Il vangelo secondo Gesù Cristo
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Opinioni inserite: 6
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Una prova di grande coraggio
Leggere Saramago è un po’ come entrare nella tana del Bianconiglio ed approdare in un paese lontano pieno di meraviglie. Al posto dello stregatto e del cappellaio matto si troveranno però altri personaggi alquanto sui generis e descritti in un modo che solo Saramago è capace di fare. Lo stile di scrittura del portoghese è sicuramente molto particolare, con le sue frasi lunghe composte da tante virgole e pochi punti, i discorsi diretti “buttati” lì all’improvviso e non sempre di facile lettura, i commenti e le riflessioni dell’autore che si incastrano con le vicende narrate. Una volta superato lo scoglio iniziale però ti si apre un mondo nuovo ed inesplorato che ti coinvolge e ti attrae sempre di più, inesorabilmente.
Nel presente libro l’ateo Saramago riscrive la storia di Gesù dalla nascita fino alla sua Passione e morte. Questa riscrittura potrebbe infatti essere considerata un nuovo Vangelo, un’ulteriore testimonianza delle vicende di Gesù Cristo. Quel che colpisce infatti è la straordinaria storia terrena di quest’uomo. Gesù innanzitutto non nasce per opera dello Spirito Santo ma dall’unione tra Maria e Giuseppe. Vive inoltre con dei fratelli, cresce, poi abbandona la casa paterna e pian piano cominciano a manifestarsi in lui quei comportamenti che lo porteranno ad essere considerato il figlio di Dio. Ed un bel giorno incontrerà proprio suo Padre, al quale proverà a chiedere spiegazioni, tentando di sottrarsi e perfino ribellarsi al suo destino, seppure inutilmente, in quanto dovrà accettare ciò che il Padre ha previsto per lui. Il Gesù di Saramago è uno strumento nelle mani di Dio, un Dio onnipotente ed egoista che ha scelto per suo figlio la via del dolore e della sofferenza, attraverso la quale fondare un nuovo credo.
Probabilmente questo libro non piacerà a tutti, tanto per lo stile di Saramago, quanto per i temi trattati che potrebbero turbare per come sono stati affrontati. Tuttavia va riconosciuto all’autore un grande coraggio nel mettersi in gioco contro tutto e tutti e narrare questa nuova versione della vita di Gesù.
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Sempre coraggioso
Beh la trama è tutta nel titolo no? E' lo svolgimento dei fatti che riserva delle belle sorprese!Non credo che la chiesa cattolica abbia accolto di buon occhio un libro del genere. Perchè al di la della bellezza del racconto,della sensibilità dell'autore,dell'umanità dei personaggi e della carica emotiva della vicenda,Saramago ci va giù bello duro! E' un grande. -"Dio non perdona i peccati che ordina di commettere." -"Gli atti non totalmente sinceri sono sempre in ritardo." -"Non hai imparato niente,vattene,gli aveva detto Pastore,e chissà,forse aveva voluto die che non aveva imparato a difendere la vita." -"Se gliene diamo il tempo il silenzio possiede la virtù,che apparentemente lo nega,di costringere a parlare." -.."i miei fratelli e mia madre sono coloro che hanno creduto alla mia parola nel momento in cui l'ho pronunciata,(...)mia madre e i miei fratelli sono coloro che non hanno bisogno di aspettare l'ora della mia morte per impietosirsi della mia esistenza." -"Perchè si sa per le parole pronunciate dal cuore non c'è lingua che possa articolarle,le blocca un nodo in gola e solo negli occhi si possono leggere." -"Il firmamento,quell'immenso occhio nero di Dio,punteggiato di quelle luci che sono il riflesso lasciato dagli sguardi degli uomini che hanno contemplato il cielo,generazione dopo generazione,interrogando il silenzio e ascoltando l'unica risposta che esso dà."
