Narrativa straniera Romanzi Il giovane Holden
 

Il giovane Holden Il giovane Holden

Il giovane Holden

Letteratura straniera

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Sono passati cinquant'anni da quando è stato scritto, ma continuiamo a vederlo, Holden Caufield, con quell'aria scocciata, insofferente alle ipocrisie e al conformismo, lui e la sua 'infanzia schifa' e le 'cose da matti che gli sono capitate sotto Natale', dal giorno in cui lasciò l'Istituto Pencey con una bocciatura in tasca e nessuna voglia di farlo sapere ai suoi. La trama è tutta qui, narrata da quella voce spiccia e senza fronzoli. Ma sono i suoi pensieri, il suo umore rabbioso, ad andare in scena. Perché è arrabbiato Holden? Poiché non lo si sa con precisione, ognuno ha potuto leggervi la propria rabbia e assumere il protagonista a "exemplum vitae".

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Il giovane Holden 2016-12-08 10:23:38 CortaZur
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CortaZur Opinione inserita da CortaZur    08 Dicembre, 2016
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Da lasciarti secco come questa vita schifa!!!

Sarò breve in questo mio commento dato che nel merito sono stati scritti libri, sono stati girati film e sono cresciute varie generazioni e quindi poco potrei aggiungere di non detto.

Il libro mi è piaciuto ma non tantissimo, l'ho letto con passione, la storia a lungo mi ha coinvolto e mi è piaciuta ma credo che la componente età abbia giocato la sua parte: sono troppo vecchio anche se ho solo 30 anni.
Lo lessi da 20enne e non mi piacque assolutamente, forse consideravo Holden troppo bambino o tropo antipatico, forse troppo snob; lo leggo ora e piu o meno penso lo stesso del protagonista ma in compenso ho apprezzato di più il grido di attenzione che proprio Holden lanciava, forse è solo un ragazzo che cerca il suo posto nel mondo, che ragiona da adulto ma che non è uno di loro. Ripeto tanto si può dire, e mi piacerbbe discuterne davanti ad una birra come forse si faceva qualche anno fa quando questo genere di opere creavano davvero discussione e dibattito. Bei tempi quelli, immagino.

Il giovane Holden va letto, perché fa parte della narrativa di formazione da leggere da giovani e che può cambiare davvero qualche maniera di pensare. Letto da adulti ha un effetto diverso. Sarei felice di incontrarlo adesso Holden e vedere che fine ha fatto e come se la passa, se questa vita schifa alla fine gli è piaciuta o se è ancora li a lamentarsi di tutto tranne che di Phoebe.

Che personaggio immortale ragazzi, da lasciarti secco!!!

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Il giovane Holden 2015-08-30 08:51:30 Martin
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Martin Opinione inserita da Martin    30 Agosto, 2015
Ultimo aggiornamento: 09 Settembre, 2016
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Una giovinezza da scrivere su foglie d'oro

"Non ebbi, forse, una volta una giovinezza amabile, eroica, favolosa, da scrivere su foglie d'oro?" si domandava Arthur Rimbaud, il poeta veggente. E passata la fase dell'adolescenza e della "post-adolescenza" credo siano in molti a domandarselo e a contemplare il passato con occhi diversi, con dolente nostalgia, con amara malinconia. Ma chissà cosa direbbe Holden Caulfield, protagonista de Il Giovane Holden (The Catcher in the Rye, 1951) di J. D. Salinger, all'età di quarant’anni, cinquanta o perché no sessant’anni, a proposito della sua giovinezza e delle sue esperienze. L'adolescenza che trasuda dal suo racconto, che peraltro attinge a piene mani dalla biografia dello stesso autore, non pare brillare per bellezza: il personaggio che viene tratteggiato è, infatti, un ragazzo problematico, solitario, scapestrato (è stato appena espulso per l’ennesima volta), bugiardo, snob, superbo, particolarmente incline a scovare negli atteggiamenti di chi lo circonda il segno evidente della “ipocrisia”, la parola che forse più si ripete all’interno del romanzo.
Ammetto di aver provato un’antipatia non indifferente nei suoi riguardi, soprattutto leggendo i primi capitoli, ma non posso nascondere il fascino che la sua figura ha esercitato su di me.
La sua storia è la storia di un vagabondare senza senso nei locali notturni e nelle vie della città di New York, un moderno Inferno dantesco, la storia errabonda di un ragazzo che non ha punti di riferimento, che soggiace a un nichilismo esasperato che distrugge ideali e valori e che riduce il mondo a un nauseante coro di personaggi evanescenti, noiosi, ipocriti, meschini.
Ragazzi subdoli e sporchi, bulli presuntuosi, professori saccenti, madri che non conoscono i propri figli, oche giulive, tassisti nervosi, filosofi improvvisati, prostitute, papponi, erotomani annoiati, ragazze scontate e false, insegnanti pederasti. Una bella fauna, insomma.
“Mi saprebbe dire per caso dove vanno le anitre quando il lago gela?” è la “domanda esistenziale” che affligge Holden, dietro la cui semplicità si annida in realtà il senso di disorientamento del ragazzo: il lago gelato rappresenta, almeno secondo mio modesto parere, la situazione stagnante del presente in cui Holden versa, che gli impedisce di provare esperienze spontanee e autentiche e che lo porta, invece, a degradarsi (consumando soprattutto alcolici), mentre il luogo sconosciuto dove sono dirette le anatre è metafora del futuro annebbiato e incerto che si profila ai suoi occhi.
Ed è proprio il nichilismo giovanile, “l’ospite inquietante” per citare Galimberti che parafrasa Nietzsche, il nucleo concettuale attorno al quale s’impernia la storia di Holden e l’elemento che ha fatto del capolavoro di Salinger non solo un classico della letteratura americana ma anche un libro generazionale, in cui i giovani di tutto il mondo possono specchiarsi lucidamente. Me compreso.
Ma lo spaccato apparentemente oscuro proposto da Salinger, fatto di un ribollente mare di angoscia e vanità, che riesce a fagocitare la stessa volontà di vivere (Holden, seppur giovanissimo, sfiora anche l’idea del suicidio), sembra evidenziare un’unica ancora di salvezza: la famiglia.
Ad incarnare quest’ultimo grande ideale, quest’ultima chimera del decaduto umanismo, è la sorellina di Holden, Phoebe, intelligente e sensibile.
“Io mi immagino sempre tutti questi bambini che giocano a qualcosa in un grande campo di segale e via dicendo. Migliaia di bambini e in giro non c’è nessun altro - nessuno di grande, intendo - tranne me che me ne sto fermo sull’orlo di un precipizio pazzesco. Il mio compito è acchiapparli al volo se si avvicinano troppo, nel senso che se loro si mettono a correre senza guardare dove vanno, io a un certo punto devo saltar fuori e acchiapparli”.
È questa la risposta di Holden al “cosa vuoi fare da grande?” della sorellina. E dietro l’immagine dello “acchiappabambini nel campo di segale” non può che nascondersi il bisogno di Holden di maturare, di trovare una via maestra e di consentire agli inesperti di affrontare e superare la foresta oscura dell’adolescenza e le turbe annichilanti che covano al suo interno.
Holden, tutto sommato, è un bravo ragazzo. Holden trae la famiglia a proprio ideale.
Rimane, tuttavia, l’interrogativo posto all’inizio della recensione: Holden ha vissuto una “giovinezza da scrivere sulle foglie d’oro?” Io ritengo di si. E la bellezza della sua vita risiede negli alti e nei bassi, nelle tensioni, nei conflitti interiori che fanno pensare e crescere, nelle conquiste sudate.
(P.s. il mio due per quanto concerne lo stile dell’opera è inficiato dal fatto che sono abituato a leggere romanzi ottocenteschi e che sono un’appassionato di descrizioni, parole auliche e momenti poetici).

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Il giovane Holden 2015-07-09 14:52:25 Anna_Reads
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Anna_Reads Opinione inserita da Anna_Reads    09 Luglio, 2015
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Se capite cosa voglio dire... e compagnia bella!

The Catcher in the Rye (Il Giovane Holden) – Jerome David Salinger, 1951

«Non pareva proprio che stesse per arrivare Natale. Pareva che non stesse per arrivare niente.»

Titolo.
Il “catcher” (ricevitore) è “il giocatore che nel suo turno difensivo occupa la sua posizione direttamente dietro casa base, dove riceve i lanci del lanciatore.”
(https://it.wikipedia.org/wiki/Ricevitore_%28baseball%29).
Rye è la segale.
“Il ricevitore nella segale” (che io, umilmente, facendo un parallelo fra baseball e calcio, tradurrei con “Il portiere nella segale”), è il verso – sbagliato – di una poesia di Robert Burns.
Ed è quello che il nostro protagonista, Holden Caulfield, vuole essere da grande.

