Il grande Gatsby
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Francis Scott Fitzgerald (Saint Paul, Minnesota, 1896 - Hollywood 1940), tra i più grandi scrittori del Novecento americano, studiò a Princeton ma, richiamato alle armi nel 1917, non raggiunse la laurea. Dominato dalla passione per la scrittura fin dalla giovinezza, ottenne il primo successo letterario nel 1920 con Di qua dal Paradiso. Negli anni Venti visse tra Parigi, dove conobbe Gertrude Stein, Hemingway e Dos Passos, e New York. Risalgono a questo periodo i romanzi Belli e dannati (1922) e Il grande Gatsby (1925) che gli aprì le porte di Hollywood come sceneggiatore, e i Racconti dell'età del jazz (1922). Inizia però anche un periodo di difficoltà sia finanziarie sia emotive con i primi sintomi della malattia mentale dell'amatissima moglie Zelda, una tragica esperienza dalla quale nacque l'intenso romanzo Tenera è la notte (1934). La crisi del 1929 fu fatale allo scrittore e a tutto il mondo dei "ruggenti anni Venti", di cui è rimasto il cantore per eccellenza, e le ultime opere, per quanto di grande bellezza, non valsero a ridargli la gloria e il successo. Minato dalla tisi e dall'alcol, Fitzgerald morì per un attacco di cuore nel 1940, lasciando incompiuto il romanzo Gli ultimi fuochi.
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Opinioni inserite: 7
Siamo tutti un pò Jay Gatsby
Questo romanzo è un portento.
Lettura scorrevole, descrizioni dettagliate che permettono di vivere le scene rappresentate quasi fosse un film che si materializza davanti ai nostri occhi. Scene esuberanti di feste sfavillanti, trasgressive, spensierate in un'epoca d'oro, gli anni pre-crisi del '29 in cui tutto sembrava possibile, la ricchezza era un traguardo di vita e una sorta di redenzione. Ma tutto questo luccicare, tutto questo bagliore di mondanità nascondeva il marcio, l'ipocrisia, la vacuità della società di quel tempo. (Forse anche di oggi?)
Fitzgerald con una scrittura così essenziale, semplice ma elegante, che fa comprendere profonde tematiche e riflessioni, è riuscito a vedere le ombre di questa società e delle singole personalità che la componevano.
Jay Gatsby, al secolo James Gatz, è un uomo di umili origini di una famiglia del Mid-West che in giovane età decide di partire per compiere il suo destino di grandezza, per inseguire le sue ambizioni e sogni. Partecipa alla Prima Guerra Mondiale, diviene un eroe di guerra. Ma prima di questa esperienza fa conoscenza di Daisy, la donna che diverrà la massima aspirazione di vita, l'amore della sua vita. Ritornato anni dopo dal conflitto combattuto in Europa, decide di rivivere la storia d'amore precedente al conflitto. Ma nel frattempo tutto è cambiato, Daisy si è sposata a un rozzo, volgare e per giunta fedifrago miliardario di nome Tom Buchanan.
Gatz, di umili origini e squattrinato, assume lo pseudonimo di Jay Gatsby e nel giro di poco tempo, in modi fumosi e presumibilmente poco leciti è riuscito a mettere su una fortuna, divenendo uno degli uomini più ricchi e di spicco nella società New Yorkese.
(ma Fitzgerald lo fa solo intuire senza fare troppa luce sulla realizzazione della sua fortuna)
Gatsby è un uomo di buone maniere, educato, di classe, ben vestito, di buon eloquio, capace di stare in società, tuttavia il suo passato è per tutti un mistero e su di lui girano molte voci e credenze, alcune per nulla lusinghiere.
Avendo così costruito un'immagine di sé di uomo ricco e realizzato, Gatsby decide di ricominciare la sua storia d'amore con Daisy, convinto che il passato si possa ripetere e da lì ricominciare una nuova vita a due. Ma come ben si sa, questa è una mera utopia... e Gatsby rimane vittima di questa sua ostinata determinazione e di questo sogno in realtà irrealizzabile.