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Riflessione acuta
Letto un anno fa, Il vangelo secondo Gesù Cristo, credo che contenga una riflessione acuta sulla figura di Gesù. Ho ripreso in mano da poco questo romanzo, trattando di alcuni suoi scritti e ho ripensato, al di là della trama, alla profondità di questo libro. Saramago esprime una laicità dirompente tanto nelle pagine quanto nelle sue parole, laicità sorretta, tuttavia, da idee chiare da una visione storica del nostro passato e del presente. Quando parla del figlio di Dio umanizzandolo, partecipe degli accadimenti della società dell'epoca, Saramago non sta accusando il figlio di Dio o la Chiesa, non fa affermazioni blasfeme, lui racconta quello in cui crede. Mi verrebbe da dire che la sua laicità è fedele, fedele al suo modo di pensare. Così come l'idea di colpa tramandata di padre in figlio senza "capire di che colpa concreta si tratti" - citando le parole dello scrittore qualche anno dopo durante alcune sue conferenze. Inoltre Saramago afferma di appellarsi a Freud e alla psicoanalisi come strumenti messi a disposizione dell'uomo per sviscerare la colpa ancestrale e liberarsene definitivamente.
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Un grande coinvolgimento emozionale
Un grandissimo libro, di intensissimo coinvolgimento emozionale.
E' la storia della vita di Gesù, considerato non come un dio, ma come un essere umano, come tutti noi. La sua figura è tratteggiata da Saramago come quella di un uomo sofferente, incerto, strumento e vittima predestinata di un dio cattivo e dominatore.
Il romamzo si dispiega secondo gli episodi già narrati nei vangeli ufficiali, ma con un taglio più attento - e interessante - alla vita reale e ai costumi e usanze dell'epoca in Palestina.
E infatti, alcuni avvenimenti e personaggi "miracolosi" sono tradotti da Saramago in una possibile realtà. Es. l'angelo o il diavolo sono pastori. Il rapporto con la Maddalena è sentimentale e sessuale. Gesù ha tanti fratelli, e così via.
Ciò che più mi ha colpito è la descrizione e l'agire del dio padre. E la sua relazione e influenza sul figlio uomo. Un dio che non esita a mentire, a vendicarsi, ad usare la sua onnipotenza per fare il male, a godere del sangue. Fino ad obbligare il figlio all'estremo sacrificio. Contro il suo volere e pieno di paure.
Impressionante l'elenco dei martiri e relativi supplizi che si dilunga per pagine a suggellare le conseguenze che la morte di Gesù avrà sull'umanità.
Comprensibili le prese di posizione contrarie della chiesa ufficiale di fronte a questo romanzo così impietoso nello svelare i retroscena di dogmi intoccabili.
In questo senso, la relazione fra dio padre e Gesù in Saramago mi ha evocato la "Leggenda del grande inquisitore" nei fratelli Karamazov. In quest'altra Gesù viene cacciato perchè pericoloso, ormai incompatibile con l'autorità della chiesa cattolica.
Quello di Saramago è un Gesù vicino a noi, uno di noi. Un uomo con degli ideali che si scontra con una figura che lo domina e lo condanna. Ma proprio per questo visceralmente umano.
Un libro imperdibile che conquista l'anima.
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Splendido
Questo è un libro che ho divorato.
Avete mai la sensazione, chiudendo un libro che vi ha emozionato, di avvertire una punta di sofferenza per non aver più l’opportunità di aprirlo e… leggerlo per la prima volta?
A me capita talvolta, con i libri che mi coinvolgono molto.
Ecco, questo è uno di quei libri: vivo ancora totalmente immersa nell’atmosfera creata da Saramago: Maria e Giuseppe giovani sposi, il piccolo Gesù, il Gesù in fuga, il tempo col Pastore e l’incontro con Dio, Gesù adolescente confuso e alla ricerca di sé, l’incontro con Maria di Magdala ed il loro amore, gli apostoli che lo amano e non lo capiscono, ma credono in lui fino ad accettare il martirio profetizzato.
