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Le particelle elementari Le particelle elementari

Le particelle elementari

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Michel Djerzinski e Bruno Clément sono fratellastri e sembrano essere accomunati unicamente dall'abbandono della madre. Michel è uno scienziato dedito alla biologia e vicino al Nobel. Un uomo che ha dedicato la sua esistenza agli studi scientifici che lo hanno portato all'isolamento e all'impermeabilità a qualunque emozione. Il suo sogno è riuscire a clonare gli esseri umani così da poter garantire a essi una vita perfetta. Bruno è un insegnante, attirato dal sesso in modo morboso, costretto dalla malattia a entrare e uscire dalle cliniche. Sia la morbosità patologica di Bruno sia l'asettica razionalità di Michel sono il risultato dell'ambiente che li circonda: un mondo fatto di solitudini. Nell'aridità di questa umanità scarnificata si intravedono scenari futuri dai risvolti inquietanti.

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Le particelle elementari 2017-04-19 11:24:45 Il Nido Del Gufo
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Il Nido Del Gufo Opinione inserita da Il Nido Del Gufo    19 Aprile, 2017
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Massimalismo e Umanità

Di solito, gli elogi funebri dell'Occidente sono meno eleganti, e anche peggio argomentati. Tuttavia, non si può negare che con questo libro Houellebecq sia entrato di diritto nella nefanda categoria critica dei "Profeti di Sventura".
Prendendo a pretesto le storie parallele di due fratelli, ottimamente strutturate nella loro cronistoria, lo scrittore sembra molto interessato a fornirci una sua profezia per l'Occidente, basata sulla distruzione dei nuclei sociali in favore di un individualismo edonistico che porta alla violenza, soprattutto autoinflitta (nel libro ci sono diversi suicidi, tutti di persone schiacciate dal peso di una vita che non è come avrebbero voluto).

Si resta abbastanza scioccati e quasi scocciati (mi si perdoni il gioco di parole) dall'ideologia di Houellebecq. Obiettivamente, le sue osservazioni paiono intelligenti e motivate, ma si fa una gran fatica a dargli ragione. Impossibile non vedere più amore, pietà e compassione nel mondo contemporaneo, e impossibile credere a uno dei protagonisti quando dice che il "Mondo Nuovo" di Huxley è il modello che stiamo tutti cercando (invano, almeno questo ce lo concede) di raggiungere.

Il libro è molto ben strutturato soprattutto nel piano cronologico, la parte migliore è certamente quella dei vari flashback che accompagnano la crescita dei due protagonisti.
Lo stile è abbastanza sgradevole però, un miscuglio di linguaggio e scientifico e sciabolate Pulp-Pornografiche con il preciso e meditato intento di scioccare e disgustare il lettore.

Nonostante questi difetti, bisogna però riconoscere a Houellebecq un ritorno a quel massimalismo che tanto manca alla Letteratura Contemporanea. Lo scrittore ha gli strumenti per affrontare grandi temi (la Storia, la Società, la Sessualità) e li prende di petto senza paura, con grande coerenza e capacità.
Nella pratica, non sono d'accordo, ma ben vengano QUESTI profeti di sventura, ne abbiamo decisamente bisogno, fosse solo per dargli torto.

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...Saggistica sociologica e a chi non disturbano i profeti di sventura.
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Le particelle elementari 2016-03-13 20:44:02 Vincenzo1972
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Vincenzo1972 Opinione inserita da Vincenzo1972    13 Marzo, 2016
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Omaggio all'umanità

