L'insostenibile leggerezza dell'essere L'insostenibile leggerezza dell'essere

L'insostenibile leggerezza dell'essere

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La trama e le recensioni di L'insostenibile leggerezza dell'essere, romanzo di Milan Kundera edito da Adelphi. Protetto da un titolo enigmatico, che si imprime nella memoria come una frase musicale, questo romanzo obbedisce fedelmente al precetto di Hermann Broch: «Scoprire ciò che solo un romanzo permette di scoprire». Questa scoperta romanzesca non si limita all'evocazione di alcuni personaggi e delle loro complicate storie d'amore, anche se qui Tomas, Tereza, Sabina, Franz esistono per noi subito, dopo pochi tocchi, con una concretezza irriducibile e quasi dolorosa. Dare vita a un personaggio significa per Kundera «andare sino in fondo a certe situazioni, a certi motivi, magari a certe parole, che sono la materia stessa di cui è fatto». Entra allora in scena un ulteriore personaggio: l'autore. Il suo volto è in ombra, al centro del quadrilatero amoroso formato dai protagonisti del romanzo: e quei quattro vertici cambiano continuamente le loro posizioni intorno a lui, allontanati e riuniti dal caso e dalle persecuzioni della storia, oscillanti fra un libertinismo freddo e quella specie di compassione che è «la capacità massima di immaginazione affettiva, l'arte della telepatia delle emozioni». All'interno di quel quadrilatero s'intreccia una molteplicità di fili: un filo è un dettaglio fisiologico, un altro è una questione metafisica, un filo è un atroce aneddoto storico, un filo è un'immagine. Tutto è variazione, incessante esplorazione del possibile. Con diderotiana leggerezza, Kundera riesce a schiudere, dietro i singoli fatti, altrettante domande penetranti e le compone poi come voci polifoniche, fino a darci una vertigine che ci riconduce alla nostra esperienza costante e muta. Ritroviamo così certe cose che hanno invaso la nostra vita e tendono a passare innominate dalla letteratura, schiacciata dal loro peso: la trasformazione del mondo intero in una immensa «trappola», la cancellazione dell'esistenza come in quelle fotografie ritoccate dove i sovietici fanno sparire le facce dei personaggi caduti in disgrazia. Esercitato da lungo tempo a percepire nella «Grande Marcia» verso l'avvenire la più beffarda delle illusioni, Kundera ha saputo mantenere intatto il pathos di ciò che, intessuto d'innumerevoli ritorni come ogni amore torturante, è pronto però ad apparire un'unica volta e a sparire, quasi non fosse mai esistito.

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L'insostenibile leggerezza dell'essere 2012-03-18 13:25:30 Pelizzari
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Pelizzari Opinione inserita da Pelizzari    18 Marzo, 2012
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Leggerezza e pesantezza

Ogni istante, ogni azione, ogni gesto è irripetibile. Eppure non ce ne rendiamo abbastanza conto. Questo libro appare come un testo in continua mutazione, è un continuo gioco tra presente e futuro, presente e passato, leggerezza e pesantezza, presenza e assenza. E' un libro costruito ad arte ed è molto armonioso, ti prende per mano, fa emozionare e fa riflettere su noi stessi, sulle debolezze, sui sogni, sulla profonda differenza fra l'idea che abbiamo di noi stessi e quella che gli altri hanno di noi. E' un libro che si presenta come una fusione di tre stili: romanzesco, storico, filosofico. Lo stile che mi ha dato più spunti di riflessione è stato quello filosofico perchè ci sono profondi conflitti dvanti ai quali il lettore è contrapposto. Sicuramente consigliata anche la rilettura, dopo circa dieci anni: quando lo rileggi, ti dà ancora qualcosa di nuovo.

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L'insostenibile leggerezza dell'essere 2012-03-15 08:53:25 Zoroastror
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Zoroastror Opinione inserita da Zoroastror    15 Marzo, 2012
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Il peso dell'eterno ritorno

Un romanzo dove l'impostazione filosofica appare chiara fin dalle prime pagine, la dottrina dell'eterno ritorno evocata fin dall'incipit sarà una sorta di filo conduttore dell'intera vicenda. Dall'eterno ritorno Kundera fa derivare la responsabilità etica delle nostre azioni, se tutto è destinato a ripetersi eternamente è chiaro che sull'individuo pesa una responsabilità enorme mentre agisce, dovendo eventualmente sopportare un senso di colpa altrettanto eterno. Un romanzo scorrevole e intriso di filosofia che trascinerà il lettore nei meandri dell'interiorità umana.

