La chiave di Sarah
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Ultimo aggiornamento: 15 Mag, 2012
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Zakhor. Al Tichkhac. Ricorda. Non dimenticare mai.
LA CHIAVE DI SARAH è un commovente romanzo basato su un avvenimento reale: il rastrellamento di migliaia di ebrei, da parte della polizia francese per ordine dei Tedeschi, condotti nel Velodromo d’Inverno, il 16 luglio 1942.
La narrazione inizia proprio in questo triste giorno del 1942, in cui la polizia irrompe in casa della bambina, Sarah Starzinsky (Sirka), protagonista delle vicende del passato, per portar via tutta la sua famiglia .
Ma la piccola, che all’epoca aveva dieci anni, non sa che la polizia è venuta per prenderli e portarli via da casa per sempre... così, credendo di tornar presto a casa, cerca di proteggere il fratellino Michel (4 anni), facendolo nascondere in un armadio che è il loro nascondiglio segreto: lo chiude a chiave, promettendogli di tornare presto...
Seguiremo quindi Sarah nella sua esperienza drammatica al Vel d'Hiv e incroceremo altre storie di personaggi - in particolare la giornalista Julia Jarmond, che vive a Parigi "ai nostri tempi" - che si ritroveranno uniti da segreti e dolori comuni, che metteranno faccia a faccia il passato e il presente.
Personalmente non conoscevo questo episodio della storia francese: un altro tassello che si va tristemente ad aggiungere alla tragedia e al dolore di milioni di persone innocenti alle quali fu tolto il diritto alla libertà, alla vita... in quel periodo nero che è la seconda guerra mondiale.
Zakhor. Al Tichkhac.
Ricorda. Non dimenticare mai.
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Un turbine di emozioni
Sicuramente un libro difficile, una storia che obbliga a una riflessione profonda su una realtà lontana ma da non dimenticare. L'autrice riesce a gestire sapientemente le emozioni dei personaggi, descrivendo con naturalezza situazioni che, francamente, non hanno nulla nè di naturale nè di umano.
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affronto difficile
Questo libro ricorda la dura vita di un tempo... Uno dei pregi del libro, è quello di affrontare lo sconvolgente e drammatico tema dell’Olocausto, raccontandone i risvolti psicologici ed umani dei protagonisti. Delicato ed intimistico, intenso e toccante, riesce a non scivolare mai nel lacrimevole, nonostante non si astenga dall’assestare al pubblico un paio di poderosi pugni nello stomaco.
Ma consigliabile a tutti!
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ricordi dolorosi
Mi sono accostata a questo libro con la consapevolezza che non sarebbe stato facile leggerlo snza provare dolore e orrore per ciò che è accaduto,di cui tutti non possiamo non negare l 'orrore della deportazione.
Già dalle prime pagine,non ho potuto fare a meno di piangere,nel leggere il doloroso racconto della piccola sara.Davvero straziante e commovente e a tratti drammatico.Mi sono davvero commossa mentre lo leggevo,ho fatto fatica anche per questo.Ma devo dire che alla fine qualcosa ti rimane dentro davvero.Bella poi la storia parallela in chiave moderna,dove una giornalista,fa di tuttoper andare a fondo della storia,anche facendo i conti con il propio dolore personale.
Consigliato
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Ricorda.Non dimenticare mai.
A breve distanza dalla lettura di “Avevano spento anche la luna”ho scelto nuovamente un libro su deportazioni,Olocausto e male.
Non è stato casuale ma assolutamente voluto.
Come tutti ho studiato quel periodo storico,letto classici del genere “Se questo è un uomo”,mi sono commossa dinanzi a “La vita è bella”o “Schindler’s list”.
Ma dopo il testo della Sepetys qualcosa in me è scattato e mi trovo presa da un desiderio di approfondimento.
Non me ne domando il perché,voglio semplicemente farlo.
La chiave di Sarah è un romanzo che prende spunto dai fatti di Vel' d'Hiv.
“Il 16 e 17 luglio 1942,13.152 ebrei furono arrestati a Parigi e nei dintorni,deportati ad Auschwitz e assassinati.Nel Vélodrome d'Hiver,che un tempo sorgeva in questo luogo,1129 uomini,2916 donne e 4115 bambini furono stipati in condizioni disumane dalla polizia di Vichy, per ordine degli invasori nazisti.Siano ringraziati coloro che tentarono di salvarli.
Passante, non dimenticare mai.”
Il libro limitandosi a prendere ispirazione non da un impatto emotivo particolarmente violento.
(Mi ricorda “Il profumo delle foglie di limone”.Le due storie non si somigliano ma in entrambe c’è l’ombra nera del nazismo che però segna solo fino a un certo punto chi legge.)
Qui si narra di Sarah,una piccola bambina di dieci anni,che viene prelevata dalla sua casa parigina con i genitori.Per salvare il fratellino dalla deportazione lo chiude nel loro nascondiglio segreto.Un armadio dove ci sono libri,una torcia e dell’acqua.Pensa cosi di dargli una possibilità.
In realtà lo condanna ad atroce fine.
“Per quanto sarebbe riuscito a sopravvivere suo fratello?
Forse la stava ancora aspettando.Aveva totale fiducia in lei.
Intollerabile il pensiero di lui che la stava aspettando,al buio.
Doveva aver fame,sete. L'acqua era probabilmente finita e anche la batteria della pila.Ma si disse che tutto sommato qualsiasi cosa era meglio del posto in cui si trovava lei. Meglio di quell'inferno, del tanfo, del caldo, della polvere, delle urla,
della gente che moriva.”
Grazie all’aiuto di due contadini francesi e di un poliziotto benevolo la piccola riesce a salvarsi e torna nella casa di famiglia dove ritrova il cadavere del bambino.
Nel 2002,in quello stesso appartamento si troverà a doversi trasferire Julia,giornalista americana trapiantata a Parigi per amore.A lei il merito di far riemergere questa vicenda e di lanciarsi sulle tracce del destino di Sarah.
Le storie delle due donne, cosi distanti nel tempo, si alternano di capitolo in capitolo.
E’ un romanzo scritto in modo lineare e semplice.
Non è indimenticabile,ma ha un merito:mi ha fatto conoscere un ulteriore parte dell’orrore che ignoravo.Noi non possiamo intervenire su ciò che accaduto e tutto sommato non ci spetta nemmeno.
Possiamo però fare una cosa:
Zakhor.Al Tichkah.Ricorda.Non dimenticare mai.
E allora ricordiamo.
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LA CHIAVE DI SARAH
Libro consigliato a chi piace il genere Olocausto.
Anche se la storia è ambientata ai giorni nostri con ricordi del passato.
Bel libro anche se me lo ero immaginato diverso, mi ha un po spiazzato un punto che riguarda la bambina Sarah









