La strada
Letteratura straniera
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Opinioni inserite: 43
Il fondo può essere tremendamente basso
Un libro durissimo, tremendo nella cruda (in tutti i sensi) descrizione della realtà che vivono i due protagonisti, una specie di fine del mondo talmente totale da non essere mai apparsa nemmeno nelle più nere fantasie. Ma proprio in questa immensa desolazione apparentemente senza speranza, in cui tutte le cose sembrano convergere verso una fine peggiore della morte stessa, i protagonisti regalano al lettore insegnamenti nascosti fra le righe del libro, in una prosa contratta e minimale che rispecchia fedelmente il mondo rappresentato, di cui non credeva di aver bisogno ma che aveva semplicemente dato per scontati.
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cenere
apparentemente piatto, ma realmente evocativo
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banale
Davvero banale. Ripetitivo e noiosissimo, dopo 20 pagine ogni pagina e' uguale alle precedenti, sai continuamente cosa aspettarti. L'autore e' assilato da banalissime metafore e similitudini, da una continua pioggia ghiacciata, da una tosse maligna che dalla prima volta che viene nominata si capisce che uccidera' l'uomo. La minutissima decsrizione dei pasti e delle scatolette e' completamente inutile. Se ci sono insegnamenti morali, e di certo ce ne sono...bastano 20 pagine per farli propri. Non c'e' sicuramente bisogno di andare avanti lungo questa noiosissima strada da film di fantascienza di second'ordine.
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capire l'america di sempre
un romanzo durissimo, ma che fa emergere molto bene la vera essenza dell'america di sempre: dura e spietata, che non ha mai abbandonato lo spirito di conquista di una meta; che per lei vuol dire sopravvivenza. E per giungere a questa pone delle sfide etico-morali quotidiane.
chi legge il libro sarà, ad ogni pagina, sfidato dal ribrezzo delle scene ma con la sottile certezza di riuscire a voltare pagina ed andare avanti.
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un colpo al cuore
Storia angosciante di un padre e un figlio lungo la strada, quella della vita in cui tutto intorno ci è ostile e si lotta e si cerca di sopravvivere almeno un giorno in più.
L'ambientazione sembra quella di un sogno, anzi un incubo fatto di mostri che ti inseguono senza pietà; il protagonista viaggia con suo figlio lungo una strada, che non si sa dove deve condurre e perchè la si deve percorrere; commovente è il desiderio pervicace di vivere a qualsiasi costo e sopratutto di salvare il prorio figlio; in questo senso ben si descrive l'amore per i figli.
Raggio di luce nel finale.
ho visto anche il film, che rende abbastanza.
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Come reagisce l’essere umano, dopo millenni di evo
Mi ha ipnotizzato, incollato alle pagine dalle prime righe fino alle ultime.
Ho seguito passo passo anch’io la strada, la protagonista principale del libro.
La strada è dove si compie il dramma di un padre e un figlio di cui si narra un brandello di vita, ma anche di tutti i superstiti ( “buoni” o “cattivi” che siano) di un mondo post-apocalittico dove non è sopravvissuto pressoché nulla, men che meno il senso dell’umano.
Mi viene in mente “Cecità” di Saramago e altri romanzi simili, ove si descrive l’uomo in balia nuovamente di se stesso e di un ambiente circostante ostile. Come reagisce l’essere umano, dopo millenni di evoluzione e civiltà? Regredisce a bestia, nel senso più dispregiativo possibile del termine, ritorna fiera affamata e sanguinaria che per sopravvivere e soddisfare i prorpi bisogni primari non si fa scrupolo alcuno.
Pagine devastanti, un cupore grave che scende sull’anima come quella stessa cenere che ha ricoperto il mondo dopo la catastrofe, soffocandolo e rendendolo un ammasso grigio di nulla.
Disperazione palpabile, unita all’affetto intenso e puro che sussiste tra il padre e proprio figlio, un’unione disperata e forte, l’unica luce e calore nella devastazione.
La vita diventa un viaggio il cui fine unico è sopravvivere almeno un altro giorno, ma senza uno scopo o una meta. Anzi, forse morire sarebbe preferibile. Solo dolore, del fisico e dell’anima, magmatico e palpabile.
Il finale, a mio gusto personale, si sarebbe fermato qualche pagina prima di quello effettivo, l’avrei trovato maggiormente in sintonia con il resto del romanzo.
In ogni caso, consigliatissimo e stupendo.
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la strada
La mente geniale di Mc Carthy immagina un' epoca futura in cui la terra è ridotta ad una landa sterile in cui vagano senza meta gli ultimi esseri umani sopravvissuti a qualche imprecisata catastrofe: una visione disarmante di una umanità derelitta, resa vorace e bestiale dalla fame e dalla disperazione.
