Il responsabile delle risorse umane
Editore
Abraham B. Yehoshua (Gerusalemme 1936), insegna letteratura comparata presso l'Università di Haifa. I suoi romanzi sono: L'amante (1977, tradotto in quindici lingue), Un divorzio tardivo (1982), Cinque stagioni (1987), Il signor Mani (1990), Ritorno dall'India (1994), Viaggio alla fine del millennio (1997), La sposa liberata (2002), Tre giorni e un bambino (2003), Il responsabile delle risorse umane (2004), Fuoco amico (2008 e 2009) e La scena perduta (2011), tradotti in Italia da Einaudi, che ha anche pubblicato Il lettore allo specchio (2003), Tutti i racconti (1999), i saggi Il potere terribile di una piccola colpa, Etica e letteratura (2000), la commedia Possesso (2001), gli articoli Diario di una pace fredda (1996), il saggio Antisemitismo e sionismo (2004), il libretto d'opera Viaggio alla fine del millennio, tratto dall'omonimo romanzo, e la raccolta di saggi Il labirinto dell'identità. Scritti politici (2009). Nel 2005 sono uscite la raccolta di racconti L'ultimo comandante, la pièce Una notte di maggio e i due racconti illustrati da Altan raccolti in Un cagnolino per Efrat. Nel 2009 Einaudi ha pubblicato il volume Trilogia d'amore e di guerra che riunisce i romanzi L'amante, Un divorzio tardivo e Cinque stagioni.
Recensione Utenti
Opinioni inserite: 1
Ritrovare se stessi
Il protagonista è il responsabile delle risorse umane di una grossa azienda a Gerusalemme; non ha nome perché è una persona come tante, ripiegato su se stesso e sul suo lavoro, incapace di vedere oltre. La trama si snoda intorno a un fatto assurdo e doloroso: una donna delle pulizie che aveva lavorato presso la sua stessa azienda è morta in un attentato terroristico. Per difendersi dalla stampa che lo accusa di mancanza di umanità, il proprietario incarica il responsabile delle risorse umane a occuparsi della vicenda.
La sua segretaria gli dirà, parlando della vittima:
“Peccato, era una bella donna.”
“ Una bella donna? Lei esagera, se fosse stata davvero bella me la ricorderei.”
“Invece sì, era bella, anzi bellissima. E se lei non l’ha notato è perché di solito è come una chiocciola, chiuso in se stesso, e la bontà e la bellezza le passano accanto come ombre.”
“Poi segue il bambino che è filato fuori dall’ufficio e dopo essere rimasto per un istante spaesato dalla penombra del corridoio si è ripreso e si è messo a gattonare con nuovo slancio verso l’ufficio del proprietario. ‘E poi ci si stupisce che a vent’anni non gli bastino le montagne dell’Himalaya.’ Pensa il responsabile delle risorse umane seguendo passo passo l’energico marmocchio che di tanto in tanto, senza apparente motivo, si siede per una breve e dolce pausa di riflessione, per poi riprendere l’avanzata verso la meta originaria. “
Una particolarità del romanzo che lo rende unico: al racconto delle peripezie del responsabile delle risorse si alternano, in corsivo, i commenti delle persone presenti sulla scena e dei fantasmi che popolano i suoi sogni.
“E’ comparso da noi prima delle dieci, alla guardiola del custode, un uomo non alto, robusto, con un volto duro e stanco … a quanto pare, cercava ‘il responsabile delle salme’. Ma, signore, gli abbiamo risposto, adesso non è orario di visita e per entrare in ospedale a quest’ora ci vuole un permesso speciale. Gli abbiamo fatto i complimenti che un dirigente nella sua posizione fosse venuto di persona a quest’ora per un’addetta delle pulizie temporanea. Lui è apparso soddisfatto degli elogi.”
“Ohi, ohi. Scaricano di nuovo una bara dall’aereo. Presto, presto correte a svegliare l’ufficiale di turno perché decida che cosa fare prima che anche questa volta sia troppo tardi ... ecco l’ufficiale uscito finalmente dal letto con una nuova medaglia al valore comprata al mercato. E guardate com’è bravo: con un solo sguardo riesce a individuare l’uomo che scorta la bara, anche se quello cerca di fare finta di niente.”
“Ma per noi la fiamma brucia ancora, ne siamo attratti, lacerati e rimescolati nel tempo e nello spazio, tentacoli del sogno di in uomo prossimo alla quarantina, ex ufficiale dell’esercito, padre divorziato di una ragazza adolescente; responsabile delle risorse umane di un’azienda e ora responsabile di una breve e particolare missione. Ma possiamo, malgrado la sua pesante stanchezza, e il russare monotono di chi gli dorme accanto, dare inizio per lui a un sogno, infondergli direzione e senso perché lui possa ricordarlo e forse anche narrarlo agli altri? Per questo siamo qui. Agenti di fantasia e mediatori di visioni. Giunti a generare un sogno terrificante eppure stupendo. Ecco, già ci libriamo sopra le sue palpebre chiuse, ci intrecciamo al ritmo dei suoi sospiri, rimescoliamo frammenti del giorno trascorso con sogni infantili dimenticati … ecco, il sogno prende vigore, le palpebre fremono davanti alla prima immagine.”
Un libro intenso e coinvolgente, un invito a guardare dentro se stessi e a recuperare il nostro io subissato da tutti gli stimoli che la società ci trasmette.
Proprio come Moni Ovadia in “Vai a te stesso” indica il deserto come luogo di meditazione e di ascolto della parola di Dio, così l’autore mostra il viaggio del responsabile delle risorse umane verso il paese natio della donna come un percorso verso la sua interiorità che gli permetterà di ritrovare un’umanità seppellita sotto le sue ambizioni e di recuperare il rapporto con la famiglia.