Il romanzo si conclude con un drammatico colpo di scena che esprime a pieno, in senso lato, la tragedia di un sogno che si infrange sotto i colpi di una realtà che è sempre cinica, spietata e per niente accondiscendente ai nostri più profondi desideri.
Il romanzo è l'esemplificazione della fragilità della condizione umana e dell'illusione di quello che era chiamato Sogno Americano.
Tuttavia questo capolavoro offre molti spunti di riflessione sul senso dell'amicizia e dell'amore, del potere e della ricchezza, ma anche della solitudine, dell'indifferenza.
Il Rapporto tra Gatsby e Daisy è un lucido spaccato sulle dinamiche di relazione tra uomo e donna, calati in un contesto sociale in cui si impongono valori effimeri e vacui e "di facciata". L'amore provato da Gatsby è quasi eroico, puro, assoluto e incrollabile.
Tuttavia la figura di Daisy all'apparenza così eterea e angelica ma anche seducente, come se fosse un simbolo di redenzione e di salvezza di ogni uomo che ama una donna, è in realtà una figura vuota, ipocrita e molto superficiale, la cui presunta profondità e nobiltà d'animo è solo il riflesso della passione e del sentimento che l'uomo ripone nella donna che in quel momento ama.
I personaggi di Daisy e Jordan Baker a fine romanzo fanno una figura a dir poco meschina e quasi infame. Tant'è che il narratore dice di Daisy e il marito fedifrago Tom:
"Erano gente indifferente, Tom e Daisy - sfracellavano cose e persone e poi si ritiravano nel loro denaro o nella loro ampia indifferenza o in ciò che comunque li teneva uniti, e lasciavano che altri mettessero a posto il pasticcio che avevano fatto"
A mio avviso, questo romanzo ha un punto di vista prettamente maschile. Donne non abbiatene a male, ma in questo romanzo, tra i vari temi trattati c'è anche quello della disonestà e della indecifrabile natura della donna agli occhi dell'uomo. Concetto ben esemplificato in questa citazione:
"la disonestà delle donne è qualcosa che non si biasima mai molto profondamente: mi dispiacque per un momento, ma poi non ci ripensai più”.
Credo che qualsiasi uomo, in un momento della sua vita sia stato un Jay Gatsby, ovvero profondamente innamorato di una donna che in realtà non provava la stessa profondità di sentimento, o peggio, che alla prima occasione preferisce seguire le convenienze personali, le convenzioni sociali legandosi magari a un altro uomo, molto più rozzo e superficiale ma più facoltoso e socialmente più alto locato.
Un libro vivamente consigliato a tutti, ricchissimo di significati e di tematiche su cui riflettere, che magari alla prima lettura non vengono colte subito.
Particolarmente adatto a qualsiasi uomo che deve lasciarsi alle spalle una donna che ha amato ma da cui è stato lasciato e che probabilmente non ha ancora smesso di amare.
Davvero catartico in questo senso.
Perché come insegna questo magnifico romanzo:
"Non si può ripetere il passato"
E soprattutto
"E così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato."
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Illusione
Siamo nell’America degli anni venti ed il protagonista è Jay Gatsby, apparentemente ricco, determinato e freddo, in realtà è Jimmy Gatz, di umili origini, triste e sentimentale.
Il grande Gatsby ha coltivato il suo “sogno americano”, non proprio onestamente è riuscito a costruirsi un’immagine ed una vita da vip, inclusi onori ed oneri, ma non per avidità, bensì per un sentimento nobile, l’amore. Innamorato di Daisy, Venere altolocata, intraprende la scalata verso il successo per riuscire a conquistare ancora una volta la donna dei suoi sogni.
Quanta tenerezza che provo nei confronti di Gatsby, perché si è illuso? Ancorato al passato e convinto che un sentimento tanto profondo non possa mutare nel tempo, certo di essere corrisposto dopo diversi anni ed un matrimonio infelice . Ma non è così! Daisy è finta, nulla in lei è autentico, è ipocritica perché l’importante è mantenere un rispettoso ed immacolato posto in società, sotto i riflettori bisogna essere sorridenti, colmi di principi, di moralità e di valori. Tutto questo porta ad una tragedia, solo nel momento del bisogno restano i veri amici. Per fortuna Gatsby una persona fedele accanto ce l’ha, uno che sa di onestà e realtà, che, come me, rimane allibito dall’assurdità di certe situazioni e dal vuoto interiore di certi personaggi (“Ognuno di noi si sospetta dotato di almeno una delle virtù cardinali, ed ecco la mia: sono una delle poche persone oneste che abbia mai conosciuto”).
