Il treno
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Ti odio Marcel!
Una casa,un giardino,un marito,una moglie incinta,una piccola bambina,i vicini di sempre,il giornale fuori la porta,il caffè,la barba,il sole che entra dalle finestre.La serena tranquillità di una famiglia.
E’ qui che ti ritrovi,quasi fisicamente, mentre sfogli le prime pagine di questo libro. E’ descritta una dolce quotidianità che ti si incolla alla pelle.
“Come scrive bene Simenon…che dolcezza,che armonia!”ecco i tuoi primi pensieri.
Ma arriva la guerra e questo pezzetto di paradiso deve essere abbandonato e allora via di corsa alla stazione!
Ma lo sappiamo vero?Che sia un treno o una nave(Titanic docet) la regola”Prima le donne e i bambini”vale sempre e comunque,e il nostro protagonista Marcel si divide dalla sua amata famiglia finendo in un vagone merci.
Insieme a lui sale anche una donna,pallida,vestita di nero,sola,senza bagaglio,senza parole.
Ora dato che il destino non ci molla nemmeno un attimo il vagone della moglie e della figlia si perde chissà dove.
Che farà adesso il nostro maritino?Piangerà?Lotterà?Si dispererà?Impazzirà di dolore?
No….farà delle sane corna alla moglie con la donna in nero!
Ora io già non è che sia propensa all’adulterio ma se tradimento deve essere che sia fatto di fiamme,fuochi,passioni insaziabili,cuori travolti!
E invece no!Perchè il caro Marcel non è uomo da esser travolto!
Lui è gretto e meschino,superficiale al limite della stoltezza!
Allora su!Avanti Marcel!Prenditi la tua vacanza!Dimentica tua moglie,il bimbo che sta per nascere e la piccolina;dimentica la guerra,il razionamento,la tua condizione di profugo;và a fare un po’ di sesso dove capita e poi non tralasciare di abbandonare anche la tua amante a infausto destino quando non ti servirà più!!
Quanto ti ho detestato Marcel che piccolo,piccolo uomo che sei!
Questo libro è il mio primo Simenon ,non siamo amici io e lui,ma il sospetto si è instillato in me”Hai voluto con tutto te stesso che io odiassi Marcel, vero?”
Non hai voluto descrivere un amore improvviso…no credo che tu abbia desiderato narrarci dell’adulterio di un omuncolo!
Beh non mi sei piaciuto,no davvero…o forse si?
Devo pensarci,ma intanto la seconda chance te la concedo ugualmente…devo assolutamente sapere se ho indovinato le tue intenzioni!
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- no
Incontro di due solitudini
Un uomo mediocre, una vita banale, un lavoro ripetitivo, una famiglia del tutto normale… ma la guerra, si sa, riesce a stravolgere ogni cosa. Siamo nel 1940 e i tedeschi minacciano i confini francesi, ovunque orde di profughi cercano disperatamente di fuggire: i treni vengono presi d’assalto, chi ha un’auto si immerge in enormi ingorghi e gli altri vanno a piedi. Marcel Féron ha una moglie, Jeanne, incinta di quasi otto mesi, ed una bambina, Sophie; decidono, dopo mille tentennamenti, di scappare e, all’improvviso, si trovano su di un treno in scomparti separati. Inizia l’avventura di Marcel, stipato su un vagone merci che viene separato dal resto del treno, dividendo numerose famiglie. Il protagonista non sa più dove siano la moglie e la figlia ed inizia a vivere in una sorta di dimensione parallela, del tutto distinta dalla sua vita precedente e da quella futura. Il vagone è un microcosmo a sé stante, dove le persone si abituano le une alle altre e creano una quotidianità nata dall’arte di arrangiarsi e dalla comune paura per il proprio destino. Sul treno sale una donna, silenziosa, vestita di nero e senza bagagli; Marcel ne resta colpito da subito, sente che la solitudine di lei è simile alla sua e vuole cercare di capire il perché di tante cose. Una notte, Marcel e Anna fanno l’amore e tutto cambia, inizia un percorso a due fatto di silenzi, gesti e sguardi di comprensione. Anna legge nel pensiero dell’uomo, interpreta il suo mutismo e lo rapporta al suo, senza bisogno di inutili e vacue parole. I due vivono un amore passionale e totale, il primo nella vita di Marcel che non pensa nemmeno per un attimo di tradire Jeanne: quella è un’altra vita, una realtà distinta e separata dal presente. Gli innamorati non diranno niente del loro passato, si limiteranno a vivere il presente con intensità, sanno che per loro non c’è futuro e allora evitano semplicemente di pensarci. Intorno l’orrore della guerra è quasi ovattato, Marcel non ne sente il dramma, per lui è una cosa lontana, nel suo orizzonte c’è solo Anna, con la quale costruisce una quotidianità falsamente normale durante la quale trovano persino spazio la gioia e la meraviglia per la vista del mare, che Marcel non conosceva: « L’acqua aveva lo stesso colore del cielo e, poiché rifletteva la luce, e come il sole era nello stesso tempo sotto e sopra, non esistevano più confini, e mi venne alla mente la parola “infinito”». La vita reale, ovviamente, ritorna e chiede il conto, i due si separano ed il finale, in una certa misura prevedibile, ci lascia comunque ammutoliti.
