Dance dance dance Dance dance dance

Dance dance dance

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La trama e le recensioni di Dance dance dance, opera di Haruki Murakami edita da Einaudi. Un noir giapponese. Un giornalista free lance di 34 anni, cercando una ragazza squillo sparita senza lasciare traccia, torna sul luogo del loro ultimo incontro, il Dolphin Hotel di Sapporo. Ma il piccolo albergo nel quale l'uomo aveva alloggiato con la ragazza si è trasformato in un lussuoso hotel dove, prendendo l'ascensore del personale, può capitare di essere trasportati in uno spazio buio e gelato abitato da presenze inumane. All'interno di questa dimensione paurosa comincia a delinearsi un intreccio diabolico di morte, corruzione e follia, ma anche di abissale solitudine.

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Dance dance dance 2012-12-31 11:59:16 Maso
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Maso Opinione inserita da Maso    31 Dicembre, 2012
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L'importante è danzare

Dopo la meravigliosa ed inaspettata sorpresa avuta con “Kafka sulla spiaggia” perché non dare un’opportunità all’abbandonato “Dance Dance Dance”? Sarebbe stato ingiusto lasciarlo a se stesso senza un secondo tentativo, bollando questo romanzo come qualcosa di non gradito solo per qualche sensazione che avrebbe potuto essere errata. E infatti è stato proprio così. Comincio a sviluppare una sorta di diffidenza nel personale giudizio su libri che non mi convincono e ho bisogno di una riprova tangibile che solo con una rilettura posso ottenere. Il più delle volte questo risulta essere un procedimento che si conclude con successo e con un ripensamento a tutto tondo sull’opera in se e sulle capacità dell’autore. “Dance Dance Dance” era stato abbandonato dal sottoscritto per delle motivazioni prettamente emotive di un periodo della mia vita, come tutti ne hanno, che mi ha impedito di portare a conclusione la lettura. Finito il periodo in questione, voltate le pagine, chiuse le porte, riprenderlo è stato un attimo e il risultato è stato esaltante. Ne è venuta fuori una lettura piacevolissima, che incrementa notevolmente il mio parere, già positivo dopo “Kafka sulla spiaggia”, su Murakami. Un autore con i propri topos, caratteristici e inconfondibili. Con il solito linguaggio lineare, semplice, a tratti estremamente fotografico per quanto riguarda determinate scene. Scene che vengono pensate e descritte come se ci trovassimo di fronte ad una mostra di fotografie sul mondo contemporaneo o davanti ad un film d’autore con un eccellente gusto per l’estetica. Scene che vengono descritte con un linguaggio potente, con frasi incisive e particolari, che, il più delle volte, riescono ad esprimere a fondo quel gusto per l’essenziale tipico della tradizione estetica nipponica.
Questo romanzo in particolare racconta della vita. E fin qua non sembrerebbe nulla di particolarmente straordinario né particolare. Naturalmente il nocciolo della questione sta nel come il concetto di vita viene raccontato. Un concetto che si suddivide in una serie di collegamenti che avvengono per ogni essere umano, collegamenti i quali formano una sorta di cammino già scritto, dove ogni parte di esso trova ragione nel tutto, dove il destino, o qualcosa di indefinito ma dalle medesime funzioni, mostra a volte le proprie intenzioni e ci collega a fatti della vita in modo da raggiungere un fine ignoto. Per il protagonista di questa storia, di cui, per inciso, non viene mai menzionato il nome, il destino prende la forma di un’uomo, o di una presenza, o, ancora meglio, di un’entità immaginaria e contemporaneamente reale: l’uomo pecora. Benché il nome faccia pensare ad un personaggio dalle peculiarità comiche, egli è il guardiano di tutti questi collegamenti che segnano il percorso di vita del protagonista, che si troverà in pochi mesi a sconvolgere la propria esistenza fondamentalmente monotona al fine di perseguire e portare a termine alcune questioni in sospeso con il passato. Durante questo suo viaggio, mentale e fisico, conoscerà persone che diverranno fondamentali per il suo scopo, ma fondamentali anche per il proprio benessere. Incontrerà una ragazzina bisognosa di amore, con una dote molto particolare. Incontrerà una vecchia conoscenza salita agli onori della cronaca e diventata celebre, incontrerà una receptionist di cui avrà disperatamente bisogno. Un percorso tortuoso lo farà entrare ed uscire dalla realtà, in situazioni che solo un autore come Murakami può mettere in piedi, riuscendo a disorientare il lettore a proposito di cosa sia e cosa non sia reale e tangibile per il protagonista e per chi segue le sue vicende. In definitiva, una bellissima favola moderna sul destino che attende ognuno di noi e su come i fatti quotidiani della nostra vita possano concatenarsi per raggiungere lo scopo della nostra vita. Uno scopo che può essere alto nonostante la nostra esistenza appaia sostanzialmente inutile al progresso sociale, o uno scopo apparentemente inutile nonostante la nostra vita sia stata ricca di successi. Una sorta di meditazione, “Dance Dance Dance”, sui rapporti umani, su quanto possano essere fugaci, su quanto possano essere dolorosi nel loro apparire troppo effimeri e destinati ad una conclusione. Un romanzo che tocca alcune corde importanti, come quella del sentimento, della solitudine, del bisogno di amore, ma anche della mancata realizzazione personale che diventa malattia in un mondo così ossessionato come il nostro dal progresso, dal successo e dalla sua immagine troppo spesso opulenta e mendace. Un romanzo che, in fin dei conti, ci fa pensare e forse credere che per ognuno di noi, come succede al protagonista, c’è qualcuno che in una stanza di hotel piange per tutte le cose di cui noi stessi non riusciamo a piangere.