Ho chiuso il libro triste ma appagata, fa riflettere sull’amicizia, sull’amore, sulle cose che contano nella vita e su quelle inutili. Il tutto è scritto con semplicità, peccato che sia così breve, si legge con interesse e voracità. Posso trarne un utile insegnamento, ricordare il passato senza cercare di riviverlo, costruire il presente guardando al futuro.
Ha proprio ragione Fitzgerald quando scrive “Così remiamo, barche controcorrente, risospinti senza sosta nel passato”
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Un'implicita (e riuscita) autobiografia
Il periodo storico è quello della fortissima diffusione del jazz e dei piano-bar, con le contraddizioni e le tensioni sociali in merito all'ossimoro fra i concetti di 'ricchezza' e di 'Grande Depressione'.
Il protagonista è James Gatz, che poi diventerà Jay Gatsby. Già il fatto che cambi nome ci permette di intuire il suo difficile legame familiare e la sua difficoltà nel prendere atto della sua reale identità.
Lo svolgimento è veramente bello e coinvolgente, ma in primo piano c'è sempre il conflitto caratteriale fra il protagonista James-Jay e il narratore Nick Carraway: il primo è egoista, egocentrico, sfrontato e ripieno di una aggressività mista a superbia; il secondo, invece, rappresenta un mondo 'regolarizzato', moralista e spersonalizzato del XX secolo (o tutto ciò è solo apparenza?).
Tom, Daisy, Jordan, Wilson ed Henry non sono altro che figure di secondo piano che fanno da sfondo al conflitto che contrappone 'il grande Gatsby' al mondo intero.
E la fine che fa Gatsby nella parte finale del romanzo è la metafora che descrive il capolinea del 'sogno americano'. Perchè il 'self made man' può costruire un impero dal nulla, ma tutto sarà destinato inesorabilmente a crollare se non si riesce a trovare un senso alla propria esistenza.
Ultimo aggiornamento: 24 Mag, 2012
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Morire per un sogno
La prima cosa che ho pensato leggendo l’ultima riga di questo libro è stata: “Quanto il ricordo di una donna può cambiarti la vita”.
Il grande Gatsby di Fitzgerlad è una pietra miliare della letteratura americana del Novecento,ma non solo,è molto di più.
E’ un passo della vita di ognuno di noi.
In quanti restano legati al ricordo di una storia d’amore conclusasi male per cause esterne e si chiedono cosa sarebbe successo se fosse continuata?
E quel ricordo,come il fumo di una sigaretta,non sparisce una volta gettata la cicca.
Continua a restarti addosso,impigliato nei tessuti degli abiti che indossi.
Così Gatsby non può dimenticare Daisy,quella fanciulla di nobili origini conosciuta tempo prima,quella fanciulla che il destino/famiglia ha costretto a prendere una strada diversa,quella donna poi tanto cercata e finalmente trovata. Anche Daisy non è mai riuscita a dimenticare veramente Gatsby,ma anche lei,come lui,si aspettava che quel ritrovarsi fosse diverso.
Ma i sogni si sa,non sono mai uguali alla realtà,e così quell’amore idealizzato,viene colpito e infranto.
Un crescendo di pathos,con situazioni imbarazzanti e dolci viste dal punto di vista di un amico di entrambi, “galeotto” nel farli rincontrare.
Tutto questo trova uno sfondo perfetto nell’America dei primi anni Venti:non mancano critiche ai costumi e ai luoghi comuni americani.
Di lettura scorrevole,con descrizioni dettagliate che permettono di immaginare piacevolmente la scena.
Poi quando si parla di ricordi di amori passati,di rincontri e di sogni,è facile per tutti rivedere se stessi nel protagonista.
