Narrativa straniera Romanzi Il signore degli orfani
 

Il signore degli orfani Il signore degli orfani

Il signore degli orfani

Letteratura straniera

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La trama e le recensioni di Il signore degli orfani, romanzo di Adam Johnson edito da Marsilio. Pak Jun Do è il figlio di una madre scomparsa – una cantante rapita e portata a Pyongyang per allettare i potenti della capitale – e di un padre influente, direttore di un orfanatrofio. Per la sua devozione, il carattere deciso e l’acume che dimostra, lo stato gli offre una carriera molto rapida, e per Jun Do comincia un percorso senza ritorno attraverso le stanze segrete della dittatura più misteriosa del pianeta. “Umile cittadino della più grande nazione del mondo”, Jun Do diventa un rapitore professionista, costretto a destreggiarsi tra regole instabili, arbitraria violenza e richieste sconcertanti da parte dei suoi superiori per sopravvivere. L’amore per Sun Moon, attrice leggendaria, lo porterà a prendere in mano la sua vita, con un sorprendente colpo di scena. Un’opera di narrativa straordinaria, che ha permesso ad Adam Johnson di entrare a far parte della ristretta cerchia dei più grandi scrittori di oggi.

Adam Johnson (1966) vive a San Francisco e insegna scrittura creativa alla Stanford University. I suoi racconti sono stati pubblicati su riviste come Granta, Esquire, The Paris Review, Best New American Voices e Best American Short Stories. Vincitore del Whiting Award e del National Endowment for the Arts Fellowship, nominato Debut Writer of the Year da Amazon, è uno dei pochissimi americani ad aver visitato la Corea del Nord. La stesura de Il Signore degli Orfani, finalista al National Book Critics Circle Award, ha richiesto un lavoro preparatorio di ricerca durato sette anni. Dopo l'incredibile successo negli Usa, è in uscita in 12 Paesi.

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Opinioni inserite: 5

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Il signore degli orfani 2014-03-31 12:11:04 LolloP
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LolloP Opinione inserita da LolloP    31 Marzo, 2014
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Una distopia reale.

Avete presente 1984 di Orwell?
Probabilmente sì, lo avrete letto e anche apprezzato.
Probabilmente non avete però immaginato che i meccanismi perversi di uno stato totalitario e feroce, come quello disegnato da Orwell, siano in realtà molto più concreti di quanto un romanzo possa mai suggerire.
Nel XXI secolo è sufficiente girare il mappamondo fino a fermarsi sulla Corea del Nord. Lì, in questo momento, l'incubo di Orwell è quotidianità.
E' la prima impressione che ho avuto dalla lettura de " Il signore degli Orfani", vincitore del premio Pulitzer 2013. Questo libro non è semplicemente un romanzo, un racconto fantasioso e metaforico su di una astratta dittatura del futuro.
Questo libro vuole essere anche un documentario, un racconto realistico, frutto di ricerche, dei racconti di sopravvissuti e disertori, di un viaggio pericoloso in quel paese oscuro al resto del mondo per raccontare un po' di verità.
L'autore, un celebre giornalista statunitense che si è appassionato ai misteri del regime nordcoreano, ha voluto fondere le fonti di informazioni a sua disposizione in un unico racconto, al fine di proiettare il lettore nelle feroci dinamiche di uno stato che tutto vuole e tutto controlla, privando anche il più innocente delle creature della propria dignità.
Ed è infatti dall' infanzia di un piccolo coreano che viene a svilupparsi l'intreccio. Pak Jun Do viene cresciuto in un orfanotrofio, il padre lo dirige ma non può né vuole riconoscerlo, la madre è stata costretta ad abbandonare la famiglia per le più perverse politiche nazionali.
Vive di stenti, di lavoro e di fatica. Cresce vedendo gli altri bambini morire e subire i più indicibili soprusi fin quando non è abbastanza grande per andarsene, iniziando una vita che non sarà altro che lo specchio della sua infanzia. Lui, come tutti gli altri suoi connazionali, non ha futuro proprio perché non ha libertà. E' orfano della libertà.
Sono i pochi al potere a decidere per lui, tracciando un sentiero lastricato di falsa propaganda ed ipocrisia, di fame e di bugie a cui nessuno crede ma che tutti danno per vere, fino a rendere l'uomo un automa, un perfetto cittadino nordcoreano ma un pessimo essere umano.
Le pagine si susseguono amare e a volte poco digeribili, Johnson non ha paura di proiettare il suo protagonista in una serie di eventi raccapriccianti, forse troppo numerosi per accadere tutti ad un'unica persona. Il suo scopo non è però quello di rendere Pak Jun Do un uomo reale, bensì di renderlo sintesi e simbolo delle condizioni di un'intera nazione.
La scrittura è a tratti ruvida e pesante, manca di quella leggerezza o di quel gusto poetico che di solito cerco in un libro. Sotto questo aspetto non l'ho apprezzata , anche se devo ammettere che è più adatta al tenore delle situazioni rappresentate.
Quanto al contenuto, la lettura mi è piaciuta, non posso non ammetterlo. E' stata terribilmente affascinante e sconcertante allo stesso tempo.
Poter visitare tramite gli occhi di Pak jun Do le strade della capitale nordcoreana, le sue abitazioni ed abitudini, le sue perversioni, i suoi campi di concentramento e di tortura fa molto riflettere. E' mai possibile che nel 2014 ancora esistano luoghi del genere? E' mai possibile che Orwell sia stato profeta inconsapevole della più dura dittatura esistente?
Chiusa l'ultima pagina ho capito una cosa: la libertà è tanto più dolce quanto è amara conquistarla.

