Espiazione
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Espiazione
Leggendo ho pensato “probabilmente ho anche io delle colpe da espiare se mi è capitato questo libro tra le mani . L’ho finito, difficilmente lascio un libro a metà, ma che faticaccia è stata. Leggendo le altre recensioni , quasi tutte positive, su vari siti ho avuto il dubbio non si trattasse dello stesso romanzo , poi sono giunta alla conclusione che non sono proprio riuscita ad “entrare” nel testo.
L’episodio che segnerà la vita di Briony e le consegnerà la sua colpa da espiare avviene circa a pag 160, ora tenendo conto che il libro conta solo 380 pagine sono giunta alla conclusione che quasi la metà del libro è andata sprecata, 160 pagine di niente, scritto abbastanza bene ma non abbastanza da farmi dimenticare che sempre niente è.
Le descrizioni dei luoghi e degli arredi sono lunghe e tediose, salvo solo la caratterizzazione dei personaggi, davvero buona.
La seconda parte inizia bene, si cambia decisamente scenario, finalmente abbandonata la ricca dimora della famiglia Tallis si entra nel cuore del libo con la guerra e le descrizioni della distruzione che essa porta. Vengono anche analizzate le conseguenze del gesto della piccola Briony, bambina che risulta davvero odiosa e impertinente.
La seconda e la terza parte sono più scorrevoli e interessanti ma non bastano a riscattare il libro dalla noia della prima metà.
Mi dispiace sconsigliarlo quindi a voi la scelta, io la penso così e sono stata sincera nello scriverlo ma sono sicuramente una mosca bianca perché questo romanzo ha avuto un grande successo.
“il miglior libro che McEwan abbia mai scritto” “Observer” .
Se questo è il suo miglio libro io credo proprio che qui si chiuda la mia esperienza con il sig McEwan.
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Espiazione di Ian McEwan
Espiazione di Ian McEwan
Espiazione è un romanzo-saggio o saggio-romanzo sulla funzione dell’arte e, nello specifico, della letteratura nella società contemporanea: un’idea geniale, a mio avviso, quella di creare una storia e dei personaggi, che possano esprimere concetti teorici altrimenti fruibili solo da studiosi o critici letterari.
La storia inizia in una vecchia casa di campagna, dove si trovano riuniti molti membri della famiglia Tallis ed alcuni amici. La protagonista appare subito essere Briony, adolescente ambiziosa con aspirazioni da scrittrice. L’opera “Disavventure di Arabella” da lei scritta per l’occasione non potrà essere rappresentata, come lei aveva programmato, a causa degli eventi drammatici che si verificheranno in quel luogo.
Ed è sul personaggio di Briony che si concentra l’attenzione dell’autore e, di conseguenza, del lettore. Ella appare subito come il simbolo, la personificazione dell’arte stessa nella sua forza mistificatrice. Il tema del rapporto finzione-realtà è fondamentale. Con la sua interpretazione dei fatti, con la sua descrizione della violenza subita nella notte nel parco intorno alla casa, dalla cugina Lola e con la sua identificazione dello stupratore nella persona di Robbie, Briony crea una realtà alternativa, offrendo alla madre, Emily, un ottimo motivo per allontanare definitivamente dalla sua casa quel giovane, figlio della domestica, mantenuto all’Università dalla generosità di suo marito e innamorato di Cecilia.
Briony prende gradualmente coscienza del crimine da lei commesso, che fu la causa della condanna di Robbie al carcere da cui uscirà solo per arruolarsi e andare a combattere in Francia contro i tedeschi.
La seconda parte del romanzo si concentra sull’esperienza della guerra e segue le vicende di Robbie sul suolo francese dopo la sconfitta di Dunkerque. Questa parte assai realistica nella descrizione, assumerà più avanti un significato rilevante, sempre nella prospettiva della teorizzazione del romanzo secondo McEwan.
Ritroviamo Briony nella terza parte del racconto come infermiera volontaria preposta ad una serie di umilianti incombenze, che assolve con stoica rassegnazione, come fossero parte della meritata espiazione.
È in questo periodo che Briony riceve una lettera da un editore che, pur non potendo pubblicare il racconto da lei inviatogli, le dichiara di avere molto apprezzato la sua opera. Il contenuto di questa lettera è assolutamente chiarificatore sulla teoria del romanzo dell’autore. Il riferimento esplicito al flusso di coscienza di Virginia Woolf, al cui stile d’altra parte si ispira McEwan, alla teoria bergsoniana del tempo, all’analisi degli stati d’animo dei personaggi, sono chiari riferimenti all’evoluzione della narrativa dai primi del novecento. Nonostante il debito indiscusso verso queste rivoluzionarie innovazioni letterarie, l’autore sembra però aderire maggiormente ad un’impostazione più realistica e attinente ai fatti che non fantasiosa o troppo descrittiva. E qui si inserisce anche un giudizio negativo sugli artisti che si dilungano su temi politici che riguardano la guerra, che è “nemico giurato della creatività”.
L’ultimo capitolo del romanzo sconvolge la tecnica narrativa fin qui adoperata, in quanto da una descrizione impersonale affidata alla terza persona, in assenza di un narratore-personaggio, si passa ad una narrazione in prima persona: è Briony, divenuta scrittrice di successo, ormai giunta alla fine della sua vita, che racconta come ritorna alla vecchia casa di campagna, trasformata in albergo, per festeggiare con quei membri della famiglia che sono rimasti e quelli che si sono aggiunti con le successive generazioni, il suo settantottesimo compleanno. Questa sarà l’occasione per mettere in scena a sorpresa le “Disavventure di Arabella”, interpretate dai più giovani discendenti della famiglia.