E' devastante leggere quest'opera di Houellebecq senza conoscere l'autore, senza una minima idea della sua formazione letteraria e del suo pensiero.
E' illuminante, invece, rileggere l'opera dopo aver compreso la corrente ideologica a cui l'autore aderisce, severamente censoria verso la società contemporanea; con un atteggiamento solo apparentemente nichilistico bensì, a mio parere, istigatore e sobillatore, Houellebecq non vuole distruggere ma correggere, rimediare, svegliare gli animi prima che sia troppo tardi: egli anela ad una nuova rivoluzione del pensiero e della società che induca una radicale metamorfosi, paragonabile come entità all'avvento del cristianesimo nell'era medievale o della scienza moderna successivamente.
Invogliato nella scelta del libro dai vari commenti entusiasti, ho affrontato però la lettura di quest'opera del tutto impreparato, incosciente della sua levatura, e per questo motivo le mie aspettative si sono trasformate in delusione, crescente di pagina in pagina.
Ma, seppure più volte tentato di abbandonare il libro al suo destino, ne ho continuato ostinatamente la lettura mosso soprattutto da un interrogativo: ma dove vuole andare a parare questo qui? Cosa sta cercando di dirmi?
Perché si intuisce sin da subito che c'è un messaggio nel testo, molto più di un messaggio anzi, qualcosa di più grande, più complesso, una teoria direi.. ma, perdiana, Houellebecq è stato veramente abile nel celare tutto ciò sotto forma di romanzo per poi svelare la vera natura della sua opera solo nell'epilogo finale.
Naturalmente mi rivolgo a chi, come me, prima d'ora non ha mai letto niente di quest'autore di fama mondiale, esponente di spicco della letteratura francese contemporanea.
Gli altri probabilmente avranno già avuto modo di conoscerlo nelle altre opere che lo hanno reso celebre ed avranno anche acquisito una certa familiarità col suo stile letterario, preciso, freddo, di un rigore quasi scientifico, accademico.
Per me, invece, è stato veramente arduo entrare in sintonia con questo testo, sin dai primi capitoli, quando quello che sembrava il racconto delle vicende che hanno prima separato e poi intrecciato nuovamente la vita di due fratelli, Michel e Bruno, si è rivelato tutt'altro, come se dissolta la sua parvenza romanzesca il testo avesse poco alla volta iniziato a mostrarsi in accordo con ciò che realmente l'autore voleva comunicarci.
Ecco perché se l'incipit recita 'Questo libro è innanzitutto la storia di un uomo, di un uomo che passò la maggior parte della propria vita in Europa occidentale nella seconda metà del Ventesimo secolo', si scopre invece nell'ultimo capoverso che quanto raccontato nel libro vuol essere un omaggio all'intera umanità, 'omaggio che, anch'esso, finirà cancellato e perso nelle sabbie del tempo; è tuttavia necessario che tale omaggio, una volta almeno, venga reso. Questo libro è dedicato all'uomo'.
Michel e Bruno sono fratelli, o meglio fratellastri, generati dalla stessa madre che li ha poi abbandonati alle cure delle rispettive nonne paterne. I ragazzi crescono quindi in ambienti diversi, Michel mostra sin da subito uno spiccato interesse per la scienza ed il suo talento non tarda a manifestarsi già dai primi anni di scuola, Bruno invece subisce la perdita della nonna che lo accudiva ed è costretto a vivere la sua prima adolescenza in un collegio, patendo soprusi e forti violenze psicologiche.
Due personalità diverse, e sole, isolate dal resto del mondo, per propria volontà o per quella altrui.
Michel, che amplifica la sua visione scientifica e razionale del mondo tanto da porsi nei confronti del mondo stesso come un osservatore, lucido e rigoroso, estraniandosi da qualsiasi forma di rapporto sociale, incluso amore ed amicizia:
'La sua visione del mondo aveva un che di meccanico e spietato. Una volta date le condizioni originarie, pensava, e parametrizzata la rete delle interazioni iniziali, gli avvenimenti si sviluppano in uno spazio disincantato e spoglio; il loro determinismo è ineluttabile. Ciò che era accaduto doveva accadere, non poteva essere altrimenti; nessuno poteva esserne ritenuto responsabile.'