Holden Caulfield, sedici anni, è stato espulso da scuola, per i suoi pessimi voti (sufficiente solo in inglese). Stanno per cominciare le vacanze di natale, ma lui decide di tornare a casa, a New York, prima.
E non ha nessuna voglia di affrontare i suoi genitori.
Ha qualche soldo in tasca (la sua famiglia è molto benestante) e vagabonda per la città; gli succedono una piccola serie di cose pazzesche. Decide confusamente di andarsene lontano, ma prima di farlo, vuole salutare la “vecchia Phoebe”, la sua saggia sorellina di dieci anni. Quindi, nottetempo, si intrufola in casa sua e va a svegliare la sorella.
Lei lo rampogna a dovere (“papà ti ammazza”) e poi spara una stoccata niente male:
«“Dimmi che cosa ti piacerebbe essere. Come uno scienziato. O un avvocato o qualche cosa.”»
Holden cincischia… scienziato no, avvocato no…

«“Stavo pensando a un’altra cosa - una cosa pazzesca. - Sai cosa mi piacerebbe fare? - dissi. - Sai cosa mi piacerebbe fare? Se potessi fare quell’accidente che mi gira, voglio dire.
- Cosa? Smettila di bestemmiare.
- Sai quella canzone che fa “Se scendi tra i campi di segale, e ti prende al volo qualcuno”? Io vorrei...
- Dice “Se scendi tra i campi di segale, e ti viene incontro qualcuno”, - disse la vecchia Phoebe. - È una poesia. Di Robert Burns.
- Lo so che è una poesia di Robert Burns.
Però aveva ragione lei. Dice proprio “ Se scendi tra i campi di segale, e ti viene incontro qualcuno”. Ma allora non lo sapevo.
- Credevo che dicesse “E ti prende al volo qualcuno”,- dissi. - Ad ogni modo, mi immagino sempre tutti questi ragazzini che fanno una partita in quell’immenso campo di segale eccetera eccetera. Migliaia di ragazzini, e intorno non c’è nessun altro, nessun grande, voglio dire, soltanto io. E io sto in piedi sull’orlo di un dirupo pazzesco. E non devo fare altro che prendere al volo tutti quelli che stanno per cadere dal dirupo, voglio dire, se corrono senza guardare dove vanno, io devo saltar fuori da qualche posto e acchiapparli. Non dovrei fare altro tutto il giorno. Sarei soltanto l’acchiappatore nella segale e via dicendo. So che è una pazzia, ma è l’unica cosa che mi piacerebbe veramente fare. Lo so che è una pazzia.
La vecchia Phoebe non disse niente per molto tempo. Poi, quando finalmente si decise a dire qualcosa, tutto quello che disse fu:
- Papà ti ammazza.” »

Cosa vuoi fare da grande?
Il portiere nella segale.
Il verso sbagliato di una poesia.

Come dire.
-Cosa vuoi fare da grande?
-La vecchia che agli irti colli piovigginando sale.
-Guarda che veramente era la nebbia!
-Ops.

E questo era solo il titolo.
(Poi ci sarebbe la questione che “rye” può essere tradotto anche come “whiskey” "e compagnia bella", ma vabbe’).

Holden Caulfield è stata un’altra scoperta alla soglia dei quarant’anni (finalmente fra poco potrò dire “a quarant’anni suonati”) ed è finito direttamente nel ristrettissimo novero dei miei “libri-salvavita”, quelli di cui si va a leggere qualche pagina di tanto in tanto. Non sono “i libri più belli”, assolutamente no, ma sono quelli che – per qualche motivo – ti rimettono “in bolla”.
Libri-bussola.
O libri-bolla, appunto (bello che qualche volta ci siano new entry)
Visto che è ormai passato un mese dalla lettura, ho avuto modo di interrogarmi sul “perché” di questa new entry. La storia, come accennavo è piuttosto semplice.
Le disavventure di questo sedicenne. Non particolarmente epiche, né curiose.
Così come i personaggi. Holden è un sedicenne tenero, goffo e sbruffoncello che si fa volere un sacco di bene e a cui ogni tanto si allungherebbe volentieri una scapaccione, ma niente di più.
Ma per prima cosa c’è la scrittura di Salinger.
Così piena di ridondanze e di modi colloquiali. Colloquiali non nel senso di “sciatti”, ma proprio nel senso di “da colloquio”. Quella con Holden sembra una lunga chiacchierata che lui fa proprio con te. Non c’è nessuna apostrofe al lettore, solo qualche piccola “strizzata d’occhi”:
«Dio, peccato che non c’eravate anche voi.»
(Dici, Holden?).

Ma non solo.
Nella narrazione di Holden io leggo una disperata e (non solo) adolescenziale volontà di “mettere dei punti”, tracciare linee stabili, trovare riferimenti e verità. È palese che il nostro ne sia poco provvisto e li cerchi. Li declami, li strilli pure, qualche volta.
Forte per non far sentire che, insomma, non è che sia proprio così sicuro.

Salinger aveva trentadue anni quando il libro fu pubblicato. Non ha dipinto, secondo me, un giovane disadattato (come ho letto in qualche esegesi), ha raccontato qualcuno in un momento di indecisione, pena, cupezza.
Frustrazione, noia, ansia.
Un non-momento e una non-appartenenza.
Che è tipico dell’adolescenza.
Anche.
Per questo il libro (mi) rimette in bolla.

«Lo so che è morto! Credi che non lo sappia? Ma mi può ancora piacere, no? Non è mica che uno non ti piace più solo perché è morto, Dio santo, specie se è mille volte meglio della gente viva che conosci e compagnia bella.»

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Il giovane Holden 2015-06-10 18:34:18 Valerio91
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Valerio91 Opinione inserita da Valerio91    10 Giugno, 2015
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Il giovane… e basta.

“Il giovane Holden” è un libro anomalo a partire dalla sua copertina. Bianca. Nessuna immagine in fronte, nessuna trama sul retro. Eppure l’ho comprato lo stesso e, come direbbe Holden, non saprei dirvi perché e sinceramente nemmeno mi va. Salinger mi ha stupito; il suo stile è molto semplice, ma è scorrevole, coinvolgente ed estremamente efficace. Qualcuno potrà dire che non è certo uno stile eccelso, ma io lo definirei perfetto per il libro in questione, tenendo in conto che il narratore è lo stesso Holden e a lui di certo non si addiceva uno stile molto diverso.

Holden è un ragazzo ancora minorenne. Viene cacciato dall’ennesima scuola e il perché, come al solito, non saprebbe nemmeno dirvelo. Forse perché professori e compagni sono tutti ipocriti e lui l’ipocrisia davvero non la sopporta. Non è che sopporti molte cose della vita, in verità queste si contano sulle dita di una mano e non ve le saprebbe nemmeno descrivere in maniera specifica. Forse perché a dirla tutta sono cose un po’ folli, come fare “l’acchiappatore di bambini in un campo di segale” (da un canzone citata nel testo, che da’ il titolo originale al libro: “The Catcher in the Rye”, come è spiegato in una breve nota a fine libro che vi consiglio di leggere).
Holden vive reagendo impulsivamente a tutto quello che lo travolge dall’interno e dall’esterno. Se devo esservi sincero, mi sembra alquanto suonato, se non addirittura pazzo. E questo è inquietante, perché in quel giovane Holden fuori di testa mi ci sono rivisto più di una volta.
Alla fine però, l’ho capito perché è così. Holden non è altro che il ritratto della gioventù e dei suoi problemi, soltanto che in lui questi ultimi sono presenti in maniera cronica. Holden è giovane al limite e forse anche oltre. Intorno a sé vede soltanto ipocrisia e la sua anima è pervasa da una incredibile voglia di solitudine e di fuggire via da tutto. Eppure c’è sempre qualcosa che lo trattiene; qualcosa di spaventosamente semplice che lo rende felice per qualche minuto e gli lascia dimenticare temporaneamente tutto quello che detesta; qualcosa che gli fa pensare che, probabilmente, ci si può anche provare a crescere in questo mondo, anche se gran parte della gente e delle cose che lo popolano non ti piace nemmeno un po’.

"Certe cose dovrebbero rimanere come sono. Dovresti poterle mettere in una di quelle grandi teche, e poi lasciarle in pace. Lo so che è impossibile, ma comunque è un peccato."

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Arancia Meccanica.
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Il giovane Holden 2015-05-07 14:40:08 silviiia
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silviiia Opinione inserita da silviiia    07 Mag, 2015
Ultimo aggiornamento: 07 Mag, 2015
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"LA GENTE NON SI ACCORGE MAI DI NULLA"

“Chi l’aveva portato Il giovane Holden, io o tu?” chiede Alvy (Woody Allen) a Annie (Diane Keaton) in “Io ed Annie” al momento della divisione dei libri, durante la separazione. È l’omaggio di un grande regista ad uno dei libri più amati di sempre, un libro generazionale, ma non solo di un epoca a mio parere, più di una categoria, quella dei giovani che si arrabbiano, che non credono agli adulti e nella loro società ipocrita, fatta di errori, ingiustizie, false illusioni e bugie.
Ad un certo punto Holden dice a Phoebe, sua sorella minore e sua unica vera confidente: “sarei soltanto l’acchiappatore nella segale e via dicendo. So che è una pazzia ma è l’unica cosa che mi piacerebbe fare.” ovvero l’unica cosa che lo renderebbe felice sarebbe guardare i ragazzi giocare nei campi di segale e prenderli al volo prima che cadano in un burrone, ma non è sicuro di rimanere così diventando adulto.
Holden non sa cosa fare, non sa come impedire di essere intaccato dal mondo, un mondo dove “la gente non si accorge mai di nulla”; prova ad estraniarsi dalla realtà, quasi per cercare di capirla, ma non ci riesce, scappa dalla scuola e vagabonda per New York, combina un guaio dopo l’altro e non ottiene nulla. Holden è divertente, amaro e allo stesso tempo di una dolcezza disarmante, è geniale nella sua semplicità, nella sua purezza.
È un libro rivoluzionario per l’epoca, per il linguaggio fortemente moderno, “parlato” e per il modo di affrontare certi temi, quasi sacri negli anni ’50; gli stessi dubbi di Holden non sono così leciti, soprattutto in una società come quella americana, così veloce, competitiva che poco spazio lascia al pensiero, all'introspezione e alle domande. Il buon americano non si ferma, non si chiede cosa vuole davvero, entra nel vortice e ottiene quello che deve ottenere, a tutti i costi. Holden non solo non è così, non vuole neppure diventarlo; non è né un eroe né un antieroe, è solo un ragazzo che prova a capire cos’è il mondo e come viverci dentro senza perdere se stesso. Nessuno è immune da questo dilemma.
Mi sono sinceramente affezionata a Holden, ho “ascoltato” i suoi dubbi, i suoi problemi, i suoi pensieri e, che dire, anche secondo me “quelli che lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l'autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare a telefono tutte le volte che ti gira. Non succede spesso, però.“