“…E così continuiamo a remare,barche contro corrente,risospinti senza tregua nel passato”.
Michele Falco
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Un grande libro, un grande Gatsby
Leggendo il Grande Gatsby si passa dalla fascinazione per l'atmosfera colorata frizzante alcolica degli anni Venti, i ruggenti, i variopinti, quelli delle feste della buona società fino all'alba in cui i ricchi, i parvenu, si festeggiano l'un l'altro intessendo un gioco di relazioni luccicanti ( ma che, alla fine, si riveleranno per quello che sono, cioè puro intrattenimento senza alcuna solidità), alla curiosità per la statura di questo personaggio che domina con la sua grandezza la scena. Anche lui un parvenu, un Trimalcione, come il personaggio del Satyricon ( e come in effetti Fitzgerald aveva pensato di intitolare il romanzo). Veniamo introdotti nelle sue molte sale sfavillanti ma rimaniamo per molto, come gli ospiti delle sue feste, all'oscuro dei suoi segreti, del suo passato, e ci lambicchiamo il cervello come loro in supposizioni sinistre sul suo conto. Ma mentre il mito di quest'uomo si ipertrofizza, il grande Jay Gatzby rivela il suo lato più umano, quello di un uomo che si trova ingigantito da un sogno di riscatto sociale, circondato da molti ma senza avere vicino uno (o meglio, uno solo), innamorato di una ragazza "di buona famiglia", autenticamente ricca e che sembra ricambiare. E quando sembra che il traguardo sia raggiunto, che il sogno, il benedetto "sogno americano" sia realtà ecco che gli eventi respingono Gatsby indietro, alla partenza. Al passato vorace dei suoi umili natali, un passato ricco solo di sogni. Ed è il passato a concludere il libro " Così navighiamo di bolina, barche contro la corrente, riportati senza posa nel passato". Gatsby è convinto che il passato si possa cambiare, si possa riscrivere,che si possa prendere una nuova identità. E invece no. Il finale ha il gusto di una malinconia elegiaca ed erosiva. Una sorta di mito dell'ostrica americano, come quello caro al nostro Verga. Solo, dimenticate lo stile verboso di Verga e immaginate uno stile sobrio, elegante, che brilla di compostezza, ironico e piacevole. Dimenticate la coralità verghiana perché in Fitzgerald c'è un solo sogno, un solo grande uomo, un solo grande Gatsby.
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Very sad hero...
Gatsby, l'uomo che si costruisce dal nulla,che suda e trasuda tutto il dolore di una classe sociale che deve rendere 10 pwer avere 6.
Adoro questo personaggio, soprattutto ammiro come Fitzgerald l'ha concepito,strutturato, fotografato.
Daisy è la ragione della vita di questo self made man, in principio era Daisy e tutto si accompagna a questa donna divenuta miraggio nel ventre cocciuto di quest'uomo, pronto a plagiare se stesso pur di conquistarla con il ritorno in patria.
Divenuto ricco.
Ma siamo lontani dalla nobiltà di Martin Eden, qui Gatsby ha dovuto scendere a patti con la feccia, fondersi egli stesso e rigenerarsi con essa.
Non è facile.
Anche perché il Cielo non dimentica nessuno...soprattutto quando nasce con le pezze al culo.
La tristezza prende allorquando il miraggio della donna amata...si manifesta per ciò che è.
Daisy è colpita dalla morte di Gatsby, assassinato, solo per un attimo,l'istante che colma la scelta se portare i bagagli in macchina in numero di tre o quattro.
La sua vita va avanti.
Ma morire per la donna favoleggiata, sognata, idealizzata...be', per Fitzgerald non ha prezzo.
Per questo Gatsby sarà, sempre, il Grande.
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Pietra miliare
Lettura sicuramente consigliata, se non altro perchè è un classico della letteratura americana.
La trama è avvincente e non manca il colpo di scena finale ma direi che il vero punto di forza del libro è l'ambientazione in un'America degli anni venti pre-crisi.
Sicuramente un'epoca irripetibile per tanti motivi e dotata di un fascino per me sempre attuale.










Opinione inserita da Jan 05 Gennaio, 2011