Bruno, che invece vorrebbe integrarsi nel mondo che lo circonda, vorrebbe essere accettato dal mondo in cui vive, si sente escluso da esso, perennemente a disagio, invaso da un senso di inferiorità ed inadeguatezza che si porterà avanti per il resto della sua vita.
Le loro esistenze tuttavia si incroceranno, per caso i due fratelli si ritroveranno a frequentare lo stesso liceo, e da questo momento diventeranno l'uno il sostegno dell'altro, l'uno il complemento dell'altro. Uno il braccio, l'altro la mente, entrambi strumenti nelle mani dell'autore per raggiungere il suo scopo: un attacco incisivo e diretto verso la società del fine millennio, una critica sempre più pungente e provocatoria contro lo stato di degenerazione in cui la società sta progressivamente scivolando, senza attrito, senza possibilità di frenare la caduta, una condizione in cui il materialismo incontrollato prevarica ogni religione, sminuendo di conseguenza i valori morali, l'individualismo sfocia nell'edonismo, la lotta per il dominio e per il sopravvento sugli altri diventa inevitabile e si diffonde dappertutto, negli uffici, a scuola e nei rapporti di coppia.
Attraverso Bruno, Houellebecq descrive il male, il virus da debellare: il racconto della sua vita segue l'evolversi del declino della società, gli effetti della liberalizzazione sessuale iniziata negli anni 70 con i primi movimenti hippy e New Age, la degenerazione del sesso in violenza e crudeltà, deriva ineluttabile di una ricerca rivolta ad un piacere sempre più intenso, egoistico, individuale. Non c'è più spazio per l'amore, esso è rimasto un ricordo, destinato a scomparire per sempre, sconfitto dal cancro che ha ammorbato la società, parimenti a quello che uccide Christiane, l'unica donna con cui Bruno vivrà la breve illusione di una relazione stabile e felice.
Michel invece è la cura di Houellebecq: un biologo molecolare che grazie al suo distacco, all'osservazione metodica e sperimentale della realtà, può evitare il contagio, può vedere il male, studiarlo e sconfiggerlo nell'unico modo possibile: non una nuova filosofia, nessuna nuova mutazione metafisica sarebbe sufficiente, solo una mutazione genetica potrebbe salvare il genere umano, un radicale cambiamento nel dna dell'essere umano tale da renderlo immortale e, quindi, puro, perfetto, un angelo o un dio, non più tormentato dal soccombere della morte e di conseguenza scevro dal desiderio di un piacere smisurato ed immediato o da pretese mistico-religiose.
Si tratta di un'opera che va assimilata a piccole dosi, non è una lettura semplice ma alla fine è impossibile non rimanerne affascinati, rendendosi conto di come ogni cosa sia al suo posto.
A fine lettura, ho provato infatti la stessa sensazione che avvertivo ai tempi degli studi universitari, di fronte ad un problema matematico o un esercizio di fisica particolarmente complesso: quando sul punto di gettare la spugna, prima di arrendersi di fronte ad una soluzione non evidente, apparentemente impossibile da determinare, si scorge quella traccia, quel filo che si dipana lentamente sino a svelare la trama nascosta; e la soddisfazione che ne deriva è tanta.
Perciò, non lasciatevi scoraggiare dai frequenti excursus di carattere scientifico, dalle nozioni di biologia, fisica quantistica ed antropologia tramite le quali Michel osserva e spiega il mondo che lo circonda. Né tantomeno lasciatevi turbare dal linguaggio volgare, schietto che l'autore esibisce nella descrizione delle avventure sessuali di Bruno, rappresentative ed esemplari del sudiciume generalizzato di tutta la società.
Sono scelte stilistiche e narrative perfettamente coerenti col contenuto provocatorio del libro, tutto è funzionale per il fine ultimo dell'autore, l'invettiva prima ed il monito dopo.

