito molto:
"Amore è il fatto che tu sei per me il coltello con cui frugo dentro me stessa".

Buona Lettura :)

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Che tu sia per me il coltello 2012-12-05 08:50:27 Lary
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Lary Opinione inserita da Lary    05 Dicembre, 2012
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L'IRREALE NON E' PER TUTTI

In genere scelgo quali libri leggere in base all’ispirazione del momento, in base a un commento alla radio, o a un argomento che desta la mia curiosità. Raramente affronto un libro consigliatomi . Eppure per -Che tu sia per me il coltello- ho fatto una eccezione.
Non conoscevo la trama né l’autore, e mi sono lasciata “convincere” dal titolo, molto particolare e intrigante.
Mi sono anche lasciata convincere (sbagliando,ora lo so) dalla grande pubblicità che circolava in merito.
Odio quando compro un libro e poi me ne pento, ed è questo uno dei rari casi.
La mia recensione è soggettiva, perché il libro in sé è scritto bene, bella sintassi, bella grammatica, nulla da contestare. Il problema per me è stato che non sono in grado di comprendere libri privi di una trama, privi di un tema, privi di luoghi, e di personaggi con delle storie, con uno scopo.
Il libro, come già scritto in parecchie altre recensioni, inizia improvvisamente con la parte maschile che scrive e scrive e scrive, e io, purtroppo, non riuscivo a capire a chi scrivesse, da dove scrivesse, perché scrivesse. Non capivo la storia passata che ha spinto il personaggio a scrivere, non capivo se stava scrivendo realmente e spedendo le sue lettere a un personaggio reale, o se fosse un interminabile monologo con se stesso.
L’ho portato avanti solo per sfinimento, per poter dire: l’ho letto anche io.
Male.. male.., non si dovrebbe mai leggere con questo scopo.
A metà libro credo, appare la controparte femminile, che a sua volta scrive e pare rispondere a queste lettere. E anche qui non capisco, mi pongo tante, troppe domande: chi sei, dove sei, perché scrivi, cosa ti è successo?
Una tortura.
Chiaramente non sono stata in grado di capire il finale e ho chiuso il libro con l’amaro in bocca. Ammetto il mio fallimento.
Non sconsiglio questo libro perché, ripeto, non è scritto male, ma per chi ama come me leggere di storie con una trama, con luoghi ben raccontati, personaggi con un passato e un presente, non fa per noi.
E’ stata una lettura troppo “irreale” e purtroppo non l’ho apprezzata affatto.
E’ un libro troppo introspettivo, troppo incentrato su due soli personaggi la cui storia ho potuto solo, con molta fatica, immaginare e presupporre.
Non me ne voglia chi ha amato questo libro, ammetto di non esser stata io a comprenderlo, forse sono troppo concreta, non amo leggere elucubrazioni e pensieri astratti.

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Che tu sia per me il coltello 2012-06-15 19:08:04 Alessandro G
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Opinione inserita da Alessandro G    15 Giugno, 2012

Una lama che penetra lentamente...

