La fata carabina
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Daniel Pennac, nato a Casablanca nel 1944 già insegnante di lettere in un liceo parigino, dopo un'infanzia vissuta in giro per il mondo, tra l'Africa, l'Europa e l'Asia, si è definitivamente stabilito a Parigi. Accanto all'attività di scrittore si dedica all'insegnamento ai ragazzi difficili. Quando comincia a scrivere scopre una particolare propensione per storie comiche, surreali ma ben radicate nelle contraddizioni del nostro tempo. Ha raggiunto il successo dopo i quarant'anni con la tetralogia di Belleville. Quattro romanzi, editi in Italia tra il 1991 e il 1995, incentrati sul personaggio di Benjamin Malaussène, di professione capro espiatorio, e relativa famiglia. Claudio Bisio ha portato in scena con grande successo la pièce che Pennac ha tratto dalla sua saga Signor Malaussène prodotto dal Teatro dell'Archivolto con la regia di Giorgio Gallione.
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Ultimo aggiornamento: 25 Gennaio, 2013
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Belleville alla rovescia
Avete mai pensato a cosa accadrebbe se una mattina ci svegliassimo e trovassimo un mondo alla rovescia?
Un gatto, con canini in bella vista, che corre dietro un cane dal pelo rizzato e con la coda fra le gambe; un pesce rosso, famelico, che insegue uno squalo bianco nelle profondità dell'oceano; un neonato che si sveglia alle 3 del mattino per far fare la poppata a genitori in tutina di ciniglia che urlano come ossessi dai propri lettini.
Questi sono esempi casuali per farvi entrare nel giusto spirito ed affrontare la lettura del secondo libro della saga dei Malaussène.
Belleville è tramortita da eventi fuori dell'ordinario.
Una vecchietta indifesa attraversa la strada grazie all'aiuto di un aitante biondino e, sollevato lo scialle, lo fredda con una P38.
Il biondino è l'ispettore Vanini.
Ma cosa sta succedendo alla popolazione?
Nonnetti vittime e carnefici allo stesso tempo.
Nessuna pista è certa....bisogna indagare!
Il commissario Cercaire e l'ispettore Rabdomant seguono strade diverse per arrivare alla verità.
Tra delitti che corrono sul filo del rasoio, spaccio di droga alimentato da vecchietti sdentati e tremolanti trasformati in tossicodipendenti, pillole della felicità dispensate come fossero caramelle, c'è un solo capro espiatorio che risulta essere colpevole: Benjamin Malaussène.
Ma sarà poi vero?
Nuovamente al cospetto della famiglia più sgangherata della letteratura francese, facciamo la conoscenza di nuovi personaggi. Sulla scia del primo capitolo ritroviamo una storia noir brillante e originale dove l'umorismo latente rilassa notevolmente gli animi e l'inconfondibile penna dello scrittore colpisce e conquista ancora una volta. In attesa di leggere il terzo capitolo vi lascio con una frase del libro:
la città è il cibo preferito dai cani.
Buona lettura!
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Bel noir a sfondo sociale
Succedono strane cose a Belleville, tanto da indurre la simpatica e singolarissima famiglia Malaussène a trasformare la propria casa in una sorta di rifugio per anziani soli e con problemi di tossicodipendenza. Vecchie signore sgozzate da un affilatissimo rasoio, infermiere comunali che rifilano “pillole di felicità” ad anziani senza più nessuno al mondo, innocenti nonnine che sfondano il cranio di poliziotti a colpi di P38, donne torturate e gettate giù da un ponte, giovanotti poco raccomandabili che si comportano da boy scout. Insomma, c’è poco da stare tranquilli. Ad indagare su questi eventi per motivi differenti, con metodi diversi e in direzioni opposte ci sono l’energico commissario Cercaire, il pacato poliziotto Pastor, la coraggiosa giornalista Julie e il suo ragazzo Ben Malaussène che, da buon “capro espiatorio” di professione, rischia anche in questo caso di passare per colpevole. Per risolvere questo complicato intrico Pennac ci porta a spasso per le umide e pericolose strade del sobborgo parigino tra sbirri razzisti, magrebini omertosi, anziani disillusi e altri ancora pieni di voglia di vivere, gente corrotta e senza scrupoli ed eroi inflessibili e senza macchia. E poi sangue, botte, cani epilettici, cartomanti, rivalità, affari loschi, politica marcia, gelosia, amore. A ciò si aggiunge una prosa ben curata, una discreta analisi introspettiva dei personaggi e una buona dose di ironia. Non manca proprio niente per un noir come si deve, ma questo è un libro consigliato a tutti, non soltanto agli amanti del genere, perché alla suspance e agli intrecci polizieschi affianca la simpatia e la generosità di personaggi esemplari per il loro comportamento e una forte attenzione nei confronti di delicati problemi sociali come la droga, l’ abbandono degli anziani e la solitudine in generale.