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Il giovane Holden 2015-04-30 19:01:12 Gabbo98
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Gabbo98 Opinione inserita da Gabbo98    30 Aprile, 2015
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Il meraviglioso giovane Holden

J.D. Salinger scrisse un solo libro in vita sua. Leggendolo possiamo capire il perché: aveva partorito un’opera che sarebbe diventata immortale e che sarebbe stata quasi impossibile da superare. Difatti scrisse un libro che riesce a far prendere vita al suo protagonista fin quasi a farcelo credere il nostro migliore amico . Holden Caulfield è un adolescente di ricca famiglia che frequenta un college lontano dalla sua casa. Ciò che contraddistingue Holden è un carattere ribelle, all’apparenza burbero e quasi nichilista ma che, se scavato più a fondo, rivela un animo candido e un’intelligenza sopraffina. Holden si relaziona con tutti quelli che lo circondano in maniera sincera; senza peli sula lingua e con la sua sottile e affilata ironia che sarà uno dei tratti più caratteristici del giovane Caulfield. Il libro si apre in maniera diretta sull’azione: Holden è stato espulso per la terza volta da un college e passa la sua ultima sera alla Pencey. In quest’ultima sera conosciamo attraverso gli occhi del protagonista i suoi abituali compagni di vita, dal professore che cerca di portarlo sulla retta via, passando per i suoi amici del college, l’odioso Ackley e il narcisista Stradtler, suo compagno di stanza. Viviamo così il disagio che accompagna Holden in tutta la sua vita collegiale dato che frequenta gente con cui non condivide niente. Holden sa di essere diverso, sa che non appartiene a quella gente, sa che non troverà nessuno che lo possa capire fino in fondo, non solo in quella scuola ma in ogni luogo che calpesterà. Ma oltre a questo Holden sa che non gliene importa più di tanto della compagnia, per lui un semplice riempitivo della vita. Gli unici personaggi a cui tiene sono infatti pochi: D.B. ,suo fratello maggiore scrittore, Phoebe, sua sorella minore, Allie, l’ultimo dei tre fratelli che era morto qualche tempo prima e infine Jane, sua vecchia amica-vicina di casa, forse l’unica persona al di fuori della sua famiglia con la quale aveva un rapporto speciale. Per il resto del romanzo seguiamo i tre giorni più importanti della vita di Holden, in una sorta di via crucis che lo porterà ad una redenzione ed ad una consapevolezza a tutto tondo del suo essere. In questi tre giorni Holden dilapiderà tutti i suoi risparmi nel viaggio in incognito di ritorno a casa, affrontando a viso aperto e muso duro la vita con tutte le sue difficoltà. In questi giorni infatti si avvicendano degli episodi che marcheranno Holden in maniera fondamentale nel suo viaggio interiore, un viaggio che culminerà nella sua piena maturazione.
Ciò che rende Il giovane Holden un capolavoro unico nel suo genere è prima di tutto il suo protagonista. Un ragazzo ribelle col quale sin dalle prime battute o si entra in totale empatia o si mal sopporta per tutto il libro. Holden è un personaggio che esce dagli schemi, rappresenta il male di vivere e il sentimento di inadeguatezza tipica di molti adolescenti, per cui va accettato in tutta la sua interezza e in tutte le sue sfaccettature. Salinger compie un lavoro perfetto nella creazione del personaggio, infatti durante la lettura si consolida sempre più un sentimento di amicizia con il protagonista.
Dal punto di vista stilistico il romanzo è narrato in prima persona da Holden, qualche mese dopo le sue avventure; lo stile è quindi asciutto, leggero e confidenziale, tanto che sembra che il narratore ci stia raccontando faccia a faccia ciò che gli è successo.
Il giovane Holden rimane quindi a mio parere una pietra miliare dei romanzi di formazione, adatto a chi si sente incompreso o fuori posto nella vita, è un libro che porta speranza oltre al divertimento. Unico difetto: finisce.

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consigliato a chi vuole leggere un libro di formazione davvero emozionante
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Il giovane Holden 2014-12-29 15:28:59 Pia Sgarbossa
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Pia Sgarbossa Opinione inserita da Pia Sgarbossa    29 Dicembre, 2014
Ultimo aggiornamento: 29 Dicembre, 2014
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DIFFICILE CRESCERE...PER TUTTI!

Ho arrancato nella lettura per due terzi del libro, tanto da arrivare a pensare di abbandonarlo.
Proprio non riuscivo a provare simpatia per un ragazzino poco più dodicenne, abituato ad essere allontanato dai college per negligenza nello studio e che si racconta con il linguaggio spavaldo e immediato di un ragazzetto che si rivolge a noi lettori come stesse parlando ad un amichetto.
Non capivo i suoi atteggiamenti di rifiuto per chi non si presentava a scuola con una valigia di lusso: per lui era difficile star bene in camera con ragazzi del genere.
Un ragazzino facile a menzionare la guerra nucleare come si trattasse di una partita di calcio; abituato a contare sui soldi dei suoi genitori, tanto che quando decide di scappare da scuola, può tranquillamente scorrazzare per Ney York col taxi...alloggoggiare una notte in hotel...provare ebbrezze adulte premature ( alcool, incontro con una prostituta...); pronto a nascondere la propria introversione attraverso l'uso facile e spontaneo di menzogne.
Certo ammetto che il giovane Holden qua e là sprizza pensieri e gesti di buon sentimento...questo si! Come nei momenti in cui racconta il suo legame col fratello morto...o quando intenerisce per la sua introversione che cerca di vincere attraverso l'uso della menzogna...o quando ancora manifesta pudore e rispetto nei confronti dei genitori.
Poi , proprio quando mi stavo per arrendere, nell'incontro tra il giovane con un professore comprensivo, scattano in me delle buone riflessioni, che mi inducono a rivedere l'intero racconto sotto una nuova luce.
Ho contestualizzato la narrazione nell'epoca e nell'ambiente, prima di tutto...
Ecco, è stato a questo punto che mi sono accorta che avevo di fronte un ragazzo in cerca di un qualcosa che il suo ambiente non gli può offrire e che , come capita ad ogni adolescente, inizia ad essere messo in discussione ...tutto...compreso lo stesso professore...giustamente!
Lui si presenta con il suo modo di percepire la realtà che gli è stato inculcato dall'educazione che ha ricevuto. A stento riesce a capire gli altri e a sganciarsi da preconcetti imposti; in lui vi è un anelito all'entusiasmo per la vita che di continuo si incontra / scontra con la realtà , in particolare quella scolastica in cui è costretto a vivere.
Ecco che allora questo ragazzino, da antipatico, inizia a farmi tenerezza e inizio a comprenderlo meglio nelle sue azioni e nei suoi inevitabili errori...
E capisco anche il perchè della scelta relativa al titolo, che per noi è difficile tradurre...
Ogni adolescente (con un animo capace di grandi sentimenti e spontaneamente portato ai buoni sentimenti) sa trasformare una semplice frase significativa tratta da un brano, una poesia, una canzone (come in questo caso ) in un inno al proprio riscatto...
E Holden a questo punto si rivela in tutta la sua grandezza, che leggiamo in particolare nel suo rapporto con la sorellina...
Holden, il ragazzo che osa salvare chi è in bilico...in primis, se stesso.

"NON RACCONTATE MAI NIENTE A NESSUNO. SE LO FATE, FINISCE CHE SENTITE LA MANCANZA DI TUTTI COLORO DI CUI AVETE PARLATO"

P.S. E' ormai passato mezzo secolo da quando è stato scritto questo libro e lo si nota...Un esempio: la parola ca... , che lui scrive come ho fatto io e che cancella dai muri perchè non venisse letta dalla sorellina , ai giorni nostri , fa parte del linguaggio corrente della realtà odierna: c'è chi addirittura non sa più parlare senza dirla!

Buona Lettura,
Pia

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A chi è interessato alle problematiche dell'adolescenza e ha la giusta sensibilità per coglierne la complessità.
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Il giovane Holden 2014-08-20 13:44:42 Cristina72
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Cristina72 Opinione inserita da Cristina72    20 Agosto, 2014
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Sull'orlo di un dirupo

