Le correzioni
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Le correzioni
Enid Lambert vuole riunire per un "ultimo" grande Natale tutta la famiglia. Questo desiderio si trasforma ben presto in un'ossessione, perché Enid, non può esimersi dall'applicare delle "correzioni": correggere le cose, illudendosi di aver capito "cosa non funziona", in sé e negli altri mentre suo marito Alfred, introverso e dispotico ingegnere di una compagnia ferroviaria in pensione è gravemente malato di Parkinson e sprofonda ogni giorno di più nella demenza, visitato dalle allucinazioni e dagli incubi.
Il figlio Gary è sposato con una donna infantile ed egoista che lo ha fatto cadere in depressione, egli cerca di convincersi che tutto sia a posto, nonostante chiari segni del contrario.
Per non parlare della figlia Denise, chef di successo con tendenze lesbiche, invischiata in relazioni travagliate, O come il secondogenito Chip, beniamino di papà Alfred, intellettuale cacciato dal college dove insegnava per aver sedotto un'allieva, intento a riscrivere e "correggere" per l'ennesima volta la stessa sceneggiatura.
Impossibile non capire che i veri attori di questo romanzo siamo noi, genitori e figli di questa società, Jonathan Franzen ci prende per mano e ci accompagna con ironia e sarcasmo in un dissacrante viaggio nella nostra cultura.
A mio avviso questo libro è un vero capolavoro, scritto in modo magistrale , chiaramente se cercate un libro semplice, Le correzioni non è per voi richiede impegno e tempo ma credete ne varrà la pena.
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Le correzioni di Jonathan Franzen
Le correzioni di Jonathan Franzen
Bellissimo e lacerante. Un romanzo che analizza spietatamente i rapporti individuo-famiglia e individuo- società: una visione del mondo lucida e dissacrante per chi rimane ancorato ai vecchi rassicuranti principi borghesi.
La famiglia qui descritta non è il punto di riferimento per i suoi componenti, non la sede degli affetti sinceri e disinteressati, così come si pretenderebbe ancora di credere. Essa è il luogo in cui la coppia a poco a poco sostituisce l’amore con la prevaricazione e la prepotenza e trova faticosamente un accordo sui metodi e i principi con cui educare i figli.
Franzen segue la trasformazione dei sentimenti di Alfred e Enid, in quarant’anni di matrimonio, descrive le piccole e grandi correzioni che essi infliggono ai figli da bambini, a cui però si ribelleranno da adulti, racconta l’inevitabile indebolimento del fisico e della mente per la vecchiaia incipiente con la conseguente insofferenza dei figli di fronte ai problemi che ne derivano.
Ogni personaggio sembra preoccupato di affermare solo il proprio ego, calpestando spesso i sentimenti o i desideri degli altri componenti della famiglia. Piccoli e grandi rancori trovano ampio spazio nelle mura domestiche. Homo homini lupus.
La vita personale dei figli è vista nella sua problematicità. Matrimoni falliti, speculazioni economiche disastrose, rapporti sessuali trasgressivi, lavoro e successo raggiunti e persi agitano gli animi dei protagonisti che si trovano a tradire tutti quei valori che erano stati alla base della loro educazione. Enid, la madre, è la più sensibile alla morale puritana della società in cui è inserita: sempre preoccupata dell’opinione della gente, ne è condizionata. La reazione di fronte alla malattia del marito, un Parkinson accompagnato da un Alzheimer avanzato, è di mal celata insofferenza. Essa sente di essere la vittima della famiglia alla quale ha dedicato la vita prima impegnata nell’educazione dei figli, poi a curare il marito. Il leit motiv del romanzo è il suo desiderio di trascorrere un ultimo Natale tutti insieme nella casa dove sono cresciuti i suoi ragazzi, che, riuniti per l’occasione, si mostreranno nella loro vera dimensione. Gary, giunto solo, per il rifiuto del resto della sua famiglia di accompagnarlo, è e rimane il meno disponibile nei confronti dei genitori. Denise, maturata attraverso le sue esperienze sentimentali fallimentari, un divorzio, un amore omosessuale, e l’umiliazione della perdita d’un lavoro che amava, sembra essere più disposta a comprendere le difficoltà del padre e in parte anche quelle della madre. Chip dopo una relazione con un’allieva che gli costa una cattedra al college, si dà a speculazioni finanziarie disastrose. Egli si mostra però più disponibile del fratello ad assistere, sia pure parzialmente, i genitori.
