Narrativa straniera Romanzi L'amico ritrovato
 

L'amico ritrovato L'amico ritrovato

L'amico ritrovato

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Due ragazzi sedicenni frequentano la stessa scuola esclusiva. L'uno è figlio di un medico ebreo, l'altro è di ricca famiglia aristocratica. Tra loro nasce un'amicizia del cuore, un'intesa perfetta e magica. Un anno dopo, il loro legame è spezzato. Questo accade in Germania, nel 1933... Racconto di straordinaria finezza e suggestione.

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Opinioni inserite: 19

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L'amico ritrovato 2017-01-28 12:39:23 Antonella76
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Antonella76 Opinione inserita da Antonella76    28 Gennaio, 2017
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Piccolo e immenso



Sono tante le parole che possono essere usate per parlare della pagina più buia e triste della storia dell'umanità, eppure io ne ho davvero pochissime...
Lascio volentieri la parola ai libri.
Libri come questo, piccolissimi nell'aspetto, immensi nel contenuto.
Ogni volta penso di essere pronta, di essere ormai "corazzata"...ed ogni volta mi scopro fragilissima, impreparata ed impaurita.
Questo libro, come anche "Una bambina e basta" di Lia Levi, letto pochi giorni fa, non tocca con mano l'orrore dell'olocausto, ma lo sfiora...ce ne dà una visione "periferica", non entriamo dentro i campi di sterminio, non assistiamo direttamente alla ferocia della malvagità umana nella sua più riuscita realizzazione, ma non per questo ci scombussola di meno.
L'orrore è solo più sottinteso.
Il dolore è solo apparentemente "attutito" da un racconto genuinamente adolescenziale.
Eppure in queste poche, intense pagine, basta una parola, l'ultima del libro, a capovolgere tutto, a ridare un filo di luce e di speranza nel nero di un orrore inimmaginabile.
La gioia di scoprire di non essere stati completamente traditi da chi si è amato molto si scontra con l'amara consepevolezza che tale "sentimento ritrovato" sia comunque troppo troppo...tardivo.

"Bisogna fare attenzione prima di concedere la propria fiducia a un tedesco.
Come si fa ad essere certi che l'uomo con cui si sta parlando non abbia immerso le mani nel sangue dei vostri amici o dei vostri parenti?"

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L'amico ritrovato 2015-08-27 08:48:44 Giulia Lisa
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Giulia Lisa Opinione inserita da Giulia Lisa    27 Agosto, 2015
Ultimo aggiornamento: 27 Agosto, 2015
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Il gioiello di Fred Uhlman

Scrivere un romanzo sugli anni dell’olocausto potrà essere un’impresa notevole, ma condensare ciò che di più puro e commovente si possa immaginare in una smilza novella ambientata negli anni più atroci della storia umana, ha dell’impossibile.
Ebbene, Fred Uhlman ci riuscì.
Tutto ebbe inizio nella Germania degli anni trenta, a Stoccarda. Hans è un adolescente ebreo della media borghesia tedesca, piuttosto annoiato dalla solita vita e dalla solita gente. In classe non c’è nessuno che corrisponda alla sua idea romantica di amicizia, nessuno per cui dare volentieri la vita. C’era “il Caviale", un gruppetto di ragazzi dotti e simpatici fieri della propria superiorità intellettuale, gli aristocratici orgogliosi dei loro nomi e una serie interminabile di visi poco interessanti e dalle aspirazioni troppo pratiche.
Poi un giorno, senza preavviso, arrivò. Il sorriso appena accennato, lo sguardo vagamente altezzoso, i capelli dorati e quella naturale eleganza che ammutolì la classe intera. C’era qualcosa di diverso in lui, “non ricordo esattamente quando decisi che Konradin avrebbe dovuto diventare mio amico, ma non ebbi dubbi sul fatto che, prima o poi, lo sarebbe diventato.”
Ma come conquistare l’amicizia del ragazzo che, con estrema grazia, aveva già rifiutato quella del Caviale o degli aristocratici? Come far comprendere al discendente di una delle stirpi più nobili e antiche dell’intera Germania, di essere diverso da tutti gli altri e di meritare attenzione? Probabilmente si trattava di destino e infatti, neppure tre giorni dopo, sarà lo stesso Konradin ad avvicinarsi a lui e da quel momento iniziò tutto.
Sarà una di quelle rare amicizie che ogni uomo spera di ricevere dai suoi giorni, un idillio lungo una vita, ma Hans è un ragazzo ebreo e Konradin un nobile tedesco, nell’epoca in cui il mondò impazzì. Nonostante i tentativi di Konradin di nascondere più a lungo possibile la realtà, Hans scoprirà le tendenze antisemite della famiglia dell’amico. Konradin lo pregherà di non accusarlo per le colpe dei suoi genitori, per circostanze del tutto indipendenti dalla sua volontà e Hans non lo farà, ma entrambi i ragazzi lo sanno bene, sanno che la loro vita e la loro amicizia non sarà più la stessa.
Hans partirà per l’America, prima che sia troppo tardi, ma l’idea che Konradin possa aver preso parte a quegli orrori, lo tormenterà per il resto della sua vita.
La fine del romanzo, che lo consacra a vero e proprio capolavoro, svelerà ad Hans la sorte del suo amico, concedendogli, in un certo senso, di ritrovarlo.

