Il gioco dell'angelo
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Ultimo aggiornamento: 25 Mag, 2012
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LIBRI SENZ'ANIMA
I libri, soprattutto quelli sepolti fra gli scaffali di librerie dimenticate da tutti, hanno un’anima segreta e ogni volta che qualcuno li apre essa risorge dalla polvere: questo si ribadisce spesso ne “Il gioco dell’angelo” dell’autore di bestseller Zafòn. Ma dopo aver letto il romanzo, è naturale chiedersi se esso abbia davvero un’anima e quale essa sia. La tortuosa trama ruota attorno all’idea classica dello scrittore che vende se stesso a un enigmatico “Principale”, editore fantasma/demone dagli strani poteri, in cambio di vil denaro e della miracolosa guarigione da una malattia. Ma non si tratta certo di un’astratta riflessione su argomenti quali il rapporta arte/mercato o di una rivisitazione in scala minore del “Faust”, quanto piuttosto di un pretesto per infarcire la trama di un miscuglio di ingredienti eterogenei: le peripezie del protagonista del romanzo, uno scrittore dalla scarsa fortuna, David Martin( come “Martin Eden”?) si svolgono negli anni Venti in una città tenebrosa, i cui luoghi privilegiati sono le biblioteche nascoste in quartieri miserabili, i cimiteri, le case fatiscenti con stanze segrete, i bordelli. In questo spazio confinante con l'inferno, ove il vento “sferza con il respiro di una maledizione”, si aggirano come ombre spettrali poliziotti corrotti, demoni incerti, sosia, morti veri ed apparenti, fanciulle bellissime dal destino tragico, stelle del varietà decadute, miliardari infelici, adolescenti volitive dal talento artistico precoce e infine librai votati alla sacra missione di custodi degli arcani del sapere. La fine del rocambolesco viaggio ne “I misteri di Barcellona” ha una degna conclusione nella sua inverosimiglianza. Del resto è già nelle premesse: i libri per avere un cuore non necessitano di verità.. purchè il cuore palpiti.
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A chi ama le storie fosche e complicate
IL GIOCO DELL'ANGELO
Bello, ma alla fine ti lascia un senso di dubbio, vuoto perchè comunque i vari ruoli dei personaggi non si capiscono alla perfezione, forse è stata una scelta dell'autore, non lo so. ma lascia questo dubbio, ho tolto un punto alla piacevolezza perchè diciamo che la maggior parte del libro, ti ambienta in luoghi oscuri, fin dall'inizio, alla casa, agli incontri, e a me questa cosa non è molto piaciuta, anche perchè mi suggestionava molto. oltretutto però è un bel libro, riprende sempre lo stile di Zafòn , ma a me il suo stile piace. ve lo consiglio.
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Coinvolgente
Diciamo che mi sono fatta regalare questo libro perchè mi sono prefissata l'obiettivo di leggere tutti i romanzi di Zafon, ovviamente dopo essere rimasta incantata dall Ombra del Vento. Il Gioco Dell'Angelo è una bella storia che racchiude amicizia amore e mistero allo stesso tempo, credo che sia questo lo stile che fa salire sul podio lo scrittore, ha la capacità di incuriosirti fino all ultimo rigo, ma è stato proprio qui che sono rimasta un po delusa... nonostante la storia sia piacevole si scopre ben poco del personaggio piu misterioso e la fine del romanzo lascia un po a desiderare dato che non risponde a tutte le domande che sia il personaggio e di conseguenza il lettore si pongono durante la lettura! Il titolo non lo vedo molto coerente con il racconto ma è comunque un bel libro, piacevole e di compagnia percio' lo consiglio a tutti! Buona Lettura!
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Una lettura che incanta
Avete presente "L'Ombra del Vento"?
L'ambientazione cupa di una Barcellona immersa costantemente nella nebbia, con i suoi angoli bui e misteriosi, si ripetono meravigliosamente in questo fantastico libro.
Dal punto di vista della cronologia storica, "Il Gioco dell'Angelo" precede "L'Ombra del Vento", infatti ritroviamo alcuni personaggi in giovane età, tra cui il padre di Daniel Sempere e Gustavo Barcelò.
La storia narra le vicende di un ragazzo che diventa uno scrittore... uno scrittore maledetto. Infatti stringe un patto con un editore che gli commissiona un'opera colossale: fondare dalle basi, una nuova religione.
L'intreccio dell'amore e dell'amicizia torna con gran forza nelle pagine di questo libro. Inoltre non mancherà, come nel precedente capitolo, una visita al Cimitero dei Libri Dimenticati.
Zafon immerge il lettore in un mondo surreale lasciando nel finale diversi punti interrogativi irrisolti.
L'unica soluzione è dare sfogo alla propria fantasia.
Inutile sottolineare infine lo stile di scrittura, di altissimo livello e ricco di poesia e sfumature che rendono viva l'atmosfera della città spagnola.
Aspetto con ansia di leggere "Il principe del cielo", l'anello mancante di questa indimenticabile storia.
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Interessante
C'è poco da fare, Zafon riesce sempre a farti affezionare ai personaggi.
Ho già letto "L'ombra del Vento" e "Marina", e ho imparato ad apprezzare questo autore.
La storia si svolge nella Barcellona degli anni 20, e il protagonista è un ragazzino che sogna di diventare scrittore.
Il libro si basa sulla crescita, sia anagrafica che letteraria di questo ragazzo, avvolgendolo al contempo con storie avvicenti, cupe e in alcuni momenti mistiche.
Come tutti i libri di Zafon non manca la parte sentimentale, intesa sia come amicizia che come amore.
L'ho ritenuto inferiore a "L'ombra del vento", ma superiore a "Marina".
Non mi è piaciuta molto la parte mistica che svolta da un personaggio del libro, ma resta comunque una piacevole lettura dallo stile morbido e rilassante.
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IL GIOCO DELL'ANGELO
Difficile interpretare questo libro di Zafon e secondo il mio modesto parere non all’altezza di romanzi come “L’OMBRA DEL VENTO” e “MARINA”. Lo stile inconfondibile di Zafon è sempre ben evidenziato, ma quello che manca è il ritmo della storia, che in alcune parti del libro è un po’ troppo lenta e macchinosa. La solita atmosfera di magia questa volta stenta a venire fuori ed alcune situazioni sembrano non legate alle altre.
Alla fine della lettura rimangono troppi interrogativi, quasi a voler dare al lettore la possibilità di interpretare a proprio piacimento il senso della storia. Sicuramente non è consigliato iniziare a scoprire questo bravo autore con questo titolo, perché si rischia di giudicarlo non del tutto positivamente, come invece merita.