All'inizio non mi piaceva per niente, lo trovavo morboso e noioso e mi trascinavo stancamente pagina dopo pagina. Mi sono anche chiesto chi me l'avesse fatto fare ad iniziarlo, talvolta mi ritrovavo a ridere di ridicolo per quello che leggevo. Mi sembrava che Yair, il protagonista, facesse panegirici patetici verso la sua compagna di penna Myriam solo per nascondere le sue reali intenzioni: portarsela a letto. Ho detestato il personaggio di Yair, trovavo che Grossman a volte esagerasse davvero nel portare a tale livello di esasperazione le elucubrazioni mentali del protagonista. Insomma per buona parte del libro ho pensato che non avrei dato un giudizio positivo su di esso. Il punto di svolta nel giudizio su questo libro è arrivato nella parte della narrazione in cui Yair si condanna ad un esilio volontario a Tel Aviv per "espiare" la colpa di aver perso la testa per Myriam ( e lì compie la sua "purificazione" che poi lo spingerà a prendere definitivamente le distanze dal suo amore visionario). Ma, soprattutto, ho iniziato ad amare davvero il libro quando l'io narrante è diventato quello di Myriam e lo scrittore ha deciso di svelare che in realtà, quello che stavamo leggendo fino a quel momento, non era altro che il diario di Myriam nel quale ella aveva trascritto fedelmente tutte le lettere di Yair. Geniale e davvero chapeau a Grossman per questa finezza narrativa. Il finale del libro comunque è straordinario, la catarsi al cardiopalma dei suoi protagonisti nella parte finale è stata capace di farmi rivalutare il libro intero. E credo che la volontà dell'autore fosse tutta finalizzata a questa corrente ascensionale di emozioni. L'io bambino di Yair è finalmente svelato e portato in salvo dalla vecchiaia precoce di Myriam. Il dolore che ella ha saputo trasformare in polarità di energia poisitiva e da cui egli si è lasciato sopraffare fino a castrarsi tra le righe di una fittissima corrispondenza epistolare come rifugio. Davvero entusiasmante questa idea di Grossman. Il mio giudizio sulla piacevolezza non è altissimo ma in quanto a stile è uno dei libri migliori che abbia mai letto. Consigliato per chi reputa che la nostra parte più vera emerga solo muovendoci a tentoni nel buio dell'inconsapevolezza.

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Domani nella battaglia pensa a me , L'Amore fatale
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Che tu sia per me il coltello 2012-03-16 07:07:44 leggere libri
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leggere libri Opinione inserita da leggere libri    16 Marzo, 2012
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Che tu sia per me il coltello

Non sono in grado di formulare un giudizio coerente su questo libro, che a mio parere è ostico e noioso.
Il personaggio maschile è morboso,inquietante e con qualche turba mentale.
Un romanzo epistolare, troppo riflessivo e introspettivo.
Un amore platonico dove due anime si incontrano scrivendosi lettere, ma che alla fine lascia la sensazione di un amore "malato"...
Che dire...forse si tratta semplicemente di gusti, ma proprio non mi è piaciuto!!

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Che tu sia per me il coltello 2012-02-21 07:23:10 Pelizzari
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Pelizzari Opinione inserita da Pelizzari    21 Febbraio, 2012
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Fusione totale

La sua è sempre una scrittura molto difficile, che necessita di grande concentrazione. Questo libro è una storia d'amore fra un uomo e una donna, costruita su un rapporto epistolare. E' una grande illusione, fatta di sole parole scritte che mettono a nudo il nocciolo bianco dell'anima. E' un rapporto libero da ogni vincolo, si conoscono attraverso le loro parole ed è una conoscenza profonda, condividono la parte nascosta di se stessi e mettono a nudo l'un l'altro la radice della propria anima. Le lettere di lui, in ordine cronologico, senza quelle di lei, fanno scoprire molto su di lui. Poi c'è un punto dove c'è un pò di lui e un pò di lei. E poi c'è una parte che è tutta di lei. Lui vuole donare a lei, a parole, tutto quello che è, nel bene e nel male. e in ogni frase si snoda, invisibile, la spirale del suo DNA. In ogni lettera uno impara dell'altro qualcosa di nuovo e inatteso, e nello stesso tempo, uno si separa da qualcosa che pensava o immaginava dell'altro. E' un equilibrio. E' una danza. E' una fusione di anime, che si dimenticano completamente di se stesse per penetrare l'una dentro l'altra.

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Che tu sia per me il coltello 2012-02-19 08:11:41 pirata miope
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pirata miope Opinione inserita da pirata miope    19 Febbraio, 2012
Ultimo aggiornamento: 19 Febbraio, 2012
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GEOMETRIA POETICA