Non mi sembra un romanzo perfetto, né per stile né per contenuti, e tutto sommato non è troppo lontano dalla verità chi lo ritiene sopravvalutato.
C’è Holden Caulfield, il protagonista, adolescente di buona famiglia in crisi esistenziale espulso dall’ennesima scuola prestigiosa, e c’è la New York degli anni Quaranta, caotica, accogliente, corroborante come un whisky e soda.
Lo stile è quello informale e menefreghista di certa letteratura americana (Twain, Kerouac, Fante), ma decisamente meglio di Salinger hanno fatto i suoi tre connazionali.
Lo scrittore riesce a colpire nel segno con l'arguta descrizione di certi personaggi e col messaggio finale, che trasmette senza scadere nel melenso la forza salvifica dell’amore più puro, ma le ripetizioni si sprecano: non passa pagina senza che qualcuno o qualcosa venga definito “maledetto”, “stramaledetto”, “dannato”, mentre gli “eccetera eccetera” spuntano ogni due righe e frasi della serie “mi lasciò secco”o “è deprimente” sono spalmate ovunque.
Il tutto alla lunga stanca e fa perdere spontaneità e freschezza alla narrazione, che in certe parti appare anche un po’ ruffiana e autoreferenziale.
L’immagine del ragazzo burbero e dal cuore d’oro, allergico all’ipocrisia sociale, rischia di inciampare in pieno proprio in quella stessa ipocrisia quando l’io narrante se ne esce con riflessioni del tipo: “Io sono di un’ignoranza crassa, ma leggo a tutto spiano”, oppure, intenerito da due suore povere, “Cominciavo a pentirmi di aver dato soltanto dieci dollari per la questua”.
Anche le riflessioni su Gesù e la religione, che fecero tanto scalpore all'epoca in cui il libro uscì, suonano più banali che anticonvenzionali.
La paternale ricca di buon senso che gli propina un professore mezzo sbronzo, forse pederasta, è una fra le parti più significative del libro, e sono gustosi certi siparietti vagamente demenziali con compagni di scuola detestabili e con eccentrici tassisti newyorkesi.
Cosa vuole Holden?
Lo confida alla sorellina Phoebe, bambina saggia e intelligente: “Sarei soltanto l'acchiappatore nella segale e via dicendo. So che è una pazzia, ma è l'unica cosa che mi piacerebbe fare”.
Acchiappare al volo sull'orlo di un dirupo bambini che giocano in un campo di segale e che corrono senza guardare, salvarli per salvare se stesso, in definitiva, nel passaggio insidioso dall'infanzia all'età adulta.
Il clou del romanzo sta nel rapporto del protagonista con la piccola Phoebe, che con la sua purezza infantile riesce ad “acchiappare” in corsa il fratello.
Grazie a lei Holden capirà che l'amore perfetto è quel calore trasmesso da chi si preoccupa di metterti un berretto in testa se inizia a piovere, e sentirà la gioia semplice e infinita di veder felici le persone che ami.
Mentre fanno un giro su una giostra, per esempio, senza un brutto pensiero al mondo:
“Dio, peccato che non c’eravate anche voi”.

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Il giovane Holden 2014-03-17 09:53:08 F.Angeli
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F.Angeli Opinione inserita da F.Angeli    17 Marzo, 2014
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Ragazzi, che libro!

Un libro piuttosto particolare, in quanto non possiede una vera e propria trama: si basa su poche giornate di disavventure e disordini interiori del protagonista Holden, un ragazzo che non riesce a trovare la sua strada, disorientato e scontroso con il mondo e le persone che lo circondano. Il sedicenne Holden Caulfield è l'incarnazione delle crisi che quasi ogni ragazzo affronta durante il suo periodo di crescita, dovute all'indecisione del proprio futuro e alla voglia di restare adolescente. E' una storia che piace a quasi tutti, in quanto ogni persona ha affrontato almeno in parte le problematiche delineate nel libro.

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Consigliato a chi ha letto...
Va bene a tutti, in ognuno di noi vive un po' del ribelle Holden Caulfield.
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Il giovane Holden 2014-02-18 14:12:19 merio955
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merio955 Opinione inserita da merio955    18 Febbraio, 2014
Ultimo aggiornamento: 23 Febbraio, 2014
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Il mio amico Holden

Il giovane Holden" è un romanzo di J.D. Salinger e mi ha mandato 
letteralmente in "sollucchero". Possiedo la versione Einaudi da 248 pagine. 
Pubblicato per la prima volta nel 1951. L'opera tratta del giovane Holden, 
estroso ragazzo sedicenne, e viene messa in luce la sua visione della reltà; 
realtà che egli non ama e rifiuta, dove l'unica via di scampo è la menzogna. 
Holden viene espulso da scuola per gli scarsi risultati scolastici e dopo 
alcuni screzi con i compagni di alloggio, decide di tornare a New York e 
svagarsi prima che i genitori siano avvertiti della sua ennesima espulsione. 
Nella Grande Mela fa diverse esperienze, ma tutte deludenti. In molti punti 
il libro mi ha fatto sorridere ma nel medesimo momento è emersa un profondo 
scontro con la verità, che il protagonista non accetta e che spesso lo porta 
a fare domande che all'apparenza possono sembrare senza senso. Una 
peculiarità del romanzo è il lessico utilizzato da Salinger, giovanile, 
piena di asserzioni appartenenti ad un ragazzo e anche in alcuni casi 
volgare, la sintassi e semplice e coincisa, molto aderente al personaggio. 
Un libro fantastico e dalla semplicità geniale. Pagina dopo pagina è emerso 
in me una profonda empatia per il piccolo newyorkese, che nonostante sia un 
lavativo in ciò che non ama, dimostra una grande acutezza nel dipingere la 
realtà e smascherare tante ipocrisie che esistono nel mondo. Un romanzo 
senza età, sempre odierno che consiglierei a tutti quei ragazzi che si 
affacciano all'adolescenza, quando la dura realtà penetra nei cuori e non si 
ci sente compresi dal mondo! Salinger con questo testo, come ha fatto per 
più di cinquant'anni con altri lettori mi ha abbracciato, un libro che può 
far sentire meno soli. 

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Il giovane Holden 2014-01-30 16:17:21 Eu93
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Opinione inserita da Eu93    30 Gennaio, 2014

Super!

Questo libro è uno di quelli che cercano sempre di propinarti: a partire dall'ultimo anno della scuola media a circa metà delle superiori tutti gli insegnanti che ho avuto l'hanno infilato nelle varie liste di letture consigliate per le vacanze, e ad un certo punto della mia adolescenza hanno pure pensato di regalarmelo. L'ho iniziato qualcosa come una decina di volte per poi dimenticarmene completamente; finchè l'altro giorno per qualche ragione avevo deciso che era giunta l'ora di leggerlo, una volta per tutte.

L'ho finito in due giorni e finalmente l'ho capito. Ci si mette un po' per entrare nel ''mood'' del protagonista: probabilmente il motivo per cui per tanto tempo non sono riuscita ad andare avanti nella lettura è che per le prime venti pagine mi sembrava solo un ragazzetto con un modo buffo di parlare ("La mia infanzia schifa'', "Tutte quelle baggianate alla David Copperfield'', ''Mi lasciò secco'', e via dicendo), per giunta un po' immaturo e schifato all'incirca da qualsiasi cosa.
Una volta superati questi scogli, che in realtà a ragion veduta sono proprio i punti di forza del romanzo, ci si rende conto di come Holden sia innanzitutto un ragazzo buono e spontaneo, che si lascia guidare dai sentimenti del momento e pertanto può risultare immaturo e impulsivo; in realtà possiede un incredibile spirito critico, prima di tutto nei confronti di se stesso.
Il personaggio di Holden è stato definito ''apatico'' e che ''non prende mai posizione''; secondo me invece è semplicemente un ragazzo confuso e alla costante ricerca della purezza: è commovente il modo in cui parla della sorellina, ''la vecchia Phoebe'', come se fosse l'unica persona al mondo in grado di capirlo, l'unica, appunto, pura, in un mondo corrotto.

Ho trovato ammirevole il modo in cui Salinger riesce ad immedesimarsi e immedesimarci nella mentalità e nel linguaggio di un diciassettenne, creando un personaggio così autentico da riuscire a far provare al lettore un senso di empatia nei suoi confronti, quasi un legame, perché Holden secondo me rappresenta la critica e la rabbia di noi tutti, non limitatamente all'adolescenza ma nei vari momenti della nostra vita.

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Il giovane Holden 2014-01-08 07:45:17 Massimo80
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Massimo80 Opinione inserita da Massimo80    08 Gennaio, 2014
Ultimo aggiornamento: 17 Marzo, 2014
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This is no "goddam phony" book!

'The Catcher in The Rye' me lo sono gustato in lingua originale ed i pareri negativi che ho letto qui non trovano assolutamente riscontro con quella che é la mia percezione dell'opera, forse perché molte delle critiche sono rivolte allo stile, evidentemente non cosí facile da rendere nella traduzione italiana.

La prima considerazione dopo aver letto le pagine iniziali é stata: "Questo libro deve aver avuto negli anni 50 lo stesso impatto che da noi ha avuto 'Jack Frusciante E' Uscito Dal Gruppo' negli anni 90", per poi scoprire che Brizzi aveva definito l'uscita di John Frusciante dai RHCP come qualcosa che faceva molto Salinger, prova che il giovane scrittore italiano ne era certamente stato influenzato. Ma basterebbe giá solo pensare all'analogia tra "old Phoebe" e "il vecchio Alex" per convincersene. In ogni caso indago ancora e ad ulteriore conferma leggo che la critica spganola definisce Brizzi il "Salinger italiano'.

Mi ha poi fatto pensare a Mark Twain, precisamente ad un Mark Twain del mondo adolescenziale, per via dell'umorismo che contraddistingue entrambi gli autori, sebbene alle prese con due etá cosí vicine e cosí diverse. Ebbene, smanetto ancora sul web e scopro che l'Holden é stato spesso associato all'Huck Finn da fior fior di critici, cosa che mi ha fatto sentire molto "orgoglione" perché, pur non essendo un lettore accanitissimo, ho giá un discreto bagaglio letterario per scovare i libri che si sono "parlati", come direbbe il grande Umberto Eco.

Per concludere, libro originalissimo e bellissimo. Da leggere!