I protagonisti assoluti sono un padre e un figlio, a cui volontariamente l'autore sceglie di non associare un nome, definendoli semplicemente l'Uomo e il Bambino, come a farne simboli di un' umanità intera: tra i due un legame di amore spassionato, di spirito di sacrificio, di condivisione all'ennesima potenza.
Col suo stile secco e tagliente, dove nessuna parola risulta superflua, Mc Carthy ci propone due personaggi indimenticabili, tremendamente reali seppur collocati in un contesto di tutt'altra natura, ritratti in tutto il loro essere umani,ossia deboli, impauriti, sfiduciati e stanchi , ma al contempo forti, inarrestabili e pronti a lottare.
Una contraddizione palpabile anima il cuore e la mente dei due: da un lato la durezza della situazione spinge verso un abbattimento morale e ad una sorta di placida accettazione della fine, dall'altro la forza di sopravvivenza sembra urlare il proprio desiderio di continuare a percorrere la strada della vita.
Siamo di fronte ad una narrazione coinvolgente e travolgente, fatta di immagini crude e strazianti destinate a rimanere indelebili, accompagnata da dialoghi essenziali e incisivi di una bellezza elegiaca.
Una mirabile analisi dell'uomo, colto in una situazione di estrema difficoltà in cui appare più semplice e meno doloroso morire piuttosto che affrontare la fatica di vivere; un uomo a cui è venuta meno la speranza, costretto a vagare in un mondo freddo e inospitale, dove la parola futuro ha perso ogni significato, un uomo lacerato dalla consapevolezza di non poter lasciare nulla al figlio eccetto l'amore che prova per lui.
La strada è un'opera che da voce ad un'esplosione di emozioni, sentimenti e riflessioni, che canta l'amore di un padre per il figlio, che urla la disperazione di chi ha perso tutto e di chi continua a camminare alla ricerca della luce nonostante l'orizzonte sia avvolto nelle tenebre.
Una narrazione potente, inquietante, agghiacciante, commovente e appassionante, insomma preziosissimo spunto per meditare sul significato della vita e sulla forza insita nell'essere umano.
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La Strada
Posso certamente affermare che "la strada", il romanzo di Cormac McCarthy, è il romanzo più duro che io abbia mai letto.
E' sicuramente triste, in alcuni casi freddo e anche straziante però io l'ho letto comunque e non me ne pento.
Il rapporto tra il padre e il figlio non è normale, ma come potrebbe esserlo? Il romanzo narra una continua lotta per la sopravvivenza di due esseri umani che non si arrendono, nè al cannibalismo, nè alla morte e che tentano di andare,avanti nonostante tutto. Perchè i due non la fanno finita? così di certo sarebbe più semplice.Ma la risposta a questa domanda è chiara e la si trova tra le pagine: Il Fuoco. I due protagonisti portano il Fuoco, un misto di speranza,forza e coraggio che li induce a cercare un futuro, anche oltre l'impenetrabile coltre di cenere che si staglia sulle loro teste.
Leggendo si sta sempre sulle spine. Non si è mai certi di come faranno l'uomo e il bambino a cavarsela, ma quando arrivano i momenti di gioia, quelli, si assaporano davvero, perchè sono rari e preziosi.
Alla fine il padre muore. Il bambino trova qualcuno con cui stare, persone che come lui e il suo genitore cercano di andare avanti. Qualcuno ha visto in questo finale un sottile velo di speranza,che io però non sono riuscita a cogliere.
Non saprei davvero se consigliare questo romanzo, ma se ne siete incuriositi non tiratevi indietro. In alcuni momenti è davvero troppo duro e forse può essere considerato inutile leggere di una situazione che,probabilmente, non si realizzerà mai o che comunque è al limte. Ma sono comunque emozioni e sensazioni in più, che non fanno che arricchire il lettore.
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Ultimo aggiornamento: 02 Novembre, 2011
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La strada
Del romanzo, la trama la conoscete un po’ tutti. E quindi non mi soffermerò su questa. Del resto basta leggere le chiare opinioni che sono presenti qui sotto.
(…)
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Ultimo aggiornamento: 29 Agosto, 2011
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We’re on a road to nowhere
“Quando sognerai di un mondo che non è mai esistito o di uno che non esisterà mai e in cui sei di nuovo felice, vuol dire che ti sei arreso”
Il mondo al quale fa riferimento il padre mentre ammonisce il figlio, è un mondo senza vita, freddo, pieno di cenere, orrendo, senza speranza. Ma è il mondo reale in cui vivono, è lo scenario apocalittico che attraversano, mentre percorrono la strada che li porterà verso il mare, dove forse sarà rimasto un barlume di vita e quindi una comunità, che potrà accoglierli.
