L'inventore di compleanni L'inventore di compleanni

L'inventore di compleanni

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La presentazione e le recensioni di L'inventore di compleanni, opera di Adolfo Garcìa Ortega edita da Piemme. Mi chiamo Hurbinek. Sono nato ad Auschwitz il 5 marzo 1942 e sono morto il 3 marzo 1945, a meno di tre anni. Questa è la mia storia. Nessuno sa se sono russo, polacco o ungherese. Nessuno si ricorda della mia mamma, rinchiusa in una baracca con altre donne destinate alla camera a gas per la sola colpa di essere ebree. Sono stato chiamato Hurbinek da un operaio quindicenne, il mio unico amico, che si è preso cura di me fino alla mia morte. Ho le gambe atrofizzate, forse perchè mi hanno slogato le anche quando mi hanno buttato nella neve come un rifiuto sperando che morissi, o forse perchè sono stato vittima degli assurdi esperimenti scientifici del dottor Mengele, l'Angelo della Morte che si divertiva a torturare noi piccoli deportati in nome del suo folle sogno di gloria. Nessuno sa quando mi hanno tatuato sul braccio quei numeri crudeli, simbolo eterno delle barbarie naziste. Solo Primo Levi ha voluto ricordarmi nelle pagine de "La tregua". E ora, finalmente, un altro autore ha voluto scrivere un libro interamente dedicato a me, protagonista inesistente, immaginando la mia vita mai vissuta, la vita che avrei potuto avere se non fossi stato stroncato dall'atrocità degli uomini.

Adolfo Garcìa Ortega è nato a Valladolid nel 1958, attualmente vive a Madrid e viaggia spesso per lavoro a Barcellona. Da sempre ha avuto un ruolo attivo all'interno del panorama culturale spagnolo. Negli anni Ottanta, ha lavorato come giornalista e critico letterario per giornali come "El paìs", "La Vanguardia" e "Diario 16". Poeta, scrittore e traduttore, dal 2000 è il direttore editoriale della prestigiosa casa editrice Seix Barral. Con "L'inventore di compleanni", l'autore è stato finalista al Premio Nacional de Narrativa e al Premio Cafè Salambò, e ha vinto il Premio Dulce Chacòn.

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L'inventore di compleanni 2011-08-26 18:56:23 Lady Libro
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Lady Libro Opinione inserita da Lady Libro    26 Agosto, 2011
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Hurbinek e gli altri

Hurbinek ha poco più di due anni quando viene salvato in inverno dal gelo e dalla neve (buttato lì da un soldato nazista credendo che sarebbe morto in pochi minuti) da Henek, un operaio quindicenne che lavora nel campo di concentramento di Auschwitz. Hurbinek ha le gambe paralizzate a causa di un "esperimento scientifico" eseguito su di lui da un medico nazista. L'uniche parti del suo corpo che continuano a muoversi senza sosta sono gli occhi e le braccia, è apolide, non parla ed emette soltanto incomprensibili e flebili versi, balbettii e suoni infantili ed è proprio da questi versi che a Henek sembra di percepire le sillabe "Hur-bi-nek", nome che darà al suo piccolo protetto. Se non fosse stato per Henek, Hurbinek sarebbe certamente morto: e a partire da quel momento Henek si prende sempre di cura di lui, tenendolo in una baracca dove si trovano altri malati e moribondi, nutrendolo, confortandolo e cercando invano di insegnargli a parlare. Purtroppo il piccolo Hurbinek non vedrà mai diventare realtà le parole che il suo angelo custode gli insegna, perchè lui non ha mai conosciuto altro che quel lager e inoltre morirà di malattia e stenti poco prima di compiere tre anni.

L'inventore di compleanni del titolo non è altri che l'autore stesso del romanzo che, mentre è ricoverato in un ospedale di Francoforte a causa di un incidente stradale mentre andava ad Auschwitz, racconta la storia di questo piccolo bambino dimenticato dal resto del mondo e ricordato soltanto da Primo Levi nel suo romanzo "La tregua". Racconta la vita che questo bimbo non ha mai vissuto, immagina un suo ipotetico passato e futuro, lo fa diventare un adolescente, un adulto e un anziano, gli regala i compleanni che non ha mai festeggiato nè da solo nè con chiunque altro, immagina la vita della sua famiglia e dei suoi genitori.
Questa non è soltanto la storia del piccolo Hurbinek: è la storia del popolo ebreo, del popolo decimato durante la Seconda Guerra Mondiale. E'la storia di tante persone uccise, rinchiuse, torturate e odiate soltanto per il fatto di essere Ebrei. E'la storia di milioni di persone di un popolo che hanno perso la vita per colpa d'altri, che si sono suicidate per il fatto di essere state umiliate e trattate in quel modo e per aver perso tutto ciò che avevano di più caro. E'la storia di sopravvissuti incerti se ricordare ciò che è capitato loro in modo che non accada più o se dimenticare per non soffrire più. E'la storia di assassini, vittime, carnefici, aguzzini, innocenti, terribili torture, odio, paura e dolore. Qui la felicità non esiste o se esiste è qualcosa di effimero che svanisce all'istante per non tornare mai più.
Un libro forte, crudo ma in grado di trasportare perfettamente il lettore in quell'atroce realtà che fa riflettere molto.

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