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Il giovane Holden 2013-11-09 18:20:33 annamariabalzano43
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annamariabalzano43 Opinione inserita da annamariabalzano43    09 Novembre, 2013
Ultimo aggiornamento: 09 Ottobre, 2014
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Il giovane Holden di J.D.Salinger

Il romanzo “Il giovane Holden” di Salinger comparve nel 1951 e nel suo protagonista si riconobbe tutta una generazione di giovani americani. Letto oggi a più di cinquant’anni di distanza esso appare di un’attualità sconcertante, ma non sorprendente per la capacità di rappresentare la difficoltà e la sofferenza inevitabili per la crescita di ogni individuo.
Si tratta di un vero viaggio di iniziazione che Holden intraprende, nel momento in cui, con un atto di ribellione, abbandona la scuola che frequenta rifiutando con essa anche gli amici di cui non sopporta i difetti e gli insegnanti di cui pure riconosce il valore. Il suo dramma nasce nel momento stesso in cui si scontra con la realtà. Egli confessa sin dall’inizio di essere un grande bugiardo: questa necessità di rifugiarsi nella menzogna deriva proprio dalla sua difficoltà di accettare il mondo così com’è, con le sue ipocrisie, le meschinità, l’arrivismo e l’arroganza. Siamo di fronte all’eterna dicotomia tra sincerità e menzogna: il mondo dei giovani, quello incontaminato e puro non accetta il compromesso.
Il suo vagare per le strade di New York lo porta ad eccessi a cui non è abituato, al fumo eccessivo, al consumo di superalcolici, al fallito approccio con una prostituta, all’incontro/scontro con un’amica che ammira, ma che è troppo frivola e poco comprensiva. La vita notturna di Holden lo porta a contatto con un’umanità diversa, a volte ai margini della società, di cui egli ha in fondo orrore e terrore, ma che diventano la tappa necessaria alla sua crescita. La sua in fondo è la storia di una speranza delusa, che lo induce a porre domande che sembrano assurde, come quando chiede al tassista se egli sappia dove vadano le anatre quando il lago gela. Nel mondo in cui Holden, in cui i giovani di ogni epoca vivono, non è lecito preoccuparsi di questioni che appaiono inutili e senza senso.
Da qui nasce quel grande sogno di diventare “the catcher in rye”, come confesserà alla sorella Phoebe, l’unica con cui riesce a mantenere un rapporto di confidenza e fiducia. Holden coltiva nella sua mente la grande speranza di poter salvare quei giovani che, giocando in un campo di segale, finiscono sull’orlo del baratro: ed è il verso del poeta Robert Burns che egli ripete, ma in questo mondo, egli dice, non c’è posto per “l’acchiappatore nella segale”.
Un romanzo che a tratti ha toni satirici e a tratti persino comici, ma che in sostanza è di un’amarezza infinita. La traduzione italiana, per quanto ottima, non può certamente rendere fedelmente il significato originale del testo. Questo è il motivo per cui si è preferito rendere il titolo con il nome del protagonista, vista la difficoltà di rendere in italiano l’espressione “The catcher in the rye”, che poi assume un forte significato simbolico. Ma è tutto il linguaggio che Salinger usa, un linguaggio tipicamente giovanile, che è difficile da rendere fedelmente. E bisogna senz’altro riconoscere che una delle ragioni del grande successo di questo romanzo è da attribuirsi proprio all’espressione linguistica così aderente alla realtà del mondo dei giovani.
Un testo, questo, la cui lettura dovrebbe essere obbligatoria nelle scuole superiori, sicuramente un “must” per insegnanti e genitori.

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Il giovane Holden 2013-07-02 15:33:10 Giovannino
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Giovannino Opinione inserita da Giovannino    02 Luglio, 2013
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Il giovane vecchio Holden.

Stavo mettendo a posto un po' di libri e di altre cose da un comodino, quando ecco che tra una cosa e l'altra mi compare davanti uno dei più grandi classici del 900. Copertina bianca, niente foto o disegni, old style, solo due grandi scritte in alto "J.D. Salinger" e subito sotto "Il Giovane Holden". Subito mi torna in mente quando lo lessi per la prima volta, circa 13 anni fa (primo o secondo liceo, non ricordo bene), ma si sa, quello che si legge da giovani non di apprezza mai troppo (soprattutto se ha le forme di un "compito per l'estate") e così, non avendo libri attualmente sotto mano, decido di rileggerlo. Come saprete tutti, la storia si svolge in una settimana circa, ed è quella di un ragazzo, Holden Caufield appunto, che dopo l'ennesimo brutto voto al college decide di abbandonarlo per tornare verso casa (New York) ma prima di farlo usa i soldi che aveva da parte per imbattersi in diverse avventure (alcool, prostitute, locali poco raccomandabili) e soprattutto per "approcciare" per la prima volta il mondo degli adulti, mondo che troverà corrotto, sporco e comandato solo dal dio denaro. Troverà invece puro, semplice e genuino solo il mondo dei bambini, e questo ci sarà poi chiaro verso la fine quando scopriremo il rapporto intenso ed idilliaco che il "vecchio" Holden (per dirlo alla sua maniera) ha con la sorellina minore Phoebe. Il romanzo è sicuramente uno dei classici del 900, nonché uno dei migliori (a mio avviso Il migliore) romanzo di formazione. Logicamente, essendo pochi i luoghi che lo compongono, ed anche pochi i personaggi principali, tutta la storia è incentrata sul protagonista, che Salinger disegna in maniera perfetta. Holden è un giovane intelligente ed astuto, coraggioso in alcune occasioni, molto meno in altre, ma spesso insicuro. L'insicurezza del nostro protagonista la vediamo in diverse occasioni, come quando accetta la prostituta nella sua stanza per poi trovarsi in imbarazzo al suo cospetto, insicurezza dovuta per la maggior parte alla giovane età, e quindi all'innocenza che contraddistingue l'età dell'adolescenza, in cui spesso il "male" non viene notato in alcune situazioni anche se palese. Il personaggio di Holden mi ha ricordato in questa rilettura, a tratti, il Bandini di Fante, quello che provoca, quello che attacca per non essere attaccato, ma alla fine è sempre lui ad avere la peggio e a dover arrendersi alle ingiustizie. Ma sia Bandini che Holden sono contraddistinti da un grande cuore. La vicinanza al mondo "puro" dei giovani e dell'adolescenza in contrapposizione a quello "impuro" degli adulti lo vediamo subito fin dal titolo originale "The Catcher in the Rye". Inizialmente ho letto diverse interpretazioni sul titolo, poi ho capito che il significato lo dice lo stesso Holden, quando in mezzo ad un campo di segale, mentre dei bambini giocano a baseball, lui vorrebbe stare tutto il giorno lì per prenderli al volo prima che giocando cadano in un burrone. Ha un gran cuore Holden, forse dovuto all'innocenza dell'adolescenza (fosse stato adulto sarebbe stato così?), forse per contrapposizione al cinismo del mondo adulto. Insomma un romanzo che ho riletto con piacere, apprezzandolo se possibile ancora di più.

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Il giovane Holden 2013-06-26 20:22:50 Non è importante
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Opinione inserita da Non è importante    26 Giugno, 2013

Vattelapesca!

Quando ho comprato la copia de "Il giovane Holden", dopo averla cercata varie volte in libreria, ero veramente in SOLLUCCHERO (cit. libro)! Non vedevo l'ora di leggerlo e arrivare all'ultima pagina.
Non appena ho letto i primi capitoli, avevo ancora lo stesso pensiero in mente...ma non in senso positivo! Pagina dopo pagina l'entusiasmo è evaporato, sostituito da un'irrefrenabile voglia di chiuderlo e lasciarlo sulla mensola, senza averlo finito. Ovviamente alla fine ho deciso di terminare la lettura, perchè volevo dargli una possibilità fino alla fine.
Le intenzioni c'erano...
Insomma, questo è stato uno dei pochi libri che ho letto con malavoglia. Duecento pagine non sono niente, e invece ho impiegato giorni per raggiungere l'ultimo capitolo!
Lo stile non è granchè. E' vero comunque che riprende il linguaggio giovanile del suo tempo, ma tutti quei "e via discorrendo", "eccetera eccetera" "vattelapesca" e "e compagnia bella" mi hanno fatto storcere la bocca più di volta. Insomma, andrebbe bene (diciamo così) in un linguaggio colloquiale, parlato, ma NON scritto. Sul serio, questa cosa non è piaciuta per niente, tuttavia è originale, gliene do atto.
Passiamo al contenuto. Io personalmente non l'ho trovata particolarmente entusiasmante. Lui gira per New York perchè è stato sbattuto fuori dalla scuola e non vuole tornare a casa per dirlo ai suoi.
Io non riesco a capire qual'è il significato che Salinger vuole far emergere dalle "avventure" di questo ragazzo. Il disagio giovanile? Il senso di smarrimento degli adolescenti? L'incomprensione verso la società? Ok, magari queste sono alcune delle cose che l'autore vuole farci capire, però nella lettura tutto questo si perde a causa delle vicende, profondamente noiose.
L'unica scena che mi è piaciuta è quella con il suo ex professore, Antolini: il suo discorso è stata l'unica parte del libro che ho letto con notevole interesse.

Quindi ecco il mio giudizio finale: sono rimasta molto delusa da questo libro (e lo dico con rammarico).

