Il lupo della steppa
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Ultimo aggiornamento: 24 Mag, 2010
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il lupo della steppa
Dedisamente un'opera audace...Harry Haller,un intellettuale sulla cinquantina che si ritrova in due modi di essere: da un lato un uomo fatto di pensieri,sentimenti,cultura,e dall'altra "il lupo" cioe' l'altro lato della sua personalita' fatto di istinti selvaggi.Atttraverso queste descrizioni,l'autore,cerca di farci comprendere che ne' da da' una parte ne' dall'altra si colloca TUTTO il bene e TUTTO il male.UNA notevole analisi psicologica sulla meschinita' dell'uomo piccolo-borghese e la VERA liberazione dell'uomo che consistene nel lasciarsi andare ai propri istinti primordiali e all'inseguire i veri ideali andando contro la meschinita' della piccola borghesia.UNa vera e propria opera letteraria fatta di introspezione e priva di ipocrisie,ricca di immaginazione e realta' la narrazione,e si scopre, che proprio dove c'e' L'IMMAGINAZIONE nasce la vera essenza dell'essre umano. Ma,mi e' stato regalato quando avevo 18 anni e credo che dovrei rileggerlo per rianalizzarlo a fondo.
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Teatro magico: solo per pazzi.
Un uomo, solo per scelta, che si ritrova a dover affrontera la realtà. Un incontro insperato con una donna misteriosa. Esperienze pazzesche al limite della ragione.
Le molteplici sfaccettature dell'Io nella meravigiosa metafora della scacchiera è l'essenza del romanzo stesso: ogni uomo vive una divisione profonda del proprio essere e tentare di seguire solo una delle sue molteplici nature non porta a nulla. L'accettazione della molteplicità dell'essere è il primo passo verso la scoperta delle gioie della vita su di un percorso spesso costellato anche di dolore.
Un capolavoro.
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Il lupo della steppa: la rinascita di Harry Haller
Harry Haller è un intellettuale borghese che non accetta la vita. Fissa allora, allo scoccare del suo cinquantesimo anno di età, la data per porre fine alla sua esistenza con uno squallido rasoio. Se non che, Erminia, suadente e affettuosa, figura misteriosa cui Haller consegna il suo essere, lo aiuta a riscoprire la bellezza del presente e del passato, a provare i brividi legati all’abbandono alla passione amorosa e alla danza, riconsegnandolo così alla vita.
Con uno stile che coinvolge - e a volte spiazza - il lettore per la sua complessità ed elusività, Il lupo della steppa, pubblicato nel 1927, è una testimonianza delle incertezze e delle dicotomie che caratterizzano gli anni Venti del secolo scorso.
Finzione e realtà, dionisiaco e apollineo, prosa e poesia, romanticismo e modernismo si intrecciano magistralmente in questo testo che manda un messaggio positivo e di fiducia, che aiuta a comprendere l’importanza dell’accettazione del proprio essere e del proprio pensiero, anche se fuori dal coro, che aiuta a riscoprire la gioia di vivere e, soprattutto, che ripropone la discesa negli inferi come uno stadio necessario per ottenere la via d’accesso all’eternità.
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#1 recensione - Guarda tutte le mie opinioni
La duplice natura dell'uomo
Isolamento dal mondo esterno e incapacità di far parte della società: questo è il grande tema de Il lupo della steppa, romanzo scritto dal grande autore tedesco nel 1927.
Nulla però in natura è completamente assoluto e quindi quella sorta di muraglia costruita a protezione dell’io interiore non è una difesa sufficiente e non è invalicabile.
Il protagonista, un intellettuale di cinquant’anni di nome Harry Haller, ha dei momenti in cui il mondo esterno lo attira, incuriosendolo. Inevitabile è quindi che riemerga la lotta fra i due “io” e che provochi uno stato di estremo disagio e incertezza tra giusto e sbagliato, tra essere razionale ed essere bestiale, istintivo, non ponderante.
In questa condizione Haller è assolutamente incapace di prendere qualsiasi decisione, perfino quella del risolutorio suicidio a cui tuttavia si approssima per ritrarsi sconvolto e incerto. Non è più nulla, la razionalità e l’irrazionalità in contrasto finiscono semplicemente con l’annientare il protagonista.
Ma allora perché come titolo Il lupo della steppa?
L’uomo ha una duplice natura, come anche ho scritto sopra; al suo interno convivono l’aspetto umano che lo porta a coesistere con i suoi simili e l’aspetto “lupino” che lo conduce a isolarsi, a chiudersi al mondo.
Sarà solo alla fine di questo splendido romanzo che, nel teatro magico, una sorta di rappresentazione del puro inconscio, un saggio dell’oriente rivelerà che nell’uomo non esiste un’unica personalità, ma ne esistono molteplici, in perenne contrasto.
E’un’opera di rilevante valore, ma non di facile lettura, perché presuppone l’abitudine di guardare continuamente dentro di sé, in linea con quella che può essere considerata una vocazione all’introspezione psicologica.
Può sembrare di primo acchito un tema di estrema malinconia e per nulla positivo, ma così non è perché Hesse, pur ammettendo l’esistenza del problema, meditato e rimeditato nel corso di un periodo di profondo grigiore che lo afflisse, alla fine fornisce un antidoto, una soluzione all’apparenza illogica, ma di profonda e concreta realtà: per superare il dolore di vivere non c’è che l’umorismo, la risata immortale. Quindi, mai prendere troppo sul serio se stessi e i propri sentimenti, perché dietro l’angolo inevitabile si cela la follia di vivere.