Gesù in questo libro è un uomo, figlio di Dio senza convinzione, recalcitrante e desideroso di affermare una propria volontà, di scrivere in prima persona il proprio destino: ma non è cosa facile quando Dio in persona ha già scritto il tuo futuro.
Giuseppe è un uomo confuso, martire per caso.
Maria è una donna del suo tempo descritta, come deve essere effettivamente stata, succube del marito e dei figli maschi (ne ha più d’uno, ebbene sì!) ed incapace di comprendere e guidare questo figlio “strano” che se ne va di casa proprio quando lei, secondo tradizione, conta maggiormente su di lui.
La Maddalena è una donna che ha esperienza e che riconosce in Gesù un uomo diverso, così del resto ci viene presentata anche dai libri evangelici, in più prova per Gesù un amore tutto terreno che viene ricambiato (uno dei motivi per l’accusa di blasfemia per il povero Saramago).
Ma il personaggio che maggiormente si discosta dalla tradizione, quello che ha una componente maggiore di originalità è Dio: in parte ricalca il Dio degli Eserciti del Vecchio Testamento, il Dio vendicativo, perfino competitivo - nei confronti degli altri Dei - per la supremazia sui popoli, talvolta è un po’ confuso, un tantino verboso, stizzoso e perfino litigioso… ed ha un alterego nel Diavolo, che invece viene particolarmente umanizzato e, tutto sommato, viene presentato come un “buon diavolo” che dà buoni consigli quando guida, per un periodo, la vita e la crescita di Gesù.
Insomma, a voler paragonare questo libro con i Vangeli, ne viene fuori che stiamo parlando di tutt’altro, così come è, in realtà: Saramago, calatosi impeccabilmente nel periodo storico, si è preso le sue licenze ed ha scritto un libro di fantasia prendendo spunto dalla storia più fantastica ed antica che sia arrivata fino a noi, rimaneggiandola a suo modo e caricandola della fortissima dose di intelligenza ed ironia che lo contraddistingue e che me lo fa amare.
La sua è una prosa densa che non indulge a lunghe descrizioni ma dipinge col pennello a punta fine ogni tratto del brullo territorio della Palestina, ogni aspetto di ogni singolo personaggio, ogni stato d’animo, ogni timore, ogni dolore ed ogni speranza. È una prosa estremamente personale, ricca di umori, cinematografica per l’assenza di pause e di cadute di attenzione.
Insomma, un autore eccelso ed un libro bellissimo.
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Un grand'uomo
Come ho anticipato nel titolo, il Gesù narrato da Saramago è un grand'uomo. Con i propri difetti, ma con enormi qualità e caratteri positivi. Figlio di Dio senza esserne particolarmente contento, senza capirne a fondo il motivo. Assoggettato per forze superiori al volere del Padre, ma in disaccordo con le sue decisioni e i suoi fini. Rivoluzionario nel suo rapporto con Maria di Magdala in un'epoca ingiusta con le donne. Pecca di troppo orgoglio nel ruolo di figlio di una madre che lo ama ma non riesce a comprenderlo appieno, colpa anche del ruolo di sottomissione delle donne del tempo, della cappa di ignoranza sotto la quale erano costrette.
Se davvero Gesù è nato e vissuto, non dev'essere stato molto diverso dall'uomo descritto in queste pagine. Mi sono ritrovato ad apprezzarlo, a seguirlo in certe scelte, a maledirlo per altre. Questa è stata la forza di Saramago: catapultarti a fianco di Gesù, farti sentire un suo "apostolo".
Fa una pessima figura Dio, non buono e non caritatevole.
Di contro, il buon vecchio diavolo è una guida spirituale di tutto rispetto, con sani principi ed ottimi insegnamenti.
Non so se un cattolico convinto possa affrontare ed apprezzare queste pagine. Io, che perfortuna e purtroppo fede non ho, le ho apprezzate.