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Il giovane Holden 2013-06-09 11:56:19 enricocaramuscio
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enricocaramuscio Opinione inserita da enricocaramuscio    09 Giugno, 2013
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Il disagio giovanile

Mancano pochi giorni alle vacanze di Natale quando il giovane studente di Pencey Holden Caulfield apprende di essere stato allontanato dall’istituto per scarso rendimento. La notizia non sembra sconcertarlo particolarmente, anche perché non è la prima volta che il protagonista del libro viene cacciato da una scuola per lo stesso motivo. Ribelle, indifferente e spavaldo, Holden anticipa la partenza dal college senza però avere nessuna intenzione di rientrare in casa prima del previsto. Forte di un discreto gruzzoletto di denaro, vaga invece per tre giorni per le strade di New York tra alberghi, bar e night club, atteggiandosi a uomo vissuto e incontrando gente di ogni risma, tra cui vecchi compagni, amiche, suore amanti di Shakespeare, prostitute con strani protettori, scialbe signore con il pallino delle star e burberi tassisti esperti di zoologia. A prima vista appare un piccolo sbruffoncello immaturo, un indolente figlio di buona famiglia che gioca a fare il grande con i soldi di papà. Ciò gli impedisce di riscuotere grandi simpatie nell’animo del lettore. Ma pian piano Salinger tira fuori ciò che c’è dentro la corazza esteriore del protagonista, mettendo in mostra la sua fragilità e ponendolo sotto una luce diversa. Capiamo allora che si tratta di un ragazzo molto sensibile che si trova a dover fare i conti con un mondo crudele, ipocrita e insensato cui non sente di appartenere e da cui sogna di poter scappare andandosene lontano, di abbandonare una società repellente rifugiandosi in una capanna vicino ad un bosco e fingendosi sordomuto per risparmiarsi “tutte quelle maledette chiacchiere idiote e senza sugo”. Con il suo slang giovanile (per l’epoca) e sgangherato, Holden ci racconta in prima persona il crescendo della sua depressione, alternando profonde e spesso mature riflessioni sullo “schifo” che lo circonda a puerili fantasticherie da ragazzino, spiegando i tormenti interiori che lo attanagliano e il bisogno di purezza che sfoga rifugiandosi nell’innocenza della sorellina Phoebe e nel ricordo di Allie, il suo fratellino morto. Un eroe atipico per un romanzo non certo politicamente corretto, con cui Salinger affronta un tema sempre attuale come il disagio giovanile nei confronti del mondo adulto e più in generale quello di tutte le anime particolarmente sensibili rispetto ad una società malata e alienante.

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Il giovane Holden 2013-05-25 09:42:16 Annalisa85
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Annalisa85 Opinione inserita da Annalisa85    25 Mag, 2013
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UN SOLLUCCHERO DI LIBRO

L'ho trovato geniale per la capacità che ha avuto l'autore di pensare e scrivere nello stile di un diciassettenne. Non che tutti i diciassettenni scrivano così, però Holden lo dice: "ho un modo di parlare schifo". Ed ecco che il libro è stato scritto così come Holden parla, con ripetizioni ed espressioni utilizzate nel suo linguaggio parlato. Scritto in prima persona, riporta i suoi pensieri e i suoi tormenti. A volte può risultare insopportabile, non è mai in vena di fare nulla, altre volte, nella lettura, ti scappa una spontanea risata per i pensieri che fa. Leggendo qualche altra opinione qua e là mi è capitato di trovare qualcuno che non consiglierebbe di far leggere il libro alle superiori perchè Holden non è un esempio di ragazzo. Non sono affatto d'accordo con questi che la pensano così. Holden è un personaggio "buono". Tormentato si... è un adolescente. Anticonformista. Sbattuto via più volte da scuola, fuma e quant'altro... ma è un personaggio buono. Non gli piacciono i bulli, gli sbruffoni, non sopporta chi rispetta una persona solo per il denaro che possiede...
In definitiva credo che per capire il personaggio di Holden bisogna semplicemente andare un po' oltre le righe. Libro consigliato a tutti... adolescenti e non.

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Il giovane Holden 2013-03-08 10:00:15 martino81
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martino81 Opinione inserita da martino81    08 Marzo, 2013
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grande libro

L'ho trovato un grande libro non solo per la sua piacevolezza nel leggerlo in quanto scritto in una maniera semplice con dialoghi concisi, ma anche perchè l'ironia del giovane Caufield giunge contagiosa,lui che e' un anticonformista con una rabbia dentro che magari a qualcuno può non piacere ma a me ha colpito molto.Ci sono gli avvenimenti scolastici tra cui la bocciatura non fatta sapere ai suoi,la descrizione dei compagni,con diverse espressioni linguistiche giovanili che a quel tempo erano difficile da trovare evidentemente nella prosa...e poi per citare Holden,chissà dove andranno le anatre quando il lago ghiaccia...Imperdibile!

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Il giovane Holden 2013-02-10 18:53:45 antares8710
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antares8710 Opinione inserita da antares8710    10 Febbraio, 2013
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Il disagio di un giovane critico

Scritto agli inizi degli anni '50, Il giovane Holden rappresenta uno dei libri più importanti della letteratura americana del Novecento e un passaggio obbligato per chiunque si interessi di narrativa. Senza contare, tra l'altro, la grande influenza che il romanzo ha avuto nella cultura popolare nei decenni successivi.
Si tratta, a mio avviso, di uno di quei libri che dividono l'opinione dei lettori: ho sentito da una parte persone che lo esaltano come un grandissimo capolavoro, e dall'altra invece persone che lo considerano pesante o noioso. Sicuramente è un libro che non passa indifferente.
La trama si sviluppa intorno alla figura dell'adolescente Holden Caulfield, un ragazzo particolarmente acuto e sensibile, senza troppa voglia di studiare, che guarda alla realtà con forte spirito critico. E' fondamentalmente un ribelle, che non accetta il mondo degli adulti, che disprezza le convinzioni e gli atteggiamenti superficiali dei suoi coetanei. Il giovane Holden non riesce a sentirsi parte integrante di una società costruità sull'apparire e su falsi valori come il denaro. L'unica persona che sembra capirlo è la piccola sorella Phoebe, la quale nutre nei confronti del fratello un'ammirazione sconfinata.
La narrazione dell'autore si concentra sul disagio dei giovani e sulla loro difficoltà di comunicare con il mondo che li circonda: per questo lo considero un libro attualissimo che merita di essere letto.
So che può risultare noioso e poco coinvolgente ma nonostante una lettura non proprio facile, credo che questo libro merita attenzione per l'importanza che ha avuto nella letteratura del Novecento.

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Il giovane Holden 2013-01-18 13:41:26 Giraffa
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Giraffa Opinione inserita da Giraffa    18 Gennaio, 2013
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Un libro che ti cambia

Sicuramente molto rivoluzionario dato che negli anni '50 era insolito trovare un libro stracolmo di parole come 'schifo', 'dannato', 'maledetto', 'vecchio', ma allo stesso tempo riesce a coinvolgerti. Adattissimo agli adolescenti pieni di rabbia e amanti della lettura, ottimo anche per qualsiasi altra età dato lo stile adatto a tutti.

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Il giovane Holden 2013-01-16 15:25:45 Davide
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Opinione inserita da Davide    16 Gennaio, 2013

IL NON LIBRO (contiene spoiler)

!!ATTENZIONE!!
questo commento presenta spoiler
Ma dai...dite che è bello,fantastico,ma in realtà non ha alcun senso...
17 anni,fumatore,ricco di parolacce,senza alcun significato.
queste sono le uniche cose che il libro mi ha lasciato oltre a un ritmo narrativo più lento di una lumaca e un linguaggio irritante.
non sa prendere una decisione e se la prende ne paga le conseguenze(è il caso della prostituta,che prima la vuole ma quando arriva in camera non lo vuole più fare e lei le chiede il doppio. ora spiegatemi il nesso logico!!!, o quando vuole parlare con Jane ma non ci riesce perchè non ha nessuna voglia,in quel preciso momento ho pensato che l'autore mentre lo stesse scrivendo abbia avuto delle crisi di identità). Una cosa poi che mi ha fatto arrabbiare è stata quella che lo propongono al 1°superiore !! dove già si sà che gli adolescenti prendono l'esempio sbagliato da tutto ciò che hanno in mano,a sentire queste cose rabbrividisco e penso a come potrebbero diventare le prossime generazioni...

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DEI LIBRI SENZA SENSO
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Il giovane Holden 2013-01-04 09:20:51 faithpirate
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faithpirate Opinione inserita da faithpirate    04 Gennaio, 2013
Ultimo aggiornamento: 04 Gennaio, 2013
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Un holden non così entusiasmante

Toru ( protagonista di Norwegian Wood di Murakami ) mi ha fatto venir voglia di leggere questo libro insieme al Grande Gatsby.
Che dire sono rimasta un po' interdetta nel senso che: non è che non mi sia piaciuto, ma non l'ho trovato molto entusiasmante.. una storia carina senza dubbio, ma dalla quale mi aspettavo di più.
Forse penso che l'età in questo romanzo sia essenziale, se lo si legge in adolescenza può rivoluzionarti il mondo.. se lo si legge un po' più in là no.
Holden è un ragazzo molto confuso perché non sa gestire le situazioni in cui si trova data la sua età, dunque è un po' un personaggio che può rappresentare la maggior parte dei giovani in quella fase.
Lo stile di Salinger comunque mi è piaciuto, i dialoghi, le freddure, le riflessioni dei personaggi e le battute non erano male.
Una cosa che non mi spiego è come ha fatto a vendere così tanto con un personaggio principale che nella sua totalità é così noioso e insipido..misteri della vita!

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Va letto, certamente, magari però non comprato.. fatevelo prestare da qualcuno o prendetelo in prestito da una biblioteca..
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Il giovane Holden 2013-01-03 17:35:05 Specett
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Opinione inserita da Specett    03 Gennaio, 2013

Parallelo

Leggo commenti e giudizi contrastanti su quest'opera che nel 1951 quando uscì doveva apparire assolutamente rivoluzionaria per lo stile e il contenuto.
Essa vuole essere una lettura della vita di un adolescente come doveva apparire ai suoi occhi. Egli denota denota tutte le insicurezze, le problematiche giovanili e i problematici rapporti con gli altri, coetanei o adulti che fossero.
Il linguaggio doveva essere molto originale per i tempi e i tormentoni vari, i "maledetto", i "così via", i "vattelapesca" trovano altrettanti paralleli nei discorsi dei coetanei di Holden del XXI secolo.
Certo i contenuti non sono da romanzo d'avventura, ma non credo che tenere col fiato sospeso i lettori fosse l'obiettivo di Salinger.