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Consigliato a chi ha letto...
a chiunque ami i romanzi distopici, "1984" in particolare.
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Il signore degli orfani 2013-08-26 15:48:48 phoebe1976
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phoebe1976 Opinione inserita da phoebe1976    26 Agosto, 2013
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Il nostro Caro Leader (che assomiglia non dico a

Se questo fosse un libro di fantascienza, sarebbe uno di quei romanzi distopici così di moda che ti lasciano in bocca il gusto del "poteva essere, ma per fortuna no".
Invece non lo è, è realtà. E' la Corea del Nord, realtà dimenticata se non fosse per qualche sparata atomica di suoi leader e nei confronti del quale lo scrittore ha condotto, anche d persona, indagini approfondite.
Il romanzo, premio Pulitzer 2013, è alienante, appassionante e vivo. Il suo protagonista, uomo del regime, orfano e militare, indottrinato dalla nascita dall'unica radio di stato, non si arrende, cerca la libertà a livello epidermico pur senza conoscerne l'effettivo significato.
Bello, intenso, disturbante. Da leggere.

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Il signore degli orfani 2013-08-13 15:20:02 Claudio
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Opinione inserita da Claudio    13 Agosto, 2013

Deludente

L'argomento trattato mi attraeva moltissimo ed inoltre sapendo che aveva vinto il Pulitzer non vedevo l'ora di leggerlo; per questo forse la mia delusione è risultata maggiore!
Scritto in maniera che, almeno a me, è risultata pesante, confusa, con dialoghi così mal orchestrati che talvolta ho avuto difficoltà a capire chi pronunciasse quelle parole. È vero che ci fa intuire le assurde condizioni di vita, arretrate di almeno 50 anni, del popolo Nord Coreano ma la storia non appassiona, non coinvolge e soprattutto la seconda parte (con la sovrapposizione fra i due personaggi e l'io narrante della Dittatura) mi è risultata pesante e non scorrevole tantoché più volte sono stato tentato di abbandonarlo. Insomma sarò stato io a non capirlo ma vi garantisco che arrivare alla fine è stato davvero duro.

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Il signore degli orfani 2013-07-13 16:17:24 Gondes
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Gondes Opinione inserita da Gondes    13 Luglio, 2013
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IL SIGNORE DEGLI ORFANI

E’ incredibile come ancora oggi, possa esistere un paese come la Corea del Nord, con una qualità della vita come quella descritta in questo libro. Di questo paese non sappiamo quasi nulla, se non qualche veloce notizia data da qualche notiziario, che riguarda spesso qualche affronto militare ai danni dei paesi confinanti. Grazie a questo sorprendente testimonianza si ha finalmente la possibilità di sapere qualcosa di più, dal punto di vista della quotidianità e del loro stile di vita. Molte cose sono talmente assurde che è difficile credere che ancora oggi con l’avvento di internet e di altri mezzi di comunicazione, un popolo venga tenuta in un tale isolamento.

Il romanzo narra la storia di un comune cittadino nord coreano costretto a subire, come purtroppo milioni di altre persone, un regime totalitario che controlla ogni cosa, compresa la mente delle persone. Assegnato a lavori umili, riuscirà con caparbia ad entrare gradualmente in contatto con il leader supremo della dittatura nord Coreana, il così detto “Caro Leader”. Pak Jun Do, questo è il suo nome, sarà bravo a sfruttare le assurdità ed incongruenze di questo regime, per arrivare quasi al vertice dello stato, fino a sfidare con la propria intelligenza la carica più alta del paese.

Ho trovato questo romanzo molto interessante dal punto di vista dell’argomento trattato, ma non l’ho apprezzato altrettanto per lo stile di scrittura, trovandolo in alcuni momenti un po’ macchinoso nei dialoghi e nella situazioni. Mi sarei aspettato, visto i premi che ha vinto, una fluidità ed efficacia maggiore. Diverse pagine mi sono sembrate ininfluenti sulla dinamica della storia e hanno finito per appesantire il romanzo.