Due sono i punti rimarchevoli di quest’ultimo capitolo. Il primo riguarda l’affermazione di Briony di avere più volte cambiato la versione della sorte di Cecilia e Robbie. Nell’ultima stesura li ha voluti insieme riuniti e felici, mentre precedentemente aveva scelto una fine più tragica. In questo Briony, come artista, rivendica a sé il diritto, quasi divino, di poter decidere della vita e della morte dei suoi personaggi.
Il secondo riguarda la decisione di concludere la storia là dove era cominciata, nello stesso luogo, secondo una tradizione che spesso il romanzo inglese ha rispettato. Come a chiudere un cerchio. Del resto il cerchio è la figura perfetta.
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Espiare i propri peccati
Un libro scritto magistralmente, ben dettagliato non solo nelle descrizioni fisiche ma anche in quelle psico-spirituali. Ottima l'idea di far vedere allo spettatore la scena da angolazioni, i personaggi, differenti: riesce a far calare il lettore ancor di più dentro il libro. L'immedesimazione è sorprendente, soprattutto in Briony che può avere mille differenze dal tuo essere ma nello stesso tempo sembra dare voce ai tuoi pensieri. L'espiazione della ragazzina è anche l'espiazione del lettore, che non può non completare il libro in fretta con un senso di liberazione delle colpe ma nello stesso tempo con l'amaro in bocca.
Lo riprenderò di nuovo in futuro, ma aspetterò di avere maggiore carica emotiva per sostenere l'arguta ed intelligente scrittura di McEwan; il dolce, cristallino McEwan.
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Espiazione
Mc Ewan ha scritto una storia ben architettata, con personaggi ben delineati come Briony, Cecilia ed Emily Tallis in primis. L'adolescenza è una brutta bestia, le parole e le fissazioni sembrano immutevoli e non esistono le quasi mezze verità, piuttosto l'immaginario di una fanciulla diventa verità ineluttabile a spese della propria coscienza che paga poco a poco nel tempo un conto esoso, un'espiazione lunga tutta una vita.
Torna indietro. E' stato solo un brutto sogno. Briony, torna da me.
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Stucchevole
Oltre a essere uno spaccato preciso di una realtà non troppo remota, i personaggi, soprattutto la protagonista, diventano simbiotici con il lettore. Attente riflessioni e momenti introspettivi, rendono viva e partecipe la lettura, semplicemente emoziona. Un capolavoro dove neppure la bellezza di Keira Knightely nella versione cinematografica può competere.
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Il dono dell' impunità al lettore è altrove
Le ipocrisie del mondo si raffinano nel tempo; all' improvviso -ma non troppo- arriva qualcosa che fa piazza pulita: una guerra, una rivoluzione, un' epidemia. Colpe e inganni, condizionali mai risolti se ne vanno così senza che ci si possa più fermare.
Ciò che avrebbe potuto essere finisce. Il tempo finisce. Resta l' espiazione. Come sempre, almeno a me così pare, ogni romanzo degno di tale "valuta" verbale e significante, cela un discorso "stereomobile".
E' certamente il caso di questo cristallino e tagliente lavoro di McEwan. Lode alla magnifica traduzione di Susanna Basso per Einaudi, traduzione che riesce a conservare proprio quel cesello e quel gelo al quale la pelle del leggere si appiccica.
La storia, lo so che si vuole sempre una storia; e va bene.
Inizia la sceneggiata durante un' estate della metà degli anni '30. Una ragazzina propina i suoi lavoretti letterari ai famigliari.
E' evidente fin da subito che farà la scrittrice. Ma è noto che da piccoli, ciò che si vede è differente da ciò che si vedrà più tardi. Con i propri strumenti critici, Briony Tallis arriva ad accusare una persona di aver commesso un crimine. All' errore non verrà mai data la possibilità di riscatto : espiazione. E Briony espierà per sempre. Come lei , noi tonti voyeur che leggiamo: per sempre un' opera , nascosta, "CI" sarà assente nella sua perpetua presenza. "In absentia" ricorderemo qualcosa leggendo, confonderemo l' immaginario con ciò che accade nel sogno o in un ricordo. Non sarà che un' opera assente, desiderata, mai realizzata se non nella eterna espiazione.
"Ma cosa è successo veramente? La risposta è semplice: gli amanti sopravvivono, felici (...)"
Questo è ciò che la Briony ormai anziana e in procinto di perdere la memoria per una grave malattia, domanda retoricamente a chi legge e chi leggerà; e ancora:
"Come può una scrittrice espiare le proprie colpe quando il suo potere assoluto di decidere dei destini altrui la rende simile a dio? Non esiste nessuno , nessuna entità superiore a cui possa fare appello , per riconciliarsi, per ottenere il perdono. Nulla al di fuori di lei. La sua fantasia sancisce i termini della storia... Si risolve tutto nel tentativo (...)"
Indicazioni utili
La signora Dalloway, Woolf;
Il colpo di grazia, Yourcenar;
L' abbazia di Northanger, Austen
Rashomon, Akutagawa