“Ho bisogno di un compagno reale per il mio viaggio immaginario” scrive il protagonista del romanzo epistolare di Grossmann alla figura evanescente di donna che vista per caso nei corridoi di un liceo lo ha colpito. Lei è una professoressa, non particolarmente bella: eppure lui inizia a inviarle lettere, la "penetra", confessandosi e offrendosi nel ruolo di confessore. La voce di lei affiora nella seconda parte del libro, sotto forma di un diario, costituito da frammenti più o meno lunghi. Solo nelle terza parte brevissima, punteggiata di frasi di poche righe in grassetto, simili alle gocce di pioggia che in quel momento cadono, i due sfondano la parete che li divide e diventano una presenza concreta l’uno per l’altra. Un romanzo d’amore? Forse, se non fosse che l’universo interiore evocato da entrambi si frantumerebbe se si incontrassero nella realtà materiale. Essi scrivendo diventano “persone musicali”, il loro rapporto è “una geometria poetica” Sbalzati in un’altra dimensione essi rivedono passato e presente come avvolto nell’ovatta: i coniugi, i figli, il lavoro,i viaggi, i conflitti con il proprio alter ego costiusicono i connotati di una esistenza tutto sommato non straordinaria. Ma appunto come tutte le esistenza comuni essa “vive di ciò che non ha”: ecco allora affiorare il fantasma di Kafka, richiamato dal titolo( "Che tu sia per me il coltello" può essere considerato una riscrittura delle "Lettere a Milena")come modello di una parola esulcerante, riflesso di una condizione di disordine psichico dietro la quiete delle apparenze.

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a chi è interessato alle seguenti tematiche: la letteratura israeliana contemporanea-l'esercizio delle riscrittura in letteratura- L'influenza di Kakfa nella letteratura del novecento e contemporanea.
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Che tu sia per me il coltello 2012-01-18 20:44:51 Brizi
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Brizi Opinione inserita da Brizi    18 Gennaio, 2012
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Noi due non siamo vivi!

Yair inizia a scrivere a Myriam senza nemmeno essersi presentato. Sa già di conoscerla: una sera l’ha vista a un raduno del liceo, ha colto i suoi movimenti nascosti, il modo in cui si è stretta nelle spalle quando suo marito ha detto una parola di troppo, le sue gambe chiare… e sa che è lei che riuscirà a fargli conoscere se stesso. Inizia così una corrispondenza quasi ossessiva che dapprima la spaventa: lei è sposata, ha un figlio, vede questa costruzione parallela alle loro vite come un vero e proprio tradimento, non può aprirsi così a uno sconosciuto. Cosa vuole Yair? È un padre di famiglia, con un lavoro che frutta bene, va spesso all’estero, tradisce sua moglie occasionalmente per il gusto di collezionare avventure. Ma con Myriam è diverso. Lui vuole svelarle ogni dettaglio della sua vita, ogni pensiero, riesumare per lei ricordi che aveva accantonato in un angolo, per capirsi, forse. Vuole che lei sia per lui il coltello con il quale aprire una profonda ferita sulla propria pelle e scavare dentro di sé per osservarsi e far uscire ciò che negli anni precedenti si era accumulato nella consuetudine. Myriam –ecco la sua parte di donna – si lascia andare a questo strano corteggiamento, viene attratta dal poter accudire una mente e anche lei racconta della sua vita, della sua casa con la veranda e i fiori, di quando era bambina, del suo profondo essere madre. Leggendo questo libro, ho visto lentamente un nuovo essere formarsi che però non coincideva né con Myriam, né con Yair. Si è creato con l’audacia sentimentale di lui, la sua inquietudine, il suo passato di bambino quasi già maturo, ma ha iniziato a respirare grazie alla civetteria ostentata di lei, al suo circondare l’altro con i suoi modi di fare inconsapevoli. Si crea così una “non-realtà”, unico posto in cui questo rapporto può vivere e crescere liberamente, senza regole aliene, con leggi che coincidono con i modi di fare dei due corrispondenti, alle loro stesse parole. Una “non-realtà” che è. Questa nuova dimensione sembra essere perfetta per entrambi, in quanto comprende nient’altro che loro, fin quando entrambi capiscono che il loro rapporto sta andando oltre una qualsiasi definizione, come fosse una simbiosi, un tentativo di fondere due anime e due vite. Ciò fa sentire rassicurata Myriam, ma sconvolge Yair che ritrova la propria mente tappezzata di parole e parole e si rende conto che la conoscenza che ha di Myriam è riconducibile solo alle parole delle loro lettere, che il desiderio e l’irraggiungibilità stanno diventando insostenibili.
E come questa storia inizia, così finisce: con la pioggia. Le nuvole si riempiono di pioggia, sono minacciose, Yair e Myriam parlano l’uno con l’altro e con sé stessi. Piove, il distacco avviene improvviso come un libro che si chiude.
Ho impiegato circa tre settimane per leggere questo libro, ogni pagina mi ha lasciato incredula non solo per la capacità dell’autore di creare una realtà, anzi due, irreale ma totalmente plausibile e quotidiana, ma anche perché in ogni pagina mi sentivo sfogliata.