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Il signore degli orfani 2013-06-15 18:01:00 calzina
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calzina Opinione inserita da calzina    15 Giugno, 2013
Ultimo aggiornamento: 16 Giugno, 2013
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un premio meritato

Ho deciso di intraprendere la lettura di questo romanzo senza informarmi troppo sulla sua trama, non ho cercato opinioni questa volta, mi sono affidata al solo quarto di copertina e al fatto che questo romanzo abbia vinto il “premio Pulitzer 2013” (premio che VERAMENTE è assegnato ad ottime opere letterarie).
Ebbene, le attese non sono state affatto disilluse. Al contrario, questo romanzo è veramente molto molto bello, uno fra i più belli e compositi letti recentemente.
Il romanzo è ambientato nel presente (anche se a tratti pare un altro mondo e un’altra epoca), nella Corea del Nord o meglio nella Repubblica Democratica Popolare di Corea. Chi governa il paese è il Caro Leader, Kim Il-sung. Lo scrittore non ha utilizzato pseudonimi. Presumo questa scelta sia stata fatta proprio per dare più forza a questo romanzo. Sostanzialmente, infatti, questo romanzo è prima di tutto un forte grido di denuncia (nemmeno minimamente velata) alla dittatura perpetrata in questo paese. Alla situazione politica, economica e sociale cui gli abitanti nord-coreani sono sottoposti. Le dittatura di stampo comunista di questo paese, con la disillusione di creare uguali diritti per ogni cittadino, ha finito invece con il privare ogni uomo, donna e bambino della propria individualità. Non intendo disquisire su questo argomento, non è assolutamente mia intenzione discutere sulle ideologie politiche ispiratrici delle tante (ahimè) dittature malate presenti tutt’ora nel mondo . Voglio solamente descrivere ciò che viene prepotentemente denunciato in questo romanzo: la negazione e violazione di ogni diritto umano e la conseguente perdita di importanza della vita di ogni singolo individuo. Un episodio tra i tanti descritti nel romanzo: vengono fatti prelievi di sacche di sangue sugli anziani e sui malati gravi, portandoli in questo modo a morte più veloce. Ma tanti, troppi, gli episodi ignobili narrati in questo romanzo che seppur romanzo è, racchiude dentro se tante tristi verità.
Il romanzo è suddiviso in due parti. Nella prima ci viene presentato Jun Do. Orfano di madre, vivrà in orfanotrofio finchè lo stato non gli assegnerà il compito di rapire cittadini Giapponesi e poi quello di spia su un peschereccio con l’incarico di captare segnali radio. Jun Do si ritroverà poi suo malgrado imprigionato nella Prigione 33. Un campo di lavori forzati dove incontrerà il Comandante Ga.
Nella seconda parte del romanzo il punto di vista cambia. I capitoli si alternano tra loro in sequenza narrati da tre punti di vista diversi. Non posso parlare di altro, non posso farlo per rispetto a chiunque sia intenzionato a leggere questo romanzo e spero siano tanti.
Sappiate solo che si ritrovano pagine anche di amore. Ma non solo l’amore tra un uomo ed una donna, ma anche l’amore genitoriale e figliare. Vi sono analisi anche sul significato profondo dell’amore. Su cosa e possa rappresentare questo sentimento per ognuno di noi. In quali e quanti modi possa manifestarsi lo stesso sentimento.
Lo scrittore ha utilizzato uno stile narrativo proprio, semplice ma incisivo nello stesso tempo. Nonostante le 550 pagine la lettura non stanca mai, non si trovano pagine “cuscinetto”. Ogni singola pagina custodisce dei particolari che arricchiscono questo romanzo. La maestria di questo autore sta nell’essere riuscito a creare un romanzo che racchiude al suo interno innumerevoli temi e nell’averlo fatto con naturalezza. Ogni pensiero è perfettamente adagiato accanto ad una altro. Nonostante spesso via siano salti temporali e spaziali, mai una volta si ha la sensazione di perdita del filo logico.
Come ho già accennato ho adorato questo romanzo per la sua “naturale” complessità. Lo scrittore ci prende per mano e ci guida attraverso questa vicenda e lo fa senza lasciare nulla al caso.
Sicuramente questo romanzo è frutto di un’enorme lavoro intellettuale. Nonostante sicuramente l’autore abbia indiscusse doti narrative, si percepisce il perfetto lavorio fatto per creare omogeneità in questa vicenda assai complessa. Si ritrovano situazioni veramente dure e tristi, ma purtroppo drammaticamente plausibili. Non è un romanzo dai contenuti semplici, non è una lettura di svago certo, ma è una lettura profonda e che sicuramente arricchisce. A tratti con spunti filosofici sul tema della morte e dell’amore.
Un ultima riflessione sulla copertina: perfino essa nasconde un significato particolare. Ho trovato meravigliosa questa immagine.
Vi consiglio assolutamente questo romanzo con un appunto: se siete alla ricerca di una lettura leggera rimandate. Credo questo romanzo vada affrontato in momenti in cui la nostra mente brama riflessione, non ha paura del dolore e della tristezza.
Ma se amate leggere non privatevi di questa romanzo.

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