Ciò che viene decritto con un realismo agghiacciante è la malattia di Alfred e la sua progressiva perdita di memoria che lo relega in un mondo popolato di mostri. Il suo fisico forte e giovane si trasforma negli anni in un corpo debole e vulnerabile, curvo e tremante, che perde il controllo di se stesso.
Le correzioni, dunque, quelle che ciascun individuo vorrebbe imporre agli altri e alla realtà che lo circonda, divengono, in questa prospettiva, un inutile e frustrante affanno: solo la consapevolezza di non poter modificare il mondo in senso totale ed assoluto , potrà rendere la vita accettabile.
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Le correzioni: l'affresco della modernità
Dare un’opinione almeno apparentemente esaustiva a proposito dei romanzi di Franzen, o anche solo di uno di essi, mi sembra un compito piuttosto arduo. Il primo aggettivo che mi viene in mente per definire “Le correzioni”, come poi anche i successivi e i precedenti libri scritti dall’autore, è anche quello che mi sembra più calzante. Ovvero, lo definirei un libro “denso”. Sia, di primo acchitto, dall’edizione fisica delle sue opere, sia dal lessico e dalla struttura scelti per scriverle. “Le correzioni” è il primo libro di Franzen che ho avuto il piacere di leggere e confesso di esserne rimasto perdutamente ammaliato. La prima caratteristica rilevante che salta alla mente del lettore che si approccia all’autore in questione è sicuramente, come già detto, la scelta del lessico, che denota un dizionario personale veramente di ampie proporzioni. A questa già apprezzabile caratteristica si aggiunge poi la capacità straordinaria di conciliare in ogni periodo, in ogni frase o affermazione, un linguaggio estremamente diretto, conciso, immediato, ma allo stesso tempo, miracolosamente forbito, ricco, che denota sullo sfondo una presenza intellettuale non indifferente. Un linguaggio che fa trasparire con chiarezza la sfavillante cultura di base dell’autore e che evidenzia con quanta dedizione esso si dedichi ad un importante lavoro di documentazione prima di trattare qualsiasi argomento. La scrittura di Franzen, non solo, quindi, si trova ad essere un connubio di semplicità e complessità verbale, ma mette in evidenza ulteriori virtuosismi narrativo-lessicali nella straordinaria musicalità che assume il testo. Non so con esattezza se ci sia uno studio preciso e premeditato dietro tale caratteristica, soprattutto alla luce del fatto che, in fin dei conti, si stia leggendo una traduzione. Non sono nemmeno al corrente se altri abbiano notato tale particolarità, o se l’abbiano notata addirittura nel testo in lingua originale. Il fatto però resta. Leggere un romanzo di Franzen comporta assolutamente una sorta di magnetismo intellettuale reso affine da un uso del linguaggio sopraffino.