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Saliteci , solo per un attimo.
Una vita normale, una famiglia, una casa, un lavoro.
POi il mondo precipita.
Prima lontano, poi sempre piu' vicino, sempre piu' vicino, sempre piu' vicino.
Accendi la radio, quella radio gracchiante che tinge tutto di nero a ogni frequenza.
Il nero che una mattina col primo raggio di sole ti sconvolge, ti stravolge la vita.
La radio gracchia, lingue diverse, la guerra sta arrivando, la guerra e' gia' qui.
Georges Simenon, che penna .
Un romanzo breve, fludio,scritto molto semplicemente.
Ma Lui posa la penna dopo poche righe.
Ti afferra.
Ti afferra delicatamente, ti afferra prepotentemente.
Non sei piu' a casa tua . Non sei piu' sul tuo divano.
Ora sei sul Treno.
Sei su quel treno anche tu, senti gli aerei, le mitragliatrici, la gente stipata nei vagoni , sei in fuga.
Dove e' la tua famiglia ? Dove e' la tua casa ? Dove e' la tua solita vita ?
In poche ore tutto e' degenerato.
Resta la paura.
Resta la confusione.
Resta il delirio.
Resta solo il destino che decidera' se dovrai morire o vivere.
E in quegli attimi in cui sei ancora vivo...
Confusione. Torpore. Passione
Voglia di provare sensazioni piene, come fossero le ultime.
Carnalita'.
Una carnalita' non volgare.
Una carnalita' demenziale.
Demenziale come la guerra. Demenziale nella guerra.
NOn puoi giudicare, non vuoi giudicare perche' in quel microcosmo di attimi senza futuro trovi un senso anche a cio' che sembra insensato.
Smetto di leggere.
Abbandono quelle righe,scappo dalla presa salda dell'autore, torno a casa mia.
Il mio divano. Il libro in grembo.
Qui non c'e' la guerra, grazie a Dio.
C'e' solo un libro , c'e' solo l'arte di Simenon, e' solo un treno. Il Treno.
"Non mi sforzavo di capire. Poiche' niente accadeva come nella vita normale, tutto diventava naturale. " G.S.
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il treno
un bel libro che racconta di fatti relativi alla seconda guerra mondiale, con tutti i suoi drammi e le vicissitudini che coinvolgono un buon numero di persone. il fulcro del libro e' un treno sul quale ci sono incontri, scontri, indifferenze, diversita' di ceti sociali che nonostante le avversita' cercano di avere il loro peso. molto scorrevole la lettura e piacevole l'insieme.
