Le intermittenze della morte Le intermittenze della morte

Le intermittenze della morte

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La trama e le recensioni di Le intermittenze della morte, romanzo di José Saramago edito da Einaudi. In un non meglio identificato Paese, allo scoccare della mezzanotte di un 31 dicembre, s'instaura l'eternità, perché nessuno muore più. L'avvenimento suscita a tutta prima sentimenti di giubilo e felicità, ma crea anche scompiglio in ogni strato sociale: dal governo alle compagnie di assicurazione, dalle agenzie di pompe funebri alle case di riposo e, soprattutto, nella chiesa, la cui voce di protesta si leva alta e forte: senza morte non c'è più resurrezione, e senza resurrezione non c'è più chiesa... Dopo sette mesi di "tregua unilaterale", con una missiva indirizzata ai mezzi di comunicazione, la morte dichiara di interrompere quel suo "sciopero" e di riprendere il proprio impegno con l'umanità.

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Le intermittenze della morte 2011-09-21 12:58:13 Marghe Cri
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Marghe Cri Opinione inserita da Marghe Cri    21 Settembre, 2011
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Fantasia + ironia = divertimento!

Un’alta eccentrica favola di Josè Saramago.
Questa volta il personaggio principale è la morte.
Nelle prime pagine vengono dettate le regole del gioco, accettiamole con un sorriso e poi lasciamoci trascinare dalle parole scelte con maestria, dalla fantasia, dall’ironia, dalla capacità di Saramago di sedersi accanto al lettore e seguire insieme a lui l’evolversi del racconto.
In un clima veramente surreale Saramago ci trascina in un fantastico mondo di “invenzioni”. Seguiamo il Maestro e pian piano la realtà che conosciamo cesserà di esistere, sostituita da quella che prende vita dalla sua penna.
Protagonista del romanzo è la morte che, forse un po’ stanca di millenni di routine, decide di apportare qualche cambiamento al normale metodo di intervento presso gli umani: in un primo momento dichiara uno sciopero e non uccide più nessuno, poi, spinta dalla protesta per i problemi di sovraffollamento che la sua decisione va creando, inventa un sistema di morte su appuntamento. Invia una lettera a ciascuno una settimana prima della data fissata per la fine della vita, in modo che si possano sistemare le ultime cose senza sentirsi presi a tradimento. Ma, come si sa, non siamo mai contenti e la protesta cresce: sembra che nessuna soluzione venga giudicata soddisfacente.
E poi… e poi c’è un tizio che a quanto pare non si riesce a far morire, uno che la morte non riesce a catturare, uno che forse, chissà, sarà proprio lui a catturare la morte… leggere per credere!!!
Insomma c’è da divertirsi con le invenzioni del grande Josè, che non delude mai.

[...]Quel diavolo di violoncellista, che fin dal giorno della sua nascita era indicato per morire giovane, con quarantanove primavere appena, aveva finito per compiere sfacciatamente i cinquanta, screditando così il destino, la fatalità, la sorte, l’oroscopo, il fato e tutte quelle altre potenze che si dedicano a contrastare con tutti i mezzi degni e indegni la nostra umanissima voglia di vivere. Era davvero un dscredito totale. E ora come faccio a correggere uno sviamento che non sarebbe potuto succedere, se un caso del genere non ha precedenti, se nei regolamenti non è previsto niente di simile, si domandava la morte, soprattutto perché quel tipo sarebbe dovuto morire ai quarantanove anni e non ai cinquanta che ha già. Si vedeva che la povera morte era perplessa, sconcertata, che per poco non si metteva a sbattere la testa contro la parete dal dolore. [...]

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consigliato a chi ama Saramago e a chi non l'ama ... perchè l'ami!
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Le intermittenze della morte 2009-09-30 22:54:17 kabubi81
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kabubi81 Opinione inserita da kabubi81    01 Ottobre, 2009
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Intermittenze della morte

....Sarò breve!! Il libro è scritto in puro stile Saramago, discorsi diretti non virgolettati, periodi lunghissimi e numerose digressioni che non rendono certamente semplice la lettura, ma come sempre l' idea è innovativa, originale ed offre molti spunti di riflessione... Dovendo dare un consiglio a chi non avesse ancora letto nulla dell' autore però, direi di affrontare prima "Cecità", sempre fedele allo stile ma con un po' più di "azione" che rende la lettura più piacevole... Comunque bello

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Le intermittenze della morte 2009-02-16 00:29:37 Mara
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Mara Opinione inserita da Mara    16 Febbraio, 2009
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Le intermittenze della morte

"Il giorno seguente non morì nessuno". Con queste parole inizia e finisce il romanzo di Josè Saramago. A dispetto del titolo, la storia è tutt'altro che cupa, pur non mancando in essa elementi di drammaticità, comunque sempre smussati da un linguaggio vivace e ironico.

In un Paese non indentificato, nessuno muore più perché, semplicemente, la Morte ha smesso di fare il suo lavoro. Invece, appena fuori dal confine, il ciclo procede normalmente.

