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Le intermittenze della morte Le intermittenze della morte

Le intermittenze della morte

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In un non meglio identificato Paese, allo scoccare della mezzanotte di un 31 dicembre, s'instaura l'eternità, perché nessuno muore più. L'avvenimento suscita a tutta prima sentimenti di giubilo e felicità, ma crea anche scompiglio in ogni strato sociale: dal governo alle compagnie di assicurazione, dalle agenzie di pompe funebri alle case di riposo e, soprattutto, nella chiesa, la cui voce di protesta si leva alta e forte: senza morte non c'è più resurrezione, e senza resurrezione non c'è più chiesa. Dopo sette mesi di "tregua unilaterale", con una missiva indirizzata ai mezzi di comunicazione, la morte dichiara di interrompere quel suo "sciopero" e di riprendere il proprio impegno con l'umanità.

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Opinioni inserite: 15

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Le intermittenze della morte 2017-04-21 07:05:18 abby
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abby Opinione inserita da abby    21 Aprile, 2017
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e se il nostro più grande sogno si avverasse?

In ogni sua opera Saramago riesce sempre a calare il lettore in uno scenario iperbolico che rompe gli schemi della sua quotidianità, evidenziandone i paralogismi attraverso i paradossi che propone.
Lavorando sul negativo della realtá, lascia al lettore il compito di trasferire, con le dovute trasformazioni, questi concetti sul positivo.
Occorre prestare molta attenzione perché lo scrittore non rende la vita facile a chi vuole sfogliare le sue pagine, quasi a voler effettuare una prima cernita, utilizzando, per cominciare, quella sua punteggiatura poco convenzionale.
E’ però utile partire dalla copertina dell’edizione della Feltrinelli per comprendere l’impostazione del romanzo - in effetti è stata cambiata, ma v'era l’immagine della morte, seduta su una panchina con un mazzo di fiori in mano. È un’immagine che stona perché vedere la morte in una posa in cui sembra stia attendendo la persona che ama è un qualcosa che confonde. Ma è questa immagine che racchiude il senso del libro. In effetti la rima parte del romanzo inizia illustrando le conseguenze di un gesto d’amore che la morte compie nei confronti dell’essere umano – anche se il fenomeno è circoscritto ad una sola nazione. La morte semplicemente sparisce, smette di lavorare, si ritira nella sua dimora e nessuno muore più.
In pochi passaggi Saramago realizza in questo libro il più grande sogno dell’uomo: la vita eterna. Eppure qualcosa non va e si comprende che l’essere umano non è mai felice. Non ci vuole molto per capire che della morte, in effetti, ce n’era bisogno. E non poco.
Le istituzioni che avevano ragione di essere solo in funzione della morte sono le prime ad evidenziare il problema. Assicurazioni, agenzie funebri e case di riposo vanno subito in crisi, ma chi più di tutti accusa il colpo è la chiesa perché, come sottolinea un cardinale, senza morte non v’è resurrezione. Saramago snocciola, con il suo stile ruvido, le problematiche connesse a questo modo di vivere, incastonando nel racconto piccole perle rappresentative della sua filosofia di vita.
Improvvisamente la morte comprende che occorre ritornare al lavoro, l’uomo non si preoccupa che della durata della vita, tralasciandone gli aspetti veramente importanti. Beh, in effetti anche una vita eterna, vissuta senza alcun contenuto, avrebbe poco valore, no?
Ma qualcosa è mutato, non si torna alle condizioni iniziali perché la morte decide, esercitando la sua capacità di amare, che tutte le persone debbano ricevere una lettera di preavviso di 8 giorni. Da questo momento il registro del romanzo muta e il tutto diviene di facile lettura e sembra troppo romantico per essere Saramago.
Ad un passaggio in particolare occorre prestare attenzione. Le lettere della morte vengono scritte con uno stile strano, senza punteggiatura, senza seguire alcuna regola grammaticale, quasi che alla morte mancassero i rudimenti dello scrivere. Quando un giornale pubblicherà la prima lettera spedita dalla morte, apportando le dovute correzioni grammaticali, la morte, uscendo allo scoperto, preciserà con decisione il perché di quel suo stile. Questa è anche la risposta al perché Saramago scriva in quel modo. In questi passaggi si capirà quanto la figura della morte sia simile a Saramago, nel modo di ragionare e di porsi, ovviamente.
Nella spedizione di queste lettere vi sarà un intoppo, e da questo imprevisto si sviluppa la seconda parte del romanzo.
Noi siamo abituati a vedere la morte umanizzata, sebbene rappresentata solo da uno scheletro, in veste nera e falce in mano e Saramago rispetta questa immagine. Ma mai abbiamo visto la morte completata, nella sua rappresentazione, dai tratti caratteriali tipici dell’essere umano, dai tratti che potremmo, quasi, definire nobili. Ebbene la morte finirà per apprezzare quei piccoli particolari della vita quotidiana che dovrebbero farci apprezzare la vita. Non so voi che impressione ne riceverete, a me, quest’ultima parte, ha riportato alla mente il film di Wenders, Il cielo sopra Berlino.

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Le intermittenze della morte 2015-05-24 08:46:06 ferrucciodemagistris
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ferrucciodemagistris Opinione inserita da ferrucciodemagistris    24 Mag, 2015
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Angosciante attesa per la lettera viola

Tra le innumerevoli domande che si pone l’essere umano sin dai tempi remoti, emerge in maniera mastodontica il perché del senso della vita; una miriade di filosofi, religiosi e, attualmente, opinionisti, nell’accezione più vasta, si sono avvicendati nell’esprimere il proprio pensiero in proposito inducendo, e spesso convincendo, la popolazione sulle risultanze delle proprie personali convinzioni frutto di mero ragionamento su tale massimo sistema altrimenti difficilmente comprensibile.