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L'insostenibile leggerezza dell'essere 2011-08-29 07:37:33 ahab
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ahab Opinione inserita da ahab    29 Agosto, 2011
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saggio o romanzo?

La tecnica e l’idea di fondere il saggio al romanzo non sempre sortisce risultati gradevoli. Un buon esempio è “Il mondo di Sofia” di Gaarder (ultimo letto del genere); un cattivo esempio è questo di Kundera.
L’aggettivo “cattivo” fa intendere già un giudizio sul libro, che però vorrei scindere in più parti. La prima riguarda il romanzo vero e proprio, la storia d’amore, per intenderci, tra i due protagonisti Tereza e Tomas (insieme e intrecciata all’altra di Sabina e Franz). La mia opinione è che non siamo di fronte a storie indimenticabili, forse anche perché tutto viene inframmezzato ripetutamente da osservazioni di carattere filosofico (non sempre apprezzabili) e da analisi politico-ideologiche, visto che la trama ha come contesto principale Praga e l’invasione del regime comunista in Cecoslovacchia.

Ciò che meno ho apprezzato, però, è l’impostazione saggio/romanzo. Ma ci arrivo subito. Ancora un attimo.

Cult degli anni ’80, l’opera di Kundera è probabilmente uno di quei romanzi sopravvalutati, vuoi per una serie di circostante (non ultima un’abile promozione), vuoi per l’eccellente scelta del titolo (dicono che anche “La solitudine dei numeri primi” deve molte delle sue vendite all’effetto di trascinamento del titolo), vuoi per il contesto politico degli anni ’80 che consentiva ancora analisi ideologiche come quelle presenti nel libro.

Ma veniamo al problema saggio/romanzo.
Qui non funziona affatto e non per i limiti di questa spesso ardita operazione di fusione delle due tecniche, ma perché Kundera applica le tecniche proprie del saggio (enunciazione, spiegazione, conclusione) anche al romanzo, cosa che avvilisce spesso il lettore, sminuendone le possibili (e seppur minime) capacità intellettive e prosciugando la narrazione di ogni fascino legato al “territorio aperto” in cui accompagnare il lettore e lasciarlo, salvo chiare indicazioni, libero di peregrinare come vuole.

Mi spiego. Passo a qualche esempio perché i soli concetti astratti talvolta offrono poco.
Per non dilungarmi vorrei fare riferimento a numeri di pagine per le citazioni, ma le diverse edizioni non consentono questo metodo. Un po’ di pazienza, allora.
Kundera ad un certo punto scrive (tralascio il motivo per cui lo scrive) “Questa situazione mostra con evidenza che nella madre l’odio verso la figlia…” Bene, un autore, almeno secondo la mia idea di romanzo, non dovrebbe “spiegare” ciò che scrive, ma lasciar parlare i fatti, sempre che questi per contenuto e costruzione siano in grado di parlare da sé. Pertanto, non ho bisogno di uno che mi dica “cosa” mostra con evidenza una situazione.
Non è un passaggio isolato quello che ho proposto.
Perché Kundera insiste.
S’incontrano spesso delle domande nel corso del romanzo, domande alle quali non sono i fatti a dare risposte (come dovrebbe) ma l’autore. Ad esempio, scrive “Perché, allora, si ripeteva ogni giorno che la sua amante voleva lasciarlo? Non riesco a spiegarmelo se non col fatto che per lui…” oppure “E perché era proprio Tomas a sparare, e perché voleva sparare anche a Terza? Perché era stato proprio lui a mandare Terza tra di loro. È questo ciò che il sogno voleva dire…” (spiegazioni addirittura dei sogni; a questo punto mi leggo un saggio di Freud…)
L’apice Kundera lo raggiunge quando a un’affermazione di Tereza (“Voglio che tu sia vecchio. Più vecchio di dieci anni. Di vent’anni!”) imperterrito aggiunge “Con questo gli voleva dire: Voglio che tu sia…”

Insomma, il romanzo paga un forte tributo a questa tecnica di narrare, finendo per indispettire il lettore (almeno me, come lettore). E questo porta a venare la narrazione di crepe la cui dimensione aumenta proporzionalmente col numero di pagine e che svilisce alcuni buoni intenti del saggio e del documento politico-ideologico.

