L'oblio che saremo
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La trama e le recensioni di L'oblio che saremo, romanzo di Héctor Abad edito da Einaudi. Medellín, 25 agosto 1987: Héctor Abad Gómez - medico, professore dell'Università e presidente del Comitato per i Diritti Umani - viene barbaramente trucidato per strada dagli squadroni della morte colombiani. È la fine annunciata di un uomo che aveva dedicato la propria vita alla difesa dell'uguaglianza sociale, ai diritti, all'istruzione e alla salute degli esclusi in un Paese stretto nella morsa di narcotrafficanti e di politici reazionari. Vent'anni dopo Héctor Abad, suo figlio - ormai affermato scrittore e giornalista -, decide di provare a raccontarne la vita, e contemporaneamente la propria infanzia e formazione, fino a quel terribile epilogo. Il risultato è un romanzo «bellissimo e commovente, e al tempo stesso la testimonianza di un reale impegno civile per la democrazia e la tolleranza», come ha scritto sulle pagine del «País» il filosofo Fernando Savater. Héctor Abad è nato a Medellín nel 1958. Espulso dall'Universidad Pontificia Bolivariana per un suo articolo ritenuto «irrispettoso» nei confronti del Papa, si trasferisce in Italia, a Torino, e si laurea in Lettere. Tornato in Colombia nel 1987, è subito costretto a fuggire dal paese in seguito all'assassinio del padre. Di nuovo in Italia, lavora come lettore di lingua spagnola presso l'Università di Verona, fino al 1992, anno in cui fa definitivamente ritorno in Colombia, ove risiede. Ha tradotto autori italiani come Tomasi di Lampedusa, Bufalino e Eco. Ha pubblicato i romanzi Asuntos de un hidalgo disoluto (1994), Fragmentos de amor furtivo (1998), Basura (2000), e Angosta (2003); un volume di racconti, Malos pensamientos (1991) e il Tratado de culinaria para mujeres tristes (1996). Collabora a «El País» e alla «Semana» di Bogotá.
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