José Saramago ci mette di fronte a una utopistica possibilità di vita eterna; in un Paese, non meglio identificato, al rintocco della mezzanotte di un qualsiasi giorno non si muore più; gli esseri umani rimangono nel loro stato senza aver alcun miglioramento o peggioramento della propria condizione di vita, per cui gli invalidi rimangono tali, i moribondi sono sospesi in una situazione di sopravvivenza, gli incidenti di qualsivoglia natura non provocano nessuna vittima. Sembrerebbe, di primo acchito, il sogno che tutti, indistintamente, hanno sempre bramato e che si avvera; l’euforia è dilagante, la felicità è ai massi mi livelli , tutto appare roseo con un futuro in cui non ci saranno più lutti che è ammantato da un inimmaginabile splendore…ma non si è tenuto conto degli effetti collaterali: nel tempo le strutture assistenziali non riescono a sopportare e a gestire il continuo arrivo di persone non più autosufficienti che non moriranno più, il sistema pensionistico arriva ben presto al collasso, la popolazione aumenta in maniera spropositata e non si è in grado di trovare adeguata sistemazione per tutti, la chiesa perde il suo carisma in quanto sprofonda il suo principale pilastro della sua dottrina basato sulla resurrezione; anche le agenzie di pompe funebri sono destinate al fallimento. Insomma un vero e proprio caos! Il governo pro-tempore cerca rimedi per arginare l’enorme marasma fino a quando, “per fortuna”, la morte riprende il suo lavoro consueto.

Un romanzo che, al di là del suo stile, invita il lettore a riflettere sulla necessaria dualità vita-morte che è sempre stata presente sul nostro pianeta sin dall’apparizione/creazione dell’essere vivente; osservando attentamente la natura e l’immanente è facile rendersi conto che tutto è in continua trasformazione ancorchè in modo impercettibile; il ciclo nascita-vita-morte è precipuo per l’equilibrio del mondo. Nel sistema a noi conosciuto sarebbe assurdo non morire in quanto provocherebbe un complesso di circostanze che porterebbe alla follia più sfrenata e a un capovolgimento del futuro di non prevedibile catastrofe. E’ vero che tendiamo a non accettare la morte; speriamo che il nostro turno arrivi il più tardi possibile, a meno di eccezionali casi di sofferenza estrema, e per nostra fortuna non conosciamo il nostro destino pur nella consapevolezza della fine del nostro essere.

Quindi la morte è una normalità che è parte della vita; è questo il messaggio che José Saramago vuol indirizzare ai suoi lettori; le nostre elucubrazioni su cosa potrebbe succedere dopo rimangono genuine ipotesi per placare l’angoscia del vivere in attesa di una prossima fine la cui data è, per il singolo, sconosciuta.

Un eccellente scrittore che riesce a scrutare le profondità del nostro animo. Sicuramente da leggere.

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Le intermittenze della morte 2015-02-09 17:56:20 enricocaramuscio
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enricocaramuscio Opinione inserita da enricocaramuscio    09 Febbraio, 2015
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Le due facce della stessa medaglia

Surreale, satirico, brillante ed innovativo grazie ad una prosa originale in cui i dialoghi risultano privi della classica punteggiatura, Saramago ci proietta in una Nazione dove la morte ha deciso di porre fine alla propria attività regalando alla popolazione la vita eterna. Se egoisticamente la cosa viene accolta come un dono di inestimabile valore, a livello collettivo si rivela invece una brutta gatta da pelare. Non morire, infatti, non significa certo non ammalarsi o non invecchiare. Ecco quindi che ospedali ed ospizi vanno in tilt, il sistema pensionistico collassa, quello assicurativo fallisce, le imprese funerarie sono costrette a rivolgere altrove i loro servizi. Le istituzioni religiose, senza la morte, non hanno ormai ragione di esistere. In questa baraonda, a prendere il toro per le corna speculando sui problemi è ovviamente la criminalità organizzata, la Maphia. Divertente e interessante, amaro ed ironico, il racconto di Saramago esprime una forte critica verso la società, vista sia dal punto di vista economico, sia politico, che umano e religioso. L’autore inoltre mette in evidenza la sordida doppiezza dell'animo umano troppo spesso incline a giudicare diversamente un evento a seconda che gli effetti si ripercuotano su di sé o sugli altri. Nauseata dal modo in cui gli uomini affrontano l’immortalità, la morte ritorna sui suoi passi e dissotterra la tanto odiata e temuta falce. Si ricomincia perciò a morire, ma la nera signora fa un'altra concessione ai mortali, cioè un preavviso di otto giorni, tramite lettera rigorosamente viola, per consentire ai condannati di mettere a posto le loro pendenze prima di lasciare la vita terrena. Anche questa volta però la reazione degli uomini sarà sconfortante. Per la morte comunque, stanca, triste e delusa, ci sarà un altro problema da affrontare: una delle sue amare missive non vuol saperne di raggiungere il destinatario. Per risolvere la questione la nostra protagonista si vede costretta ad assumere sembianze umane e infiltrarsi nel mondo dei vivi, regalandoci un epilogo poetico ed emozionante per un’opera bella e consigliata che, con stile ed intelligenza, ironizza sui difetti della natura umana e sottolinea come la vita e la morte siano le due facce della stessa medaglia.