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Che tu sia per me il coltello 2011-06-19 19:21:58 eleonora.
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eleonora. Opinione inserita da eleonora.    19 Giugno, 2011
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che tu sia per me il coltello

Un uomo che inizia a scrivere ad una donna, non una donna presa a caso, ma la donna che con il suo gesto sembra volersi isolare dagli altri.
Forse in questo gesto così impercettibile, Yair sente qualcosa di profondo, sente come un contatto con questa sconosciuta, una sorta di scossa che lo spinge a scriverle.
Inizia così un continuo e fitto scambio di lettere che scuotono non solo l'anima di Myriam, ma che sconvolgono anche il fragile equilibrio di Yair.
Parole che si susseguono, parole che portano al passato, al presente e alla loro complicità che si instaura da subito, perchè entrambi è come se avessero il desiderio di confidarsi con l'altro, di potersi mettere a nudo, di mettersi in gioco di trovare un rifugio tutto loro con un loro linguaggio, con un loro ritmo. Lettere che diventano sia per Myriam che per Yair dei diari necessari per comprendere se stessi, oltre che per toccare l'anima dell'altro, e l'altro come elemento fondamentale per conoscersi.
E' dal mio punto di vista, più "semplice" ( e lo scrivo tra virgolette ) confidarsi con una persona sconosciuta, ed è forse per questo motivo che sia Myriam che Yair cercano di non cadere mai nella tentazione di incontrarsi?!! Forse per non complicare ulteriormente le loro vite, già complesse, forse per preservare una unicità creata con le sole parole.
Per il lettore che entra in contatto (almeno per buona parte del libro) con le sole lettere di Yair, non è sempre facile decifrare la complessità dei loro discorsi, è un espediente che Grossman utilizza in maniera magistrale, facendo tenere sempre alta l'attenzione per essere in grado di comprendere al meglio i contenuti così intimi dei due protagonisti.

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Che tu sia per me il coltello 2011-05-25 20:19:31 darkala92
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darkala92 Opinione inserita da darkala92    25 Mag, 2011
Ultimo aggiornamento: 25 Mag, 2011
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Tra realtà e immaginazione

“Che tu sia per me il coltello” è una lotta, probabilmente quella più dura da portare avanti, perchè conoscere se stessi risulta il percorso più articolato e più complesso da seguire. Non tutti riescono ad avere il quadro completo della situazione, quasi nessuno è riuscito a ricomporre tutto il puzzle così da ottenere un bel quadro da appendere alla parete, semmai per poter ammirare giorno dopo giorno le fatiche subite per raggiungere la meta. Conoscere se stessi è lo scopo dell'esistenza, in fin dei conti, ed è quello che preme ognuno di noi.. eppure ci ostiniamo ancora a voler conoscere ciò che c'è aldilà del nostro corpo. “L'existence avant l'essence”: L' Esistenza prima dell'essenza. Non tutti sono a conoscenza della propria esistenza. E' questo il male dei nostri giorni.

C'è chi intraprende questo percorso meditando in solitudine, isolato dalla società; c'è chi si reca dallo psicologo. C'è invece chi scrive delle lettere.. lettere ad una donna, la quale diventa soltanto il pretesto di questo percorso immaginario che Yair, protagonista del romanzo, sta cercando di compiere. I risultati non saranno poi così soddisfacenti, perchè quante più risposte si cercano, tante più domande si ottengono. I pensieri si susseguono così velocemente, gli attimi scorrono perpetuamente, ma la vita e il suo significato ci sfugge.. il tutto diventa sempre più lontano, forse inesistente.