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L'insostenibile leggerezza dell'essere 2011-08-21 22:17:43 Ophélia Queiroz
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Ophélia Queiroz Opinione inserita da Ophélia Queiroz    22 Agosto, 2011
Ultimo aggiornamento: 22 Agosto, 2011
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L'insostenibile leggerezza dell'essere

Mha, non lo considero un Capolavoro con la C maiuscola, ma non mi trovo d'accordo neanche con qualche recensione precedente, davvero troppo severa. Tralasciando di riassumere la trama, riconosco che lo stile non sia dei più elaborati, ma non sempre uno stile cavilloso è sinonimo di contenuto valido. Piuttosto rimprovero all'autore di aver voluto giocare troppo su interpretazioni "psicanalitiche" un po' sempliciotte riguardo alla natura dei personaggi. Nel complesso comunque si tratta di un buon romanzo, piuttosto scorrevole, con uno stile misurato ma piacevole, e un contenuto interessante, che ogni tanto tra le pagine dispensa qualche verità non troppo scontata sui meccanismi che si innescano nelle relazioni umane. Non è un libro destinato a una ristretta elite di intellettuali, questo no. Non è un libro che ha le carte in regola per essere annoverato tra i grandi classici della letteratura, no. E' solo un libro piuttosto intelligente, che tutti possono capire. E' un romanzo che trae dei presupposti da alcune teorie filosofiche, ma non pretende di essere un trattato di filosofia. Nonostante ciò ha delle pagine interessanti, per esempio quelle riguardo alla teoria del "diabolico dono della comprensione" che spesso unisce gli amanti e li condanna a "patire" insieme, a portare il proprio dolore o le proprie emozioni sulle spalle, aggravate dalla perfetta e lucida comprensione anche del dolore e dell'emozione dell'altro. Ripensandoci ora, a distanza di circa un anno dalla lettura, riconosco che più che per la vicenda in sè o per lo stile, questo libro si fa ricordare come un'ottima fonte di citazioni. Però su...abbiamo letto tutti decisamente di peggio. Lo consiglierei, assolutamente. Senza farvi troppe illusioni, però leggetelo.

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L'insostenibile leggerezza dell'essere 2011-07-17 08:07:56 R๏гy.o°
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R๏гy.o° Opinione inserita da R๏гy.o°    17 Luglio, 2011
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Di insostenibile, qua, c'è solo il libro

Tutto qui?
Il tanto decantato “L’insostenibile leggerezza dell’essere”, libro-culto degli anni ’80 con tanto di quarta di copertina - nell’edizione Adelphi - di Italo Calvino, è davvero solo questo?

Modesto nella trama (che si può ridurre al quadrilatero Tereza ama Tomas, Tomas ama Sabina, Sabina è amata da Franz ma non sa cosa vuole dalla vita), sempliciotto nello stile: ho letto di gente che l’ha trovato ostico. Dove, di grazia? Sembra scritto da un bambino! Si procede per coordinazioni, la sintassi è poco sviluppata e la frase più lunga che ho letto è di due righe e mezzo (il mezzo è importante, eh). Per non parlare del lessico; ma quello può essere ‘colpa’ della traduzione: ho attivato l’opzione ‘beneficio del dubbio’, se ve lo stavate chiedendo.

Non so, mi ha delusa. Tutta la bellezza promessa dalla fama che lo precede si ferma al titolo. Il resto è solo un presunto e spicciolo pistolotto filosofico di stampo esistenzialista che sostanzialmente gira a vuoto. Il libro si basa sul motto tedesco “Einmal ist Keinmal”, e cioè ciò che si verifica una sola volta è come se non fosse mai accaduto. Spunto interessante sviluppato nel peggiore dei modi: secondo Kundera – che ce lo fa sapere in mezzo capitoletto – ognuno di noi compie delle scelte nella propria vita che non servono a modificare il corso dell’esistenza, in quanto sono leggere.
Perché, mi chiedo, fermarsi alla teoria e non approfondire?
Perché Kundera è pigro, o forse non sa scrivere. O forse è talmente bravo che sa come si fanno i soldi. Perché Kundera è il papà di Coelho, abile nel vendere a peso d’oro banalità disarmanti.

Ho trovato classici dell’Ottocento molto - molto! - più moderni di questo libro scritto un ventennio fa. Per cui parliamoci chiaro e non diciamo che all’epoca le idee erano geniali, e che adesso chi lo legge lo può giustamente trovare ‘passato’. L’epoca in questione è vent’anni fa, svegliamoci.
Leggete piuttosto Hugo o Tolstoij, loro sì che scrivevano in un’epoca diversa dalla nostra e, guarda un po’, sembra di leggere qualcuno che abbia scritto ai giorni nostri.