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Le intermittenze della morte 2015-02-08 18:40:58 Valerio91
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Valerio91 Opinione inserita da Valerio91    08 Febbraio, 2015
Ultimo aggiornamento: 08 Febbraio, 2015
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Quel che la morte invidia della vita

Ci sono parole che sentiamo nostre nel preciso istante in cui le ascoltiamo o le leggiamo. Tra le pagine de “Le intermittenze della morte” Saramago ci mostra buona parte delle parole che ormai aveva fatto sue, inglobandole nelle sue convinzioni, idee, speranze e paure. E non è difficile da credere che in un uomo che purtroppo sarebbe morto cinque anni dopo la pubblicazione di quest’opera, i pensieri siano attanagliati dall’idea della morte in tutte le sue sfaccettature. In uno stile semplice, efficace e pregno di sarcasmo e ironia, ci rende note le sue paure con una storia piacevole e surreale, paure che in fin dei conti sono quelle di tutti gli esseri umani.

La morte aveva smesso di arrivare, così, all’improvviso. Inutile dire che nemmeno la prospettiva dell’eternità cancella i difetti dell’uomo; questi sono qualcosa che ci tiriamo addosso da tempo indefinibile. Alla scomparsa della morte c’è chi se ne lamenta, come se lamentarsi sia un dovere inderogabile dell’uomo di fronte a qualsivoglia cambiamento, anche positivo. C’è chi se ne dispera perché della morte, come quasi ogni cosa, se ne era fatto un business, ignorando come la sua scomparsa sia in realtà la cosa che più desideriamo da quando siamo al mondo. C’è chi impara a lucrare anche sulla scomparsa della morte e c’è chi pensa alle conseguenze. Paradossalmente pare che nessuno gioisca della sua dipartita, nessuno si accorge della bellezza di vivere per sempre se non quando questa gli viene portata via nuovamente. Certe cose si apprezzano soltanto quando le si perde. La morte torna al suo lavoro di sempre ma stavolta, non busserà alla porta di ogni uomo che è giunto al capolinea senza aver spedito una lettera di preavviso sette giorni prima della morte effettiva. C’è un uomo però che rappresenta un po’ la voglia globale e stranamente celata di non voler morire. Inconsciamente rispedisce la sua lettera di morte al mittente, non si sa come, e lo fa una, due, tre, quattro volte, tanto da spingere la morte a bussare alla sua porta. Probabilmente è proprio il desiderio di continuare a vivere a respingere la lettera, senza che il suo proprietario se ne accorga. Siamo attaccati tantissimo alla vita ed è oltremodo evidente che lo era anche Saramago. Lo si capisce da ogni parola scritta in queste pagine, pregne di una disperata voglia di vivere, di sopravvivere alla morte. La speranza che ci accomuna tutti e che conserviamo gelosamente seppur siamo consapevoli sia impossibile, quella speranza che la morte si dimentichi di noi o ci ritenga meritevoli di non abbandonare questa vita che spesso disprezziamo, ma che in realtà amiamo profondamente, come la amava Saramago.

“[…] signor direttore della televisione nazionale, non mi resta che chiederle di fare giungere oggi stesso a tutte le case del paese questo mio messaggio autografo, che firmo con il nome con cui generalmente mi si conosce, morte.”

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Le intermittenze della morte 2014-12-25 17:47:20 elena
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Opinione inserita da elena    25 Dicembre, 2014

toglie il fiato

Siamo in un paese sconosciuto, 31dicembre: nessuno muore. La morte sxompare totalmente dalle aspettative umane e le reazioni sono varie: gioia, euforia, ma anche sgomento e inquietudine e soprattutto nuovi problemi da affrontare, come il problema di tutte quelle persone intrappolate sul confine fra vita e morte ma incapaci ad oltrepassarlo, tema che occupa gran parte del romanzo. La situazione subisce una svolta dopo 7mesi, con il recapito di una lettera scritta dalla morte in persona, che si svela e si spiega alle persone. D'ora in poi si ricomincerà a morire come prima ma la morte avvisera una settimana prima gli uomini della loro morte imminente.
Ma i colpi di scena non finiscono, regalando uno splendido finale che a mio parere avrebbe dovuto avere piu spazio allinterno della storia, togliendolo cosi alle pagine iniziali e centrali, destinate alle descrizioni dei problemi sociali causati dallassenza della morte.
Lo stile impareggiabile di Saramago, unico e particolare, caratterizzato da lunghi periodi con un uso della punteggiatura che mira piu alla resa sonora e realistica delle espressioni rispetto alla correttezza grammaticale, in pratica assente. Le tematiche e il punto di vista utilizzato riflettono il tipicp atteggiamento dell'autore, riscoontrabile in altri suoi capolavori come "cecità", con la duferenza che qui saramago esce molto pii spesso dalla finzione di narratore per interagire direttamente col lettore, rivolgendosi a lui in prima persona.
Insomma un romanzo in piena linea con quello che è il lavoro dell'autore, un romanzo che ha la capacita di alternare ritmi piu lenti e riflessivi con momenti frenetici e ricchi di suspense, un romanzo che toglie il fiato e che fa di certo riflettere su quanto la nostra concezione della vita spesso si dimentichi della sua reale e finita natura.