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Il giovane Holden 2012-12-27 15:12:01 Giuliano
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Opinione inserita da Giuliano    27 Dicembre, 2012

Terribilmente noioso, privo di una conclusione

Consiglio vivamente di non leggerlo. Il titolo in italiano (come pure quello in lingua madre) catturano l'attenzione per indicare un'opera priva di contenuti. La narrazione è basata su uno stile comunicativo piuttosto moderno ed accattivante, ma sprecato per una storia poverissima di contenuti e spunti riflessivi. Il linguaggio e la volgarità sono ripetitivi e grossolani (forse colpa della traduzione). Il racconto è nel complesso lineare nell'elencare un numero ristretto di vicende che accadono e un elevato numero di ricordi insignificanti del protagonista e personaggi che non fanno altro che tediare il lettore nella lettura, ansioso di scoprire cosa accadrà numerose righe più avanti e prontamente deluso da svolte inesistenti. Il Giovane Holden è piuttosto un vecchio apatico che trasmette filosofia spicciola sulla quotidianità: non istruisce e non porta a nessuna riflessione particolare. Gli aneddoti nel libro sono banali quanto le situazioni proposte e chi legge si vede privato persino di una semplice e discreta panoramica sull'epoca e i colori dell'ambientazione.

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Il giovane Holden 2012-12-09 09:40:29 RobertoNatale
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Opinione inserita da RobertoNatale    09 Dicembre, 2012

Fantastico

Quando ho letto questo libro non ne conoscevo l'immensa popolarità che già da tempo lo aveva reso un best seller americano. In genere non mi sono mai piaciuti i romanzi descrittivi o roba del genere. Devo ammettere però che sono rimasto colpito tant'è che decisi di leggero almeno due volte per dare una mia opinione precisa. Leggetelo anche voi una seconda volta.
Non mi ritrovo nei commenti dati da molti prima di me, non riesco a capire come mai in molti lo avete trovato pesante e difficile da leggere. Tre catcher in tre rye è scritto in maniera magistrale. La scrittura è limpida e piacevolmente scorrevole. Il modo in cui con il soutilizzo di carta e penna si sia riuscito a creare una vera persona in maniera cosi autentica è impressionante. Il libro è pieno zeppo di questioni sociali e appigli ai quali tutti noi almeno una volta riusciamo ad aggrapparci. Quando lo si ha in mano non lo si legge ma lo si vive come spettatore o addirittura in prima persona.

Io consiglio a tutti coloro che lo hanno fortemente criticato di provare a leggerlo una seconda volta.
Un libro così non lascia spazio al libero arbitrio. Io credo che non può, in ogni modo, non piacere a tutti.

Roberto Natale.

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Il giovane Holden 2012-10-24 07:13:31 Alipro
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Alipro Opinione inserita da Alipro    24 Ottobre, 2012
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Mah ...

Uso lo stesso titolo della recensione di un quattrdicenne che mi ha preceduto, io che di anni ne ho più del triplo di lui ... Dopo aver letto il giovane Holden ho pensato che non mi fosse piaciuto solo perchè l'avevo letto troppo tardi, invece evidentemente non è un problema legato all'età.

Certo, l'inquietudine, l'insicurezza e la solitudine di un adolescente sono descritte in maniera perfetta ma la ripetitività del linguaggio conferisce un senso di angoscia nella lettura del libro. Ogni cosa è "maledetta" o "dannata", tante frasi o pensieri finiscono con ".. e compagnia cantante", tutti gli amici sono "vecchi"... E la vita è "schifa".

Il parallelo con "i giovani Holden" di oggi viene spontaneo ... La ripetitività del linguaggio c'è ancora ... Oggi si sta "scialli", le cose vengono "flashate" ...L' Holden di Salinger ha però forse una profondità di pensiero difficile da ritrovare nei nostri diciassettenni che non riesco ad immaginare, così come è difficile immaginare oggi un diciassettenne di buona famiglia che va in giro da solo per la città (New York nel libro), frequenta night-club, beve whisky, incontra prostitute e chiama di notte un suo vecchio professore.

Più facile però ritrovare nel giovane Holden alcune delle inquietudini dei nostri tempi, di adolescenti e di uomini adulti. Il bisogno di comunicare, di ricordare al mondo che si esiste, di cercare affetto …. Anche a costo di farsi cacciare da scuola, di fare a cazzotti con qualcuno oppure di ritrovare tutto quello di cui si ha bisogno (… e questa è la parte più bella del libro) nella complicità con la sorellina più piccola.

In effetti, ripensandoci, non è corretto dire che il libro non mi sia piaciuto. Forse mi ha solo annoiato

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Il giovane Holden 2012-09-22 13:36:13 Maybe
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Maybe Opinione inserita da Maybe    22 Settembre, 2012
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Bello, bello, bello!

Personaggio dipinto in modo impeccabile, psicologia delineata, aspetto fisico che riflette il disagio del protagonista (spilungone, grigiastro, cupo). Mi sono innamorata dello stile dell'autore, volutamente distaccato e intriso di espressioni del parlato. Giovane complessato che finge indifferenza, innamorato di una ragazza della quale ci descrive i dettagli meno significanti ma così intensi, come spostava le pedine di Dama. A me m'ha quasi commossa quel passo.. La sorellina, altro personaggio ricco di interesse, accostato ad una descrizione anch'essa geniale. E ovviamente la purezza infantile. Il bisogno di trattenere l'innocenza mentre lui cresce, cresce e non se ne rende quasi conto. Superficialità, sentimenti veri, ironia. Degno di lode : )

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Il giovane Holden 2012-07-21 10:41:17 il_viso_accadde
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il_viso_accadde Opinione inserita da il_viso_accadde    21 Luglio, 2012
Ultimo aggiornamento: 22 Luglio, 2012
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L'immagine dell'adolescenza

Non capisco come si possa commentare negativamente i contenuti di questo romanzo...
E' vero che tutto ruota intorno alla figura di un adolescente ancora immaturo però, in fondo, l’apatia è appannaggio dei giovani, no? Non si può criticare Salinger, visto che considera l’Holden come l’alterego delle sue travagliate esperienze adolescenziali! Ha creato un personaggio che racchiude in sé tutti i pregi e i difetti di quando eravamo giovani. Come si fa a non riconoscersi in lui, nei suoi sentimenti, o nel suo immotivato disprezzo per le cose più insignificanti? ("Se c’è una parola che odio è eccezionale. E’ talmente fasulla" , "La storia dell’odio è sbagliata. Sbagliatissima. Non odio mica tanta gente, io. Posso odiarli per un poco magari, questo sì ").
Proprio da questa volontà dell'autore deriva uno stile particolare, un lessico informale e colloquiale, per il quale, tra l'altro, è stato già molto criticato all'uscita del romanzo.
Può non piacere, ma dei contenuti e dello stile non si può dire niente. Io lo consiglio.

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Il giovane Holden 2011-11-07 12:46:01 alexmai
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alexmai Opinione inserita da alexmai    07 Novembre, 2011
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Il tempo consuma...


Non capisco nulla di letteratura? Probabile. Ho appena finito di leggere il mitico "Giovane Holden" di Salinger, mille volte osannato come una di quelle letture obbligatorie... accettate un consiglio da uno che non ci capisce niente: prima di iniziare un romanzo più vecchio di 40 anni (questo ne ha oltre 50), chiedete a qualcuno che ne abbia esperienza diretta. Ci sono romanzi che invecchiano bene, come Il signore delle Mosche e Il signore degli Anelli (strana similitudine, eh?), altri che invecchiano male, come Sulla strada di Kerouac e il ragazzo che acchiappa bambini nella segale, il Catcher in the rye che trovate nel titolo originale di questo romanzo...

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Il giovane Holden 2011-03-13 19:47:03 Alex81
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Alex81 Opinione inserita da Alex81    13 Marzo, 2011
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Precursore

Sfido chiunque abbia letto questo romanzo a non aver condiviso le ansie, la rabbia ed i problemi del giovane Holden. Ad aver capito e giustificato i suoi comportamenti.
Mentre Holden scappa da scuola fregandosene di eventuali punizioni, mentre se ne va in giro per la città nel cuore della notte senza un soldo in tasca, questo ragazzo scapestrato rappresenta tutti noi. Tifiamo per lui perchè i suoi problemi adolescenziali sono stati anche i nostri, nonostante ci dividano 50 o 60anni da quando Salinger scrisse questo racconto.
I dialoghi sono il pilastro del romanzo. Attraverso battute taglienti e frasi spassose Salinger lavora magistralmente la ragnatela della sua trama fino a catturarvi il lettore inesorabile.
Molto bello il rapporto di Holden con la sorella minore che lui considera la sola persona degna di valore in un mondo logoro e marcio.

In definitiva non lo considero un capolavoro ma è sicuramente stato un romanzo che al tempo di pubblicazione non è passato inosservato. Sia per il suo contenuto sbarazzino che per lo stile di scrittura, rivelatosi precursore e di ispirazione per ottimi scrittori delle generazioni seguenti.

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Il giovane Holden 2010-08-18 05:45:18 MUSTO
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MUSTO Opinione inserita da MUSTO    18 Agosto, 2010
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holden? capolavoro? forse solo per aver inventato

divoro quasi un libro ogni 10 giorni e devo ammettere che non mi è mai capitato di fare tanta difficoltà a terminarne uno. punto primo l'unica originalità puo' essere lo stile, il linguaggio usato da un diciassettenne, ma chi parla in quel modo. io di sicuro no a 17 anni.... e nemmeno avrei voglia di sentire qualcuno parlare in quel modo cosi' irritante. Psicologia del personaggio? quale? quella di un 17enne che non prende posizione su niente e non sa cosa fare nella vita? bello sforzo di originalità, un non racconto nel racconto... non capisco semplicemente inoltre il fine ultimo del testo stesso... cosa vuol dire il libro? che alcune persone a 17 anni non sanno di essere al mondo.... e poi sinceramente non cerchiamo per forza di tributare un merito dove non c'e'.... sinceramente meglio investire i propri soldi per comprare libri di altri autori.