Non sappiamo cosa abbia realmente reso il mondo così, un attacco nucleare ? un meteorite ? il sole ha iniziato a spegnersi ? Non importa. Quello che importa è che dopo pochi anni dall’apocalisse, i sopravvissuti hanno immediatamente perso la coscienza civile, anzi si aggirano come zombi, cannibali moribondi alla ricerca di cibo.
In un mondo così, la voglia di lasciarsi morire è tanta, ma bisogna continuare ad andare avanti, percorrere la strada, perché c’è, ci deve essere, una speranza.
Privo di capitoli e senza interruzioni, Cormac McCarthy scrive un romanzo bellissimo, che descrive con meticolosità i giorni passati da padre e figlio alla disperata ricerca di cibo, e, durante le notti gelate, di un riparo dai frequenti e violentissimi temporali. E in questo peregrinare si interrogano, con brevi e toccanti dialoghi, sulla necessità di continuare a percorrere la strada, senza fermarsi a riflettere sul perché sono ancora vivi, e sulla necessità di mantenere saldi e intoccabili i propri principi etici e morali, in mondo morente, assurdo e crudele.
“Ce la caveremo, vero, papà? Sì. Ce la caveremo. E non succederà niente di male. Esatto. Perché noi portiamo il fuoco. Sì. Perché noi portiamo il fuoco.”
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Un incubo di cui non vorrei mai essere il protagon
In un mondo distrutto e senza più alcuna regola morale l'amore di un padre nei confronti del figlio mantenuto intatto fino all'ultimo giorno di vita è un meraviglioso messaggio di speranza.Il romanzo mi è piaciuto anche se durante la lettura la sensazione di vivere un sogno terribile è sempre presente per la crudezza di certi passaggi che fanno veramente venire la nausea se le parole scritte vengono tradotte in immagini mentali.
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Dove la speranza è solo un passo in più sulla stra
Un uomo e un bambino percorrono LA STRADA, una strada fatta del niente che è rimasto, del vuoto che è rimasto, del silenzio che è rimasto dopo un'inspiegabile distruzione. La cenere, il grigio, l'assenza del colore dominano uno scenario in cui ci si chiede per cosa vale la pena vivere in questo modo se la vita non è più tale. Ma quell'uomo e quel bambino sono padre e figlio, e per quel padre ha senso che il suo bambino VIVA, e non perda il fuoco che ha dentro, pur temendo in ogni attimo per la sua vita, pur temendo in ogni attimo che lui stesso dimentichi la speranza che gli insegna, pur temendo che quel fuoco si spenga. Come se non fosse mai stato acceso. A ogni parola percorriamo un passo su quella strada, passi pesanti, lenti, come la magistrale narrazione. Dov'è Dio quando un padre è costretto a puntare la pistola in fronte al figlio per impedire che finisca nelle mani e nelle fauci letterarli degli uomini malvagi? Dov'è la bontà, quando vive solo sulle labbra di un bambino che quando ruba nelle case abbandonate da tempo si chiede "Siamo ancora noi i buoni?" I dialoghi sono da brivido, immedesimarsi fa male, ma fa anche riflettere. Mi ha ricordato lo splendido "Cecità" per certi versi, ma questo libro è ancora più implacabile perché non si chiude e non riconcilia. La speranza, Dio, il cuore, restano appesi a pochi esseri umani che se li trascinano sulla strada camminando verso non si sa cosa... eppure camminano.
Ho visto prima il film e questo è stato un peccato, per quanto bello fosse il film, mi ha imposto le sue immagini e avrei preferito di no. Comunque un libro davvero straordinario!