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Saramago
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Le intermittenze della morte 2014-03-14 17:38:57 Monika
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Monika Opinione inserita da Monika    14 Marzo, 2014
Ultimo aggiornamento: 26 Settembre, 2014
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Prendere fiato all'inizio di ogni frase

Prendere fiato all'inizio di ogni frase.
Non è stato facile! Nessun libro di Saramago lo è. Ma credo sia proprio il suo stile a rendere le sue opere 'faticose' e indimenticabili! Non ci sono vie di mezzo: Saramago o si ama o si odia. Ogni singola frase richiede un alto livello di concentrazione, per non rischiare alla fine di non capirci nulla. Se non avessi letto 'Cecità', 'Le Intermittenze Della morte' meriterebbe 5 stelle. 'Cecità' è un gradino più in alto.

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Le intermittenze della morte 2013-08-10 15:01:10 marte_
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marte_ Opinione inserita da marte_    10 Agosto, 2013
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è una morte viva

Un paese,la morte (rigorosamente scritto in minuscolo come vuole lei), i cittadini divisi fra l'angoscia dell'eternità e l'euforia di non morire, lo Stato incapace di fronteggiare la novita' ... questo e molto altro è questo libro.
Saramago si cimenta nel prevedere le reazioni della gente e della Chiesa. Non è forse vero che senza morte le religioni perdono il valore che avevano? Cioè quello di dare rifugio

Come immaginiamo la morte? come l'hanno immaginata i nostri predecessori? e come la immagina Saramago? Di certo in un modo tutto suo

L'autore ci mostra il lato più umano della morte (potrebbe sembrare un ossimoro)

consigliato anche a chi si avvicina per la prima volta a questo scrittore così originale e con uno stile di scrittura del tutto personale (l'uso della punteggiature ad esempio)

buona lettura

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Saramago, in particolare Cecita'
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Le intermittenze della morte 2013-04-25 20:14:25 whasting
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whasting Opinione inserita da whasting    25 Aprile, 2013
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COME TRATTARE UN LETTORE

La morte decide per qualche tempo di giocare.
Chiude tutto, e va in vacanza.
Che bello, vita eterna, direte voi.
No, chi è malato e in fin di vita non muore, la maphia (scritta col ph) riduce in fin di vita uomini che cercano di proteggere l'immortalità. Solo una linea immaginaria divide la vita eterna da quella mortale.
La gente è stanca di vivere per sempre. Non ne può più.
Così la morte ritorna, però con un'idea geniale, buste viola.
La prima parte del racconto è parecchio monotona, personaggi non fissi, dialoghi senza un nesso logico, punteggiatura errata (suppongo scelta accuratamente dall'autore), gli scherzetti che l'autore faceva. Dieci pagine a spiegare una cosa, per poi scusarsi, perché quella parte non serviva niente col racconto, ma doveva essere detta. Perché si doveva fare onore ai personaggi.
L'autore tratta il lettore in un modo mai visto prima. Parla direttamente con chi legge, chiede scusa, dà spiegazioni, da del lei, non osa dare del tu. Pone al lettore delle domande e poi lui stesso risponde. Mi piace essere stata trattata in questo modo, è stato educato. Un libro educato.
La storia è scritta bene, forse in certi punti, a mio parere, un po' provocatoria. Volontariamente provocava il lettore per poi scusarsi.
La fine ancora meglio. Nelle ultime pagine ci sono personaggi fissi, dialoghi che ora prendono un senso.
All'inizio ho detto che la morte va via per dare una lezione alla gente?
Alla fine rimarrete sorpresi, nel sapere il vero motivo per cui la morte scompare.
Il libro inizia e finisce allo stesso modo. Se dalla fine, lo si rilegge da capo si ha una nuova storia.
Complimenti ancora per l'educazione dell'autore.

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Le intermittenze della morte 2013-03-10 00:01:33 verri
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verri Opinione inserita da verri    10 Marzo, 2013
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criptico

Cambiando le regole del mondo come reagiscono le persone? il lato umano la fà da padrone, e non da intendersi come sinonimo di buonismo o pietà , ma come sinonimo di tutte le sfaccettature di cui la nostra personalità può fregiarsi.
L' idea della trama è molto buona, e questo è anche il suo tallone d' achille, perchè, questa stessa idea geniale di eliminare le morti umane in un determinato paese e da un determinato periodo di tempo in poi, apre uno scenario di aspettative paragonabile a pochi altri e per questo difficilmente colmabile . Il lettore potrebbe rimanere deluso quindi dalle decisioni dell autore di trattare dei temi che a lui sono sembrati di importanza o interesse valido tralasciando altri, l esempio dei suicidi è lampante, infatti l autore non ne parla e non spiega come vengano trattati. Questa sensazione però non sarà intrinseca del lettore in generale o nello specifico, ma sarà una naturale conseguenza della quasi ossessiva ricerca del dettaglio nella spiegazione di molteplici fenomeni eletti, di grande e piccola scala ,accaduti alla nazione protagonista.
La vera forza del libro a mio parere è la capacità titanica dell autore di rendere il testo fluido divertente e soprattutto intelligente . Tutta la narrazione , che si tratti di un elenco di nomi o date oppure di un dialogo , è piena zeppa di riferimenti assai poco scontati e sempre ben pescati e in primo luogo di idee semplici o ingegnose che siano , questo è per mè indice di gradevolezza stilistica e di impegno professionale che sono caratteristici di un autore come il suddetto.
La tecnica usata nella costruzione del periodo è ai limiti dei canoni della scrittura, da considerare come un fuoriclasse , ogni suo periodo è carico e veloce allo stesso tempo, scorrevole. Nei dialoghi la difficoltà è quella di trovare la rotta tra chi domanda e chi risponde, talvolta infatti l autore è costretto ad inserire nel dialogo un chiaro indicatore di chi stia parlando . Trovo questa tecnica molto simile a quella di un funambolo per via della pericolosità e dalla capacità di rimanere in equilibrio sul filo del dialogo .
5 punti allo stile del libro, intelligente ,barocco in certi casi e sicuramente audace.
3 punti al contenuto , umanità e accettazione della morte sono dei temi che non passeranno mai di moda.
4 punti alla piacevolezza, sicuramente migliore nella parte finale dove abbiamo dei protagonisti fissi per più di un capitolo
Essendo la banalità la chiave di volta della letteratura odierna , consiglio questo bel libro a chi ne volesse uscire, di leggere per il piacere di leggere!