Oltre alle digressioni più meramente tecniche, personalissime, è inevitabile accordare molti altri punti a favore dell’autore per la meravigliosa compiutezza delle trama, di questo ed altri romanzi. Franzen, scrittore newyorkese, fondamentalmente predilige vicende ambientate nel nordamerica, tra territori natii, ben conosciuti, senza troppe pretese di ambientazioni esotiche che rischiano, nella maggior parte dei casi, di rivelarsi delle pallide scenografie. Nel caso de “Le correzioni”, il filo della trama si svolge principalmente nei territori del Midwest, dove incontriamo una famiglia americana qualsiasi. Una specie si stereotipo, di modellino dai tratti deprimenti e satirici della tipica famiglia americana dove troviamo i genitori, Alfred ed Enid, anziani, che conducono una vita immersa nei ricordi, negli oggetti di un tempo, nella vuota banalità di giornate sempre uguali a se stesse. A volo di uccello vediamo le vite diametralmente opposte che conducono i tre figli della anziana coppia, Gary, Chip e Denise. Tutti cresciuti, che fanno i conti con le conseguenze delle proprie scelte, con le proprie famiglie, con il proprio lavoro insoddisfacente, con le proprie relazioni. È il desiderio impellente e irrinunciabile dell’anziana Enid di riunire per l’ultima volta la famiglia per Natale che segna l’apparente ricongiungimento di una famiglia frammentata da decenni, a causa della mediocrità e dell’ipocrita perbenismo che segnava lo standard di vita degli anni ’60.
Una trama ricca di spunti, di vita vissuta, di verità spicciole e quotidiane che porta a incoronare Franzen, almeno ai miei occhi, come uno dei più grandi narratori contemporanei della quotidianità, vissuta nei suoi oggetti più consumistici e inutili e nelle sue situazioni più vivide e reali. Vite raccontate con un realismo impressionante da ogni punto di vista, da ogni particolare, che ci fanno vivere i momeni salienti di questi cinque personaggi come se fossimo noi stessi a trovarci alle prese con responsabilità, gravosi impegni, speranze, perdite e perdoni. “Le correzioni” è in definitiva un modernissimo affresco che parla di noi, dell’esistenza della corrente generazione e dei frutti che raccoglie dopo aver seminato.
Un romanzo affascinante, con una morale che lascia un gusto un po’ amaro in bocca. Che è, però, ainoi, il gusto amaro della verità.
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avvolgente
Questo è un libro che avvolge poco alla volta come un caldo maglione nella stagione invernale; capitolo dopo capitolo si delineano uno alla volta i caratteri dei protagonisti, dalla figlia lavoro-compulsiva alla madre che non riesce ad affrontare la realtà della situazione familiare; magistrale la descrizione - vista dall'interno - della evoluzione psicologica del padre, colpito da sindrome degenerativa.
Una scrittura magistrale.
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L'istinto o la regola?
In natura l'animale nasce dotato di un istinto che lo guida a compiere, gia' appena nato, quei passi fondamentali e non cosi' scontati che si rivelano indispensabili per la sopravvivenza.
L'uomo invece - razza assai strana - per sopravvivere nella giungla metropolitana da lui stesso creata - sopprime l'istinto di sopravvivenza con regole e convenzioni maturate nel tempo, che si ispirano a principi ritenuti necessari e doverosi per una sana e corretta convivenza, e che - una volta seguiti e rispettati - dovrebbero facilitare l'individuo a "vivere la comunita'".
"Le correzioni" dei coniugi borghesi americani Alfred ed Enid Lambert, apportate con scrupolosa attenzione nella vita e negli atteggiamenti dei loro tre figli Gary, Chip e Denise, sono tutti accorgimenti presi per poter assicurare loro un futuro migliore e una vita di successo. Il problema e' pero' che nessuno dei tre puo' definirsi felice e realizzato: ne' Gary, il maggiore, ottima carriera come dirigente di banca ma con giganteschi problemi familiari riconducibili ad una moglie terribilmente viziata ed infantile, immatura e ricattatrice che lo conduce ad uno stato depressivo/ossessivo irrecuperabile. Ne' Chip, secondogenito problematico, professore disoccupato in quanto licenziato con l'accusa di molestie sessuali ai danni di un'alunna e - se non bastasse - impegnato in loschi traffici in un paese dell'Est europeo. Ne' infine Denise, cuoca affermata, ma con evidenti problemi di identita' sessuale, incapace fra l'altro di coltivare e mantenere una relazione sentimentale con uomo o donna con cui si relazioni.