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un libro etico
Recensione a “La strada”, Cormac Mc Carthy, Einaudi, Torino 2007
di Alberto Ferrari
Un uomo e un bambino, un padre e suo figlio vagano tra le lande caliginose di un mondo che fu. Un disastro nucleare, o qualcosa di strettamente imparentabile, ha distrutto praticamente tutto. Tutto è bruciato e poi riarso, fuso e raffreddato, assumendo in alcuni casi forme bizzarre. Come i palazzi superstiti, sbilenchi a causa del calore infuocato, con le finestre panciute come se fossero guarnite dal pasticciere a completamento di una torta a più piani. La natura stessa altro non è che un ammasso di rottami bruciati. Nei boschi le piante si schiantano a terra come in domino spettrale. Fra questa immane desolazione c’è ancora qualche essere umano condannato a vivere. Sarebbe stato cento mille volte meglio morire anziché dover scontare un’agonia tanto atroce. Ma il gioco della sorte fra chi muore e chi sopravvive a una disgrazia è imperscrutabile. I vivi si rassegnano cercando di adattarsi meglio che possono, oppure si ribellano ponendo fine a una vita inaccettabile. Così farà la donna, moglie e madre di quell’uomo e di quel bimbo per sottrarsi alla violenza carnale e al cannibalismo delle bande di predoni che vagano come indemoniati. Lei vorrebbe uccidersi insieme al figlio che ha da poco partorito, per sottrarre entrambi alla furia inaudita di chi verrà un giorno a stanarli da dove sono nascosti. Ma il marito glielo impedisce, così come impedisce a se stesso di seguirla nel bosco con un’arma in pugno da rivolgere, alla fine, contro se stesso. Quell’uomo sente che se mai un giorno il mondo dovesse offrire una chance all’umanità, vuole che quella chance sia per suo figlio. E così loro due, padre e figlio, si mettono in cammino. Dopo anni sono ancora lì sulla strada a spingere un carrello del supermercato con dentro le poche scorte, lesti a scansare tutti i tipi di incontri. La direzione è verso sud, dove da sempre ogni uomo crede di trovare un clima più mite. Nel caso loro, più mite rispetto al freddo polare che non gli sta dando tregua insieme alla pioggia, a tratti battente, e alla cenere, che ricopre ogni cosa di grigio. Oltre insegnare al figlio a difendersi e a procacciarsi il cibo – alla ricerca degli alimenti rimasti dalla società che fu – il padre deve trasmettergli l’etica della sopravvivenza. E così scopriamo, nel linguaggio basico del figlio, che loro sono i buoni, e lo sono perché hanno il fuoco dentro; inoltre loro non mangeranno mai la gente, neppure se dovessero morire di fame, come per altro spesso sembra stia per accadere. Mangiar la gente è cosa da cattivi. E i cattivi vanno evitati perché pericolosi; se non è possibile evitarli, vanno affrontati e uccisi. In ogni caso, loro non devono cadere vivi nelle mani dei cattivi, per nessuna ragione. Nel corso della narrazione il bambino ripete più volte questi insegnamenti a voce alta insieme al padre, e intanto acquista fiducia in essi, al punto che il padre vedrà nel figlio la personificazione del Bene.
Mc Carthy ci consegna un romanzo che si regge su un rapporto umano rappresentato in un contesto esistenziale estremo. Quello che colpisce è che l’eccezionalità della situazione non muta l’etica dell’esistenza. Questo è il messaggio di questo splendido romanzo di formazione. Non è la sopravvivenza che detta le leggi dell’etica, bensì l’etica è una legge innata che trascende la contingenza, per quanto estrema quest’ultima possa diventare. Infatti gli antropofagi, che sopravvivono nel modo più primitivo e bestiale, hanno fatto una scelta si pone al di fuori dell’etica. Per loro vivere non ha nessun senso al di fuori della sopravvivenza. Viceversa il padre e il figlio vivono perché hanno un obiettivo etico. Anche il suicidio della madre è una scelta etica. La donna rifiuta l’abiezione di un esistenza moralmente indegna con il suicidio. Il marito non ha argomenti da obiettare alla scelta della moglie. Non la biasima. Semplicemente lui si mette al servizio del figlio, secondo un disegno etico che prevede sì la remotissima ipotesi di un domani normalizzato, ma soprattutto che prevede la concreta ipotesi di un oggi da vivere eticamente, non importa quanto difficoltoso ciò possa diventare. E così l’unico bene che vale davvero la pena di salvaguardare per la posterità è il Bene inteso come legge morale. E nessuno meglio di un bambino è in grado di tramandare questo bene, dopo che un padre gli ha insegnato a custodirlo.
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Visionario
Libro molto bello, scorrevole e coinvolgente con un finale adeguato a tutto quello che è il filo conduttore della storia. E' un libro al quale determinati tipi di persone non si dovrebbero accostare per non rimanere delusi ed esprimere poi commenti inadeguati. Se avete visto film quali "io sono Leggenda", "28 settimane dopo", "28 giorni dopo" e ne siete rimasti affascinati fiondatevi in libreria a compralo altrimenti lasciate perdere. E' una storia post-apocalittica in cui riemerge l'istinto animale dell'uomo.
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"Come l'inizio di un freddo glaucoma che offuscava
Un uomo ed un bambino, padre e figlio di cui non conosciamo i nomi, si spostano verso sud in un paese non ben definito a causa di una catastrofe non specificata, sentono freddo e patiscono la fame. Il mondo è diventato cenere ed il mare non è più blu. La paura di incrociare altri uomini vagabondi e macilenti lungo i loro cammino è il sentimento che sovrasta per tutto il libro, assieme alla paura di morire.
E' così che l'intelligenza umana si ridimensiona dinnanzi alla distruzione della civiltà, catalogando gli uomini in buoni e cattivi?
....I buoni portano il fuoco.