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L'amico ritrovato 2015-06-22 21:50:24 Vita93
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Vita93 Opinione inserita da Vita93    22 Giugno, 2015
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Classico senza tempo

“ L’ amico ritrovato “ di Fred Uhlman è uno dei romanzi che spesso vengono fatti leggere agli studenti negli anni delle superiori, sicuramente uno dei pochi libri che tutti i ragazzi o quasi apprezzano.
Ciò sarà dovuto senza’ altro alla ridotta lunghezza dell’ opera, da considerare più una novella che un vero e proprio romanzo, ma gran parte del merito è da ricercare nella straordinaria varietà, complessità e universalità dei temi che l’ autore affronta in sole 92 pagine.

Hans Schwarz è un sedicenne di origine ebraica, vive a Stoccarda con il padre e la madre e passa le sue giornate immerso nella lettura o alla ricerca di antiche monete greche, è un ragazzo timido e sensibile ma orgoglioso.
Un giorno nella stessa classe di Hans arriva Konradin, coetaneo proveniente da un’ antica e aristocratica famiglia tedesca, che colpisce i compagni per la propria eleganza ed il portamento fiero e distaccato.
In realtà Hans scopre presto che anche Konradin è un ragazzo timido come lui, e tra i due nasce una profonda e sincera amicizia che in poco tempo lega i due adolescenti in maniera indissolubile, fino a che non si diffonde in tutta la Germania, Stoccarda compresa, l’ ideologia nazista portata avanti da Hitler, che trova accaniti seguaci proprio tra i membri della famiglia di Konradin.

Hans è narratore interno e onnisciente dell’ intera vicenda, dal momento che racconta avvenimenti passati sapendo già come si svolgeranno gli eventi.
Il tono è semplice ma allo stesso tempo colpisce per ricercatezza e accuratezza, e sono presenti sporadici riferimenti in lingua tedesca e latina.
Uhlman è maestro nella descrizione di Stoccarda, i cui viali, fiumi e odori si imprimono poeticamente nella mente del lettore grazie a rapidi e incisivi scorci paesaggistici che fanno da sfondo al racconto.
Il tema principale del romanzo, lo si intuisce già dal titolo, è l’ amicizia.
Hans è un portatore sano e contagioso di questo valore, ha una visione romantica dell’ amicizia, quando conosce Konradin sembra risvegliarsi da un torpore causato da anni di solitudine e timidezza.
E’ un’ amicizia che si muove a piccoli passi, che passa dai primi inevitabili momenti di imbarazzo e scoperta reciproca per poi esplodere in interminabili pomeriggi passati insieme a divertirsi e a riflettere.
Il lettore si immedesima subito nei protagonisti dal momento che molte delle nostre amicizie nate durante gli anni adolescenziali presentano le stesse caratteristiche.
“ L’ amico ritrovato “ ci ricorda quanto sia puro il sentimento dell’ amicizia, il sentimento più forte e totalizzante che un essere umano può provare insieme all’ amore.
E poi c’ è la Storia, quella studiata sui libri e di cui sappiamo purtroppo molto e che non dimenticheremo mai, che mette i bastoni fra le ruote ad Hans e a Konradin e a milioni di altre persone.
E ancora una volta, quando leggo storie che trattano gli anni della Seconda Guerra Mondiale, non è tanto la rabbia il sentimento che sento predominare, quanto lo stupore.
Mi stupisco sempre al solo pensiero di come certe idee di sterminio abbiano avuto tale seguito nella Germania degli anni ’30-’40, è un qualcosa di inspiegabile.
Come Hans, che quando a casa di Konradin vede un ritratto somigliante al volto di Hitler, tiene la cosa per sé e ingenuamente si vergogna per aver pensato anche solo per un istante che l’ amico potesse avere qualcosa a che fare con quel dittatore. Salvo poi ricredersi a tempo debito.

“Entrò nella mia vita nel febbraio del 1932 per non uscirne più “.