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Le intermittenze della morte 2012-07-22 19:45:24 DanySanny
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DanySanny Opinione inserita da DanySanny    22 Luglio, 2012
Ultimo aggiornamento: 22 Luglio, 2012
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"La morte è chiusa per ferie"

La morte è un'ombra silenziosa che ci pedina fin dalla nascita. Spesso ce ne dimentichiamo perchè come tutte le ombre è un riflesso, la cui vividità dipende dal sole. Quando l'astro è luminoso, quando la felicità ci pervade, la morte si dissolve, ma soltanto nella mente.
Si teme questa compagna di vita, si cerca di sfuggirle, ma ad un certo punto, prima o poi, si arriva faccia a faccia con essa e a quel punto tutte le certezze cadono, tutta la vita, nelle sue convinzioni, si sgretola. Tutti torniamo polvere, polvere di stelle, polvere di vita.

Il libro di Saramago parte da uno dei desideri più frequenti e pressanti nell'uomo, un desiderio che è insito nella natura umana: vivere per sempre. E allora immaginate che la morte decida di affiggere il cartello "chiuso per ferie" davanti alla sua spelonca e il libro è iniziato. Un romanzo dominato non dall'assurdo, ma dal paradossale. Il paradosso, giocando con sottigliezza nell'ambiente sfumato dell'ambiguo, diviene, con mirabile abilità, un elemento fondamentale per cogliere le contraddizioni della realtà, un mezzo che grazie alla sua ampia gamma di interpretazioni è lo strumento di una ilare critica alla società.
Perchè la vita dell'uomo è connaturata alla morte: ospedali, assicurazioni, ospizi e becchini si basano, senza che nessuno se ne accorga, su quel ciclico cambio di vite che l'uomo aborrisce. Per non parlare delle religioni che in perenne contrasto tra di loro si uniscono per fronteggiare la scomparsa della morte. Perchè in fondo le religioni si basano sul concetto di Giudizio Universale, dopo la morte. E senza di essa tutto crolla.
Il paradosso è spietato, ironico, sarcastico e non risparmia il potere, i mezzi d'informazioni, che si lanciano su una notizia cercando più della notizia, il titolo più affascinante. IL paradosso della morte in vacanza non risparmi i filosofi che si lanciano in dispute infinite su tutte le questioni che ne concernono.
Poi la morte ritorna. Implacabile. La falce miete vittime una dopo l'altra (certo, in sette mesi di ferie, o meglio, sciopero, ce n'è di lavoro arretrato), ma anche lei si rende conto che le sue ossa gelide, la sua falce arrugginita dal lavoro di secoli, devono qualcosa agli uomini, non solo sofferenze. Così partono le lettere, viola scuro, annuncianti la morte dopo una settimana. Figuratevi il caos.
E mentre la morte è indecisa se continuare a scrivere la posta per mano, o sulla "hotmail" (sì, anche la morte di modernizza), una lettera torn sempre indietro, quella di un violincellista, come se la morte fosse cacciata dalla musica, dall'arte. Allora la morte prenderà provvedimenti e..... .

E' un liro unico sotto molteplici aspetti. Lo stile è fuori dal comune: ci sono frasi lunghe intere pagine, a volte anche 2, senza punti, due punti, punti e virgola, soltanto virgole. Anche le virgolette e i trattini scompaiono. IL disorientamento è inevitabile. Ma tutto si accorda con l'indefinito del romanzo, con i luoghi e i nomi celati. Perchè la grammatica è una sottigliezza, la storia è universale.
Perchè in fondo Le intermittenze della morte non è una riflessione sul senso della vita o quello della morte, ma semplicemente uno studio dell'animo umano, delle dinamiche sociail, una critica alla società. L'unica riflesisone sulla vita e la morte è che tutto finirà, anche la morte stessa sarà vittima di una Morte, più grande e definitiva. Alla fine del romanzo la vita non vince la morte, anche se così può sembrare: la vita e la morte si uniscono, perchè senza l'una l'altra scomparirebbe, perchè sonole due facce di una stessa medaglia, una medaglia che racchiude in sè le aspirazioni, le emozioni e i sentimenti di tutta la società.

Forse è meglio che la morte esista, perchè senza la vita erompe, e la bassezza dell'animo umano, senza i freni del peccato, si espande in tutta la sua controversa natura. E in fondo, anche quando la malignità si manifesta in tutta se stessa, quando l'illegalità e la corruzione dilagano, quando i valori si annichiliscono per l'utile, in fondo, rimane sempre la speranza, quel filo sottilissimo che ci si avvinghia alla vita e che conduce verso il futuro. A volte si strappa, a volte, invece, è il più bel gesto di vita.

In realtà la morte è il motore della vita, e non può essere altrimenti. Quando morirà la morte, non non esisteremo più.