"Ci dimentichiamo le cose che vorremmo ricordare e ricordiamo qulle che vorremmo dimenticare."
"Quando non ti resta nient'altro imbastisci cerimoniali sul nulla e soffiaci sopra".
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Ultimo aggiornamento: 13 Giugno, 2010
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un mondo andato avanti (nel senso peggiore)
Un ottimo romanzo, a prescindere dal fatto che i personaggi potevano essere forse maggiormente caratterizzati e che alcune situazioni non appaiono molto realistiche (i protagonisti in certi momenti sarebbero sicuramente morti assiderati). Lo scrittore narra del disperato tentativo di manciate di uomini di sopravvivere alla devastazione causata da un apocalisse (forse atomica) che ha spazzato dal mondo non solo gran parte della popolazione, ma anche ogni tipo di benessere, di ordine sociale e morale. Romanzo dall'atmosfera particolarmente cupa, molto cinico, in un mondo desolatamente annerito e privo di colori, dove non c'è quasi spazio per la misericordia (i barlumi autentici di umanità arrivano in gran parte dal bambino – portatore autentico del fuoco e speranza di un mondo migliore), in quanto l'unico obiettivo è la sopravvivenza, l'andare sempre avanti lungo l'interminabile strada fino ad arrivare al mare. Un libro che si legge in un fiato, che consta di circa 220 pagine, privo di capitoli come a sottolineare che non vi sono eventi particolari o straordinari tali, da dover dividere il romanzo in capitoli, dato che rispecchia ciò che aspetta i due protagonisti, cioè il susseguirsi di una grigia esistenza colma di paura e di stenti, seguendo un percorso quasi di espiazione, accollandosi il fardello pesante delle colpe di tutta l'umanità. Il romanzo getta inoltre inquietanti interrogativi (attuali per la nostra società – attenta solo ai profitti e non al costo ambientale da pagare) su un futuro in cui l'ambiente è stato totalmente distrutto, probabilmente irrimediabilmente.
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Angosciante
Futuro post atomico? Terza guerra mondiale? Sconvolgimenti climatici? Cos'è successo al mondo? Padre e figlio attraversano l'America in cerca di altri sopravvissuti "buoni" e lo fanno tra mille difficoltà, cercano con vari espedienti cibo e abiti caldi che gli consentano giorno dopo giorno di rimanere in vita. I pericoli sono in agguato ovunque e la sensazione che tutto sia vano attanaglia spesso il padre che però per l'amore che nutre per il figlio tenta in ogni modo di portarlo in salvo. Notevole la capacità di McCarthy di rendere le atmosfere apocalittiche che circondano i protagonisti. E' un libro che colpisce, coinvolge e commuove. Assolutamente consigliato!
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Angosciante ma da leggere
Letto tutto d'un fiato ma con un profondo senso d'inquietudine, tuttavia è rimasto dentro di me per mesi, sia per l'angoscia che inevitabilmente ti prende sia per la profonda tenerezza che emana ill rapporto padre-figlio in una situazione limite. Avevo già letto altri romanzi dello stesso autore e li avevo molto apprezzati, questo forse risulta meno godibile, ma sicuramente più profondo.
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Ultimo aggiornamento: 05 Marzo, 2010
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Avvincente e angosciante
Una storia intensa, potente ed onesta.
Una vera e propria gara di sopravvivenza anche per il lettore. Gli stati d'animo si alternano in ogni istante: dal terrore all'angoscia alla disperazione al sollievo e di nuovo alla disperazione totale.
Leggere può diventare una vera e propria agonia, in ogni pagina ti ritrovi a maledire la decisione del padre di andare avanti, nonostante le prospettive di morte, nonostante l'assenza di speranze.
L'onestà del libro nasce invece dal fatto che McCarthy, pur servendosi di un fondale di scena (distruzione della terra, estinzione della razza umana,..) che può far arricciare il naso facilmente a chi non ama le emozioni "facili" di un film dell'orrore di serie B, riesce a fare in modo che alla fine della lettura sarà la storia del rapporto tra un padre e un figlio che avrà colpito emotivamente il lettore, più degli episodi "splatter" contenuti nel romanzo.
Un libro che vi farà stare male. Da leggere. Assolutamente.
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La Strada
Non sono per niente d' accordo con alcune opinioni lette, che parlano di monotonia e ripetitività, di poter saltare pagine senza perdersi niente... Il grigiume, la ripetitività delle giornate e l' assenza di "colpi di scena" eclatanti sono il nucleo stesso del libro, la lunga camminata verso il mare e (forse) verso una speranza in mezzo al nulla non poteva essere meglio descritta, la pena e l' amore che vincolano padre e figlio sono l' unica luce a rischiarare un mondo post- apocalittico avvizzito e quasi privo di vita... Penso che McCarthy abbia raccontato questa "favola nera" riuscendo nel difficile intento di conciliare poesia e crudezza, disperazione e speranza, riuscendo ogni tanto a strappare un sorriso con gli scambi di brevi battute tra i protagonisti, e regalando un finale emozionante e commovente.... Da parte mia assolutamente consigliato, ma certo no per tutti...
