La sorella La sorella

La sorella

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La presentazione e le recensioni di "La sorella", opera di Sandor Marai pubblicata da Adelphi. «Fu quello il momento in cui “cominciò”, in cui la mia vita si separò da tutto quanto ne era stato in precedenza la condizione e il senso – in cui qualcosa in me morì, e io stesso rinacqui, come se fossi morto per la vita e nato per la morte». A un centinaio di chilometri dal confine italiano, nel vagone letto di prima classe di un treno diretto a Firenze, Z. – il grande, celebre pianista atteso in Italia per un concerto – capisce che nulla sarà mai più come prima: che forse non rivedrà più E., la donna alla quale è legato da un rapporto ambiguo e morboso, in un triangolo il cui terzo vertice è un marito consapevole e benigno; che forse quella sera suonerà per l’ultima volta (e suonerà Chopin, perché la radio ha appena dato la notizia della caduta di Varsavia); che tutto, insomma, sarà «diverso». Ma diverso come| Gli ci vorranno mesi per capirlo: quelli che trascorrerà, colpito da un rarissimo virus, in un ospedale di Firenze dove verrà condotto subito dopo il concerto. Poche volte un romanzo ha saputo raccontare la malattia con tale precisione, tensione, crudezza, in una osmosi allucinatoria tra fisico e psichico. Stremato dalle feroci, subdole aggressioni del dolore, o stordito da misericordiose iniezioni di morfina, Z. compirà un vero e proprio attraversamento della morte. Ad accompagnarlo «sull’altra sponda» saranno quattro entità femminili – «angeliche mezzane », presenze vigili e benefiche ma anche inquietanti, a volte, e sempre sfuggenti –, quattro suore. E nel momento in cui sembrerà che Z. abbia definitivamente rinunciato a lottare sarà proprio una di loro a dirgli: «Non voglio che lei muoia». Ma quale| Per quante ipotesi faccia, Z. non riuscirà mai a stabilire con assoluta certezza a chi appartenga la voce che una notte, nel buio della stanza, gli ha chiesto di vivere. Eppure, sarà proprio quella «forza femminile», quella energia che agisce mascherata, a lottare per lui, e a ricondurlo alla vita, pur con tracce indelebili di quel che ha patito.

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La sorella 2012-03-04 12:28:14 C.U.B.
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C.U.B. Opinione inserita da C.U.B.    04 Marzo, 2012
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Quando la vita ci chiama.


http://www.youtube.com/watch?v=Q00tA0G7BrA

Sandor Marai non ha bisogno di una trama.
Leggere questo autore e' perdersi nei suoi paesaggi ,descritti con minuziosa eleganza.
Quasi fossero le mani che hanno scritto non di carne ed ossa, sangue e nervi, ma di una preziosa porcellana bianca, arricchita con fini e rare decorazioni dorate.
Esordisce il libro in una squallida locanda di montagna, l'umidita' dei materassi ci penetra nelle ossa, il cielo plumbeo intacca l'umore ma poi si apre offrendoci un sole tiepido, il bosco ci incanta e ci offre la musica del suo candore innevato.
Passeggiando tra le pagine, alle nostre spalle una sinfonia di Chopin.
Un pianista scivola le dita in una melodia che poco ha di terreno : " la musica' e' un vincolo neutro tra l'uomo e l'immensita' , un legame immateriale."
L'uomo, l'amore,la musica che nutre la vita, un pianista.
La malattia.
Sandor Marai crea una trama non tanto di eventi quanto di descrizioni e riflessioni.
Quando l'infelicita' porta alla malattia, quando le cure non servono senza la voglia di vivere, quando la vita ci chiama e sembriamo sbocciare , bucaneve in un suolo infreddolito dall'inverno.
E mentre ci perdiamo nella bellezza di quest'opera, l'eleganza di questo autore dona serenita', anche nella malattia, anche nel dolore fisico , anche nel silenzio di un piano senza musicista.
Ci fermiamo, in ascolto, da lontano torna la sinfonia, basta saperla ascoltare.
Basta volerla ascoltare.
"La melodia non ha mai senso. Eppure esprime cose che a parole non si e' capaci di esprimere ."

Buona lettura.

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La sorella 2012-01-25 15:11:46 Cla93
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Cla93 Opinione inserita da Cla93    25 Gennaio, 2012
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Rapita di nuovo...!

Lo ammetto: anche questa volta Màrai mi ha totalmente coinvolta nella sua storia, nelle sue pagine, nelle sue parole.
Come l’ultima - e anche la prima- volta mi ha trasportata in un mondo quasi magico, in cui io soffrivo con il protagonista: un musicista che, a causa di una strana malattia, non può più suonare il pianoforte, la "belva nera", per una paralisi a due dita della mano destra.
La storia inizia con il racconto di uno scrittore che ha conosciuto il musicista; e dopo la morte di quest'ultimo decide di pubblicare il manoscritto in cui il musicista narra della propria malattia.
Vi assicuro che le due dita della mano destra – anulare e mignolo – si sono paralizzate anche a me!!
Màrai è geniale. Usa un ottimo linguaggio, ha un ottimo stile e le sue storie sono commoventi, anche se fin’ora ne ho lette solo due.
Ancora non lo affermo… ancora non affermo di aver trovato un nuovo amore. Per poter affermarlo con certezza devo leggere almeno tre libri dello stesso autore.
Però credetemi se vi dico che ho la sensazione che Màrai mi conosca… che mi conosca profondamente: questo ho percepito scorrendo ogni sua pagina.
Consiglio a tutti di abbandonarsi a questa fantastica storia nella storia.
Buona lettura!

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