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L'amico ritrovato 2015-03-03 19:11:26 MAZZARELLA
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MAZZARELLA Opinione inserita da MAZZARELLA    03 Marzo, 2015
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L'amicizia

Ci sono dei legami che né il tempo né la distanza né la rabbia né il rancore possono scalfire. Uno di questi legami si chiama: Amicizia.
Nell’età dell’adolescenza la famiglia la si vede come un qualcosa distante anni luce da sé e l’amore è ancora qualcosa di irraggiungibile. All’età di 15 anni c’è solo una persona a cui si riesce a donare il proprio cuore e la propria anima: il migliore amico.
Non solo si è pronti a dare tutta la propria vita all’altra persona ma si desidera ardentemente che l’altra persona faccia altrettanto. La vita è fatta di sogni fragili soprattutto per gli adolescenti, ed il fatto di poterli condividere con un'altra persona, fortifica il proprio “io” e gli fornisce un senso di completezza.
Ecco su cosa si basa la storia di Hans e Konardin i due protagonisti di questo bellissimo libro: sulla nascita della loro amicizia sotto lo sfondo della seconda guerra mondiale. Con l’avvento del nazismo, l’odio cresceva e si diffondeva tra la gente, eppure delle anime immacolate e pure superavano anzi, ignoravano gli eventi che sovrastavano il cielo europeo. La loro amicizia aveva reso possibile che il cuore andasse oltre i pregiudizi, oltre l’odio, oltre il colore della pelle, ma soprattutto, oltre la razza.
Hans ebreo e Konardin di razza ariana non potevano essere più che diversi, eppure allo stesso tempo, più che uguali ed affiatati. All’inizio ognuno dei due aveva paura di non essere all’altezza delle aspettative dell’altro, quando in realtà, entrambi rappresentavano l’uno per l’altro la primavera per il presente, e la speranza per il futuro.
Una storia che oserei dire commovente e semplice allo stesso tempo, con un finale che fa restare letteralmente “a bocca aperta” e fa capire che l’amicizia, per quante discussioni e diversità di opinioni possa incontrare, se è vera, vive in eterno. L’amicizia di Hans e Konardin fa capire che anche nel buio infernale del nazismo, una luce di speranza mossa dalla caparbietà di cuori puri e dalla forza di volontà, porta alla vittoria del bene ed alla sconfitta del male. Soprattutto ci ricorda che, un amico non lo si perde mai: si è destinati sempre e comunque a ritrovarlo, anche se solo nel nostro cuore.

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L'amico ritrovato 2014-12-09 18:36:29 Valerio91
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Valerio91 Opinione inserita da Valerio91    09 Dicembre, 2014
Ultimo aggiornamento: 10 Dicembre, 2014
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La densità d'un seme

Come racchiudere in poche pagine, in limitate parole, un’enorme profondità di significato? Credo che, se fosse ancora vivo, me lo farei volentieri spiegare da Fred Uhlman. Piccolo capolavoro di contenuti, “L’amico ritrovato” prende come pretesto il nazismo e l’antisemitismo per trattare svariati temi di grande profondità. Amicizia, pregiudizi e diseguaglianze razziali sullo sfondo di una Germania prenazista in tutti i suoi nascenti orrori. Sarà proprio questa Germania a ospitare l’amicizia tra Hans Schwarz, ebreo figlio di un medico, e Konradin Von Hohenfels, figlio di un conte tedesco, appartenente a una famiglia importantissima e dalle nobili origini.

Un piccolo seme può dar vita a un’enorme pianta. Un seme fu piantato da Hitler in innumerevoli cuori nella terribile prima metà del ventesimo secolo, trovando tanti terreni fertili per la crescita di una pianta malefica che ha oscurato il mondo per anni, con la sua ombra mortifera.
Un piccolo seme è quello che ha dato inizio all’amicizia tra Hans e Konradin, ragazzi così diversi sotto tanti aspetti all’occhio del cieco razzista, eppure così compatibili e legati da un affetto incommensurabile, che oltrepassa le barriere delle origini e che non conosce pregiudizi. Un amicizia indistruttibile fino a quando le infezioni morali dell’età adulta non si affacciano alla mente fanciullesca. Perché avrebbero dovuto considerarsi diversi? Cosa rendeva Hans inferiore a Konradin? I due giovani amici non ne erano a conoscenza, finché gli adulti, con la loro stupida e immotivata “saggezza” ed esperienza, non gli hanno reso nota una menzogna spacciata per solenne verità, creando divisione e dolore anche dove non ve n’è. Come se nel mondo non avessimo già abbastanza sofferenza, per cui v’era l’impellente bisogno di distruggere anche ciò che rende il mondo un posto migliore, come quell’amicizia spensierata tra quei giovani innocenti, in nome di ideali e pregiudizi senza capo né coda.
Semi maligni e semi benigni. Nonostante a prevalere siano i primi, nei cuori alberga ancora un fondo di speranza e di bontà, un terreno divino. Se il seme benigno riesce a trovare posto nella giusta parte del cuore, seppur piantato in compagnia della sua antitesi, riuscirà a prevalere. Sempre. Quel seme è lo stesso piantato da Hans nel cuore di Konradin, il seme piantato da un “piccolo” ebreo che riuscì a scalzare il seme piantato dal """"grande"""" Hitler. Sarà quel seme a farci piangere sui nostri orrori.

“Valgo quanto tutti i Von Hohenfels nel mondo. Nessuno ha il diritto di umiliarmi, te l’assicuro, re, principe o conte che sia.”