Non sprecherò altre parole su questo libro.
Concedetemi solo un ultimo aggettivo: sopravvalutato.
Se ne avete sentito parlare (e molto bene, suppongo) non fatevi cogliere dalla curiosità insaziabile e fatene a meno. Mi ringrazierete.

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L'insostenibile leggerezza dell'essere 2010-11-15 11:26:46 NomeUtente
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NomeUtente Opinione inserita da NomeUtente    15 Novembre, 2010
Ultimo aggiornamento: 15 Novembre, 2010
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L'insostenibile pesantezza di Kundera

Si tratta di un testo molto intenso che non lascia certo indifferenti.
Nel libro la storia d'amore di Tomas e Tereza e quella di Sabina e Franz si sviluppano parallelamente e si incastrano nel contesto storico-politico della cecoslovacchia nei primi anni ottanta.
Kundera analizza le correlazioni tra il pensiero politico imposto da un regime ditatoriale comunista e la vita dei personaggi e loro modo di pensare.
Compone un quadro psicologico estremamente reale dei protagonisti, analizzando le motivazioni che determinano i loro comportamenti e i loro pensieri, rivelando dietro a decisioni importanti una semplicità fredda e disarmante.
Ne risulta un testo pesante, di una tristezza indescrivibile.
Si susseguoni immagini strazianti (mi viene in mente l'emblematica cornacchia seppellita), muoiono tutti, compreso il cane, al termine di una lenta agonia fisica o psicologica che rende la lettura faticosa e lascia perennemente il lettore in uno stato di angoscia.
E forse è proprio questo il pregio-difetto di questo testo: ha la capacità di penetrare nel profondo dell'animo e di trasmettere sensazioni forti, purtoppo tutte negative.

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L'insostenibile leggerezza dell'essere 2010-09-08 13:32:24 Indigowitch
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Indigowitch Opinione inserita da Indigowitch    08 Settembre, 2010
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Non mi ha entusiasmato...

So di essere una voce fuori dal coro, ma a me Kundera non piace.
Dopo anni che sentivo lodi sperticate nei confronti di questo romanzo, l'ho letto e non mi è sembrato così indimenticabile.
Probabilmente per capirlo meglio avrei dovuto documentarmi sulla situazione politica della Praga dipinta da Kundera, ma dato che le vicende narrate sono di carattere prettamente esistenziale, anche il documentarsi non sarebbe servito a granché...
Questi quattro personaggi si dibattono in relazioni infelici ma senza riuscire a capire cosa vogliono veramente.
Tereza e Tomas sono una coppia come ne esistono tante, destinata allo sfacelo, ma che resiste in virtù di non si capisce bene che cosa.
Tomas, libertino fino al midollo, rinuncia alla carriera pur di stare con Tereza ma le infligge una sequela di tradimenti.
Tereza, che riscuote una forte simpatia ed empatia per la sua storia un po' triste, il suo ingenuo romanticismo e il pessimo rapporto con la madre, anziché liberarsi di lui persevera.
Franz è un personaggio estremamente noioso, non si capisce davvero quale sia la sua funzione.

Sabine parrebbe l'unica che non si racconta stupidaggini: lievemente cinica e disincantata, sembra manifestare, a un certo punto, l'esigenza di scoprire il calore di affetti semplici, anche se è solo un barlume, in un romanzo che specula tanto e dice poco.
Mi dispiace di aver letto anche "L'immortalità" di Kundera, perché sembra di vedere le stesse dinamiche relazionali riproposte in salsa diversa.
Forse dovrei rileggerlo, per capire meglio, ma non riesco a osannarlo come fanno in tanti.

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L'insostenibile leggerezza dell'essere 2010-09-08 13:11:19 Matteo/pianist
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Matteo/pianist Opinione inserita da Matteo/pianist    08 Settembre, 2010
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L' insostenibile leggerezza della vita

Kundera riesce finalmente a farci emozionare, farci emozionare così tanto da far sembrare ogni altro libro superfluo e banale.
Nel libro troviamo molte citazione riguardo alla musica, alla filosofia antica e ai miti della nostra società.
Una storia che, se fosse stata scritta da un qualsiasi altro autore, non avrebbe mai raggiunto un risultato di questo genere; perchè analizzandola, si può ben comprendere che è una storia semplice, la differenza sta appunto nel come viene raccontata da questo grande autore che è MILAN KUNDERA.
Un libro eccezionale da tutti i punti di vista.
(Lo sto leggendo per la terza volta)

