Le vergini suicide
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Jeffrey Eugenides è nato a Detroit nel 1960 da una famiglia di origine greca. Laureato alla Stanford University, nel 1986 si è definitivamente trasferito a New York, dove ha iniziato a pubblicare racconti su riviste. Ha esordito nel 1993 con Le vergini suicide, romanzo che ha attirato su di lui l'attenzione della critica internazionale (e dal quale la figlia di Fraqncis Ford Coppola, Sophie, ha tratto un fortunato film, Il giardino delle vergini suicide).
Recensione Utenti
Opinioni inserite: 2
Bello e irreale
Un male di vivere profondo e oscuramente inafferrabile coinvolge le cinque protagoniste del romanzo che interrompono volontariamente le loro vite apparentemente normali e serene. L'ineluttabilità del loro destino e della loro scelta di morire, dopo il primo suicidio,inquieta e angoscia. Tuttavia, chi non lo ha letto non lo immagini un libro triste. Non lo è. Il racconto, a distanza di anni, dei ragazzi che ricordano la loro bellezza e la totale inettitudine, quasi macabra e acquiescente, dei genitori delle stesse, è alleviato da una buona scrittura, completata dalla leggerezza delle passioni adolescenziali che non cercano le cause dei suicidi di Cecilia, Lux, Bonnie, Mary e Therese, ma le accettano come se altrimenti non fosse stato possibile e pensabile.Il vero protagonosta del libro è un dolore occultato dalla bellezza. E' la volontaria rinuncia a una vita mediocre e asfittica. E' l'incomunicabilità totale delle figlie con genitori dai sentimenti aridi, incapaci non solo di esprimere l'amore, ma di evitare la spirale di morte, cambiando sè stessi e loro modi di essere. E' la scelta di porre fine, senza cause conclamanti, a un sottile e venefico mal di vivere.
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Ultimo aggiornamento: 10 Ottobre, 2011
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Cecilia, Lux, Bonnie, Mary e Therese
Le vergini suicide è uno di quei libri che, lo ammetto, di ha fatto un po' penare.
Cecilia, Lux, Bonnie, Mary e Therese. Cinque sorelle comprese tra i 13 e i 17 anni. Ciò che ci viene raccontato in queste 200 pagine si può riassumere in una frase: a distanza di qualche mese dal suicidio di Cecilia, la più piccola, anche le altre quattro sorelle Lisbon di tolgono la vita.
Perché? Non si sa.
Una lettura piuttosto lenta, e la causa di questa lentezza è proprio il metodo narrativo. La storia, infatti, ci viene raccontata a distanza di molti anni, da un gruppo di allora adolescenti, inquietantemente ossessionati dalle sorelle Lisbon. questo metodo ci consente sì di vedere le cose in modo chiaro e pulito, ma al tempo stesso impedisce al lettore di emozionarsi, in quanto durante la lettura non si ha nessun contattao diretto con le protagoniste.
È come se un conoscente ci raccontasse una spiacevole vincenda capitata ad un suo amico. Certo, possiamo dispiacerci o ascoltare con attenzione, ma tra noi e il diretto interessato c'è troppo vuoto, troppo spazio, per far sì che la sua vicenda ci colpisca davvero. Così accade con Le vergini suicide, secondo me.
Il distacco tra lettore e protagoniste è troppo vasto, e finisce per non lasciare nessuna emozione.
Libro sicuramente interessante, ma sconsigliato a chi è in cerca di una lettura leggera.