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L'amico ritrovato 2014-07-30 21:21:09 Mancini
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Mancini Opinione inserita da Mancini    30 Luglio, 2014
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Un'amicizia lunga una vita

Come un quadro dipinto con poche pennellate decise e dai colori saturi, così questo racconto riesce, in poche pagine, a raggiungere la sua completezza in una storia che ci regala sensazioni che ho trovato appaganti e profonde.
E del resto l'autore, Fred Uhlman, per un periodo della sua vita si è dovuto guadagnare da vivere proprio vendendo i suoi quadri, pur non essendo un pittore di professione, ma per necessità.
E di professione, a ben vedere, non è stato nemmeno uno scrittore perché nasceva avvocato.

Ma le vicende di una vita travagliata e una condizione disagiata quale l'appartenenza ad una famiglia ebrea in terra tedesca ai tempi del nazismo sono riuscite ad imprimere a questo "avvocato" una forza tale da fargli esprimere l'essenza di una vita di sofferenze in un piccolo capolavoro che pare debba rimanere per sempre nel panorama della letteratura mondiale.

Protagonista il sedicenne Hans, appartenente ad una famiglia tedesca di origine ebrea sempre vissuta in Germania e che sente vivamente, soprattutto nella figura di suo padre, il senso di appartenenza a quella terra, alla parte nobile di quella terra, patria di "Goethe e di Schiller, di Kant e di Beethoven".
Un'amicizia che d'improvviso esplode con il coetaneo Konradin, figlio di nobili, anch'essi legati visceralmente alla loro nazione, ma a quell'altra faccia, quella "nazionalista", quella marcia che stava prepotentemente costruendo se stessa per mano di un singolo che attirava folle e plagiava menti.
Se da una parte Hans si dimostra un libro aperto agli occhi del nuovo amico aprendogli la porte di casa e presentandolo alla propria famiglia orgoglioso di quell'amicizia, Konradin si mostra sempre un po' più riservato e distante tenendo lontana la sua famiglia da Hans.
Questi inizialmente non ne comprende il motivo che invece diventa manifesto durante un evento pubblico, in un teatro, dove Hans tragicamente intuisce quella enorme distanza tra la famiglia di Konradin e la propria, specchio del contrasto storico tra nazisti ed ebrei.
E il conseguente cambiamento di atteggiamento, il distacco del fidato amico Konradin fanno da chiusura temporanea del rapporto tra i due che in realtà non si rivedranno mai più, perché figli di ideologie troppo distanti.
Ma è alla fine, nelle ultime righe del racconto che Hans, ormai adulto e stabilitosi in un altro continente, leggendo uno stralcio di una comunicazione del vecchio Liceo frequentato da ragazzo, trova il senso di quell'amicizia che trent'anni prima sembrava essere terminata per una divergenza di idee.
È qui che quell'amico da "perduto" diventa "ritrovato"!
L'amico ritrovato si legge in poco meno di un paio d'ore e rimane nel cuore, immagino, per sempre.

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L'amico ritrovato 2013-07-21 21:40:53 Marco Caggese
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Marco Caggese Opinione inserita da Marco Caggese    21 Luglio, 2013
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Emozionarsi

Una perla. Questa è la sensazione che sento nei confronti di questa novella. Uhlman, con un minimalismo ed una discrezione inizialmente quasi spiazzanti, ha finito con il porre tutte le mille domanda che continuo a farmi da quando ho la ragione riguardo alla follia nazista. A questo autore bastano poche parole, poche descrizioni essenziali per colpire allo stomaco come un maglio. Quello che mi sconvolge è la dignità con la quale sono stati affrontati drammi infiniti.
Poche parole, interminabili emozioni.

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L'amico ritrovato 2012-12-30 16:54:39 Pia Sgarbossa
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Pia Sgarbossa Opinione inserita da Pia Sgarbossa    30 Dicembre, 2012
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E A NATALE LA LORO AMICIZIA PARVE FINIRE...