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La strada
Desolazione, paura e incertezza ti rapiscono e ti contagiano. Bellissimo
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la strada
La lirica del disfacimento, l'epopea della dissoluzione esistenziale. Quante volte ricorre la parola "la strada"? Romanzo profezia del capolavoro di due anni fa. Poetica di un vate, padre della letteratura moderna.
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Unico
Concordo che non è un libro per tutti, soprattutto per i più impressionabili. Mi porto dietro le immagini da mesi. Direi un libro che ti lascia il segno e con un finale adeguato, commovente.
Letto d'un fiato, lo consiglio caldamente perchè ha una forza che non ho trovato in nessun altro libro.
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Non è un libro per tutti...
Non è un libro per tutti, lasciamo stare il fatto che questo libro ha vinto un pulizer, leggete i commenti negativi e lasciate stare quelli positivi e capirete che non letteratura blockbuster.
emotivamente prima ed intellettualmente poi sarete pesati e... potreste essere trovati mancanti.
non è un libro per tutti, lo ripeto.
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Bello ma non esageriamo
L'argomento degli ipotetici scenari post apocalisse nucleare non è per niente originale , la letteratura ed il cinema sono pieni di precedenti più o meno (di solito meno...) riusciti.
Cosa distingue questo libro dagli altri ? : la prospettiva da cui viene guardata la vicenda , la capacità di Mc Carthy di rendere "vivibile" la solitudine dei personaggi , l'assenza di descrizioni ,a parte la cenere ed il buio, sembrano quasi voler sottolineare che non è rimasto effettivamente nulla.
Molto toccanti i punti in cui il padre racconta al figlio episodi e cose della vita prima della catastrofe e il bambino crede che siano favole "ma c'era veramente?...". Padre e figlio in viaggio verso quella che pare l'unica speranza (il mare...) , senza più nulla che abbia valore tranne il loro affetto. Drammatico il finale che però lascia ancora un barlume di speranza.
Sicuramente non è un capolavoro in assoluto (se agli americani basta così poco per innalzarlo a questo livello allora devono imparare parecchio in fatto di letteratura...) , ma nel contesto dei libri sull'umanità che si ricostruisce (o sopravvive) dopo una catastrofe di proporzioni planetarie è uno dei migliori.
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il fuoco
Il romanzo racconta un viaggio lungo, estenuante, in uno scenario apocalittico, di un uomo e di un bambino che hanno una strada come unica guida verso il mare. Nell’orrore del cammino risulta più toccante e consolatorio il rapporto bellissimo tra padre e figlio, l’uomo e il bambino, un rapporto di fiducia, di difesa, di amore, un rapporto che dimostra che la vita continua in un infinito passaggio di testimone, tra il mondo da non dimenticare e il nuovo orizzonte senza più colori.
Nelle parole con cui il romanzo si chiude sta il vero e profondo messaggio del libro, il passaggio di testimone tra padri e figli (il fuoco che essi dicono di portare), che può restituire un futuro anche quando sembra che ogni speranza sia perduta.
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La strada del mondo
Ho letto questo libro tutto di un fiato. In termini pratici dirò di avere fatto il viaggio Napoli-Bologna senza accorgermene. Una prosa scarna, frasi brevi, niente incisi, parentesi, virgolette, capitoli ed altri segni di punteggiatura.
La narrazione scorre a tutto tondo, senza corsivi, senza note solo uno scorrere rapido fatto di paragrafi brevi e spaziati. Un uomo e un bambino viaggiano attraverso le rovine di un mondo ridotto a cenere in direzione dell'oceano, dove forse i raggi raffreddati di un sole ormai livido cederanno un po' di tepore e qualche barlume di vita.
Trascinano con sé sulla strada tutto ciò che nel nuovo equilibrio delle cose ha ancora valore: un carrello del supermercato con quel po' di cibo che riescono a rimediare, un telo di plastica per ripararsi dalla pioggia gelida e una pistola con cui difendersi dalle bande di predoni che battono le strade decisi a sopravvivere a ogni costo.
E poi il bene più prezioso: se stessi e il loro reciproco amore. Un capolavoro. Buona la traduzione ma credo che vada letto in lingua originale.
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dovete leggerlo
Dovete leggerlo tutti, è un romazo che fa riflettere. Vi cambia la vita, cambierà il vostro modo di guardare il mondo e gli altri.