Superato il momento d'euforia, si manifestano i primi problemi: nelle agenzie di pompe funebri e nelle compagnie d'assicurazione restano senza lavoro migliaia di lavoratori e di imprenditori; alle case di riposo si continuerà a badare ad anziani sempre più vecchi ed in quantità sempre maggiori, nelle case e negli ospedali ci saranno persone in condizioni terribili, incapaci di guarire ma ora anche di morire. Perfino le comunità religiose, fra cui la Chiesa, sono seriamente preoccupate per l'assenza della morte: infatti, senza lei non ci può essere resurrezione e senza resurrezione è difficile mantenere vivo il messaggio di salvezza eterna dell'anima.

Quando la morte si rifà viva, dopo i suoi sette mesi di latitanza, torna a colpire le sue vittime facendosi precedere di qualche giorno da una lettera di colore viola che annuncia l’evento. Sennonché anche la morte, detentrice assoluta del potere (“io sono la morte, il resto è nulla”), può incappare in un imprevisto, che qui prende le sembianze di un violoncellista: un incidente dai risvolti imponderabili.

La morte si fa vulnerabile e donna e, con la complicità di un semplice brano musicale, compie un’azione che credeva impossibile portandoci a un finale travolgente.

"Le intermittenze della morte" è una straordinaria avventura che, attraverso la celebrazione dell'importanza della morte, si rivela essere un inno alla vita, con tutti i suoi dolori e le sue contraddizioni. La critica feroce alle istituzioni politiche, sociali, religiose, è smussata dallo stile incalzante e ironico che non cade mai nella retorica, né nell'iperbole del grottesco.

Ho apprezzato poco i periodi eccessivamente lunghi e l'uso personalissimo della punteggiatura.

Buona lettura:)

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Le intermittenze della morte 2009-01-08 19:20:31 Arcangela Cammalleri
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Arcangela Cammalleri Opinione inserita da Arcangela Cammalleri    08 Gennaio, 2009
Ultimo aggiornamento: 08 Gennaio, 2009
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Le intermittenze della morte di Josè Saramago

JOSE’ SARAMAGO: LE INTERMITTENZE DELLA MORTE



L’immortalità degli uomini e la mortalità della morte, un paradosso letterario, ma, anche, un’illusione che illude l’esistenza umana



Come ci ha abituato Saramago le sue storie hanno sempre coordinate sfumate e indefinite: il tempo, lo spazio, i nomi propri dei personaggi, spesso, non si rivelano, tutto ruota intorno alle parole, ai fatti, come se le connotazioni della realtà nella quale ci muoviamo fossero mere categorie della mente. Cosa c’è di più sfuggente e impenetrabile del tempo? Lo spazio è quello fisico o quello mentale? I nomi sono rivelatori d’identità o suoni privi di significato? Saramago in queste elucubrazioni escatologiche ci restituisce una materia narrativa dove conta scandagliare l’animo umano nelle sue molteplici sfumature. L’autore aduso ad un linguaggio tecnico, a volte, anche, fastidiosamente burocratico, raffredda la tensione del lettore teso nella trama dello script e più che a riverberargli emozioni e ad avvilupparlo in queste sue intricate trame, lo trascina in questa sua scrittura maniacalmente ininterrotta, dove l’uso della punteggiatura è così inusuale e del tutto personale, dove la dovizia dei particolari è soltanto stupefacente e regna una profusione lessicale dotta. La trattazione critica della lingua ingegnata dallo scrittore, le sue immaginifiche architetture terminologiche costituiscono di per sé una fenomenologia, un trattato a parte, ma non è questo il momento propizio perché si rischierebbe la noia e ci si allontanerebbe dall’intento iniziale. Già il titolo dell’opera rimanda a delle frequenze fisiche, elettriche, ma riferite non ad un fenomeno solo meccanico, bensì ad una condizione che racchiude il mistero del destino umano. Ironico e paradossale l’incipit, come se l’autore volesse prendersi gioco dei suoi potenziali lettori, proprio alla mezzanotte di un 31 dicembre, in un territorio circoscritto, la morte come un qualsiasi lavoratore, decide di scioperare! Dall’ora zero di questo primo gennaio di un imprecisato anno, non avvenne nessun decesso, si creò una situazione esistenziale privilegiata, proprio dall’assenza di morte; l’entusiasmo popolare raggiunse le stelle, il tam tam dei mass media divenne una frenesia investigativa per tutti. Nel comunicato ufficiale, il capo del governo ratificava che, dall’inizio dell’anno, non si erano registrati decessi e invitava alla moderazione nella congeria di valutazioni ed interpretazioni che venivano elaborate dello strano fatto: una casualità fortuita, un’alterazione cosmica …vacuità pseudoscientifiche. Nel trambusto generale, cominciò a serpeggiare un sotterraneo allarme: dal governo alle compagnie di assicurazione, dalle agenzie di pompe funebri alle case di riposo e alla Chiesa che nel gestire ciò che sta in alto, governa ciò che sta in basso; se fosse finita la morte non ci sarebbe potuta essere resurrezione, e che se non ci fosse stata resurrezione, allora non avrebbe avuto senso che ci fosse la chiesa. Perché ogni attesa ha la sua fine infelice o felice che sia, nel paese in cui non si muore, gli infermi diventarono persone in condizione di morte sospesa: la speranza di vivere sempre diventò il timore di non morire mai. Mentre anche i filosofi filosofavano sul bisogno della morte “Perché se filosofiamo è perché sappiamo che moriremo”, anche De Montaigne aveva detto che “Filosofare è imparare a morire”, un espediente fu utilizzato non tanto per imparare a morire, quanto ad ingannare la morte altrui, aiutandola. Una famiglia con due parenti in stato di morte ferma, portarono i due infermi al di là della frontiera, laddove, la morte, ancora in vigore in quel paese, l’avrebbe accettati. Da quella notte in poi quei macabri trasporti si moltiplicarono, i paesi limitrofi si irritarono per la continua invasione dei loro territori… Quando la situazione stava degenerando , ecco che con una missiva autografata dalla morte, ella annunciò, dopo sette mesi di sciopero, di riprendere la sua normale attività. Con questa prova d’attrice, con questo inusitato esperimento fallito dall’atropo ( il nome della Parca che recideva il filo che teneva in vita) si poteva concludere la storia, ma ecco il colpo d’ala di fantasia dell’autore; s’inventa una morte riveduta e corretta: una morte con preavviso. Cambia il suo modus operandi: avrebbe continuato a strappare la vita agli uomini, ma non a tradimento. Una settimana prima dell’infausto evento, una busta color viola arrivava al designato destinatario perché avesse il tempo di sistemare i suoi conti con questa vita terrena. Anche così il paese viveva nell’angoscia! Un giorno l’automatismo delle missive s’inceppò, per ben tre volte una lettera ritornò al mittente con gran disappunto della morte che sotto le sembianze di una giovane donna dalla bellezza inquietante vorrà conoscere il predestinato che è sfuggito al suo destino (senza saperlo), un violoncellista la cui vita solitaria era rischiarata dalla musica…La morte, quando, per la prima volta, ascoltò di soppiatto, il violoncellista suonare la suite numero sei di Bach, in quella musica sentì una trasposizione melodica e ritmica d’ogni vita umana anonima o straordinaria, per la sua tragica brevità e disperata intensità, e anche per quell’accordo finale come un punto di sospensione lasciato nell’aria, nel vago …incompiuto. Lo sviluppo della vicenda e il suo epilogo saranno imprevedibili…