"AMICI...CI SI SCEGLIE PERCHE'..."
Questo libro, l'unico che abbia scritto, è un dono che ci ha lasciato l'autore , Fred Uhlman....e per fortuna che ce lo ha fatto!!!
Durante tutta la lettura ho continuato a pensare a quest'uomo, che io trovo speciale, per l'intelligenza, la preparazione culturale, la timidezza, l'umiltà.
Ci narra la sua esperienza personale, lui che ebreo, visse durante il periodo del nazismo.
Aveva sedici anni, quando diventò amico di un tedesco e insieme, studenti nella stessa classe, condivisero un anno di vita; vissero momenti indimenticabili, si scambiarono pensieri, si confrontarono sulle proprie passioni, su ciò che amavano di più...e ne nacque una sintonia incredibile...quella stessa intesa che era scattata sin dal primo momento che i loro occhi si sono incontrati...Cos' è che ci porta a capire che una persona sarà il nostro giusto amico?...è qualcosa difficile da spiegare a parole, ma l'autore è riuscito benissimo a farci capire come lui ha vissuto questa grandissima esperienza di vita.
Ma il loro rapporto non è un "granello di vita" rispetto a quello che sta accadendo attorno a loro...una realtà che li schiaccerà, che li porterà a dividersi...a non vedersi mai più...a compiere un atto ( che non svelo) che suggellerà per l'eternità la loro amicizia. Sarà proprio grazie a quest'atto che Uhlman troverà la forza e il coraggio di lasciarci questo gioiello di libro, per scrivere dei momenti di vita così intensi...così ...
L'autore, costretto a rifugiarsi in America, per potersi salvare, ha subito delle ferite che non riuscirà mai più a rimarginare...che lo hanno definitivamente cambiato nel suo intimo modo di essere e di porsi alla vita....Sì, riuscirà ad avere anche successo come avvocato...ma non riuscirà mai più ad avere quella serenità, di quando sedicenne aveva, con il suo modo profondo di interrogarsi sui grandi perchè della vita...Era successo qualcosa di "troppo grande e irrimediabile"...e quando succede...no, non si può più tornare indietro.
Anni fa per fare un lavoro didattico sull'amicizia, chiesi consiglio alla mia cara amica Bertilla, insegnante di lettere; lei mi consigliò tra gli altri, anche appunto "L'amico ritrovato".
Non solo ne consiglio la lettura, ma lo reputo MOLTO EDUCATIVO !
Il primo "piccolo romanzo" che trovo impeccabile...
Sarebbe bello che ognuno di noi, che abbia vissuto un'esperienza di vita, così intensa e profonda, avesse il coraggio e la capacità di lasciare in dono, con un libro, il proprio vissuto all'umanità...
UN LIBRO PER RACCONTARE ... PER RICORDARE... UN VERO ATTO D' AMORE!!!
Lo si legge tutto d'un fiato.
Un peccato perdere l'occasione di leggerlo...
Pia

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A ragazzi/e a partire da quando iniziano a farsi domande importanti sulla vita, sull'esistenza. A chi crede nel valore dell'amicizia.
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L'amico ritrovato 2012-08-27 14:59:26 maria.luperini
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maria.luperini Opinione inserita da maria.luperini    27 Agosto, 2012
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Un libro universale

“Lei crede sul serio che i compatrioti di Goethe e di Schiller, di Kant e di Beethoven si lasceranno abbindolare da queste sciocchezze?” (pag. 48). In questa domanda, che il padre del giovane Hans rivolge a un nazista, è racchiuso tutto l’amore per la propria terra. “L’amico ritrovato” è uno di quei libri che si leggono tutto d’un fiato, e non solo per il limitato numero di pagine, soprattutto per la passionalità che l’autore mette nella vicenda, ispirata a un fatto autobiografico. Si narra dell’amicizia giovanile tra Hans, figlio d’un medico ebreo, e Konradin, l’ultimo rampollo della casata dei conti von Hohenfels, nata sui banchi di un esclusivo liceo di Stoccarda all’epoca dell’ascesa di Hitler al potere. Ma le vicende politiche e lo spettro dell’olocausto imminente rimangono sullo sfondo, laddove il centro pulsante della narrazione è nell’entusiasmo dei due giovani chiamati a uscire dalla timidezza e ad affacciarsi alla vita, nelle discussioni vibranti sulla poesia, sull’esistenza di Dio, sulla natura stessa dell’amicizia. “Non ricordo esattamente quando decisi che Konradin avrebbe dovuto diventare mio amico, ma non ebbi dubbi sul fatto che, prima o poi, lo sarebbe diventato(…) Nella mia classe non c’era nessuno che potesse rispondere all’idea romantica che avevo dell’amicizia (…) nessuno per cui avrei dato volentieri la vita” (pag. 21). E ancora: “Dall’esterno del nostro cerchio magico provenivano voci di sovvertimenti politici, ma l’occhio del tifone era lontano (…) Stoccarda continuava ad essere la città tranquilla e ragionevole di sempre” (pag. 34). Saranno gli adulti, con le loro decisioni, a ritagliare i confini di questo mondo, così che la realtà v’irrompa drammaticamente: Hans sarà mandato in America a continuare gli studi, mentre i suoi genitori rimangono a Stoccarda, rifiutandosi di lasciare quello che continuano a considerare (e che è) il loro paese; Konradin abbraccerà la fede nazista, trascinato dall’entusiasmo di sua madre. Una fede che appare addirittura ingenua, laddove scriverà all’amico: “Mi rallegro che i tuoi genitori abbiano deciso di restare. Nessuno li molesterà, naturalmente, ed essi potranno vivere e morire qui, in pace e serenità” (pag. 85). Fino a una conclusione inaspettata. Dunque, un libro sugli slanci e le innocenze dei giovani. Tutti. In contrapposizione con la durezza e l’ipocrisia degli adulti. Tutti. Un libro sui bisogni essenziali dell’animo umano, descritto in ciascuno dei personaggi con uno stile limpido e vivace, un tocco quasi pittorico (e in effetti l’autore è stato anche artista visivo), un amore trasparente e viscerale per un mondo romantico destinato a scomparire, ma che ancora non ne è consapevole. Un libro che, proprio a causa di quell’amore, offre al lettore semplicemente una storia (forse “la” storia per eccellenza), senza pregiudizi né pretese moralistiche, così che possa autonomamente cercare gl’infiniti spunti di riflessione, identificarsi con Hans e, con lui, non riuscire a staccarsi dall’indimenticabile Konradin. Un libro a suo modo universale, nonostante l’argomento trattato, l’evoluzione storica degli eventi mondiali e la vicenda stessa dell’autore ne portassero il rischio.

