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Estasi culinarie Estasi culinarie

Estasi culinarie

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Monsieur Arthens, critico gastronomico di chiara fama è in punto di morte. Insopportabilmente cinico ed egocentrico, Arthens decide le sorti degli chef più prestigiosi con un semplice suo giudizio. Prima di passare a miglior vita, Monsieur Arthens è tutto preso dalla ricerca affannosa di un sapore primordiale e sublime, il Sapore per eccellenza. Ha così inizio un viaggio gustoso e ironico che ripercorre la carriera di Arthens dall'infanzia ai fasti della maturità. Fino al finale a sorpresa. A fare da contrappunto alla voce dell'arrogante critico, c'è poi la nutrita galleria delle sue vittime, ciascuna delle quali prende la parola per esprimere il suo punto di vista su un uomo, la cui grandezza pubblica è pari solo alla sua miseria privata.

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Estasi culinarie 2013-11-27 04:08:21 Bruno Elpis
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Bruno Elpis Opinione inserita da Bruno Elpis    27 Novembre, 2013
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Stessa strada, stessa porta

“Stessa strada, stessa porta” è un verso di “Fiori rosa, fiori di pesco”, canzone della premiata ditta Mogol Battisti.
“Stessa strada, stessa porta” ben si addice a “Estasi culinarie”, romanzo che l’autrice de “L’eleganza del riccio” ambienta nel medesimo palazzo di Rue de Grenelle che custodisce le gesta della portinaia Renée.
Con un’avvertenza: “Estasi culinarie” è l’antecedente e quindi “stessa strada, stessa porta” si riferisce più al riccio che a “Une gourmandise”.
In questo primo capitolo della saga siamo al quarto piano del palazzo signorile e qui troviamo il sessantottenne Monsieur Arthens, il più grande critico gastronomico del mondo, che è… in punto di morte. E, come dice un altro detto (questa volta non mutuato da una canzone di Battisti), ognuno in punto di morte rivede la propria vita. Ovvio dunque per il moribondo chef veder scorrere i fotogrammi delle delizie, dei manicaretti e delle altezzose tappe di una carriera che ha raggiunto il culmine della fama, dell’arroganza e dell’aridità umana.
Assenza di doti umane ed estetica del palato si fondono in una retrospettiva che ha un unico fine per il moribondo: quello di individuare disperatamente l’unico sapore che il buongustaio vorrebbe assaggiare di nuovo prima di morire ("Ormai niente ha più importanza. Eccetto questo sapore che inseguo nei recessi della memoria e che, furente per un tradimento che io nemmeno ricordo, mi resiste e ostinatamente mi sfugge"). Del resto chi non ha mai sperimentato qualcosa di analogo? A me, anche in questi giorni, per esempio capita di avere nella mente uno sceneggiato televisivo, che guardavo da bambino e al quale associo alcuni ricordi visivi e sensazioni vivide, ma non riesco a identificarlo e a ricordarne il titolo, neppure digitando parole chiave nella stringa di google…
La ricerca del sapore perduto nel tempo (o di qualsiasi altra sensazione nell’esperienza personale) è la riscoperta di una sfumatura essenziale dell'infanzia, sepolta sotto le sovrastrutture di una vita trascorsa tra raffinatezze inutili, e per il lettore ha il sapore di una beffa: "E se, in fin dei conti, a sfidarmi beffardamente fosse qualcosa di insipido?"
Un romanzo lezioso, da leggere quando si è già letto di tutto, per apprezzare un particolare, un dettaglio, una raffinatezza culturale più che gastronomica.

Bruno Elpis

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... "L'eleganza del riccio" della stessa autrice.
"Di viole e liquirizia" di Orengo.
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Estasi culinarie 2013-11-23 14:08:48 mia77
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mia77 Opinione inserita da mia77    23 Novembre, 2013
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Estasi Culinarie di Muriel Barbery

Questo romanzo è sarcastico, chic e ricercato. Attraverso la memoria il protagonista - Mr Arthens - che è alla ricerca del sapore per eccellenza, rivive gli avvenimenti del suo passato. Il suo è un viaggio dei sensi verso l'infanzia e il suo sapore semplice e genuino. Lui, che è critico gatronomico e nella vita ha stroncato i piatti dei migliori chef, ricerca il sapore perfetto. Alla fine, in punto di morte, lo trova in un bignè industriale, perchè lo riporta al periodo più bello della sua vita: la fanciullezza. Non conta tutto ciò che nella vita sei diventato, perchè la morte è una livella, che ci porta tutti sullo stesso piano. Come diceva lo straordinario Totò: " Sti ppagliacciate 'effanno sulo 'e vive: nuje simmo serie... appartenimmo à morte!"