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Una Strada senza Uscita
Dopo "L'ombra del Vento" ecco la Grande Delusione. L'inizio è coinvolgente, ma la storia si estende per le eccessive 670 pagine che non bastano a sviluppare e a portare a compimento nessuno degli spunti iniziali. Situazioni aperte e mai chiuse, troppi personaggi introdotti al solo scopo di confondere "acque" e storia, ridondanza di dettagli noire e a volte raccapriccianti, finale frettoloso che non sostiene e non scioglie tutti gli interrogativi e le domande suscitate nel corso della narrazione. Si salvano solo le descrizioni suggestive di una Barcellona tenebrosa e piena di mistero, ma che alla distanza diventano pesanti e ripetitive (il Raval e il Paseo del Born appaiono quasi in ogni pagina. Le autocitazioni del precedente romanzo -Sempere e il Cimitero dei Libri Dimenticati- sembrano del tutto gratuite. L'epilogo è un post-it maldestro e moraleggiante che a sua volta non risolve nulla. Peccato...
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Grande!
Bellissimo romanzo, con una cura inquietante su ogni frase... l'impressione è che le abbia rilette una per volta e limate. Impressionante. La storia è fortissima, i personaggi ottimi, che altro dire? Leggetelo!
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Il Gioco dell'Angelo
Nella narrazione in prima persona, lo scrittore David Martìn ci racconta le vicende che hanno plasmato la sua vita, una storia maledetta quali egli stesso andava a scrivere. Una Barcellona oscura, misteriosa e intrigante della prima metà del ‘900 fa da grande scenario a un’esistenza difficile, un destino maledetto che porta la scrittura ad essere l’unica ragione di vita e l’unica speranza di vita, un gioco pericoloso con un oscuro editore parigino, intrighi e assassini, colpi di scena fino all’ultima pagina, questo è il romanzo di Zafòn.
Lo scrittore spagnolo riesce a farci calare nelle strade della Barcellona dell’epoca, assieme al protagonista le attraversiamo, le percorriamo, le conosciamo. Entriamo in profonda empatia con la voce narrante, ne viviamo i dubbi e le paure, così come le forti emozioni e le delusioni.
Il romanzo trascina il lettore pagina per pagina, capitolo per capitolo. Alla fine di ogni paragrafo la suspense è tale che è impossibile fermarsi, il bisogno di leggere, di andare avanti e scoprire “come va a finire” è troppo grande. Una storia elettrizzante che si presta a leggersi tutta d’un fiato, una lettura facile e leggera resa tale dallo stile scintillante di Carlos Ruiz Zafòn.
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L'OMBRA DEL VENTO di Carlos Ruiz Zafon
Questo libro è incredibilmente capace di catturare il lettore fin dalle prime righe.
L'ambientazione, le circostanze, i personaggi dotati di una profonda umanità, la ricerca di risposte a ciò che apparentemente sembra occulto, ma che razionalmente il protagonista cerca di svelare.
Un intreccio di personaggi e storie che lascia senza fiato fino al termine del libro.
A quel punto il lettore sente la mancanza di quelle bellissime pagine....
Ed ecco che si può agganciare "Il gioco dell'angelo", che non è ugualmente riuscito, ma che ti trascina ancora una volta in un vortice dove la lotta tra il bene e il male è sullo sfondo, e in realtà ne costituisce l'essenza.
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Una Barcellona color seppia
Zafòn ci porta, come ne "L'ombra del vento" in un'atmosfera di Barcellona che ha le tinte del seppia. In molti punti del libro ho ritrovato frasi che mi hanno colpito e segnato, perchè in esse ho riconosciuto alcuni momenti della mia vita: il perdere il lavoro appena prima di Natale, il modo con cui David Martin affronta la malattia, il modo con cui vive le fredde inquietudini che gli trasmette Andrèas Corelli, il modo in cui accetta di avere il cuore infranto, per poi alla fine trovare il modo di vivere con serenità la sua condizione. Ci sono nel libro parti descrittive che danno la sensazione di sentire i profumi e gli odori descritti. Ci sono continui richiami che allacciano fra loro i capitoli e che tengono allacciato il lettore. Il personaggio più bello è Isabella, piena di luce e vitalità, ragazza dipinta nei modi di fare con toni luminosi e davvero incantevole.
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intreccio macchinoso
Premetto che non ho ancora letto "L'ombra del vento" per cui non ho modo di fare un confronto tra queste due opere di Zafòn.
Ho letto le prime 300 pagine de "Il gioco dell'angelo" tutte d'un fiato, attratta dalla magnetica e commuovente storia di David Martìn. Il pergonaggio si rivelava molto ben costruito.
Le ultime 300 pagine invece, le ho trovate davvero macchinose, si percepiva quasi lo sforzo dello scrittore di concludere in qualche maniera la vicenda. Tanti episodi si potevano indubbiamente tagliare in quanto non aggiungevano nulla all'evolversi della vicenda.
Ho apprezzato l'epilogo e la morale che Zafòn (dopo centinaia di pagine di dura fatica) è riuscito a trasmettere; l'umanità di Martìn lo guida a compiere le scelte migliori pur minacciata dalla consapevolezza dell'esistenza del misero e fragile filo che separe il giusto dallo sbagliato. Come capire se si poteva ancora fidare di sè stesso? Chi era in realtà Martìn: uno scrittore maledetto o un assassino seriale paranoico?
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Il gioco dell'angelo
Il “libro” è il protagonista preferito delle prime storie di Zafon. Il Gioco dell’Angelo è una bellissima favola che ha come supporto quella più antica, ovvero la vicenda di Faust e il diavolo. Non è però la stessa cosa, lo scopo del rapporto è solo simile a quella del Faust, nel senso che qui è il diavolo che cerca un grande talento per scrivere una storia sulla fede, una specie di nuova Bibbia. Un “libro” contro “Il Libro”. Un modo per andare contro Dio, per far si che sia proprio l’uomo (opus dei) a suggerire come combattere il suo creatore. Dio ha donato all’uomo la Bibbia per conoscere la strada da percorrere, l’uomo risponde con un libro diverso per disobbedire. Una specie di perversione “diavolesca”.
La passione di Zafon sono i libri. Un libro scritto, ha dentro le grandi potenzialità umane, soprattutto quelle del suo autore. Poi, c’è la sua anima che fraternizza con quella dei lettori per diventare immortale. Per il diavolo, far scrivere un libro ad uno scrittore, è come gestire la sua l’anima . Anche la sua eternità perché il libro lo rende indimenticabile. Il diavolo ci prova , nella storia lo ha fatto con tutti quelli che ha ritenuto scrittori importanti, narratori che hanno avuto questo grande talento nel raccontare favole. Come tutte le favole, anche in questa ci sono gli ingredienti della magia e creatività. Come tutte le favole ,sono importanti perché arrivano, con la morale, direttamente alla consapevolezza, alla natura dell’anima di chi li legge.
