La bambina che raccontava i film
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Hernán Rivera Letelier è nato nel 1950 a Talca, nel Cile centrale, e ha trascorso l'infanzia nei campi dell'industria mineraria del salnitro nel deserto di Atacama. Quando le miniere chiusero, andò a vivere ad Antofagasta. Durante la sua adolescenza ha lavorato come venditore di giornali e come corriere per una società mineraria, finché la sua sete di avventure non lo ha spinto a viaggiare per tre anni tra Cile, Bolivia, Perù, Ecuador e Argentina. Ha alternato lavori e studi per diverso tempo finché non ha iniziato la carriera di scrittore nel 1988 pubblicando poesie e racconti brevi. Il suo primo successo l'ha ottenuto nel 1994 grazie al romanzo d'esordio, La regina cantava rancheras, con il quale ha vinto il premio Consiglio nazionale del libro del Cile. Da allora ha pubblicato diversi romanzi e nel 2010 L'arte della resurrezione si è aggiudicato il prestigioso premio Novela Alfaguara in Spagna. Considerato l'erede di una gloriosa tradizione che va da Juan Rulfo a Cortázar, a Borges e a García Márquez, oggi si è ormai affermato come la voce più emozionante, calda e forte dell'America Latina. Le opere di Hernán Rivera Letelier sono tradotte in tutto il mondo.
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Opinioni inserite: 1
Ultimo aggiornamento: 16 Settembre, 2011
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Quando il cinema aveva un'anima...
Da perfetta, brava e appassionatissima cinefila, non potevo non acquistare questo libro, il cui titolo è bastato da solo a rapire i miei occhi miopi e occhialuti.
Maria Margarita è una bambina di undici anni che abita in un povero villaggio di minatori nel deserto dell'Atacama, in Sud America, dove le attrattive sono veramente poche, tra cui il frequentatissimo cinematografo. Siccome i soldi non bastano per mandare al cinema sia Maria Margarita che suo padre e i suoi quattro fratelli, ne viene mandato uno alla volta con i soldi faticosamente risparmiati e, una volta terminata la proiezione, il prescelto tornerà a casa a raccontare meglio che può ciò che ha visto. Il vincitore, ovvero quello che racconta meglio nei minimi dettagli il film, avrà il diritto di andare sempre e soltanto lui al cinema, con l'unica condizione di continuare a narrare alla famiglia tutti i film visti. Ed è proprio la piccola Maria Margarita a vincere la gara: il suo talento è così strabiliante che oltre alla sua famiglia, inizia a raccontare i film a quasi tutti gli abitanti del villaggio. Perchè Maria Margarita non solo racconta: s'immedesima in tutti i personaggi, imita sguardi, gesti, smorfie, espressioni, canta, si traveste, sguaina spade e pistole, passando con estrema bravura da un pistolero ad una donna piangente, da un vendicatore a una sensuale lady, da un cattivo ad un buono. Molti iniziano a pensare che sia meglio questa straordinaria raccontatrice di film che il film stesso. Dopo gli spettacoli in casa sua davanti a tutto il villaggio, inizia ad essere chiamata nelle case altrui a domicilio, sempre per narrare quelle pellicole come solo lei sa fare, guadagnandosi il soprannome di "Fata Delcine" (in spagnolo: fata del cinema). Ma il successo e la felicità della piccola Maria Margarita sono destinati a svanire presto: ormai adolescente, è costretta ad assistere alla disgregazione della sua famiglia e alla perdita di tutto ciò che ama, con la comparsa della televisione che attrae, come il miele con le mosche, tutti gli abitanti del villaggio, che svuota i cinematografi, le case e le strade, che fa dimenticare al mondo la Fata Delcine....
E'un libro di poche pagine che si legge tranquillamente in pochissime ore, ma che non impedisce di apprezzare totalmente questo piccolo grande capolavoro che mi ha commossa: è una rievocazione del passato, dei tempi in cui il cinema aveva un'anima, aveva storie, luoghi e persone, aveva una vita. Oggi si dà per scontato che andare a vedere un film sia una cosa all'ordine del giorno, ma molti anni fa bastava soltanto un biglietto del cinema per portare le persone in un universo totalmente sconosciuto eppure al tempo stesso così reale, per renderle veramente felici: il cinema era un modo per dimenticare la cruda realtà, per vivere felici, ridere, piangere, impaurirsi e restare sulle spine... Anche se solo per poche ore, in quel mondo volevano perdersi tutti quanti.
Volevano vivere le vite di altri per immedesimarsi in loro, per dimenticare le cose brutte, sperando di non uscire mai da quella sala dalle poltrone imbottite e dal grande telone dello schermo.
Buttare la chiave di quella stanza e chiudersi dentro per sempre...
E' questo ciò che "La bambina che raccontava i film" mi ha detto.
Spero che lo dica anche a chi vorrà leggere questo stupendo libro che consiglio assai vivamente e che nonostante abbia uno stile ed una struttura molto semplici, descrive e fa provare sentimenti ed emozioni talmente profondi come soltanto pochi libri sanno fare.