Yair è un uomo, oserei chiamarlo “homo duplex”, perchè si riscontrano in lui varie personalità, vari mondi: l'infanzia contro la maturità, la quiete e la tempesta, l'amore e l'odio, la vita e la morte.
La vita è un velo che ti lascia vedere ciò che c'è aldilà di esso, in maniera però sfocata e irrazionale. Può darsi che l'esistenza non sia altro che questo. L'uomo non può conoscere se stesso, non è in grado di farlo.

“Che tu sia per me il coltello” è un romanzo epistolare talmente tanto intimo, talmente tanto radicato nell'anima del protagonista – forse dell'autore stesso – che mi sono vergognata, a volte, a leggerne le pagine, quasi come se volessi oltrepassare quel limite sottile tra un individuo e la sua essenza.. come se non avessi rispettato la sua privacy.
L'autore, che si è rivelato una vera e propria scoperta, ha messo in gioco più di quanto altri scrittori, i quali si sono prestati a lasciarci grandi romanzi psicologici, hanno fatto. Si percepisce la discesa verso i meandri dell'anima con questo libro. Si ha voglia di risalire ogni tanto, perchè il buio fa paura. Soprattutto questo buio.. un'oscurità che non permette di intravedere molti spiragli, che ti lascia così, abbandonato a te stesso.

E' un mondo invisibile e irreale, in cui Yair cerca di opporre, invece, la vita reale. Myriam riporta: “Non capisco, non ti capisco. Nascondi a Maya il mondo della tua immaginazione e a me quello della tua realtà. Come fai a destreggiarti fra tutte quelle porte che si aprono e si chiudono? E qual è il luogo in cui vive veramente, una vita completa?”. Sarà questo dissidio che porterà alla rottura quell'equilibrio fragile ed instabile che ognuno di noi ha, esattamente come a Yair è successo, il quale ha scoperto, con lo scorrere del tempo, quanto questo percorso epistolare lo stesse uccidendo, anziché fortificarlo.

Lo stile. Lo stile è sublime. Tutto questo cammino, alquanto complesso e concentrato, non presenta, quindi, una trama concreta. Questo è un libro senza trama, in fin dei conti. Ciò mi riporta alla citazione di G. Flaubert: “Ce qui me semble beau, ce que je voudrais faire, c’est un livre sur rien, un livre sans attache extérieure, qui se tiendrait de lui-même par la force interne de son style, comme la terre sans être soutenue se tient en l’air, un livre qui n’aurait presque pas de sujet ou du moins où le sujet serait presque invisible, si cela se peut. Les œuvres les plus belles sont celles où il y a le moins de matière.”, quello che noi conosciamo come “L'art pour l'art”, l'amore per lo stile e per “l'estetismo letterario”.
Grossman ha avuto la capacità di parlare di argomenti tanto irreali senza cadere MAI nella banalità, MAI nello scontato. Uno stile perfetto. Inimitabile. Imperdibile.

“Amore è il fatto che tu sia per me il coltello con cui frugo dentro me stesso".

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Che tu sia per me il coltello 2011-01-23 16:12:42 crisk
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crisk Opinione inserita da crisk    23 Gennaio, 2011
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"Amore è: che tu sia per me il coltello con il qua