Come detto, il diavolo ci prova con tutti , nella storia tanti sono stati le sue vittime e il mezzo per coinvolgerli è sempre lo stesso. Il denaro. Tutti diventano alla fine sue vittime , ovvero fantocci , perché cadono a causa della loro debolezza , per la fragilità del proprio essere. Questa volta però il diavolo inciampa in un personaggio pieno di grandezza umana, di valori che lo elevano ad essere vicino a Dio, il suo diretto rappresentante. Proprio per grandezza della sua spiritualità, anche se David non sa di possedere un’anima tanto forte. La sua potenza è nell’amore vero, ma anche nella capacità e forza di non approfittare dell’ingenuità altrui. Infatti, rispetta Elisabella, innamorata perdutamente di lui . Non ne approfitta , anzi è capace di indirizzarla sulla sua strada, di aprirle gli occhi alla vita. David vuole solo l’amore di Cristina. E’ un uomo retto, fermo in quello che crede.
Nella favola si può dire e fare di tutto per raggiungere lo scopo di chi la scrive. E’ la sua magia. Lo scopo è la sconfitta del diavolo che , questa volta, ne assapora il veleno, dopo avere trovati tanti uomini deboli. Lui stesso alla fine lo ammette, anche se trova il modo di vendicarsi. Confessa di avere sbagliato nel gestire la grande umanità di David , pensando di fargli fare quello che voleva, non solo usando il denaro. Gioca molto sull’amore che possiede per Cristina, che il diavolo usa come una marionetta , solo per farlo scrivere. Ci riuscirà?
David con sforzi immensi comincia a scrivere per Corelli , ma poi capisce il messaggio di Cristina che tenta di bruciare il manoscritto, prima di finire (per questo motivo) in manicomio. E’ la punizione di Corelli. Che fa Martin? Invece di bruciarlo lui stesso, lo nasconde nel cimitero dei libri dimenticati e affronta quello che chiama “il principale”, il diavolo, in forte compagnia della sua umanità. Diventa per volere divino un “eterno”. E’ la magia della favola.
Come già detto, quando si raccontano le favole tutto è possibile. David supera ogni vicissitudine della lotta contro gli avversari, in modo rocambolesco, per arrivare alla morale di Zafon. Quale? Il diavolo può e deve essere sconfitto, basta credere in Dio , ovvero nell’amore. Il libro che David ha scritto (I passi del cielo), non ha avuto successo per volere del diavolo. Ora lo salva dalla pallottola dell’ispettore per sottolineare, metaforicamente, la potenza dei libri, contro i quali satana cerca di vincere. Questa volta però non può. E’ il messaggio di Zafon. Non può scegliere quella strada per andare contro Dio, superando il Suo libro.
Il diavolo si accorge che non avrebbe mai dovuto far morire Cristina ed ammette l’errore e la sua sconfitta. Rimedia con uno stratagemma. Ora che David è diventato immortale grazie alla sua umanità, gli “regala” Cristina all’inizio della sua vita, da bambina , per farla crescere come David vuole. Sembra di nuovo un benefattore, è il suo gioco. Come da una pagina vuota, David può dargli il tipo di vita che vuole. Nelle favole tutto si può. Cristina s’innamorerà di nuovo di David che però la vedrà morire di nuovo. La sconfitta del diavolo sarà bilanciata da questa vendetta atroce.
Il gioco dell’angelo è semplicemente il “finto attacco” del diavolo , che si comporta come la maggioranza degli uomini: apparire diverso da quello che si è per raggiungere il suo scopo. Anche lui cerca di togliere David dalla miseria e dalla malattia offrendo soldi per un servizio perfido. Un benefattore finto, per una trama che esiste dalla nascita del mondo perché l’uomo facilmente si fa corrompere. “Lux Aeterna” è l’inganno che si consuma e ricomincia.
Martin accetta perché è ridotto allo stremo sia fisicamente (cancro) che economicamente, ma non sa cosa l’aspetta. Di fronte alla realtà, il suo amore per Cristina e l’umanità nel rapporto col prossimo lo salva. Mi ripeto per sottolineare.E’ la morale della favola: solo l’amore è più forte del diavolo. Solo attraverso Dio può essere sconfitto …e anche satana lo sa, ma ci prova sempre.
Un po’ di storia del libro. Marlasca è lo scrittore vittima della tentazione precedente a quella di Martin. David inizia a comprendere e comincia l’indagine. Marlasca non ha la stessa umanità di Martin ed è un possibile satana per il futuro. Giusto che muoia tra le fiamme. Zafon è come Dante, con la legge del contrappasso. Chi c’era prima di Marlasca? E’ la catena umana protagonista delle tentazioni del diavolo. Marlasca ancora vive e Martin cerca il contatto per comprendere la situazione diabolica. L’indagine comincia e con la protezione di “Zafon”, David riesce a dimostrare quello che la favola vuole dire. Il bene vince satana. Con la sua incorrompibile umanità è Martin che vince. La morale è salva e la favola ha raggiunto lo scopo. Bravo Zafon.
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unico
Inutile dire che sembrerebbe troppo facile valutare " il gioco dell'angelo", dopo aver letto "l'ombra del vento" . Tutti siamo portati a dire che ne richiama in parte la trama e per questo viene considerato una sorta di libro di secondo livello, però attenzione! Se qualcuno avesse il piacere di leggere prima " il gioco dell'angelo" rispetto "all'ombra del vento", potremmo sicuramente dire che questo libro nel suo genere è superlativo. Direi che Barcellona è la carrozza trainante e di congiunzione dei due libri, ma i personaggi sono sicuramente di grande spessore e il racconto è talmente scorrevole e coinvolgente che si lascia leggere tutto in un fiato senza stancarti, rimanendo dalle prime pagine fino alle ultime un racconto dalla tendenza surreale che però come tutti i grandi libri nel finale lascia adito di intterpretarei fatti come meglio ci aggrada. Quindi per chiudere, questo Libro alimenta la nostra immaginazione dandogli libero sfogo, senza però toglierci il gusto dell'emotività che può coinvolgerci nelle ultime righe. Grande Zafon
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Il gioco dell'angelo
Leggendo il Gioco dell’angelo purtroppo Il confronto con il romanzo “L’ombra del vento” è inevitabile, nasce spontaneo!
Zafon rievoca e ricalca i personaggi, i luoghi e le atmosfere che il lettore ha già avuto modo di assaporare, gustare ed apprezzare e quindi il confronto risulta essere decisamente penalizzante e perdente.
Il romanzo è scorrevole, ben articolato, con una buona scrittura ma nell’insieme manca di fantasia, non c’è niente di nuovo: anche Barcellona è sempre magica e gotica! E’ sicuramente , a mio modesto avviso, un’ottima operazione commerciale.
No, non lo consiglierei.