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Dance dance dance 2012-10-01 13:27:46 Kediler
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Kediler Opinione inserita da Kediler    01 Ottobre, 2012
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Dolphin Hotel

Posso dire che come sempre Murakami non delude mai, mi aveva stuzzicata con Norvegian Wood, rapita con After Dark e sicuramente ha fatto un'altro centro con Dance dance dance. Il libro è intrigante e anche confuso dalla prima all'ultima pagina, ma è una confusione meditata che non lascia nulla al caso! è un libro denso e compatto dove il lettore si trova faccia a faccia con uno strano "io" e dove ci si ritrova quasi a rasentare la follia, ma è una follia comune, che fa parte del quotidiano. Murakami studia ed interpreta l'essere attraverso un "io" contorto e pieno di richiami!
Il libro è un capolavoro, che forse crea qualche problema nelle prime 100 pagine dove è facile perdersi e dove la domanda è "ma dove vuole arrivare con questo libro? Ma chi è questo personaggio!?".
Per me è un libro che tutti dovrebbero almeno provare a leggere

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Dance dance dance 2012-07-23 17:13:53 Michele
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Opinione inserita da Michele    23 Luglio, 2012

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In questo libro, la scrittura è così evocativa e intrigante, che tutte le scene del libro, sono come scene vivide di un film. Penso che se mai uscirebbe un lungometraggio basato su questo libro, sarebbe un successo. Opinione personale chiaramente. E' un libro che mi ha letteralmente rapito sin dalle prime frasi. Lo spessore dei personaggi è notevole, soprattutto la ragazzina Yuki, che ha dei poteri paranormali e riesce a vedere la verità, dove essa si nasconde. 500 pagine non l'ho neanche sentite. E' un libro che danza, tra stati d'animo intensi e veri; ad un tratto del libro, sono precipitato in una leggera tristezza e angoscia, come se non potesse andare peggio di così. Ma dopo di che mi sono sentito risollevato. E' un libro psicologico; io nel personaggio mi ci sono rispecchiato molto, soprattutto perchè durante la lettura del libro, vivevo solo in casa, e alcune sensazioni ed emozioni, le ho vissute anch'io e ritrovarle nel libro, è conforante e piacevole, come chiaccherare dei bei tempi andati con un vecchio amico. Il finale è un non-finale per me; lascia intravedere un altra vita, un altro corso,un altro tempo e un altro spazio. Consigliato a chi vuole vedere la realtà, da un punto di vista introspettivo e lasciarsi trasportare dalla danza onirica di Murakami.