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Le intermittenze della morte 2012-06-21 16:58:16 topodibiblioteca
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topodibiblioteca Opinione inserita da topodibiblioteca    21 Giugno, 2012
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La morte va in vacanza

Mi considero pienamente soddisfatto anche questa volta. L’ennesima lettura di Saramago non delude le mie aspettative: libro piacevole, scorrevole, divertente ed intelligente. Cosa potrebbe diventare la vita degli uomini se un bel giorno la morte (con la m minuscola, come scritto e precisato nel libro) decidesse di prendersi un periodo sabbatico e non fare morire più nessuno? Apparentemente si può essere tentati di dire che le conseguenze sono solo positive ma …..ragionando meglio si capisce che è l’esatto contrario ! Provate a pensare infatti: enormi costi previdenziali a carico dello Stato, che si troverebbe obbligato a dovere pagare per sempre le pensioni a sempre un maggior numero di persone (all’Inps si metterebbero le mani nei capelli !!!), inoltre sarebbe un disastro economico per alcune categorie imprenditoriali. Le imprese di pompe funebri infatti fallirebbero senza persone morte, mentre le compagnie d’assicurazione non riscuoterebbero più polizze sulla vita….che senso avrebbe pagare se nessuno muore più? E ancora, gli ospedali e le case di riposo avrebbero enormi problemi logistici in quanto in poco tempo non saprebbero più dove infilare anziani ed ammalati (badate bene che non morire non vuol dire non invecchiare e non ammalarsi !). Anche per la Chiesa sarebbe un autentico disastro considerato che nessuno si preoccuperebbe più di credere in una vita oltre la morte. Pertanto la fede delle persone, ed il ruolo della Chiesa, sarebbero messi a dura prova.
Nuove opportunità invece si dischiuderebbero per la maphia (rigorosamente col ph) che potrebbe, in maniera del tutto clandestina ed irregolare, trasportare vecchi decrepiti e malati oltre frontiera, in un altro Stato, dove invece la gente continua regolarmente a morire.

Cosa succederebbe inoltre se, al termine del periodo sabbatico, la morte decidesse di riprendere la sua consueta attività, ma, con l’inattesa ed imprevedibile novità di informare preventivamente i futuri defunti mediante lettera? (Sono spiacente di avvisarla che il giorno tal dei tali Lei morirà). Il caos ed il panico si diffonderebbero inevitabilmente tra la popolazione, anche se in compenso Stato, Chiesa, ospedali, case di riposo, imprese di pompe funebri e compagnie d’assicurazione tirerebbero un sospiro di sollievo.

Ed infine cosa succederebbe se la morte, per qualche misterioso motivo, non riuscisse a recapitare la lettera informativa ad una determinata persona e la stessa fosse rispedita più volte al mittente ? Per la prima volta nella storia si troverebbe in grossa difficoltà dovendo decidere di agire diversamente per risolvere questo spiacevole grattacapo. E dall’incontro tra potenziale vittima e morte possono scaturire situazioni imprevedibili…..

Tutto questo (e tanto altro) è contenuto nelle Intermittenze della morte di Saramago. Consigliatissimo insomma !

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Saramago o chi vuole approcciarsi per la prima volta
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Le intermittenze della morte 2011-09-21 12:58:13 Marghe Cri
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Marghe Cri Opinione inserita da Marghe Cri    21 Settembre, 2011
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Fantasia + ironia = divertimento!

Un’alta eccentrica favola di Josè Saramago.
Questa volta il personaggio principale è la morte.
Nelle prime pagine vengono dettate le regole del gioco, accettiamole con un sorriso e poi lasciamoci trascinare dalle parole scelte con maestria, dalla fantasia, dall’ironia, dalla capacità di Saramago di sedersi accanto al lettore e seguire insieme a lui l’evolversi del racconto.
In un clima veramente surreale Saramago ci trascina in un fantastico mondo di “invenzioni”. Seguiamo il Maestro e pian piano la realtà che conosciamo cesserà di esistere, sostituita da quella che prende vita dalla sua penna.
Protagonista del romanzo è la morte che, forse un po’ stanca di millenni di routine, decide di apportare qualche cambiamento al normale metodo di intervento presso gli umani: in un primo momento dichiara uno sciopero e non uccide più nessuno, poi, spinta dalla protesta per i problemi di sovraffollamento che la sua decisione va creando, inventa un sistema di morte su appuntamento. Invia una lettera a ciascuno una settimana prima della data fissata per la fine della vita, in modo che si possano sistemare le ultime cose senza sentirsi presi a tradimento. Ma, come si sa, non siamo mai contenti e la protesta cresce: sembra che nessuna soluzione venga giudicata soddisfacente.
E poi… e poi c’è un tizio che a quanto pare non si riesce a far morire, uno che la morte non riesce a catturare, uno che forse, chissà, sarà proprio lui a catturare la morte… leggere per credere!!!
Insomma c’è da divertirsi con le invenzioni del grande Josè, che non delude mai.

[...]Quel diavolo di violoncellista, che fin dal giorno della sua nascita era indicato per morire giovane, con quarantanove primavere appena, aveva finito per compiere sfacciatamente i cinquanta, screditando così il destino, la fatalità, la sorte, l’oroscopo, il fato e tutte quelle altre potenze che si dedicano a contrastare con tutti i mezzi degni e indegni la nostra umanissima voglia di vivere. Era davvero un dscredito totale. E ora come faccio a correggere uno sviamento che non sarebbe potuto succedere, se un caso del genere non ha precedenti, se nei regolamenti non è previsto niente di simile, si domandava la morte, soprattutto perché quel tipo sarebbe dovuto morire ai quarantanove anni e non ai cinquanta che ha già. Si vedeva che la povera morte era perplessa, sconcertata, che per poco non si metteva a sbattere la testa contro la parete dal dolore. [...]