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Deluso
Dopo aver letto l'ombra del vento, libro che ho apprezzato molto e che e' stato in grado di coinvolgermi, aspettavo con ansia questo nuovo romanzo di Zafon.
Purtroppo qui l'autore non ha mantenuto le aspettative e non si e' mostrato all'altezza del suo primo romanzo.
La trama e' macchinosa, ci sono passaggi che a mio avviso l'autore avrebbe potuto tagliare. Inoltre si ha la forte percezione, per gran parte del racconto, che la storia si incanali in una strada senza uscita e che l'autore fatichi moltissimo per rincanalarla verso i binari giusti.
Troppe pagine sprecate per raccontare avvenimenti del tutto evitabili e inutile al contenuto.
Anche il finale mi e' sembrato piuttosto scontato e poco oroginale.
Decisamente diversi passi indietro rispetto al bel " L'ombra del vento".
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la città dei maledetti
Un piacevole racconto in stile Zafon , ambientato nella Barcelona degli anni venti con evidenti punti di contatto con "l'ombra del vento" , di cui l'autore riprende alcuni luoghi e alcuni personaggi, ma soprattutto alcune emozioni, che riemergono in maniera forte e viva. Ancora una volta il lettore è condotto nel cimitero dei libri dimenticati, per seguire la storia di un giovane scrittore in erba David Martin, la cui esistenza sarà stravolta da un libro e dall'incontro con un singolare personaggio, l'editore Corelli. Di per se il libro è molto buono ma purtroppo il confronto con il precedente lavoro è inevitabile: sicuramente la storia è meno curata ed elaborata, ho avuto l’impressione che non spiccasse mai il volo , facendo quel salto di qualità che mi aspettavo. Devo dire che è anche un tantino surreale, il che secondo il mio parere non guasta , in quanto aggiunge un pizzico di mistero e ambiguità agli eventi.
Ma il grande pregio del libro è la narrazione: Zafon da questo punto di vista è uno dei migliori, riesce con estrema facilità ad ammaliare il lettore , mantenendo sempre viva la sua attenzione; e per quanto mi riguarda questo basta a supplire a qualche mancanza di contenuto.
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tutto perfetto, ma il finale...
BREVE RIASSUNTO: il romanzo racconta le vicende di David Martìn, un giovane scrittore che vive in povertà a Barcellona negli anni ’20 del Novecento. A diciassette anni il direttore del giornale per cui faceva l’apprendista gli dà l’opportunità di pubblicare dei racconti a puntate in una pagina dedicata sul “Voz de l’industria”. Lui la sfrutta molto bene e, grazie al suo talento, comincia a farsi notare e a suscitare delle invidie tra i colleghi più grandi. Per questo il direttore decide di licenziarlo; comunque David riesce a trovare una casa editrice che lo assumerà, costringendolo però a pubblicare dei romanzi uno dopo l’altro in successione sotto lo pseudonimo di Ignatius B. Samson. Dopo parecchi mesi e migliaia di pagine, però, lui comincia a sentirsi distrutto e va da un medico, che gli diagnostica un tumore al cervello, il quale lo ucciderà nel giro di un anno al massimo. Nello stesso momento, David riceve l’offerta di Andreas Corelli, un misterioso editore, il quale mette sul piatto 100.000 franchi e la prospettiva di guarire dalla malattia. In cambio, però, gli commissiona una sfida molto difficile: creare per suo conto una nuova religione.
PERSONAGGI PRINCIPALI: DAVID MARTÍN- è il protagonista e ne vengono raccontate le vicende dall’infanzia fino alla mezza età. Inizialmente è un ragazzo pieno di passione per i libri e la letteratura, ma man mano che passano gli anni e che si susseguono problemi sempre più grandi, lui cambia e comincia a vedere la vita con disillusione e in modo estremamente critico e cinico.
ISABELLA- anche lei aspirante scrittrice, quando David diventa famoso fa di tutto per diventare la sua assistente (riuscendoci) e imparare da lui il mestiere. Assomiglia molto al protagonista da giovane, con la differenza che però lei non cambierà e manterrà anche da adulta un grande entusiasmo e vivacità, che la aiuteranno a non abbattersi mai.
ANDREAS CORELLI- è uno sconosciuto ma apparentemente ricchissimo editore dalle ambizioni altissime e probabilmente esagerate, e per soddisfarle non si fa scrupoli a diventare il mandante di omicidi o incendi o altri tipi di intimidazioni. David comincerà ad un certo punto della storia a dubitare della sua moralità e a indagare sul passato.
IL TEMPO: il tempo della storia dal 1917 (con flashback anche negli anni precedenti) alla fine degli anni Venti, e il romanzo si conclude con un salto in avanti al 1945.
IL LUOGO: è ambientato esclusivamente a Barcellona, definita spesso la ‘città delle ombre’ per il suo clima movimentato e allo stesso tempo oscuro e malavitoso.
IL NARRATORE: il narratore è interno, e si esprime attraverso la persona del protagonista David Martìn. Il punto di vista è sempre quello del protagonista, e la storia sembra essere raccontata dal narratore anni dopo che si sono svolti i fatti.
GIUDIZIO PERSONALE: questo romanzo mi è piaciuto molto, sia per lo stile veloce, ironico e scorrevole dello scrittore, sia per la storia narrata in sé, che mi è sembrata originale e ben sviluppata. Leggendolo a volte si prova un po’ di dispiacere per il protagonista, a cui periodicamente si aggiungono nuovi problemi, che sembrano sempre gli ultimi perché si pensa che peggio di così non possa andare, mentre regolarmente accade qualcosa che lo fa sprofondare ancora di più.
Tutto questo, però, ad esclusione degli ultimissimi capitoli.
Infatti non mi è piaciuta la conclusione del racconto, che mi è sembrata un po’ improbabile e poco chiara, e che secondo me non risponde alle aspettative che ci si fa man mano che si legge il libro.
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Tristezza.
Il testo ha il sapore evidente di un seguito...con alcune varianti involutive.
Prima di tutto Zafon approfondisce la sua attenzione scritturale nell'esoterismo più esteriore e banale; in secondo luogo i personaggi presentano la triste caratteristica di essere definiti fin dalla loro comparsa.
Il Male si presenta in bianco; la villa è immediatamente presentata con accenti da film horror di terz'ordine; il ritrovamento dei cadaveri segue, in maniera quasi didattica, tutto ciò che un bambino può riconoscere come iter pseudopoliziesco.
Di questo libro vorrei poter dire:"Meglio sarebbe non fosse mai nato"...
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Bello ma non regge il confronto
Il libro di per se è bello...atmosfere affascinanti, gran parte dei personaggi sono ben caratterizzati e costruiti, le descrizioni sono accurate e poetiche...Peccato che non regga il confronto con "L'ombra del vento"
I primi capitoli lasciano sperare in qualcosa di migliore ma andando avanti con la trama l'autore è costretto a citare situazioni del libro precedente per mantenere il lettore concentrato e appassionato al libro...