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Le particelle elementari 2015-03-04 17:13:29 Romanziere
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Romanziere Opinione inserita da Romanziere    04 Marzo, 2015
Ultimo aggiornamento: 04 Marzo, 2015
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Il vangelo secondo Djerzinski

Se ho conosciuto Michel Houellebecq è grazie ad un pungente articolo d'autore apparso su Repubblica, nel quale, Alessandro Baricco si misurava con il recensire l'ultimo romanzo dello scrittore francese: “Sottomissione”. Nonostante io conservi una piacevole riminiscenza dell'intera lettura di quell'articolo, l'unico passaggio che realmente ha suscitato il mio interesse è stato quello in cui Baricco elogiava Houellebecq per il magistrale utilizzo del “punto e virgola”. Questa atipica peculiarità dello scrittore, dopo avermi incuriosito e indirizzato all'approfondimento, mi porta adesso a iniziare questa mia recensione partendo proprio dallo stile narrativo de “Le particelle elementari” (Bompiani, 1999). Houellebecq ha confezionato un romanzo estremamente godibile sotto il profilo stilistico; servendosi di strutture sintattiche brillanti (che al lettore distratto possono apparire “facili”) e mascherandone la complessità, ha conferito alla narrazione una freschezza poderosa. Il risultato è una lettura scorrevole e fluida che si addensa solo incontrando il contenuto del romanzo, un contenuto abbondante, deturpante, che sembra straripare, che infastidisce.
Se posso permettermi di dare un consiglio ai potenziali lettori di questo romanzo è quello di non leggere sinossi della trama (in particolare quella annessa alla scheda su questo sito) poiché ho notato che tendano tutte a sbilanciarsi, fornendo informazioni gratuite in modo qualunquista. Ed io cosa posso dirvi allora?
Al centro di questo romanzo vi è l'umanità con il proprio contorto fulcro: l'Uomo. Proprio quel genere umano (ma sarebbe meglio parlare di specie) che non può prescindere dalla società di cui è vittima e carnefice, schiavo e padrone. Sofocle nell'Antigone (442 a.C.) ebbe scritto: «Molti sono i prodigi, e nessuno meraviglioso più dell’uomo», e Houellebecq per ritrarre le bassezze e le grandezze di una società che necessita un continuo ancoraggio metafisico ne ipotizza l'implosione.
Come è possibile fare con tutti i romanzi di spessore, anche nel caso de “Le particelle elementari” si riesce a designare una parola chiave che ne riassuma l'essenza, quella di questo libro è: DESIDERIO.
Seguendo da vicino (da estremamente vicino) i desideri più profondi di due quasi-fratelli che incarnano gli archetipi della società ospite, assistiamo all'innalzarsi della liberalizzazione ludica del sesso e all'estremizzazione del progresso scientifico. Ad equilibrare queste due vette troviamo l'apparente avvallarsi dell'amore (nelle sue plurivoche forme); un elemento che comunque Houellebecq, abilmente, dissemina fra le pagine più evocative, poetiche e nostalgiche del romanzo. Ho molto apprezzato come lo scrittore abbia giocato col tempo narrativo (davvero pregevole la cronistoria generazionale delle famiglie dei due personaggi principali) e come abbia costruito l'intreccio che serpeggia fra le due esistenze sviscerate: quella di Bruno e quella di Michel. L'alternarsi di queste due vite si conferma in un parallelismo di toni: linguaggio crudo, scurrile, quasi pornografico, denso di umori, da una parte; e asettico, didascalico, distaccato, scientifico, dall'altra. A questo calderone di informazioni, emozioni e sensazioni si aggiunge un finale (presuntuoso) sostanziato da un climax che definirei “esponenziale”; un finale che ha la la capacità di sorprendere e stupire (ma anche di confermare quel sentore che ribolliva nel lettore), ma soprattutto capace di giustificare e rendere ovvi gli eccessi sessuali e tutte le licenze poetiche prese dall'autore. Chi ha trovato eccessivo questo romanzo probabilmente ha avuto ragione, tuttavia, se si inizia una disincantata riflessione sulla nostra società si capisce che Houellebecq -in modo coraggioso- ha semplicemente offerto una prova di buona letteratura scoprendo le nudità di un “membro morale e fisico” al quale nemmeno i bigotti vogliono e possono rinunciare (pena l'estinzione). Aggrappandosi e attingendo a quelle pulsioni ossimoriche che tutti custodiscono gelosamente dietro le proprie maschere sociali, Houellebecq ha tentato di denunciare e abbattere un quotidiano silenzioso ed inquietante. Ho titolato questa recensione “Il vangelo secondo Djerzinski” poiché, fin dalle prime pagine del romanzo, l'idea del mutamento metafisico (di cui la cristianità è decantata come un vecchio e inutile prototipo) assume un ruolo centrale. Augurandomi che “Le particelle elementari” non si riveli profetico assurgendo a bibbia del ventunesimo secolo, prendo atto di come il Cristo di Houellebecq abbia assunto un aspetto corale e irreversibile, e di come per lui la resurrezione non sia prevista.

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