La realtà estrema descritta da McCarthy è terribile, angosciante, senza tregua. Inizialmente volevo solo finire il romanzo nel più breve tempo possibile e togliermi l'angoscia e l'ansia che mi trasmetteva.
Quando ho terminato la lettura ho però quasi sperato di essere io stesso dentro quel mondo bruciato, distrutto. In quel deserto di vita emerge infatti un amore incredibile, puro, introvabile nella nosta vita. Emerge una essenzialità, una riscoperta delle uniche vere cose importanti. Adesso guardo il mondo e penso che siamo tutti terribilmente superficiali. Penso che ci farebbe bene assaporare, per un tempo breve magaari, la strada di McCarthy.
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LA STRADA MCCARTHY
un uomo e un bambino in un mondo K distrutto da un'umanità K per un evento indefinibile e pertanto K ma attribuibile ad una colpa del genere umano.
Duecento pagine di descrizione di una routine malata di privazioni. Niente cibo, niente natura (il mondo è "bruciato"), niente beni primari (il bagno, l'acqua) … desolazione, freddo, fame … in un viaggio verso il mare come ultima meta se non altro per vedere se il medesimo è restato invariato nella sua infinità e bellezza.
Il cielo è cenere come i sogni … l'uomo ne ha molti e lo assalgono di notte … non sono ideali ma residui di un passato felice e normale - ormai perduto … il bambino non ne ha ma tiene dentro di sé (fin dall'inizio il padre glielo dice per sostenerlo nei momenti difficili) il fuoco e pertanto deve resistere …
In tutto il libro tu cerchi di immaginare quale metafora si nasconda dietro questo "fuoco".
Incontrano pochi superstiti … tutti assassini per fame e disperazione (si nutrono gli uni degli altri addirittura tenendo in vita le donne sopravvissute per cibarsi degli eventuali figli) …
L'epilogo di questo viaggio è la morte. Fin dall'inizio del libro intuisci che i "buoni" hanno scelto la morte piuttosto che degenerare nella meschinità della violenza. Eppure questo padre sceglie di proteggere il figlio e mantenerlo in vita ... Pur condannandolo e condannandosi a vedere ciò che resta di una civiltà degenerata …
Vorrei dirvi che cos'è il fuoco ma scegliete Voi. Potreste anche desiderare leggerlo … perché è nella scrittura, nella descrizione della desolazione materiale e fisica, nell'evoluzione di una routine eterna e ripetibile come quella tra un padre ed un figlio … che fa di questo libro un capolavoro.
In caso contrario … c'è la fine … pronta … per la spedizione.
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Commovente.
Di rado credo di aver letto un romanzo così potente. Nonostante una tragicità strappalacrime che sfrutta il personaggio innocente del bambino. Potente, questo romanzo rimarrà nella mia mente, nonostante sia una lettrice cinica e poco incline alla commozione.
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Cormac McCarthy se ne va per la sua strada
Capisco la diversità dei commenti.
Ritengo che Cormac McCarthy sia il più grande scrittore americano vivente, più grande del celebrato Philip Roth.
In Italia è diventato improvvisamente famoso con questo libro, solo per aver vinto il Premio Pulitzer. Diventato "di moda" ora scontenta sia i vecchi affezionati lettori - finora nascosti come carbonari - sia i nuovi lettori che pensavano di trovarsi di fronte al libro cult del momento.
Ma Cormac, scrittore schivo (arricchito non lo so), come sempre se ne frega della popolarità del momento, tira per la sua strada, e scrive un libro tragico, dolentissimo, profetico. Un libro che rimarrà.
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veramente deludente!!!!
Cormac McCARTHY mi ha veramente delusa!!! è un libro noioso, molto ripetitivo e la storia è sicuramente copiata da qualche filmuccio: insomma, si vede che manca di inventiva!!!!!
non scorre neanche a spingerlo!!!
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BUON LIBRO
Un bel libro, non facile per la struttura paratattica del testo, i personaggi sono ben descritti e soprattutto ciò che mi ha veramente emozionato è il loro amore reciproco.
Da leggere
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Un libro inutile
Bastavano le prime venti pagine. No, non dice nulla. Un mio piccolo commento qui.