In ogni caso è un libro davvero particolare e inquietante che consiglio a tutti...
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Ultimo aggiornamento: 18 Novembre, 2010
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Un pò di delusione, ma è sempre a leggere
Ho reinserito questa recensione che avevo scritto nel 2008, ma all'epoca ancora non avevo il profilo sulla community. Visto che è stato aperto una discussione dedicata a Zafòn su un gruppo che frequento appassionatamente, ci tenevo a replicare la mia opinione su questo autore.
E' inevitabile il confronto con "L'ombra del vento",che adoro, ma credo sia veramente difficile ripetere un romanzo come quest'ultimo,che ha una galleria di personaggi indimenticabili, un'ambientazione perfetta, delle idee affascinanti ( come il Cimitero dei Libri Dimenticati)ed uno stile narrativo talmente avvincente da impedirti di smettere di leggere un capitolo dopo l'altro.
Venendo al "Gioco dell'angelo", l'ho trovato estremamente interessante nella prima parte (La città dei maledetti), vibrante ed intenso come speravo che fosse un libro di Zafòn.
La seconda parte (Lux Aeterna)introduce il tema centrale del mistero che permea il resto della vicenda, ma la terza ed ultima parte che conduce alla risoluzione della storia risulta, pur con tutti i colpi di scena e i momenti più drammatici e cruenti, piuttosto forzata e non propriamente coerente. C'è il lato misterioso e fantastico, tra il "Faust" ed "Il ritratto di Dorian Gray", che concorre a dare un'aura di mistero ed ineluttabilità alla storia, ma in fin dei conti molte "trovate" hanno il sapore del già visto.
Sicuramente ritrovare alcuni luoghi e personaggi de "L'ombra del vento", risveglia emozioni e situazioni di fortissimo impatto emotivo che conferiscono la sensazione di leggere un'unico grande romanzo, ambientato in una Barcellona di "Angeli ed Ombre", tanto affascinante e misteriosa, quanto pericolosa.
Ovviamente anche in questo romanzo è evidente tutto l'amore e la passione che l'autore ha per i libri e per le storie che essi contengono, che in fin dei conti è la stessa che possediamo noi lettori.
Scegliere un romanzo quando si entra in una grande libreria è un pò come adottarne uno quando ci si reca nel "Cimitero dei Libri Dimenticati", e con Zafòn sicuramente non ci si annoia!
Per finire, chi non l'avesse ancora letto, colmi la mancanza con la lettura de "Il principe della nebbia", libro snello e veloce di poche pagine, così almeno avrà un'idea ancora più precisa sullo stile di questo autore.
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Un emozione unica !
Sicuramente si riconosce lo stile , lo consoglio a chiunque abbia gia letto l'ombra del vento.
Per chi non avesse ancora letto "l'ombra del vento" , meglio che legga prima "il gioco dell' angelo" e poi l'ombra del vento ! Grande Zafon !
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l'ombra dell'angelo… il gioco del vento…
Ho letto l'ombra del vento direi con voracità, per un amante dei libri come me è stato uno esemplare, incentrato sulla storia di un libro dall'autore misterioso. Leggendo il gioco dell'angelo è stato piacevole conoscere nuovi personaggi precedenti, temporalmente, a quelli del primo libro (come Isabella). Tuttavia non è stato stimolante il contenuto, anzi direi deludente: un pò lento, come se si ritardasse e si rimandasse la fine della "fase iniziale" della storia fino a molto più della metà del libro e si concedesse solo una manciata di pagine agli avvenimenti per cui si continua a leggere. Alcune cose rimangono in sospeso, non esplicitate… A.C. è un angelo? ma se lo è, è un angelo -come dire- atipico… è lui a provocare tutte quelle morti o no? c'è chi potrebbe dire che il dubbio concorre al fascino, ma non è esaudiente per un lettore curioso. Per non parlare del senso di ripetizione rispetto all'ombra del vento…
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Un bel romanzo ma sa di già letto...
Ho letto “il gioco dell’angelo” dopo aver terminato “l’ombra del vento”, dal quale ero rimasto affascinato. Questo libro mi ha colpito per metà. Bella ovviamente l’ambientazione, le lunghe digressioni, la descrizione della Barcellona dei ruggenti anni 20, il “sottobosco culturale” che fomenterà le divisioni che porteranno la Spagna alla guerra civile. Però la vicenda, nonostante la scrittura fosse piacevolissima e scorrevole, mi sapeva di già sentito, di già visto. Zafòn infatti utilizza moltissimi personaggi del romanzo precedente, così come alcuni luoghi (soprattutto la biblioteca dei libri perduti). Questo artificio in realtà non sarebbe sbagliato, anzi, creerebbe un legame tra i due romanzi, una specie di “fil-rouge” che appassiona e diverte (sempre che non venga utilizzato solo per aggrapparsi al successo del primo romanzo). Il problema è che mi è sembrato di vedere in alcuni personaggi nuovi le stesse caratteristiche di quelli de “L’ombra del vento”. Il signor Vidal mi è parso la fotocopia di Miguel Moliner, per fare un esempio. Entrambi ricchi da far schifo, figli dell’elite industriale catalana di quegli anni, scrittori falliti, destinati a vivere una vita di facciata tra la ricchezza esteriore e la condanna all’infelicità. Questo non vuol dire che non sia un bel romanzo, scritto bene e da gustare velocemente, al contrario. Il problema è che dopo aver letto anche Marina, ho come l’impressione che Zafòn si copi moltissimo, sia come ambientazione (che ruotano sempre intorno allo stesso quartiere) ma soprattutto come termini, stile lessicale e come utilizzo delle stesse parafrasi (ho letto tutti i romanzi in spagnolo, nella versione originale). Il fatto è che, se avessi coperto i titoli dei romanzi e avessi letto una pagina a caso, probabilmente non avrei capito a quale vicenda corrispondesse, visto che si assomigliano molto. E questo, per uno scrittore come Zafòn che mi è parso uno dei migliori mai letti, è proprio un peccato.
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PIACEVOLE
Bello, ma non come "Marina" o "L'ombra del vento", a tratti contorto, comunque piacevole e consigliato.