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Le intermittenze della morte 2009-02-16 00:29:37 Mara
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Mara Opinione inserita da Mara    16 Febbraio, 2009
Ultimo aggiornamento: 25 Dicembre, 2014
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Una straordinaria avventura

"Il giorno seguente non morì nessuno". Con queste parole inizia e finisce il romanzo di Josè Saramago. A dispetto del titolo, la storia è tutt'altro che cupa, pur non mancando in essa elementi di drammaticità, comunque sempre smussati da un linguaggio vivace e ironico.
In un Paese non indentificato, nessuno muore più perché, semplicemente, la Morte ha smesso di fare il suo lavoro. Invece, appena fuori dal confine, il ciclo procede normalmente.
Superato il momento d'euforia, si manifestano i primi problemi: nelle agenzie di pompe funebri e nelle compagnie d'assicurazione restano senza lavoro migliaia di lavoratori e di imprenditori; alle case di riposo si continuerà a badare ad anziani sempre più vecchi ed in quantità sempre maggiori, nelle case e negli ospedali ci saranno persone in condizioni terribili, incapaci di guarire ma ora anche di morire. Perfino le comunità religiose, fra cui la Chiesa, sono seriamente preoccupate per l'assenza della morte: infatti, senza lei non ci può essere resurrezione e senza resurrezione è difficile mantenere vivo il messaggio di salvezza eterna dell'anima.
Quando la morte si rifà viva, dopo i suoi sette mesi di latitanza, torna a colpire le sue vittime facendosi precedere di qualche giorno da una lettera di colore viola che annuncia l’evento. Sennonché anche la morte, detentrice assoluta del potere (“io sono la morte, il resto è nulla”), può incappare in un imprevisto, che qui prende le sembianze di un violoncellista: un incidente dai risvolti imponderabili.
La morte si fa vulnerabile e donna e, con la complicità di un semplice brano musicale, compie un’azione che credeva impossibile portandoci a un finale travolgente.
"Le intermittenze della morte" è una straordinaria avventura che, attraverso la celebrazione dell'importanza della morte, si rivela essere un inno alla vita, con tutti i suoi dolori e le sue contraddizioni. La critica feroce alle istituzioni politiche, sociali, religiose, è smussata dallo stile incalzante e ironico che non cade mai nella retorica, né nell'iperbole del grottesco.
Ho apprezzato poco i periodi eccessivamente lunghi e l'uso personalissimo della punteggiatura.
Buona lettura:)

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Le intermittenze della morte 2009-01-08 19:20:31 Arcangela Cammalleri
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Arcangela Cammalleri Opinione inserita da Arcangela Cammalleri    08 Gennaio, 2009
Ultimo aggiornamento: 25 Dicembre, 2014
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Josè Saramago