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consigliato a tutti i lettori del mondo.
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L'insostenibile leggerezza dell'essere 2010-06-10 09:57:30 alexandros
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alexandros Opinione inserita da alexandros    10 Giugno, 2010
Ultimo aggiornamento: 10 Giugno, 2010
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Un libro fondamentale

Un libro da leggere, rileggere e meditare. Ad una prima lettura l' impressione e' sicuramente molto positiva, un romanzo ironico ma anche drammatico che scuote le nostre convinzioni e ci costringe a pensare. Kundera ha la capacita' di analizzare l'animo umano attraverso l'approfondimento dei suoi personaggi. Nel libro ci sono numerose citazioni e definizioni , come quella dell'amore, che si inesriscone in maniera "leggera" nel contesto del romanzo senza appesantirne la lettura, ma anzi lo arricchiscono e lo rendono unico. Kundera riesce ad unire la filosofia al sentimento,con voli del pensiero leggero nati dalla pesantezza e intensità di emozioni violente,profonde, una miscela esplosiva di pensiero e passione impossibele da controllare. In definitava un capolavoro che ci accompagnera' per tutta la vita con le sue riflessioni capaci di farci vivere con profondita' e maggiore comprensione le nostre esperienze.

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Un libro consigliato a chi vuole aprire la mente ed iniziare un percorso di crescita e a chi ama la filosofia.
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L'insostenibile leggerezza dell'essere 2010-06-05 06:37:08 asia
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asia Opinione inserita da asia    05 Giugno, 2010
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FILOSOFICO, IMPEGNATIVO

Un libro straordinario che non deve mancare dalla propria biblioteca. Kundera è impareggiabile nel descrivere l'inesorabile scorrere delle vite dei protagonisti, in cui vi è l'assurda pretesa di controllare ciò che non può esserlo. Filosofia e storia (siamo nel '68 durante la Primavera di Praga)si intrecciano abilmente per portarci a comprendere che abbandonando ogni potere sulle cose, sulle leggi della natura, l'essere può diventare lieve, leggero -da una parte- ma contemporaneamente dall'altra ci mostra il peso insostenibile dell'esistenza quando si evitano decisioni o posizioni.
Impegnativo ma basilare.

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A CHI AMA KUNDERA
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L'insostenibile leggerezza dell'essere 2009-10-11 23:38:53 lanababeuf
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lanababeuf Opinione inserita da lanababeuf    12 Ottobre, 2009
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l'insostenibile leggerezza dell'essere

leggetelo...la leggerezza non è una cosa semplice nè scontata

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L'insostenibile leggerezza dell'essere 2009-09-24 16:22:46 Tetsuo
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Tetsuo Opinione inserita da Tetsuo    24 Settembre, 2009
Ultimo aggiornamento: 24 Settembre, 2009
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L'insostenibile leggerezza dell'essere

Un possibile vertice della letteratura.

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L'insostenibile leggerezza dell'essere 2009-09-22 22:24:17 silvia71
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silvia71 Opinione inserita da silvia71    23 Settembre, 2009
Ultimo aggiornamento: 23 Settembre, 2009
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L'insostenibile leggerezza dell'essere

Il romanzo è ambientato a Praga alla fine degli anni '60. Scorrono in parallelo le storie di due coppie di amanti.Tomas e Teresa:lei alla ricerca dell'amore vero,lui chirurgo che dedica la vita al lavoro e alle donne,preferendo rapporti liberi e indipendenti piuttosto che creare legami duraturi e soffocanti. Sabina e Franz:lei pittrice in esilio e donna libera,lui professore sposato.
Il concetto che sta alla base dell'opera è che ogni istante della vita è irripetibile e non ci sono seconde possibilità e che quello che inizialmente viene considerato come leggero,rivela presto il suo peso.
Lo stile e il linguaggio di Kundera sono abbastanza complessi così da rallentarne la lettura e da renderne il testo di non facile e immediata comprensione.
Vista la fama dell'autore ci si aspetta qualcosa di più da questo romanzo.

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L'insostenibile leggerezza dell'essere 2009-09-05 18:05:04 chicca
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chicca Opinione inserita da chicca    05 Settembre, 2009
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l'insostenibile leggerezza dell'essere

Impossibile non averlo nella propria biblioteca. Un romanzo che ha fatto la storia della letteratura.

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