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Il treno di Georges Simenon
Georges Simenon scrive e pubblica questo romanzo solo nel 1961, quando la guerra e i ricordi di essa, sedimentati, bruciavano meno l’animo. Questa storia unica e preziosa ci restituisce un frammento folgorante, nella sua brevità, di vita umana, ma lancinante nella sua profondità.Siamo nel maggio del 1940, nelle Ardenne è stato dato l’ordine d’evacuazione generale, i profughi sono costretti a fuggire perché le truppe tedesche invadono il Belgio. Il protagonista Marcel Féron, come si presenta lui stesso in prima persona, vende apparecchi radio e rimette in sesto quelli vecchi, è molto miope ( è terrorizzato dall’idea di ritrovarsi senza occhiali) e molto cagionevole di salute; conduce una vita ordinaria, ” Non ero un uomo infelice né tanto meno triste”, scandita dalle abitudini quotidiane dove ogni oggetto sta al suo posto Ma gli avvenimenti bellici incalzano e non vive più secondo un ritmo interno, invece del suo battito, sente una sorta di battito collettivo. Quella guerra scoppiata all’improvviso, dopo un anno di calma apparente, la percepisce come una faccenda personale tra lui e il destino. Marcel non è più responsabile della sua vita, non è, più, Marcel Féron, commerciante di radio, ma un uomo fra milioni di altri uomini in balia di forze superiori. Egli con la moglie Jeanne, incinta e la figlia, Sophie di 4 anni, lascia la casa e tutto, ma nel trambusto generale si ritrova separato da loro e insieme con altri come lui nel carro bestiame di un convoglio. E’ su questo treno, su questo vagone tra i sussulti, gli scossoni delle fermate e i flashback della sua vita trascorsa che con una donna in nero, estranea, quasi, a tutto quanto la circondava, diventa naturale, senza essersi detti quasi nulla, stare sempre insieme, come per un comune accordo. La passione divampa in un fragile presente, senza futuro, come la precarietà della guerra. Una scrittura mirabile, poesia dell'anima le parole che fluiscono e scorrono come piccole gioie, schegge di luce che carpiscono il lettore.
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il romanzo della zona grigia
Nella sterminata produzione di Georges Simenon – oltre 400 titoli – Il treno, scritto nell’arco di pochi giorni, dal 18 al 25 marzo del 1961, secondo i consueti ritmi frenetici dello scrittore belga, ora riproposto da Adelphi, che lo riporta nelle librerie italiane dopo una lunghissima assenza (risale infatti, al 1966 la precedente edizione mondadoriana), è l’unico libro – insieme al giallo Il clan degli Ostendesi – a raccontare una vicenda completamente calata nello scenario della Seconda Guerra mondiale. Furono dunque, necessari più di venti anni al creatore di Maigret, accusato di collaborazionismo e responsabile nel 1940 di un campo profughi a La Rochelle, per fissare sulla pagina i suoi ricordi di guerra, argomento per lui «terribile e magnifico».
La vicenda è ambientata proprio nel maggio ’40. Il treno del titolo è un lungo convoglio che trasporta profughi attraverso la Francia, dalle Ardenne evacuate davanti all’avanzare implacabile delle armate tedesche fino a La Rochelle: i vecchi, le donne incinte, i bambini piccoli e malati nelle carrozze viaggiatori, tutti gi altri in quelle destinate al trasporto del bestiame. Tra gli sfollati troviamo Marcel Féron, piccolo commerciante di apparecchi radiofonici di Fermay, uomo senza qualità, pesantemente miope e dalla salute cagionevole. Una gioventù la sua, trascorsa – negli anni della Grande Guerra – in sanatorio a causa della tubercolosi e segnata dal trauma familiare rappresentato dal ritorno a casa una sera della madre, nuda e con i capelli rapati a zero, punizione destinata alle donne collaborazioniste.
L’uomo è serenamente sposato con Jeanne, che sta per dargli un altro figlio, dopo la piccola Sophie. Serenamente ma non si sa a che punto felicemente sposato, perché quella di Marcel è un’esistenza mediocre, totalmente priva di sussulti.
Questo tran tran quotidiano è travolto dalla guerra che lo strappa dalla sua casa e dalle sue abitudini e lo costringe a compiere un vero e proprio salto nel vuoto.