Ma "correzioni" sono anche quelle che tre figli ormai adulti vogliono imporre ai loro anziani genitori, nell'illusione di poter garantire loro una vecchiaia meno problematica e piu' longeva, ma anche per risparmiarsi un bel po' di problemi. Gary, il piu' affarista, desidera che i vecchi vendano la casa che hanno sempre abitato per trasferirsi in un posto piu' comodo ed accessibile, e specula su alcuni brevetti sottovalutati creati dal padre; Denise vuole persuadere la madre a sottoporre il marito malato di Alzheimer ad una cura sperimentale non ancora testata a sufficienza, che possa ritardare gli effetti drammatici e inesorabili legati alla malattia. Chip illude i genitori inscenando una carriera giornalistica che non esiste ne' mai sara' in grado di intraprendere.
La famiglia Lambert e' insomma il prototipo del sogno infranto americano, e Franzen mai come in questo intenso e composito romanzo riesce a disegnarci cinque ipocriti, disperati ma a tratti anche commoventi e umanissimi personaggi che insieme appunto costituiscono "L'America Oggi", cioe' la societa' che si riterrebbe "civilizzata", ma che in relta' si riduce ad una rappresentazione di una deliberata autodistruzione, di una ossessione irrefrenabile, di una incontenibile maniacalita'.
La festa di Natale tanto desiderata dalla anziana Enid riesce miracolosamente a radunare, almeno per pochi istanti, tutti assieme questi cinque individui: in quei pochi istanti tutto quello che da anni ribolliva dentro ogni animo viene fuori, e la verita' tenuta nascosta o i sentimenti repressi, una volta a galla, fanno molto male e lacerano il cuore e l'animo, pur disilluso, di ognuno di loro.
Come spesso capita tuttavia la vita va avanti comunque, anche se come nel caso del vecchio Alfred, egli non vuole piu' continuare a vivere cosi: l'andare avanti per inerzia non e' nelle intenzioni del malato, ma la correzione finale che il padre chiedera' al figlio prediletto Chip non sara' accolta in quanto inammissibile, e dunque non verra' esaudita.
Franzen scrive con quest'opera il suo capolavoro, e una sorta di "grande freddo" familiare tra i piu' sofferti, penosi e alla fine commoventi degli ultimi decenni, evitando anche il minimo accenno al melodramma e ricorrendo ad una narrazione scandita per personaggi e non per avvenimenti, in modo da percorrere tempi e situazioni secondo diverse angolature che rispecchiano il carattere dei cinque memorabili e complessi personaggi della variegata famglia Lambert.
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Ultimo aggiornamento: 28 Novembre, 2010
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Misera nobile
Questo libro l'ho molto amato ed anche consigliato e regalato, per condividerlo con chi pensavo lo potesse capire.
La lettura non è sempre semplice ed agevole e dunque il romanzo non può essere per tutti.
Il racconto, che tratta le vicende misere, penose, tragiche e anche ridicole di una famiglia borghese americana, risulta piuttosto coinvolgente, anche in assenza di storie mirabolanti e originali.
A mio parere la grandezza di Franzen sta nell'essere riuscito a penetrare senza schermi nel profondo delle miserie e delle pene dei suoi personaggi. Sotto questo aspetto si potrebbe senz'altro definirlo un romanzo psicologico.
Uno sguardo disincantato sulla società americana. Ma quelle miserie e quelle debolezze umane sono descritte in modo tanto disarmante e limpido che davvero tutti potrebbero riconoscere in esse qualcosa di sè o di chi gli sta vicino.
Dunque, oltre che sulla società americana, un romanzo sulla desolazione, la miseria, l'ipocrisia e la debolezza dell'uomo a tutte le latitudini.
Tuttavia, una miseria descritta in maniera assai nobile!