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Una mezza delusione
la trama non è male, come anche lo stile e la lettura.
però credo che Zafon in questo libro ci abbia messo poca inventiva..
ambientato come il primo libro a Barcellona, nello stesso quartiere, con rifrimenti alla biblioteca misteriosa, alcuni personaggi ritrovati e sempre la storia di un libro pronto a cambiare la vita di un personaggio.. insomma ho trovato ben poco in più rispetto all'ombra del vento.. però comunque è un libro che consiglio perchè ha una buona trama ed è molto avvicente!
mi aspettavo qualcosa di più visto l'esordio sorprendente con il primo libro! =)
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Commento
Le pagine si lasciavano sfogliare cosi in fretta che in una settimana ho concluso la lettura di questo libro, mi facevo domande e ipotizzavo cosa sarebbe potuto accadere. Quando il protagonista, David Martin afflitto da un tumore maligno incurabile, é miracolasamente guarito grazie ad un accordo con il suo "principale", alias l'editore Corelli, era evidente che quest'ultimo altri non poteva essere se non Lucifero.
La convivenza tra il protagonista e la giovane Isabella mi faceva spesso credere che i due si sarebbero innammorati e che lui avrebbe di conseguenza potuto dimenticare, Cristina l'amore della sua vita, ma così non é stato.
Devo ammettere che verso la fine la ricomparsa di personaggi che fino a quel momento erano stati appena accennati mi ha fatto perdere leggermente il filo, ma poi continuando con la lettura tutto si é delineato più chiaramente.
Il libro lascia un sapore di mistero e ambiguità.
In ogni caso vale la pena leggerlo solo per la grande maestria con la quale l'autore descrive personaggi e ambienti usando uno stile rievocativo e suggestivo come solo i grandi maestri della scrittura sono capaci di fare.
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LA CADUTA
UN BEL CAPITOMBOLO,DI ZAFON CON TUTTO L'ANGELO,IN UN GUAZZABUGLIO DI GENERI LETTERARI AMALGAMATI DA UNA TRAMA INORGANICA E VISIONARIA !
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Bello
Anche con questo libro l'autore ha saputo coinvolgermi. Assolutamente stupendo. Il finale poi è bellissimo.
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Bello
Mi piace lo stile di Zafon, i personaggi ben raccontati e le storie non sono mai scontate. Trovo stupenda quell'aria di mistero che riesce a trasmettere. Il racconto, come il precedente, è ambientato in una Barcellona cupa e misteriosa.
La storia parla di uno scrittore in erba, David Martin, che avrà accasione di pubblicare un racconto, il primo di quello che diventerà una fortunata serie. In seguito a questo successo David viene contattato da uno strano ed ambiguo personaggio, Andreas Corelli, che stravolgerà la sua esistenza. Il Signor Corelli gli chiederà infatti di scrivere un libro molto particolare la cui creazione scatenerà forze maledette. La vita di David e dei suoi cari è in pericolo ....
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Il gioco dell'angelo
Non c'è nulla da dire.... Zafon è un maestro e mostra sempre un tocco di genialità nelle sue opere.
Le descrizioni sono minuziose e l'autore ti riporta indietro con il tempo e ti aiuta ad assaporare e a vivere certe sensazioni che gli stessi protagonistio stanno provando attraverso la narrazione.
Forse è un po' confusionario verso la fine, in quanto ci sono parecchi personaggi e si rischia di lasciarne qualcuno durante il "cammino".
Fra tutti i suoi romanzi, quello che fin'ora mi ha colpito in particolar modo è stato Marina, comunque sia ne consiglio la lettura perchè è molto coinvolgente e ricco.
Una buona lettura.
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IL DIAVOLO CHIEDE SOLO UN LIBRO!
Leggendo "Il gioco dell’angelo" (EL JUEGO DEL ÁNGEL, 2008) ho avuto l’impressione, almeno per circa una buona metà delle oltre 600 pagine, che l’abilità narrativa di Carlos Ruiz Zafón fosse venuta maturando rispetto al romanzo di sette anni prima, "L’ombra del vento" (LA SOMBRA DEL VIENTO) che pure gli era valso un ampio consenso di critica e di pubblico, con la vendita di più di 8 milioni di copie.
Mi è sembrato che il “guazzabuglio” di successo, come ho definito il romanzo del 2001, avesse lasciato il posto ad un lavoro più maturo e raffinato, senza la velleità di ricreare l’atmosfera dei grandi classici della letteratura e mescolare tra loro alla rinfusa una pluralità di generi letterari.
La ricostruzione della Barcellona anni ’20 funziona abbastanza, come pure appare convincente il dialogo interiore del giovane scrittore David Martin, lacerato e diviso da una duplice esigenza: quella della propria sopravvivenza che lo induce a scrivere sotto pseudonimo libelli per la serie intitolata “La città dei maledetti” di un piccolo editore senza scrupoli, e l’altra, cui aspira con tutte le sue forze, di scrivere finalmente un libro degno di questo nome. Probabile effetto di questa personale scissione della mente e dell’anima è la malattia mortale che lo colpisce e che lo porterebbe alla tomba senza l’intervento dell’ “angelo”, alias l’editore Andreas Corelli che, in cambio di una grossa somma di denaro e della guarigione, gli propone di scrivere un libro in grado di proporsi come il testo sacro di una nuova religione.
Di quale religione si tratti, Zafón non dice, non tanto per permettere al lettore di liberare la propria fantasia, quanto perché questa cosiddetta nuova religione in realtà c’è già nota sin dai tempi biblici. E cosa se ne fa il diavolo di un testo sacro, visto che le pagine sulle quali egli scrive più volentieri sono quelle del mondo? Una volta almeno stipulava contratti di eterna giovinezza e successo in cambio dell’anima, mentre ora pare si accontenti di un libro…
L’eterno “patto col diavolo” (com’è si sa il diavolo è un angelo decaduto) è comunque trattato abilmente da Zafón in una prospettiva seducente e singolare. Ciò che alimenta un clima di suspense e induce a proseguire nella lettura del romanzo. Come pure, la descrizione della spettrale “casa della torre”, in cui Martin finisce col ritirarsi, è gestita con abilità narrativa ancorché né nuova né originale per questo genere letterario.
Poi, ad un certo punto, ecco riapparire “il guazzabuglio” nel quale Zafón s’era già mosso in L’ombra del vento, con figure improbabili e stereotipi che fanno “molto rumore per nulla”. Insomma, ancora una volta si ha l’impressione che i personaggi dello scrittore catalano non sappiano vivere di vita propria ma abbiano bisogno del filo doppio del burattinaio per muoversi in un labirinto di situazioni e di intrighi. Tutti, per la verità, con l’eccezione di David Martin e di Isabella, la ragazza che gli fa da assistente, la cui figura è tratteggiata con sufficiente perizia da farla apparire di carne e sangue e non semplice marionetta. Sposata ad un amico di Martin, Isabella concepirà un figlio di nome Daniel Sempere, lo stesso nome, cioè, del protagonista di L’ombra del vento. Bizzarrìa gratuita, introdotta probabilmente per incrementare il “passa parola” sul nuovo romanzo, giacché non esiste alcun motivo plausibile per la duplice attribuzione dello stesso nome. Esiste invece più di un collegamento nell’intreccio narrativo dei due romanzi, entrambi dalla trama esile e pretestuosa, entrambi zavorrati di improbabili quanto noiose avventure.