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Estasi culinarie 2011-04-29 08:14:21 MATIK
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MATIK Opinione inserita da MATIK    29 Aprile, 2011
Ultimo aggiornamento: 27 Dicembre, 2014
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Commento

"Il punto non è mangiare nè vivere, è sapere perchè".
Un critico gastronomico che in punto di morte ripercorre la sua vita attraverso i sapori e le delizie che ha mangiato, è alla ricerca di quel gusto che gli farà chiudere gli occhi con tranquillità ed eccolo lì il bignè del Carrefour!
Ironico, sofisticato, artefatto, chic e raffinato lo stesso stile che ritroveremo poi nell'"Eleganza del Riccio", ma nel suo complesso secondo me inconsistente, fiacco e scialbo: mi ha fatto venire solo una grande voglia di mangiare!

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Ti vuoi far venire una grande voglia di mangiare allora leggilo altrimenti evita!
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Estasi culinarie 2009-09-21 23:01:30 Arcangela Cammalleri
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Arcangela Cammalleri Opinione inserita da Arcangela Cammalleri    22 Settembre, 2009
Ultimo aggiornamento: 27 Dicembre, 2014
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Muriel Barbery

Monsieur Arthens, il più grande critico gastronomico del mondo, a sessantotto anni, sta per morire. Per ironia della sorte, per un’insufficienza cardiaca, lui che aveva sempre rimproverato agli altri di non mettere abbastanza cuore nella loro cucina e nella loro arte, alla fine manca proprio a lui. Ma morire non ha importanza, solo una cosa gli interessa: cercare e trovare un sapore che gli frulla nel cuore. Un sapore dell’infanzia o dell’adolescenza, una pietanza primordiale e sublime, annidato nel più profondo di se stesso e che, alle soglie della morte, si manifesta come l’unica verità che in vita sua sia stata detta. Nel palazzo lussuoso di rue de Grenelle ( lo stesso de L’eleganza del riccio), si consuma, si fa per dir, questa spasmodica ricerca del “Sapore per eccellenza”. Attraverso la memoria, va a ritroso, nel suo passato Monsieur Arthens, ripercorrendo le tappe più importanti della sua vita: dai piatti poveri dell’infanzia alle prelibatezze di haute cuisine. Le testimonianze a più voci ( i famigliari, l’amante, l’allievo, il gatto, la portinaia Renèe…), ciascuna delle quali prende la parola ed esprime il suo punto di vista sulla grandezza dell'uomo pubblico e sulla miseria dell'uomo privato. Lui, in prima persona, celebra se stesso, di aver elevato un’arte minore, quella culinaria, ad una disciplina tra le più prestigiose e di aver assaporato il profumo inebriante del potere creando e demolendo reputazioni; con la sua penna ha dispensato sale e miele ai quattro venti attraverso giornali, trasmissioni e dibattiti. Uomo dispotico e pieno di sé, ama tra tutti i famigliari solo un nipote, Paul, a lui solo e alla moglie ha confidato la sua angoscia. Il romanzo è l’esaltazione del gusto per il cibo, le ricette sfavillano nei loro colori davanti ai nostri occhi e i profumi quasi pare di sentirli, per non parlare del gusto, dolce e salato; frammenti voluttuosi, poesia precisa, la cucina: un’opera d’arte tra le più sontuose e magnifiche in quanto comprende tutti i sensi…( il pasto si rivela decisamente sinestetico). Un uragano di emozioni, come bolle d’aria che risalgono rapide verso la superficie dell’acqua e, liberate, scoppiano in uno scroscio di applausi. In un finale imprevedibile, Arthens trova quel gusto indefinibile, un sapore ritrovato in un’apoteosi di desiderio autentico e piacere incontrastato!
Le pagine di questo romanzo zampillano di immagini, sensazioni e percezioni quasi erotiche del cibo, tanto sono intrise di emotività ed estasi (calpestavo l’erba secca e folta del giardino, e in questo sogno di fiori e ortaggi mi inebriavo di profumi). Alcune similitudini di pag. 46 “L’orto” ricordano delle poesie di Pablo Neruda. Il libro presenta, a mio avviso, due pregi: il primo la tecnica narrativa di far parlare i personaggi ciascuno dal proprio punto di vista; il secondo lo stile ricco e sontuoso, ogni parola è cesellata come metallo prezioso e plasmata in un trionfo di modulazioni musicali e poetiche.

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A chi ha già letto:" L'eleganza del riccio".
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