“Che tu sia per me il coltello” citazione di Kafka da cui Grossman estrapola il titolo di questo incantevole romanzo epistolare. Da un incontro, tra la folla, Yair individua Myriam che lo colpisce per un suo insignificante gesto; “Ma sei tu quella che ho visto stringersi nelle braccia con un cauto sorriso”, dal quale si costruisce un’idea e pensa, anzi ne è convinto che lei possa accettare la proposta di instaurare un rapporto particolare e intimo. Yair sin dalla prima lettera sottolinea l’esigenza di raccontarsi scrivendo. “Non che la mia vita sia così interessante ma mi piacerebbe darti qualcosa che altrimenti non saprei a chi dare”….”Non voglio incontrarti e interferire nella tua vita…” Infatti, non lo farà mai, lui non entrerà mai nella sua vita reale e quotidiana ma invaderà la sua anima. Con la sola forza dell’immaginazione Yair riesce a toccarla a incontrarla e sentirsi appagato. Una trama tenera e delicata dove il fascino delle parole assume sfumature irreali e seduttive, unica protagonista l’anima. Il tema è affine a quello scritto da Kafka in “Lettere a Milena”, da cui Grossman si è ispirato non solo per il titolo. In “Lettere a Milena” i protagonisti si incontrano più volte, la loro storia d’amore fondava più radici nella realtà, la storia di Yair e Myriam è fatta di immaginazione. Un rapporto a scadenza, segreto e intimo. “Questo incrociarsi di lettere deve cessare, Milena, ci fanno impazzire, non si ricorda che cosa si è scritto, a che cosa si riceve risposta e, comunque sia, si trema sempre”……”Myriam, questa è l’ultima lettera ….non ti scriverò più…. Se non fossi un tale idiota avrei potuto essere felice con te, non importa come, il mondo ce l’avrebbe permesso”. L’aspetto straordinario di questo romanzo è quello di trasmettere l’intensità dell’utilizzo delle parole. Attraverso la scrittura, forse, ci si può conoscere in maniera perfino più profonda mettendo in luce frammenti più intimi dell’anima, di quanto potrebbe rivelare un incontro reale. Di forte attualità visto lo spazio che ha recuperato la comunicazione scritta attraverso l’uso di sms e chat.

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Che tu sia per me il coltello 2010-11-17 14:04:02 Indigowitch
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Indigowitch Opinione inserita da Indigowitch    17 Novembre, 2010
Ultimo aggiornamento: 17 Novembre, 2010
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Imprevedibile e profondo

Ho scoperto Grossman con questo romanzo, ed è stata una bella sorpresa.
Trovo che quest’autore, così come un altro celebre scrittore israeliano, Yeoshua, sia capace di fornire spunti di riflessione interessanti, spiazzanti, delle belle boccate di ossigeno per la letteratura odierna, che diventa sempre più vista e rivista, cotta e stracotta.
Gli amori epistolari non sono una novità: sono più vecchi di Matusalemme.
Ma in questo caso parlare di amore è un po’ generico, azzardato, direi.
Yair, protagonista maschile della storia, decide di aprire il suo animo a una donna che conosce appena di vista, e, per farlo, le invia una lettera.
Il suo appello, disinteressato e quasi implorante, viene accolto con placido consenso da Miriam, la donna in questione, che dimostra altrettanta voglia di esprimere il suo mondo interiore.
Entrambi i protagonisti vivono delle situazioni familiari particolari, appena accennate, ma i due non vogliono tanto parlare della realtà contingente, quanto comunicare, comunicare incessantemente i loro pensieri, le loro riflessioni, senza seguire degli schemi, solo per il gusto di sentirsi letti, capiti.
Il punto di forza dell’opera è il valore che viene dato alla parola, alla necessità di lacerare la solitudine più nascosta, alla difficoltà di interagire anche con le persone più care che abbiamo accanto.
Non ci sono stantie e prevedibili conseguenze sentimentali in questo affascinante scambio di lettere.
Sarebbe anche sbagliato dire, tuttavia, che non si crei un rapporto speciale tra i due protagonisti.
Ho apprezzato la delicatezza, la profondità e l’originalità di quest’opera, che, scritta da un autore più banale, avrebbe rischiato l’effetto sciropposo da romanzetto rosa.
Il calibro di un autore si vede soprattutto in questo: partire da premesse apparentemente semplici e ordinarie per costruire una storia che di prevedibile ha ben poco.
Si potrebbe rimanere spiazzati dall’atmosfera irrisolta nella quale galleggia il romanzo, ma se è vero che molti eventi della nostra vita rimangono indecifrabili, allora sarà più facile capire le scelte dell’autore.

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