(Dal BLOG: http://zibaldone-sergio.blogspot.com )
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Marina
da leggere prima dell'ombra del vento
leggermente sottotono ma sempre apprezzabile. la storia racconta dei fatti antecedenti all'ombra del vento, ma prerara il lettore a quest'ultimo. barcellona avvolta nelle nebbia e nel mistero è come sempre l'indiscussa primadonna , una presenza costante e silenziosa che fa muovere i personaggi in un limbo dantesco dove bene e male, amore e morte si mescolano inevitabilmente.
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bello ma nn il miglior zafon!
Sicuramente non ai livelli di Marina e soprattutto de "L'ombra del Vento"...
Stile piacevolissimo ma trama un pò troppo contorta e lunga!
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magnifico romanzo
ho letto a distanza ravvicinata i due romanzi, prima l'ombra del vento, poi il gioco dell'angelo. le somiglianze ci sono ma lo stile e lo sviluppo delle vicende sono molto diverse. è netta l'evoluzione che ha compiuto lo scrittore nel corso degli anni.
devo dire però che non avevo capito che sempere senior era il nonno di daniel XD questo perché ero convinta che il gioco dell'angelo per eventi fosse successivo all'ombra del vento, non avendo dato molta importanza alle date, di conseguenza mi ha emozionato moltissimo venire a sapere che isabella fosse la madre di daniel e quell'uomo timido ed impacciato il padre, che tutti abbiamo imparato ad amare durante la lettura dell'ombra del vento.
la vicenda è ingarbugliata è vero ma con la dovuta attenzione si può benissimo ricostruirla e capirla meglio.
il gioco dell'angelo. perchè questo titolo? è ovvio corelli è un angelo, ovvero lucifero, ovvero il diavolo. ed ecco che ritorna la tematica del faust. corelli gioca con le persone, con le loro anime perchè è il diavolo e non ha nient'altro scopo nella sua esistenza quindi si diverte ad illudere le persone, a vedere le loro reazioni, a capire i loro pensieri ed a seguire passo dopo passo i concorrenti del suo gioco che consiste nel designare un suo successore che per liberare la propria anima è costretto a passare la propria maledizione ad un'altra persona, la quale verrà maledetta a sua volta e sarà costretta a maledire qualcuno al suo posto, questo gioco dunque continuerà all'infinito, finchè esiste il diavolo.
i fantocci nella stanza rappresentano tutte le persone che partecipano al gioco e che sono state coinvolte dal diavolo.
quello che mi chiedo è come abbia fatto cristina ad avere già quella foto del molo e di corelli nella vita passata mah forse era solo per fare scena...
inoltre il diavolo riporta in vita cristina sostenendo che sia la sua benedizione per david, in realtà non fa altro che peggiorare le cose perchè david sarà costretto a vederla crescere e morire di nuovo. questo per sempre, perchè finché non spezzerà la maledizione sarà costretto ad innamorarsi di qualcuno e a vederlo morire.
bellissimo il rapporto tra isabella e david. lei è innamorata persa di lui ma sa dal principio che egli appartiene ad un'altra donna e che non potrà mai essere suo. per questo decide di sposare sempere junior che poi imparerà ad amare col tempo.
david è stato maledetto ed ha venduto l'anima a corelli nel momento in cui egli lo ha curato dal tumore che lo avrebbe ucciso, di conseguenza per liberarsi dall'immortalità dovrebbe designare un successore, ma sappiamo bene che david preferirebbe distruggere se stesso piuttosto che maledire qualcuno al posto suo.
fine credo sia tutto =)
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Bello
Bello senza ombra di dubbio,affascinante la storia e coinvolgente,lo stile di zafòn è insuperabile
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Il gioco dell'angelo
All'inizio questo libro sembra molto avvincente e ben scritto. Niente da dire, poi però comincia a farsi piuttosto contorto e oscuro nei suoi passi. Non posso dire che non mi sia piaciuto, ma rispetto al suo predecessore, l'ombra del vento, lascia un senso di incompiutezza sgradevole. Non è definibile, il suo, un vero finale. Nella seconda parte del romanzo anzichè evolversi con brillantezza la storia s'ingarbuglia e reale e irreale si mischiano. Molti personaggi rimangono senza una caratterizzazione precisa e i colpi di scena lasciano totalmente indifferenti. Verso la fine tutto (non si) risolve con un ammazza-ammazza generale. Solo Corelli si può dire interessante benchè poi ci si chieda chi sia in realtà.
Tralasciabile.
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Il gioco dell'angelo
E' avvincente! Il formato editoriale (troppo grande per portarlo in giro) non mi ha permesso di leggerlo in breve tempo ma credo che sarebbe scorso via in pochi giorni. Mi è piaciuto l'intrigo, la dinamicità delle forme e delle parti. Lo stile ti prende e ti conduce verso la fine. Non sono riuscito a staccarmi dalle pagine fino a quando non ho finito l'ultima riga dell'Epilogo. Da appassionato di libri questo rientra in quella serie di romanzi che mi affascinano perché parlano di ciò che mi piace veramente: libri, con la fantastica scenografia del Cimitero dei Libri dimenticati; librerie, con il piacevole ritorno di Sempere e Figli; lo scrivere, con la descrizione continua della bellezza del comporre e della fatica che esiste dietro una pagina finita.
Dopo aver letto "L'ombra del vento", ho letto altri libri ma anelavo a leggere questo romanzo perchè sapevo che sarei stato trascinato in un nugulo di emozioni forti...e non sono stato deluso.
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il gioco dell'angelo
bello ma un pò piatto,pochi colpi di scena e di suspance, solo alla fine ho ritrovato azione e colpi di scena.pieno di descrizioni molto approfondite,solo che non sono riuscita ad immergermi del tutto!!!
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il gioco dell'angelo
Leggo per la prima volta Zafon e francamente non sono riuscita a trarre piacere dalla lettura di un romanzo così ingarbugliuato nella trama. I personaggi si accavallano, sono troppi e qualcuno forse inutile per il racconto.Per quanto riguarda il significato di quello che ho letto, non so se ho colto il senso del tutto ma ritengo che David sia l'unico essere demoniaco, assassino di tutti quelli che ha incontrato lungo la vita, un essere negativo, con un'unica ancora di salvezza, Cristina angelo venuto a salvarlo.
Un racconto cupo, dove tutto è miserevole, luoghi e persone, persi nella loro pochezza; una Barcellona piena di povertà e fantasmi che Zafon descrive ricalcando la Londra vittoriana di altri sicuramente più importanti autori.Tutto è scuro e freddo ma fine a sè stesso, il tutto lontano dagli esempi splendidi di letteratura di quel genere. Finale affrettato.