Come ci ha abituato Saramago le sue storie hanno sempre coordinate sfumate e indefinite: il tempo, lo spazio, i nomi propri dei personaggi, spesso, non si rivelano, tutto ruota intorno alle parole, ai fatti, come se le connotazioni della realtà nella quale ci muoviamo fossero mere categorie della mente. Cosa c’è di più sfuggente e impenetrabile del tempo? Lo spazio è quello fisico o quello mentale? I nomi sono rivelatori d’identità o suoni privi di significato? Saramago in queste elucubrazioni escatologiche ci restituisce una materia narrativa dove conta scandagliare l’animo umano nelle sue molteplici sfumature. L’autore aduso ad un linguaggio tecnico, a volte, anche, fastidiosamente burocratico, raffredda la tensione del lettore teso nella trama dello script e più che a riverberargli emozioni e ad avvilupparlo in queste sue intricate trame, lo trascina in questa sua scrittura maniacalmente ininterrotta, dove l’uso della punteggiatura è così inusuale e del tutto personale, dove la dovizia dei particolari è soltanto stupefacente e regna una profusione lessicale dotta. La trattazione critica della lingua ingegnata dallo scrittore, le sue immaginifiche architetture terminologiche costituiscono di per sé una fenomenologia, un trattato a parte, ma non è questo il momento propizio perché si rischierebbe la noia e ci si allontanerebbe dall’intento iniziale. Già il titolo dell’opera rimanda a delle frequenze fisiche, elettriche, ma riferite non ad un fenomeno solo meccanico, bensì ad una condizione che racchiude il mistero del destino umano. Ironico e paradossale l’incipit, come se l’autore volesse prendersi gioco dei suoi potenziali lettori, proprio alla mezzanotte di un 31 dicembre, in un territorio circoscritto, la morte come un qualsiasi lavoratore, decide di scioperare! Dall’ora zero di questo primo gennaio di un imprecisato anno, non avvenne nessun decesso, si creò una situazione esistenziale privilegiata, proprio dall’assenza di morte; l’entusiasmo popolare raggiunse le stelle, il tam tam dei mass media divenne una frenesia investigativa per tutti. Nel comunicato ufficiale, il capo del governo ratificava che, dall’inizio dell’anno, non si erano registrati decessi e invitava alla moderazione nella congeria di valutazioni ed interpretazioni che venivano elaborate dello strano fatto: una casualità fortuita, un’alterazione cosmica …vacuità pseudoscientifiche. Nel trambusto generale, cominciò a serpeggiare un sotterraneo allarme: dal governo alle compagnie di assicurazione, dalle agenzie di pompe funebri alle case di riposo e alla Chiesa che nel gestire ciò che sta in alto, governa ciò che sta in basso; se fosse finita la morte non ci sarebbe potuta essere resurrezione, e che se non ci fosse stata resurrezione, allora non avrebbe avuto senso che ci fosse la chiesa. Perché ogni attesa ha la sua fine infelice o felice che sia, nel paese in cui non si muore, gli infermi diventarono persone in condizione di morte sospesa: la speranza di vivere sempre diventò il timore di non morire mai. Mentre anche i filosofi filosofavano sul bisogno della morte “Perché se filosofiamo è perché sappiamo che moriremo”, anche De Montaigne aveva detto che “Filosofare è imparare a morire”, un espediente fu utilizzato non tanto per imparare a morire, quanto ad ingannare la morte altrui, aiutandola. Una famiglia con due parenti in stato di morte ferma, portarono i due infermi al di là della frontiera, laddove, la morte, ancora in vigore in quel paese, l’avrebbe accettati. Da quella notte in poi quei macabri trasporti si moltiplicarono, i paesi limitrofi si irritarono per la continua invasione dei loro territori… Quando la situazione stava degenerando , ecco che con una missiva autografata dalla morte, ella annunciò, dopo sette mesi di sciopero, di riprendere la sua normale attività. Con questa prova d’attrice, con questo inusitato esperimento fallito dall’atropo ( il nome della Parca che recideva il filo che teneva in vita) si poteva concludere la storia, ma ecco il colpo d’ala di fantasia dell’autore; s’inventa una morte riveduta e corretta: una morte con preavviso. Cambia il suo modus operandi: avrebbe continuato a strappare la vita agli uomini, ma non a tradimento. Una settimana prima dell’infausto evento, una busta color viola arrivava al designato destinatario perché avesse il tempo di sistemare i suoi conti con questa vita terrena. Anche così il paese viveva nell’angoscia! Un giorno l’automatismo delle missive s’inceppò, per ben tre volte una lettera ritornò al mittente con gran disappunto della morte che sotto le sembianze di una giovane donna dalla bellezza inquietante vorrà conoscere il predestinato che è sfuggito al suo destino (senza saperlo), un violoncellista la cui vita solitaria era rischiarata dalla musica…La morte, quando, per la prima volta, ascoltò di soppiatto, il violoncellista suonare la suite numero sei di Bach, in quella musica sentì una trasposizione melodica e ritmica d’ogni vita umana anonima o straordinaria, per la sua tragica brevità e disperata intensità, e anche per quell’accordo finale come un punto di sospensione lasciato nell’aria, nel vago incompiuto. Lo sviluppo della vicenda e il suo epilogo saranno imprevedibili.

Le chiavi di lettura di questo romanzo sono tante quante le contraddizioni dell’animo umano, sciorinarne tutto il mazzo non è possibile perché lo spazio concessomi non me lo permetterebbe, quindi affermerei che l’unica certezza dell’uomo pur nella sua incontrovertibile consapevolezza che la morte nientifica l’esistenza è la Speranza, l’ultima dea, e mi piace chiudere, cari lettori, con una similitudine di Saramago: “Le speranze fiorirono come aiuole di giardino”.

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E si è appassionato alle storie "Particolari" di Saramago e al suo stile personale ed insolito.
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Le intermittenze della morte 2009-01-08 12:35:05 maria domenica mangialavo
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Opinione inserita da maria domenica mangialavo    08 Gennaio, 2009
Ultimo aggiornamento: 26 Settembre, 2014

le intermittenze della morte

Esiste un luogo, lontano e indefinito, in cui la signora morte si adopera a pianificare la fine dell’esistenza delle sue vittime.
Esiste anche un luogo dove la morte decide di non agire e di assistere, impassibile e crucciata, al dipanarsi del destino degli uomini tra le pieghe della loro inaspettata vita eterna. Come se lei, forza incontrastabile e imprevedibile, potesse anche non arrivare, per un po’, per nessuno.
È questo lo scenario che si presenta agli occhi del lettore di Le intermittenze della morte di José Saramago, un romanzo che è nello stesso tempo una storia di vita e di morte, di determinazione e di umanità.
La vita eterna che la morte regala agli uomini getta nello sconforto chi, in quel paese non identificato di una regione sconosciuta, si vede costretto a prendersi cura dei propri cari, malati terminali, sul punto di morire, che però la morte non vuole più accogliere nel suo regno. I vari tentativi di varcare i confini del paese e seppellire i morti illegalmente sono scoperti da un’organizzazione criminale che, attorno al dolore e alla disperazione di tante famiglie, crea un business milionario con il tacito consenso di un governo che altrimenti non saprebbe come far fronte all’emergenza.
Poi, improvvisamente, la morte decide di tornare e dare notizia del suo imminente arrivo: “Cara signora, le auguro di approfittare al meglio del tempo che le resta, sua attenta servitrice, morte”. Il destino di tutti è dunque segnato. Di tutti tranne che di lui, un violoncellista che, con la forza e il potere della musica, in una scena tanto surreale quanto inquietante, seduce la padrona del destino rendendo più umana la sua determinazione.
Così, con uno stile rapido che mima il flusso inarrestabile della vita, Saramago regala al lettore una storia meravigliosa, un po’ horror e un po’ commedia, intrisa di speranza, perché l’amore alla fine, come sempre, su tutto trionfa.

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