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Il giovane Holden 2010-08-16 13:03:57 silvia71
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silvia71 Opinione inserita da silvia71    16 Agosto, 2010
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Il giovane Holden

Questo romanzo, ormai un cult della letteratura statunitense del dopoguerra, narra le vicende scaturite dall'ennesima bocciatura di un sedicenne, il giovane Holden, appunto, il quale stanco e deluso decide di abbandonare la scuola. La trama è molto stringata, poiché tutta la vicenda si svolge nell'arco di due giorni. L'opera vuole essere un breve viaggio all'interno delle problematiche adolescenziali, dove emergono solitudine, incomprensione, insoddisfazione e malinconia.
Ammetto che da questa lettura mi aspettavo di più, forse a causa della nomea del romanzo.
L'unico aspetto che stupisce e attira immediatamente l'attenzione, è il tipo di linguaggio utilizzato da Salinger: non sembra affatto di leggere un testo scritto nel 1951. Per questo aspetto possiamo dire che l'autore è stato senz'altro un precursore dei tempi, mettendo in bocca al protagonista uno slang colorito e tipico delle nuove generazioni fino ai tempi nostri.

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Il giovane Holden 2010-08-01 14:42:08 Ginseng666
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Ginseng666 Opinione inserita da Ginseng666    01 Agosto, 2010
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Il malessere di vivere degli adolescenti...

E' la storia di un ragazzo che esprime parlando in prima persona, il suo malessere esistenziale, tipico della sua età...
Il valore di questo libro sta proprio in tale caratteristica: è attuale, perchè rappresenta più o meno una vicenda che può accadere anche ai giovani d'oggi, ai nostri figli...o agli amici dei nostri figli...
la rabbia e la delusione del ragazzo sono anche il sintomo della sua crescita psicologica, caratteriale e poi chi non sarebbe deluso dopo una bocciatura?
Mi chiedo quanti giovani hanno lasciato la scuola dopo un simile evento che a volte può risultare traumatico o anche lesivo per la loro auto-stima...
Al di là di queste considerazioni, che sono personali, a me questa lettura è risultata alquanto noiosa e perciò la consiglio con qualche riserva...
Naturalmente chiedo scusa ai fans e a coloro che ritengono questo libro un capolavoro...
Con dispiacere devo dissentire...
Si può leggere...
Ma senza aspettarsi chissà che cosa..

Saluti.
Ginseng666

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Consigliato a chi ha letto...
I classici...
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Il giovane Holden 2010-08-01 07:38:36 chicca
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chicca Opinione inserita da chicca    01 Agosto, 2010
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the Catcher in the Rye

Sono passati ormai più di 60 anni da quando questo romanzo è stato scritto, ma il ritratto del giovane poco più che adolescente che lo caratterizza rimane di un'attualità sconvolgente. Holden lascia la scuola dopo essere stato bocciato,non vuole farlo sapere ai suoi genitori e ce l'ha con il mondo intero. Questa in poche parole è la trama del romanzo, ma non è per gli eventi in esso narrati che questo romanzo passa alla storia e sconvolge la letteratura del secolo scorso, creando un solco dove passeranno scrittori come Kerouak e John Fante. Forse è il linguaggio che Salinger mette in bocca alla voce narrante, il ragazzo stesso, ricco di slang ed espressioni tipiche dei giovani, ma certo è che leggendo si entra nella mente di Holden Caufield, si respira con lui, si vivono le sue ansie e la sua insofferenza verso le ipocrisie.

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Il giovane Holden 2010-03-18 18:04:00 PAOLA PULCINI
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Opinione inserita da PAOLA PULCINI    18 Marzo, 2010

CONTROCORRENTE

L'avevo letto mille anni fa e non mi aveva lasciato dentro niente.
Tutti dicono che è un capolavoro e allora l'ho riletto.
E non mi è piaciuto per nulla.Confusione e autolesionismo di un ragazzetto immaturo. Come tutti a quell'età. Il "vecchio Holden" sembra volersi distruggere,poi se la cava.
E' stata dura. E inutile. Credo.
Lo rileggerò fra una decina di anni. Se campo.

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Il giovane Holden 2010-02-21 20:23:24 Minny
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Minny Opinione inserita da Minny    21 Febbraio, 2010
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IL sempre giovane holden

Mi meraviglia che alcuni considerino questo grandissimo libro adatto solo a lettori adolescenti.
Io l'ho letto qualche anno dopo la pubblicazione ed ero sui venti anni e l'ho riletto ora che sono vicina ai 70.
Il male di vivere , la solitudine affettiva ed il sentirsi diversi avvelenano e portano all'autodistruzione certamente con maggiore facilità i giovani , ma non solo i giovani .
Indubbiamente William Caufield è un adolescente , ma la sua parabola esistenziale vale da paradigma per ogni momento negativo della nostra vita.
Non è solo da giovani che si risponde al dolore di vivere lasciandosi andare.
Salinger ha conferito al protagonista del suo capolavoro un profondissimo significato che va al di là del tempo.
Ed ha dato una voce potentissima alla speranza di risalire la china e di trovare una persona che ci voglia bene così come siamo, così come William Caufield trova un valido aiuto nell'affetto disinteressato della sorellina.
Aggiungo che capolavori sono anche i "Nove racconti", ripubblicati da pochi giorni da Einaudi ,ma non trovano udienza in questa sede.

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ed ama i veri capolavori del Novcento
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Il giovane Holden 2010-02-16 17:24:52 kabubi81
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kabubi81 Opinione inserita da kabubi81    16 Febbraio, 2010
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Da rileggere

Avevo letto questo libro all' età più giusta (16- 17 anni), ma come spesso succede con i libri cosiddetti "scolastici", si assaporano meglio in età adulta e comunque quando non si è obbligati da qualche prof alla lettura!! Ho voluto rileggerlo, ahimè, in concomitanza con la scomparsa dell' autore, come penso avranno pensato di fare molti di voi... beh, se non l' avete ancora fatto, compratelo assolutamente, perchè oltre a farvi tornare indietro di qualche anno, alla "testa" dell' adolescenza, a quel linguaggio, a quel modo di creare collegamenti mentali assurdi e fuorvianti, è interessante capire quanto questo libro abbia spianato la strada a diversi autori di oggi... Un classico evergreen

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Il giovane Holden 2010-01-29 14:36:38 Matelda
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Matelda Opinione inserita da Matelda    29 Gennaio, 2010
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Un cero capolavoro del Novecento

Un libroche ha il respiro e il passo dei veri classici.
Per favore, non mischiatelo a Baricco e ad altri che restano molti km. al di sotto del livello raggiunto da Salinger.
Il protagonista riassume in sè tutti gli adolescenti,non solo della sua epoca ma anche della nostra , con la sua ribellione all'ipocrisia ed al conformismo della società , al perbenismo di facciata , al silenzio dei genitori assenti,con la sua solitudine , con il suo progressivo lasciarsi andare.
L'unica persona che dia una mano a W.Caufield è la sorellina, l'unica capace di amarlo senza riserve , l'unica pronta a seguirlo ovunque,perché solo solo il mondo dell'infanzia ha dentro di sé quella purezza e quell'innocenza ormai sconosciute agli adulti.
Lo stile è essenziale , rispecchia certamente il parlato degli anni '50, ma ha una immediatezza che può essere estesa anche agli adolescenti di oggi .L'azione corre implacabile nella descrizione della discesa agli inferi del protagonista, senza perdersi in inutili dettagli.
Ho letto da pochi anni questo stupendo libri. Credevo infatti che fosse uno dei tanti " romanzi del secolo" gabellati dai media e da una critica compiacente. Mi sbagliavo: l'ho letto tutto d'un fiato e riletto più volte.
Un vero capolavoro.

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i classici, gli evergreen del secolo scorso. E soprattutto a chi non li ha letti.
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Il giovane Holden 2009-01-01 23:36:32 andrea70
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andrea70 Opinione inserita da andrea70    02 Gennaio, 2009
Ultimo aggiornamento: 02 Gennaio, 2009
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Forse troppo tardi

Forse l'ho letto troppo tardi...nel senso che , per quanto scritto nel 1951, è più facile per un adolescente capire l'ironia, le sofferenze e le debolezze del protagonista e condividerle.

Se lo si legge dopo i 20 anni bisogna fare uno sforzo per ritornare a come eravamo e a quello che pensavamo, oppure succede come a me di immedesimarsi maggiormente nei pochi professori mentalmente aperti che cercano di consigliare Holden e di aiutarlo.

Insomma non mi ha strabiliato ma riconosco che se un libro sul disagio adolescenziale e sulla pochezza del contributo della scuola nel contributo alla crescita di un individuo continua ad essere attuale quasi 60 anni dopo essere stato scritto...beh...qualche pregio ce l'ha...

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Il giovane Holden 2008-09-18 13:46:27 pfert
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pfert Opinione inserita da pfert    18 Settembre, 2008
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l'adolescenza

Il romanzo alla sua uscita, nel 1951, ottenne un immediato successo per la novità del linguaggio e per la pungente critica alla società borghese americana. Il giovane protagonista, indolente e privo di fiducia in se stesso, divenne ben presto il prototipo dell’adolescente in crisi, deluso dall’ipocrisia del mondo adulto. Se il giovane Holden somiglia poco con la sua disarmante sincerità e la sua sensibilità agli adolescenti smaliziati di oggi, i temi del romanzo (il difficile rapporto con la famiglia, il sostanziale fallimento della famiglia e della scuola nella formazione, il rifiuto di crescere perché non ci si riconosce in quello che il mondo adulto propone) non sono certo superati.

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A cantare fu il cane
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Commedia nera n.1
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Eroi della frontiera
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