Lettera a D. Storia di un amore
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André Gorz è morto suicida nel 2007, assieme alla moglie Dorine, affetta da un morbo degenerativo. «Ebreo austriaco» come si definiva, era nato a Vienna nel 1923 e prestissimo si era trasferito a Losanna, e dopo a Parigi, dove aveva iniziato la carriera di giornalista e saggista. Ha diretto «Les Temps Modernes», la rivista di Sartre, e fondato con Jean Daniel il «Nouvel Observateur». È stato uno dei grandi intellettuali di Francia, influenzando l'esperienza della sinistra europea con i suoi libri aperti a teorizzazioni antiautoritarie ed ecologiste. Lettera a D. Storia di un amore, scritto nel 2006, è la sua ultima opera.
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Emozionante
Una lettera d’amore lunga una vita.
Una lettera che un uomo di valore scrive ad una donna eccezionale che ha condiviso con lui quasi sessant’anni di esperienze, di lotte, di dolori, di speranze.
Una donna che è stata per lui sostegno nelle difficoltà e molla propulsiva per la sua carriera ed insieme ascoltatrice attenta, amica comprensiva, moglie paziente, amante appassionata.
Mentre il tempo sta finendo, quest’uomo sente la necessità di ringraziare la sua donna per una vita trascorsa insieme e per il valore che la sua presenza ha aggiunto alla sua vita.
Lo fa con una profonda, sensibile ed emozionante lettura del loro passato e del presente e del poco futuro che resta.
Non è un racconto, è una lettera vera che parla di sentimenti reali, di un nuovo innamoramento e del bisogno/piacere anche fisico di essere vicini, mentre superati entrambi gli ottant’anni si avviano alla fine.
Poetico nella sua asciuttezza, ed emozionante.
Consigliato a tutti quelli che credono nell’amore ed anche a quelli che non ci credono.
[…] Sono attento alla tua presenza come al tempo dei nostri inizi e mi piacerebbe fartelo sentire. Tu mi hai dato la tua vita e tutto di te: mi piacerebbe poterti dare tutto di me per il tempo che ci resta.
Hai appena compiuto ottantadue anni. Sei sempre bella, elegante e desiderabile. Sono cinquantotto anni che viviamo insieme e ti amo più che mai. Recentemente mi sono innamorato di te un’altra volta e porto di nuovo in me un vuoto divorante che solo il tuo corpo stretto contro il mio riempie. La notte vedo talvolta la figura di un uomo che, su una strada vuota e in un paesaggio deserto, cammina dietro un carro funebre. Quest’uomo sono io. Sei tu che il carro funebre trasporta. Non voglio assistere alla tua cremazione; non voglio ricevere un vaso con le tue ceneri.
Sento la voce di Kathleen Ferrier che canta “Die Welt ist leer, ich will nicht leben mehr” e mi sveglio. Spio il tuo respiro, la mia mano ti sfiora. Ciascuno di noi vorrebbe non dover sopravvivere alla morte dell’altro.
Ci siamo spesso detti che se, per assurdo, avessimo una seconda vita, vorremmo trascorrerla insieme. […]