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Quando conosci i Malaussène, non li lasci più
“La fata carabina” è il secondo episodio della serie di romanzi dedicati alla curiosa e sovraffollata famiglia Malaussène. Quando si tratta di serie, penso che sia sempre opportuno cominciare dal primo (in questo caso il capostipite è “Il paradiso degli orchi”) per potersi godere a pieno l’evoluzione dei personaggi, entrare in sintonia con loro. Ma veniamo a noi!Io sono innamorata di questo libro, o forse dovrei dire ossessionata visto che ad occhio e croce lo avrò letto una decina di volte e ad ogni singola lettura continua a sorprendermi e a farmi ridere.
Belleville, quartiere di Parigi. La storia inizia con un omicidio, o meglio, visto attraverso gli occhiali rosa de Il Piccolo, con la trasformazione di un tizio in fiore. A morire è un giovane ispettore di polizia, di quelli un tantino razzisti e un tantino violenti; a farlo fuori è una simpatica ed innocua vecchietta..Beh tanto innocua forse no, visto che gli ha sparato un colpo dritto in testa. Questo è solo il principio di una intricata vicenda, che si snoda e ruota tutta intorno a lui, il Capro Espiatorio, Benjamin Malaussène. Il povero Benjamin si trova infatti, con la sua strampalata famiglia, a prendersi cura di alcuni vecchietti diventati tossici in veneranda età, mentre si tormenta di preoccupazione perché Julia, la SUA Julia, la giornalista più tosta che si possa immaginare, è sparita da un po’ durante la sua indagine sulla droga della terza età. E proprio lei, l’inaffondabile reporter verrà trovata in fin di vita su una chiatta lungo la Senna! Chi sta facendo questo?Chi vuole uccidere i vecchietti di Belleville? E soprattutto perché?
Una possibile pista si apre quando uno dei nonnetti rivela a Benjamin di essere stato avvicinato da una bella infermiera che gli ha lasciato un sacchetto pieno zeppo di pillole colorate. Da dove spunta questa ragazza, che si rivela non essere affatto un’infermiera?
In questo scenario non proprio rassicurante, serpeggia un’altra paura, quella di un misterioso assassino di vecchiette. Ma il vecchio zio Stojil ha messo in atto un piano non tanto ortodosso per tentare di proteggerle …
Tutte queste storie convergono poi nelle indagini di polizia, condotte da due commissari, da una parte il duro un po’ cow-boy Cercaire, che vuole a tutti i costi trovare l’assassino di Vannini (“il tizio trasformato in fiore”) e lo cerca, guarda caso anche lui è un tantino razzista e un tantino violento, tra gli arabi di Belleville amici di Malaussène, i quali sì, fanno qualche affaruccio poco pulito nascosti dai vapori del cus cus, ma assassini non sono di certo. Dall’altra parte c’è il placido, imperiale commissario Rabdomant, che come suggerisce il suo nome si lascia più guidare come se avesse un bastoncino, dal suo fiuto,dalla sua pacatezza e che cerca di trovare il responsabile nascosto dietro la faccenda della droga ai vecchietti.
Al suo fianco, gli ispettori Pastor e Van Thian. Il primo, giovane, pieno di riccioli in testa, con morbidi maglioni fatti a mano e un infallibile quanto misterioso metodo per far confessare tutti i malviventi, anche i più ostici, che cerca da anni la verità sul suo triste passato. Il secondo, sulla sessantina, vietnamita, piccolo piccolo, consumatore accanito di antidepressivi e continuamente in lotta con i suoi demoni.
Tutto questo complicato intreccio, convergerà con rocambolesche virate, verso di lui, il capro per eccellenza, innocente fino al midollo, ma sempre e comunque Super Sospettato n. 1: Benjamin Malaussène. Come?Beh, bisogna assolutamente leggere il libro.
Che rimane impresso dentro, perché fa ridere, perché la trama è degna di un giallo magistralmente orchestrato, ma soprattutto perché è pieno di una galleria di personaggi unici, curiosi, che fanno letteralmente innamorare di sé. Quello che resta, è un senso di familiarità, di “casa”, un senso di “calore” che perdura nel tempo, che per chi conosce il sig. Adamsberg, avrà potuto trovare nei romanzi di Fred Vargas.
L’unico rischio nell’affondare il naso negli affari di Malaussène, è che poi uno se li porta dietro a vita, un po’ come è successo a me! :)









