Il processo
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Opinioni inserite: 3
Ricordo di un bacio mai dato
Partendo dal presupposto che commentare Kafka è come commentare uno di quei sogni che hai fatto la notte ma che al mattino poi non ricordi del tutto bene , penso che non ci sia da scrivere molto su questo libro anche perché le cose a cui ti fa realmente pensare non le scriveresti mai. Un dolore fortissimo dalla prima all'ultima pagina , un'ansia continua e interminabile , una tristezza paradossale , ma che bella tristezza ! Josef K. , il protagonista impiegato di banca , la mattina del suo trentesimo compleanno riceve la visita di due uomini sconosciuti che gli comunicano che è in arresto e che è iniziato un processo a suo carico. Da questo momento in poi Kafka non svende la sua arte al mercatino delle pulci dell'erotismo ma si abbandona all'assenza di desiderio , alla contemplazione da oggetto a oggetto , al riguardarsi in atteggiamenti osceni ." Il più grande pornomane, pornografo, è Franz Kafka, non è Sade. Va assolutamente sottratto all' Eros e restituito a quello che è: l'unico , il vertice del porno , da Adamo a voi."
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Nonsense!
è il primo libro di Kafka che leggo e non c'è che dire,pazzesco!
Lo stile non riflette l'angoscia che in realtà il racconto racchiude, ci lascia sempre in sospeso come se alla fine ci dovesse essere un lieto fine o comunque un calo di tensione narrativa.
La storia è ciò che di più assurdo ho letto dopo Lewis Carrol, in realtà non riusciamo mai ad arrivare veramente a capo della questione.
Gli spazi descritti sono claustrofobici e inquietanti così come i personaggi vari incontrati dal protagonisti ci scoraggiano e ci opprimono spesso senza una reale motivazione.
Il libro si sa rendere piacevole pur non essendo per nulla ameno.
Per apprezzare questo libro, però, bisogna avere un buon background letterario.
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Ultimo aggiornamento: 05 Dicembre, 2011
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"Qualcuno doveva aver calunniato Joseph K."...
Con lo stile semplice che gli è proprio, quasi con noncuranza, come se narrasse una piccola disavventura capitata ad un uomo qualunque in un giorno qualunque, Franz Kafka racconta l'incubo, l'angoscia, i passi insidiosi e inesorabili di qualcosa che si impadronisce della vita di un promettente impiegato di banca. Quello che all'inizio sembra essere solo uno scherzo di cattivo gusto, col passare del tempo si rivela un peso opprimente da cui è difficile liberarsi e che suscita vergogna. E' un dito puntato contro, un'accusa non meglio specificata contro la quale Joseph K., il protagonista, deve difendersi. Il tribunale che tratta la sua causa - lo stesso imputato non osa dirlo ad alta voce - si trova in un solaio, a cui si accede attraverso un labirinto di corridoi dall'aria irrespirabile. Nessuna certezza su ciò che è giusto o sbagliato fare, nessun appiglio che dia garanzie di affidabilità. Così, pur professandosi innocente, K. appare sempre più rassegnato al destino che giudici sconosciuti hanno deciso per lui. Nel libro c'è l'assurdo tipicamente kafkiano, che a volte fa persino sorridere, ci sono personaggi (fino a che punto coinvolti non è dato sapere) che se ne escono a sorpresa con frasi inquietanti, lasciando intravedere una verità che aleggia fin dalle prime pagine: la condanna, se non è già scritta, è quasi certa. Il finale è agghiacciante, un autentico pezzo di bravura. Qualcuno ha visto in quest'opera una premonizione della Shoah (lo scrittore boemo apparteneva ad una minoranza ebraica di lingua tedesca), ma è solo una delle chiavi di lettura di un romanzo che mette implacabilmente in luce le paure più profonde dell'essere umano.