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Il gioco dell'angelo
Lo stile di zafon è insuperabile. La descrizione minuziosa dei luoghi è assolutamente fantastica. La storia è molto bella. L'unica delusione è il finale.
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Il gioco dell'angelo
Medesimo stile per una gran prova di furbizia. Se l'Ombra del Vento è stata la novità che è riuscita ad affascinare, il Gioco dell'Angelo è nulla di più di una riproposizione vagamente mascherata di situazioni troppo simili e, cosa ancor più fastidiosa, di "colpi di scena" esageratamnte telefonati.
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- sì
- no
il gioco dell'angelo
forse un pò strano il finale ma è veramente un libro unico nel suo genere... l'ho letto in una settimana ma se avessi avuto il tempo lo avrei letto in un giorno solo, mi sono lasciata trasportare nella sua barcellona come se fossi anch'io li con lui la mattina credevo di poter trovare anch'io una libreria di Sempere per fermarmi a chiedere di lui veramente bellisimo
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il gioco dell'angelo
L'h0 finito di leggere poche ore fa..stupendo come sl zafon sa fare...è come se ti prendesse per mano e ti potesse a visitare la Barcellona che descrive passo per passo facendoti entrare concretamente nella libreria Sempere, mostrando tutte le sfumature che un'uomo può avere..l'unico problema è che ci sn troppe cose lasciate in sopspeso..finale bello ma troppo confuso..cose nn chiarite, forse intenzionalmente ma..così nn vale!penso di rivederlo un pò per dare a me stessa la spiegazione che più mi soddisfa..forse è proprio qst quello a cui mira Zafon...lo scegliersi il finale da soli...
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il gioco dell'angelo
Ho appena finito di leggerlo....e da un paio d'ore ormai non faccio altro che pensare a risolvere gli enigmi che affollano la mia mente.
Un libro che inizia coinvolgendo il lettore all'interno delle vicende che si sviluppano nella Barcellona anteguerra, attraverso la vita di questo aspirante scrittore dall'infanzia difficile e dal talento innato per la scrittura, ma che inizia a disorientare con l'apparizione dell'editore Corelli al quale seguono situazioni e personaggi alquanto inverosimili e fuori luogo. Zafon è senza dubbio un eccelente narratore, ma sarà difficile non rimanere perplessi nella fase finale e pensare per ore a....chi, cosa e perchè....?
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incomprensibile
ancora mi chiedo qual è il finale. Trama confusa...un misto tra thriller e romanzo psicologico..eccessiva confusione tra il reale e il sovrannaturale. Non si capisce chi sono i personaggi vivi e quelli morti.
Troppi rispescaggi da L'ombra del vento.
Grande delusione.
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il gioco dell'angelo
francamente sono rimasto un po deluso da questo libro. mi erano piaciuti molto "marina" e "l'ombra del vento" di zafon . specialmente il finale mi sembra troppo assurdo ed "esagerato". peccato
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cosa vuol dire il titolo il gioco dell' angelo
Dopo aver terminato la lettura avvincente e condotta, secondo lo stile di Zafon, per così dire a "perdifiato" di questo libro, non ho potuto fare a meno di interrogarmi su cosa significasse il "gioco dell' angelo".
Sentite se vi piace questa costruzione.
Il gioco è una competizione, tra due soggetti o gruppi , secondo un procedimento ben definito e quindi con regole, che si può ripetere all' infinito e con un premio. Qual' è la competizione di cui qui si narra? Quella tra il fantomatico Andreas Corelli , che rappresente l' eterno perpetuarsi del male nella storia dell' uomo, il Lucifero ribelle a Dio, l' angelo caduto ed il puro ed idealista David Martin, scrittore di belle speranze e che, tuttavia, per sbarcare il lunario, è costretto a mettere la sua arte e servizio della letteratura di bassa lega finanziata dai due mediocri editori barcellonesi e così diventa preda delle lusinghe di Corelli che, come nel dottor Faust gli offre la gloria letteraria ed un mucchio di quattrini se metterà la sua arte al servizio del male, componendo una anti- Bibbia, statuto di una nuova religione, fondata sulla violenza e sull' avvento di un Messia violento e guerrafondaio.(riferimento alla guerra civile spagnola ed alla seconda guerra mondiale).David accetta, non rendendosi conto di perpetuare con la sua adesione allo scellerato patto, l' eterno gioco del diavolo che tante anime prima di lui aveva già sedotto in una interminabile catena di cui l' ultimo anello era stato per l' appunto l'avvocato Diego Marlasca, la cui esistenza infatti presenta inquietanti analogie con quella di Martin che, preda ormai del male potrà forse liberarsi in futuro individuando a sua volta un altro sostituto. Intanto, cone già Marlasca sarà costretto a non invecchiare vedendo morire anche la donna che ha sempre amato. Libro sulla moralità dell' arte. Per Zafon i libri hanno un' anima e lo scrittore non deve dimenticarlo mai resistendo alle lusinghe del facile guadagno attraverso l' abdicazione ai propri valori morali .
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ancora dubbiosa ma piacevolmente sorpresa
devo dire che ho letto il libro in poco tempo perchè scorre molto bene ed è scritto in maniera, secondo me, ottima. Il contenuto devo dire che mi ha lasciato un pò perplessa e ancora ho dei dubbi sul reale significato del libro. sono però concorde sul fatto che comunque il libro mi è piaciuto anche per il fatto che lascia adito a molteplici interpretazioni (e questo può essere positivo) e è talmente fitto di avvenimenti intrigati che una pagina tira l'altra! io non vedevo l'ora di avere 10 minuti liberi per scoprire cosa sarebbe ancora successo al povero david!!
ora ho acquistato "marina" il nuovo libro di zafon...vediamo cosa ha scritto questa volta!
bacioni a tutti e buona lettura
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misterioso
il libro è particolarmente bello, e la suspance creata non permette di chiuderlo, è durato solo 2 giorni! Il bello del libro è che non ci da una fine definita, ma lascia aperti molti spiragli per permetterci di interpretare il tutto come vogliamo noi: Corelli è il diavolo? e perchè Daniel e Diego non invecchiano? io ho qualche idea, ma sono sicura che molti altri avranno opinioni diverse dalla mia e altrettanto efficaci.E non dimentichiamo il regalo che Zafon ha fatto a noi fan dell'Ombra del Vento: scopriamo chi e come erano i genitori di Daniel, e vediamo il cambiamento del padre del suddetto: da uomo imbranato con le donne e sognatore a grande eroe del figlio...cioè quello che capita a noi, i nostri genitori diventano prima eroi imbattibili e poi vecchietti che hanno bisogno di noi. Impareggiabile!










Opinione inserita da Jan 02 Gennaio, 2011