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L'amico ritrovato 2012-05-15 11:16:00 orchidea79
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orchidea79 Opinione inserita da orchidea79    15 Mag, 2012
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Un gioiello letterario

Un libro breve ma a mio avviso e a mio gusto carico di sentimenti, emozioni, paure e speranze che mi hanno emozionato ed intenerito.
L'amicizia tra Hans e Konradin è descritta dal nascere, come una simpatia ed un'affinità che si instaurano spontaneamente e che proseguono con quella delicatezza e quella "discrezione" proprie di due ragazzi dall'animo sincero...
Non nascondo che sono giunta al finale con qualche lacrimuccia; è uno di quei gioielli letterari davvero intensi e pregni di significato.

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L'amico ritrovato 2012-03-06 16:00:27 Shady
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Shady Opinione inserita da Shady    06 Marzo, 2012
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L'amico ritrovato

Le tematiche della seconda guerra mondiale e della discriminazione razziale affrontate con una grande delicatezza. Credo ( mio parere non volto a sminuire chissà quali altri grandi capolavori letterari a cui riconosco, oltretutto, grandi meriti) che per giungere dritto al cuore dei lettori non è indispensabile, sempre e comunque, la descrizione cruenta e dettagliata del dolore, che, in questo caso, ha fatto da protagonista durante il novecento. La capacità dello scrittore , secondo me, è stata proprio quella di saper raccontare una storia apparentemente "banale" dal finale pregno di significato e, decisamente, emozionante. Bello davvero, lo consiglio vivamente.

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L'amico ritrovato 2011-07-27 13:08:28 darkala92
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darkala92 Opinione inserita da darkala92    27 Luglio, 2011
Ultimo aggiornamento: 30 Agosto, 2011
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Quando il mondo esterno puzza

“Non ricordo esattamente quando decisi che Konradin avrebbe dovuto diventare mio amico, ma non ebbi dubbi sul fatto che, prima o poi, lo sarebbe diventato.”

Questa sembrava essere una storia di amicizia forte, compatta, cullata tra passeggiate e amori letterari, i quali colorivano tutte le giornate di Hans e Konradin. Ma non si è rivelata però forte abbstanza. Quando un rapporto comincia ad andare oltre il possibile, oltre quel confine labile e sottile, allora là, esattamente in quel momento, il rapporto si spezza.
Come può il mondo esterno, quello degli adulti, distruggere una storia d'amore così? Con quale coraggio dividere due amici nati per affrontare la vita insieme?
Questa è una delle tante facce della medaglia nazista. Forse è il male minore, ma è pur sempre un male. Tra i banchi di scuola nasce effettivamente la vita reale di un bambino, ed è proprio tra quei banchi di scuola che Hans vive i suoi momenti più lieti e contemporaneamente quelli più tristi della sua vita.

Ormai le leggi razziali si sono diffuse a macchia d'olio, i bambini tedeschi percepiscono l'odio nei confronti degli ebrei dagli adulti, dai loro genitori, per la strada, e reputano cosa buona e giusta riversare quell'odio su Hans.



E' tempo di partire. Quando il tuo stato ti si mette contro; quando tutto ciò che amavi ti ha voltato le spalle ci sono due soluzioni: o resti e combatti o vai via e crei una nuova vita.
Nel caso di Hans, però, rimanere significava ben altro. Non si trattava di orgoglio, di coraggio, ma di vita o di morte.

Un racconto (anzi, una novella, se si segue l'introduzione di Arthur Koestler) delicato, profondo ma allo stesso momento semplice. E' proprio la semplicità che dona valore alle cose; E' stata la semplicità che ha arricchito le pagine di questo piccolo bijou. Ma si sa, le cose con più valore stanno nelle scatole più piccole.