Le chiavi di lettura di questo romanzo sono tante quante le contraddizioni dell’animo umano, sciorinarne tutto il mazzo non è possibile perché lo spazio concessomi non me lo permetterebbe, quindi affermerei che l’unica certezza dell’uomo pur nella sua incontrovertibile consapevolezza che la morte nientifica l’esistenza è la Speranza, l’ultima dea, e mi piace chiudere, cari lettori, con una similitudine di Saramago: “Le speranze fiorirono come aiuole di giardino”.



Arcangela Cammalleri

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E si è appassionato alle storie "Particolari" di Saramago e al suo stile personale ed insolito.
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Le intermittenze della morte 2009-01-08 12:35:05 maria domenica mangialavo
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Opinione inserita da maria domenica mangialavo    08 Gennaio, 2009

le intermittenze della morte

Esiste un luogo, lontano e indefinito, in cui la signora morte si adopera a pianificare la fine dell’esistenza delle sue vittime.

Esiste anche un luogo dove la morte decide di non agire e di assistere, impassibile e crucciata, al dipanarsi del destino degli uomini tra le pieghe della loro inaspettata vita eterna. Come se lei, forza incontrastabile e imprevedibile, potesse anche non arrivare, per un po’, per nessuno.



È questo lo scenario che si presenta agli occhi del lettore di Le intermittenze della morte di José Saramago, un romanzo che è nello stesso tempo una storia di vita e di morte, di determinazione e di umanità.



La vita eterna che la morte regala agli uomini getta nello sconforto chi, in quel paese non identificato di una regione sconosciuta, si vede costretto a prendersi cura dei propri cari, malati terminali, sul punto di morire, che però la morte non vuole più accogliere nel suo regno. I vari tentativi di varcare i confini del paese e seppellire i morti illegalmente sono scoperti da un’organizzazione criminale che, attorno al dolore e alla disperazione di tante famiglie, crea un business milionario con il tacito consenso di un governo che altrimenti non saprebbe come far fronte all’emergenza.



Poi, improvvisamente, la morte decide di tornare e dare notizia del suo imminente arrivo: “Cara signora, […] le auguro di approfittare al meglio del tempo che le resta, sua attenta servitrice, morte”. Il destino di tutti è dunque segnato. Di tutti tranne che di lui, un violoncellista che, con la forza e il potere della musica, in una scena tanto surreale quanto inquietante, seduce la padrona del destino rendendo più umana la sua determinazione.

Così, con uno stile rapido che mima il flusso inarrestabile della vita, Saramago regala al lettore una storia meravigliosa, un po’ horror e un po’ commedia, intrisa di speranza, perché l’amore alla fine, come sempre, su tutto trionfa.



Pubblicato su www.ilpendolo.info il 2/12/2008

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