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La strada
Buio, freddo, pioggia, neve, cenere grigia che copre ogni cosa in una terra ostile dove un bambino e suo padre avanzano lentamente verso il tepore. Non c’è più nulla: né la natura, tanto cara a McCarthy, né animali, né uomini, né tanto meno cibo. I pochi sopravvissuti si evitano e si temono a vicenda. Non sappiamo quale immane cataclisma abbia ridotto così la terra, probabilmente una guerra nucleare, poco importa: è il risultato che conta non la causa. L’autore non ci dice i nomi del bambino e del padre né ci descrive le loro fattezze (a parte la loro magrezza da campo di concentramento). Interessano al lettore questi dettagli? No, nel modo più assoluto e poi ognuno può immaginare il bambino e l’uomo come meglio gli aggrada. Rimaniamo coinvolti, sin dalla prima riga, dai dialoghi concisi, ma carichi di significati, tra l’uomo e il bambino tra il padre e il figlio, siamo trascinati dalle brevi descrizioni di un mondo che non c’è più, un mondo ritornato alla violenza primordiale, dove la pietà verso i vecchi non esiste, dove la tenerezza verso in bambino abbandonato ti fa diventare un bersaglio, dove solo l’intensissimo sentimento d’amore tra padre e figlio sopravvive ed è proprio questo “il fuoco”, che il bambino porta con se, che gli permetterà, forse, di essere accettato da qualche altro sopravvissuto. Un romanzo stupendo e crudo che merita in pieno il premio ricevuto. Un libro da lasciare sedimentare e poi rileggere perché riesce a darti tanto.
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Incompreso
Non sorprende leggere pareri tanto contrastanti su questo libro. Chi ha guardato più alla vicenda narrativa non può che dirsi deluso. Non c'è una vera storia e le vicende dei protaganisti sono grigie come il paesaggio che li circonda. Ma il libro non mi pare abbia la pretesa di raccontare un filo narrativo, quanto operare valutazioni metafisiche sull'umanità e sul ruolo universale di essa. Se la tematica filosofica del romanzo è pienamente compresa, condivisa o no, la valutazione complessiva non può che essere positiva. Interessante l'omessa suddivisione in capitoli, riconducibile alle ragioni anzidette.
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Un vero e proprio capolavoro
Ottimo. Indescrivibile.
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kitsch
McCarthy era riuscito a fondere la freddezza con il kitsch alla faccia di tutti gli altri scrittori viventi, che cercano disperatamente di mantenere l'equilibrio tra queste due sponde. Questa volta non ci è riuscito, perché ha voluto mostrare un lato compassionevole e buonista. Nel deserto che attraversano, l'uomo trova il tempo di dire al bambino parole finto-dimesse, in realtà troppo pompose per riuscire a fondersi con il deserto. E come il "Vecchio e il mare" di Hemingway (da cui sembra aver preso spunto), "La strada" è un tentativo di puntare al sublime che scade inevitabilmente nel kitsch. Un gran peccato che McCarthy sia diventato un predicatore.
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La Strada...Quando tutto è cenere non rimane che
Capita raramente di trovarsi fra le mani un libro che racchiude in se la deriva di un epoca. non rimane altro che cercare i buoni propositi, su una strada ormai vuota di simboli e speranze. ai protagonisti non rimane altro che trasportare il fuoco affinche possano ancora sperare di essere persone per bene. il sole per noi, forse per poco, è ancora luminoso...
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Una stupidaggine
Libro penoso e, se confrontato con il resto della Sua produzione, davvero deludente. Monotematico, monocromatico, ripetitivo nella narrazione. Un misto di robaccia di serie b vista al cinema o in tivù. Manca totalmente la dimensione spirituale. Peccato.
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deludente
Il libro mi ha lasciato questa impressione: McCarthy è ormai uno scrittore di moda che ha incassato un sacco di quattrini. Chi non ha le spalle coperte come lui non ce la farebbe mai a scrivere un simile incubo senza uscir di senno. Non credo inoltre che McCarthy abbia mai dormito all'addiaccio d'inverno. Alcuni miei conoscenti sono morti in una sola notte. Preferisco di gran lunga Oltre il confine.
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Finale deludente
La storia è scritta in modo stupendo, e i rari dialoghi dicono molto più di quello che può essere espresso nel doppio di pagine. Però... la narrazione è ripetitiva e non arriva ad una conclusione di qualsiasi specie. Puoi saltare interi capitoli senza perdere niente di indispensabile. Alla fine, la squallida ambientazione che dà luogo all'idea di questo romanzo sembra non portarti da nessuna parte. Desumo che il punto di vista dell'autore sia che la vita è un combattimento privo di senso.
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La Strada, romanzo di qualità
In un arido e grigio paesaggio, che una volta era quello degli Stati Uniti, un uomo affaticato e suo figlio si stanno muovendo verso sud in cerca dell'oceano. Devono lottare per cibo e rifugi e difendersi da bande di sopravissuti. L'unica cosa che li sostiene è il profondo amore che li lega l'uno all'altro... La Strada è la storia di questo straziante viaggio. Rramente sono stato colpito nel profondo da un'opera letteraria, ma questo è successo leggendo questo romanzo. Assolutamente imperdibile... aspetto altri commenti.
Luca