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L'amico ritrovato 2011-07-19 22:00:39 pinucciobello
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pinucciobello Opinione inserita da pinucciobello    20 Luglio, 2011
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Ottimo

Letto perchè era stato assegnato alla prima delle mie figlie alle scuole medie. E poi, anni dopo, alle altre due mie figlie. Un raro caso in cui la mancanza di fantasia degli insegnanti l'ho molto apprezzata. Ottimo libro da leggere, con personaggi ben delineati, con la contrapposizione ben congegneta tra due famiglie del tutte diverse tra loro e con un'amicizia "impossibile", in quel contesto, tra i due ragazzi; e forse per questo ancora più vera, profonda e duratura. Periodo molto angosciante, ma trattato con un lodevole garbo, con eleganza ma senza che mai sparisca dall'occhio del lettore la tragicità della situazione. Fino alla catarsi finale, ben articolata e decisamente apprezzabile. Si legge in meno di due ore e non ci si può concedere alcuna sosta fino all'epilogo. Consigliato a tutti, ma soprattutto ai ragazzi, ai giovani e ai meno giovani che non vogliono dimenticare.

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L'amico ritrovato 2011-04-11 13:59:01 Lady Libro
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Lady Libro Opinione inserita da Lady Libro    11 Aprile, 2011
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Sopravvalutato

Dicono tutti che questo libro sia un capolavoro, ma non riesco capirne il perchè. Onestamente a me non è piaciuto affatto. Mi stanno a cuore i libri che parlano della Shoah, e leggendo questo libro mi aspettavo un capolavoro degno di quella immane catastrofe, e invece? Un semplice libretto da quattro soldi che non vale poi così tanto: la storia è noiosa, monotona, priva di fascino e interesse. Credevo si concentrasse di più sui campi di sterminio, sul dolore di essere deportati ed emarginati, sui sentimenti provati dagli Ebrei e così via. Invece mi ritrovo una ridicola storiella che saprebbe scrivere chiunque riguardo una semplice amicizia di due personaggi che mi sono risultati terribilmente odiosi: il biondino bello, saccente e perfettino che sa far tutto e lo sfortunato piagnone di turno che vuole essere suo amico. Dov'è la drammaticità? Dov'è il dolore provocato dallo sterminio? Dov'è la parte interessante, toccante e commovente? Proprio da nessuna parte! Ribadisco di nuovo che non capisco come questa semplice storiella d'amicizia possa aver avuto tanto successo. Non c'entra un emerito nulla con la Shoah. Sono certa che il povero Primo Levi si rivolterebbe nella tomba leggendo questo "libro".

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L'amico ritrovato 2011-04-08 21:33:27 katia 73
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katia 73 Opinione inserita da katia 73    08 Aprile, 2011
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L'amico ritrovato

L’ho preso in prestito dalla biblioteca, spinta dalla curiosità che era nata leggendo le recensioni, l’ho trovato nello scaffale dei libri per ragazzi, ma credo sia molto di più che un libro per ragazzi, “l’amico ritrovato” dovremmo leggerlo tutti.
Un piccolo libro (circa 100 pagine) dai grandi contenuti che emoziona tantissimo, fa riflettere e commuove. All’inizio mi ha un po’ intristito questo desiderio di amicizia e stima che sembrava a senso unico da parte di Hans nei confronti del nuovo alunno arrivato all’improvviso Konradin, figlio di nobili tedeschi,poi però man mano che la trama si dipana tra loro nasce uno splendido rapporto, un intesa perfetta fino a quando la guerra e il razzismo verso gli ebrei bussano prepotentemente alla porta, e prima che la situazione precipiti Hans viene costretto dai genitori a partire per l’America, Konradin invece continuerà la sua vita in Germania dato che i suoi genitori sono forti sostenitori di Hitler.
La lettura è veramente scorrevole , semplice e coinvolgente , io l’ho letto in una sera, una triste pagina della nostra storia scritta in maniera molto delicata.
Sicuramente da consigliare .

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L'amico ritrovato 2011-02-11 08:23:40 MATIK
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MATIK Opinione inserita da MATIK    11 Febbraio, 2011
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L'amico ritrovato.

"Le mie ferite non sono guarite e ogni volta che ripenso alla Germania, è come se venissero sfregate con del sale."
Un libro piccolo ed intensissimo nel quale ci viene raccontato da un ragazzino di sedici anni ebreo la sua amicizia nata sui banchi di scuola di un altro compagno tedesco nella Germania sull'orlo dello scoppio della seconda guerra mondiale.
Questo libro è delicato,intenso, profondo è come poesia, secondo me tutti noi lo dovremmo avere nelle nostre librerie perchè ci fa ricordare una pagina della storia mondiale che è necessario conoscere specialmente se raccontata da chi l'ha vissuta sulla propria pelle con dolore, sofferenza e tristezza.
"Per me niente aveva importanza oltre al fatto che quello era il MIO paese, la MIA patria, senza inizio nè fine, e che essere EBREO non era in fondo diverso che nascere con i capelli neri piuttosto che rossi. Eravamo prima di tutto svevi, poi tedeschi ed infine ebrei."
"Com'era inevitabile, alcuni tedeschi hanno incrociato la mia strada, brave persone che erano finite in prigione per essersi opposte a Hitler. Tuttavia, prima di STRINGERE LORO LA MANO, mi sono sempre informato sul loro passato. Bisogna fare attenzione prima di concedere la propria fiducia ad un tedesco. Come si fa ad essere certi che l'uomo con cui si sta parlando non abbia immerso le mani nel sangue dei vostri amici o dei vostri parenti?"