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Dance dance dance 2012-06-13 05:17:26 ant
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ant Opinione inserita da ant    13 Giugno, 2012
Ultimo aggiornamento: 13 Giugno, 2012
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Sogno e realtà... e tanta musica

Il libro di Murakami è scritto in maniera scorrevole e intrigante, ho apprezzato molto la sensibilità dell'autore nell'affrontare argomenti delicati come il sesso o il ritrovamento di cadaveri ; allo stesso tempo risalta da queste pagine la cura x la buona cucina e le belle descrizioni dei luoghi visitati. Capitoli a parte , x quanto mi riguarda,meritano i risvolti psicologici del romanzo e l'enorme colonna sonora del testo(con la ricercatezza dei brani e da cui, a mio parere, l'autore trae spunto per dare il titolo all'opera)Indubbiamente il continuo accavallarsi tra realtà e sogno fa sì che il testo abbia una struttura e una singolarità particolare e accattivante. Il suggerimento che ci arriva è quello di non abbatterci mai, proprio la musica fa da collante alle varie fasi della vita del protagonista. Ogni personaggio che il giornalista incontra nel suo cammino smuove o cmq scuote cervello e anima del free lance e qui sta la maestria dello scrittore nel riuscire a descrivere con originalità e unicità ogni personaggio alternativo(l'attore, la tredicenne, le prostitute di lusso etc...ognuno di loro col suo bagaglio di vissuto molto personalizzato). Gradevole

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libri che scandagliano l'animo umano
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Dance dance dance 2012-02-01 17:35:43 macchiolina
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macchiolina Opinione inserita da macchiolina    01 Febbraio, 2012
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Come ho fatto a finirlo?!

Dovrebbe essere un noir? E' solo un brutto libro.Un indagine introspettiva che fa ridere,una pedofilia latente,e una trama confusa.Le motivazioni che portano alle azioni dei protagonisti sono inconsistenti e poco chiare e quella che dovrebbe essere la loro vena drammatica sfocia nel ridicolo. Un libro da non leggere e per me un autore da dimenticare.

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Dance dance dance 2012-01-22 15:10:16 Polly*
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Polly* Opinione inserita da Polly*    22 Gennaio, 2012
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Pensavo fosse un sogno

Libro interessante ricco di pensieri ed opinioni da non sottovalutare.Apparentemente una trama semplice,un protagonista,e un paio di personaggi. L'intrecciarsi delle storie,della ricerca dell'amata e dell'amore con la quotidianità delle azioni del protagonista sfocia in un alternativo libro sulla differenza fra realtà e sogno. Scritto per essere divorato in poco tempo,Murakami ancora una volta non mi delude.

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Kafka sulla spiaggia
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Dance dance dance 2011-01-17 04:15:29 Cecchi
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Cecchi Opinione inserita da Cecchi    17 Gennaio, 2011
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inciampando inciampando inciampando

La lettura di questo libro scivola via, non c'è alcun dubbio. Nonostante non sia un libro breve, appena terminato non si ha la sensazione di aver letto quasi 500 pagine. Scritto così sembra un giudizio positivo, ma in realtà non lo è poi molto;come la scrittura, anche il contenuto scivola via tra una storia, a mio avviso, inconcludente e personaggi che, in fondo, non sono poi così originali. Rendo merito ai gusti musicali dell'autore.
Non lo consiglio: se cercate un libro che vi sconvolga, questo non fa per voi.

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Dance dance dance 2010-08-23 09:27:42 davidemorena
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davidemorena Opinione inserita da davidemorena    23 Agosto, 2010
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Continuare a danzare

Parlare di genere o di trama può essere fuorviante per un libro e un autore così fuori dagli schemi. Il sogno e la realtà si mescolano, si confondono, si spiegano reciprocamente, in una narrazione che richiama i film di Truffaut piuttosto che altra letteratura. Il protagonista, che narra in prima persona, è banalmente alla ricerca di sé stesso, come mille altri “eroi”. Ma, fuori da ogni schema, qui niente accade per una sua scelta consapevole, per una sua qualche attitudine volitiva: per arrivare a sciogliere i nodi della sua e di altre esistenze che ruotano attorno a lui, il nostro giornalista si limita a “continuare a danzare”, seguire i passi, lasciarsi trascinare dal corso degli eventi. E così tutto accade, tutto ha un senso. In un'ossessiva ripetizione di frasi a effetto (“non sono uno scrittore, mi limito a spalare la neve”), telefonate senza senso, attese più dense delle azioni.
Detta così, quella di queste 500 pagine suona come una lettura noiosa e asfissiante. E invece c'è qualcosa in questo libro, una magia, che tiene incollati alla lettura fin dalle prime righe. Si aspetta che affiorino grandi temi, la vita, la morte, la coscienza di sé, ma invece non accade: non c'è preludio a grandi intuizioni o rivelazioni, ma un flusso ininterrotto di eventi – reali o immaginati – che sono, essi stessi, la vita.
Il tutto scritto con indubbia maestria.

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Sartre
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