Separato dalla moglie e dalla figlia, Marcel incontra nel treno Anna, una ebrea praghese, dal passato misterioso e segnato dal carcere, da cui è appena uscita. Nel corso del lungo viaggio – caratterizzato dalle mitragliate degli aerei tedeschi, da soste dalla durata imprecisata fino alla definitiva sistemazione nel campo di raccolta – i due iniziano ad attrarsi l’uno all’altra sempre più fino a diventare inseparabili e ad amarsi di una passione tanto irresistibile quanto destinata fin dal principio alla caducità, all’essere senza futuro: «Né passato, né avvenire. Solo un fragile presente, che dirovamo e assaporavamo al tempo stesso»; «Non ci pensavo mai, non solo perché mi rifiutavo di pensarci, ma perché non mi veniva in mente: la nostra vita in comune non aveva futuro».
È una vitalità disperata, una furiosa smania di sesso quella che la guerra offre a Marcel e ad Anna, nonché ai numerosi uomini e alle numerose donne stipate nel tendone da circo del campo. Una vitalità disperata che, tuttavia, non investe la sfera ideale, che non determina alcuna presa di coscienza politica, che non ha alcuna proiezione nel futuro, cristallizzata com'è in una sorta di eterno presente.
Non a caso, dopo l’armistizio con i tedeschi firmato dal governo Pétain, la vita riprende subito normale in tutto tranne che «per la presenza dei tedeschi e per l’approvigionamento di viveri che diventava sempre più difficile». Marcel ritrova la moglie, che nel frattempo ha partorito Jean François, e la figlia, perse nello sfollamento, «quasi deluso che tutto si sistemasse così facilmente» e torna alla sua grigia esistenza. Così, anni dopo, non gli resta che scrivere un memoriale per lasciare al figlio una immagine diversa di sé, quella di un uomo che «per alcune settimane è stato capace di provare una passione». Passione che si è presto consumata con la stabilizzazione dell’occupazione tedesca, il ritorno alla routine quotidiana e alla tutela del proprio particulare. «Ripresi la mia vita dal punto in cui l’avevo lasciata, com’era destino, perché non avevo mai pensato che ce ne potesse essere un altro».
Ne è prova il fatto che Marcel non darà alcun aiuto ad Anna, mentre scappa da una retata della Gestapo, scortando da partigiana un pilota inglese, e si renderà così complice, a tutti gli effetti, della sua fucilazione.
Romanzo terribile e crudele, capace di ricostruire con una scrittura geometrica ed essenziale quello che era lo stato psicologico di quella maggioritaria zona grigia che era scesa a patti durante la guerra, con l’invasore. Zona grigia che è anche e soprattutto, condizione eterna dell’umana natura; stato dell’anima, che non può essere, secondo Simenon , in alcun modo modificato, tranne che in situazioni tanto brevi quanto eccezionali.
È questo il peccato originario che rende tragica la condizione dell’uomo; peccato che, magari attraverso la scrittura, deve essere svelato, quanto meno per per essere onesti con se stessi e con il mondo.
Vito Santoro (http://vitosantoro@blogspot.com)
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Terribile e magnifico
Finalmente. Finalmente è uscito un nuovo Simenon. Datemi un Simenon al giorno e mi levo di torno, così mi recito pregustando il piacere di entrare in una storia del grande belga. Le cose vanno così. L'attacco subito, di getto come si dice, e mentre sono quasi alla metà inizio a rallentare, sempre più piano, piano per perdurare il piacere di esserci e l'imminente dolore di dover lasciare la vicenda. Mi è accaduto con altri, dico Faulkner, Roth (Joseph, aggiunngerei quello vero)Bachmann, Kundera... Ma Simenon è un maratoneta, ti accompagna dentro la storia,ti prende per mano e ti mostra le cose e gli uomini che si muovono dentro. Mi ricordo sempre, allora quindicenne, quando aprii, del tutto casualmente o sotto il segno invisibile del destino, Pietro il lettone. Era un giugno sfolgorante e leggendo indossai un golf di lana per proteggermi dalle ventate gelide che arrivavano da Fecamp. Terribile Il treno dove si mette in scena, senza enfasi, il respiro della guerra. Terribile e magnifico perché, come al solito, Simenon affresca gli uomini per quello che sono senza comminare giudizi moralistici. Eppoi, dentro i fatti, questa passione, tra Marcel e Anna, che cresce dinanzi ai nostri occhi. E ci lascia dentro un autentico dolore, ch'è poi il dolore per la vita. Così difficile, per chiunque. Sì, un Simenon al giorno...