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Per chi ama ricordare!
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L'amico ritrovato 2011-01-04 11:00:36 faye valentine
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faye valentine Opinione inserita da faye valentine    04 Gennaio, 2011
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Una lettura edificante

Un libriccino di poche pagine che sa regalare forti emozioni. Quando lo lessi per la prima volta ero veramente una ragazzina e mi ricordo che, appena lo finii, andai a scuola e chiesi alla professoressa come mai ci desse da leggere sempre dei mattonazzi assurdi, mentre questo piccolo capolavoro non era mai stato preso in considerazione: lei non seppe cosa rispondermi, probabilmente non l'aveva mai letto.
E' invece un libro molto importante, non solo per la testimonianza che dà di un periodo storico che dovrebbe essere sempre presente davanti ai nostri occhi per la sua crudezza e tragicità, ma anche perché è una lettura estremamente edificante e suggestiva. Lo rilessi anni dopo e fu sempre capace di provocare in me profonde emozioni. Ricordo con nostalgico affetto la commozione che mi suscitarono le ultime pagine... molto probabilmente è stato uno dei libri che mi ha portata ad amare così tanto la lettura.
Al di là del contenuto (la splendida storia di un'amicizia apparentemente impossibile, ma concretizzata nel modo più spontaneo e genuino), lo stile di Uhlman è schietto e scorrevole e ci fa assaporare il gusto dolceamaro di queste poche pagine, facendo sì che lascino un solco profondo nelle nostre menti e nei nostri cuori.

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A chiunque, è un libro che VA letto, qualsiasi età abbiate
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L'amico ritrovato 2010-11-22 12:42:33 Jan
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Jan Opinione inserita da Jan    22 Novembre, 2010
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Uhlman e il genio letterario.

Sapete, è per me difficile scrivere dell'"Amico ritrovato" senza parlare del "progetto Konradin" di cui si fece artefice il grande Uhlman.
Consiglio a chi ha letto l'opera più nota della trilogia di reperire anche il seguito:"Un'anima non vile" e "Niente resurrezioni per favore".
Questa trilogia era il "progetto Konradin".
In Italia credo che Guanda abbia pubblicato l'opera in un tomo solo.
Non fermatevi a "L'amico ritrovato".
E' solo la prima parte della storia.

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In generale tutta la Letteratura Ebraica del Galut.
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L'amico ritrovato 2010-11-22 08:20:04 Stefp
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Stefp Opinione inserita da Stefp    22 Novembre, 2010
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L'amico ritrovato

E' quasi imbarazzante scrivere, dare un opinione di un libro come “L'amico ritrovato”; praticamente impossibile rendere merito ad un racconto così suggestivo in poche righe. Un capolavoro, piccolo capolavoro, piccolo nel senso che sono meno di 100 pagine. Pagine pacate, che descrivono la vita grigia, anonima di uno studente liceale, a Stoccarda, nel periodo nazista, prima della guerra. Vita che improvvisamente si anima con l'amicizia, un'amicizia vera, forte, di quelle che legano due anime per sempre. Un'amicizia con la persona sbagliata; ebreo Hans Schwarz/Uhlman, nobile, “ariano” e, più tardi, nazista, Konradin, il suo amico.
Il nazismo entrerà sempre più nel gorgo dell'orrore, il rapporto con il suo amico Konradin si incrina per via dell'antisemitismo dei suoi nobili genitori, la vita per Hans e i suoi famigliari si fa dura e i suoi genitori lo mandano da uno zio, negli Stati Uniti nell'attesa che le cose cambino. Trent'anni più tardi, Hans, ormai vive stabilmente a New York e grazie ad una richiesta di fondi del suo ex liceo tedesco …..ritroverà un amico.
Fred Uhlman ci disegna un protagonista, ebreo tedesco, che ama la Germania, la sua cultura, la sua natura, si sente fortemente tedesco così come, dopo la guerra, la odierà svisceratamente al punto di non voler più parlare tedesco. Allo stesso modo adora il suo amico Konradin e l'amicizia magica che ha con lui come poi non ne vorrà più sentir parlare fino a che....
Lo scrittore rende perfettamente l'idea di quanto possa essere forte un sentimento d'amicizia, forse più dell'amore, al punto di non essere mai morto, nonostante tutto, e come la brace sotto la cenere, con un soffio, pronta a restituire la fiamma.
Un racconto fine, suggestivo, denso, commovente che, dai dieci anni in su, tutti dovrebbero leggere.

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