Libertà di Jonathan Franzen
Letteratura straniera
Editore
Jonathan Franzen vive a New York. Oltre a Le correzioni (Einaudi, «Supercoralli» 2002 e «Super ET» 2005) ha scritto i romanzi La ventisettesima città (già Mondadori, ora negli «ET Scrittori») e Forte movimento («Supercoralli» ed «ET Scrittori»). Pubblica regolarmente racconti e saggi su «The New Yorker» e su «Harper's». Nel 2003 Einaudi ha pubblicato la raccolta di saggi Come stare soli, nel 2006 il memoir Zona disagio («Supercoralli» e «ET Scrittori») e nel 2011 Libertà («Supercoralli»).
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Opinioni inserite: 11
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“Sono stati commessi degli errori”
“Sono stati commessi degli errori”, scrive Patty, protagonista femminile del romanzo, nel titolo della sua autobiografia, redatta su consiglio dell'analista.
Già, ma il punto è: chi ha sbagliato per primo, chi ha abusato della propria libertà tradendo la persona amata, o le proprie idee? E soprattutto, a prezzo di quali sofferenze si troverà la strada del riscatto?
Bastano poche righe allo scrittore statunitense per mettere il dito nella piaga, per svelare il vuoto significativo racchiuso nei “trenta minuti settimanali di stress sessuale” di una coppia americana di larghe vedute. Bastano gli occhi dei vicini un po' invidiosi, forse, ma attenti, per cominciare a conoscere Walter, saggio ed equilibrato, e Patty, nevrotica e insoddisfatta, ex atleta dalle ali tarpate.
Patty competitiva, ma per molti versi anche perdente - termine aborrito dagli americani -, con una particolare attitudine per le scelte inopportune.
Quelli di Franzen, più che ritratti, sono radiografie che inchiodano alla realtà e che mettono in luce fratture mai del tutto sanate. Sono le questioni lasciate in sospeso, i desideri inespressi, i rancori e le frustrazioni del passato.
Lo stile è scorrevole e i dialoghi, soprattutto all'inizio, incalzanti, sebbene la narrazione sia un tantino appesantita da problematiche politico-socio-ambientaliste sviscerate nei dettagli, e da saghe familiari che risalgono fino alle pecche ancestrali dei bisnonni.
Ma ciò che guasta un romanzo nel complesso ben fatto è la banalità di certe scene da best-seller dal sapore troppo cinematografico, farcite con una buona dose di sesso spinto acchiappa-lettori.
Non può passare comunque inosservata una visione insieme implacabile e pietosa del mondo, e una serie di frasi brillanti che fotografano vecchie e nuove generazioni.
Meno arrabbiate queste ultime, più libere, ma a corto di certezze: “Recitava la sincerità, e quando la recita minacciava di svelare la sincerità come falsa, recitava la sua sincera angoscia per la difficoltà di essere sincero”.
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"Libertà è partecipazione"
E’ stato estremamente difficoltoso arrivare all’ultima pagina di quest’opera che è stata definita“Il grande romanzo americano.”
Nessuno mi aveva dato le istruzioni d’uso per affrontarlo.
Tutto ciò che sapevo è che Libertà e Le correzioni (primo lavoro dell’autore)sono considerati capolavori.
Mi sono dunque accostata a lui con innocenza,procedendo come sono solita fare:divorando le pagine.
Ma giunta a metà libro ero spossata dalla stanchezza e con uno stato d’animo che variava repentinamente dall’insofferenza alla fascinazione.
Questo perché il nostro Franzen è scrittore colto,impegnato,di difficilissima gestione.
Non ci si può limitare a LEGGERLO.
Da un lato ci inganna facendoci credere che ci stia raccontando una semplice storia:quella della famiglia Berglund.
Patty,Walter,i loro due figli e una numerosa sfilza di altri personaggi impantanati nelle loro nevrosi,depressioni,insicurezze,grandi amori,tradimenti.
Dall’altro ci lancia,attraverso le sue parole,messaggi continui,quasi sconvenientemente insistenti, che vogliono spronarci alla riflessione:sulla politica,sull’ambiente,sulla corruzione,sulle ingiustizie,sulla libertà,ma sopra ogni cosa sulla vita e su come decidiamo di viverla.
Ed è impossibile tenere distinti questi due aspetti,impensabile avere due diversi livelli di lettura.
Ecco perché ho fatto tanta fatica:mai l’autore ti permette di rilassarti e godere semplicemente delle sue parole.
Mai ti permette di essere un banale osservatore.
Ti chiede di partecipare con ogni neurone contenuto nel tuo cervello.
Allora inevitabili mi giungono alle orecchie le note di Gaber:”Libertà è partecipazione.”
Perché temi come quelli qui trattati(in primis appunto le libertà personali) non possono in alcun modo essere soggetti a una partecipazione passiva;e dunque la tua mente è automaticamente a lavoro su ogni singola parola,su ogni azione compiuta dai protagonisti.
Sei li costretto a riflettere, a mettere in gioco la tua etica,la tua morale,con Franzen accanto che ti sussurra incessantemente:”Tu chi sei?Come sei?Da che parte stai?Come giudichi tutto questo?”
“– Tutto gira intorno allo stesso problema, le libertà personali, – disse Walter. – La gente è venuta in questo paese per cercare soldi o libertà. Se non hai soldi, ti aggrappi ancora piú rabbiosamente alle tue libertà. Anche se il fumo ti uccide, anche se non puoi permetterti di nutrire i tuoi figli, anche se i tuoi figli vengono ammazzati da un pazzo armato di fucile d’assalto. Sarai anche povero, ma l’unica cosa che nessuno ti potrà mai togliere è la libertà di sputtanarti la vita come ti pare e piace.”
Ecco per me questo passo è stato la chiave di lettura dell’intero romanzo.
La mia umile idea è che il messaggio che si cela dietro le oltre seicento pagine è:“Puoi fare ciò che vuoi della tua vita.”
Ma se nella comune mentalità questo concetto è interpretato con una valenza positiva che si esplica nel poter raggiungere sogni e desideri e nel più classico “Volere è potere”, qui Franzen ci ricorda che c’è l’altra faccia della medaglia: libertà vuol dire anche potersi rovinare consapevolmente,volontariamente,accanitamente la propria esistenza.
Non c’è un luccichio di speranza in questa immagine, ma non possiamo esimerci dal riconoscerne l’assoluta veridicità.
In definitiva un libro difficile,intenso,snervante,spossante,che ha il pregio di non lasciare indifferenti.
Concludo raccomandandone certamente la lettura, ma se mi è concesso suggerisco di prenderne piccole dosi per volta.
Poche pagine,centellinate come fossero un buon vino rosso,corposo,strutturato,da assaporare lentamente.
Altrimenti rischiate di finire come me:ubriaca di Franzen.
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meraviglioso
Magnifico. Più di seicento pagine, ma lascia il desiderio di leggerne altrettante, di calarci ancora nella vita di Patty, Walter,Richard. Un romanzo che dispiace debba avere termine, come tutte le cose belle della vita, capace come pochi di mettere a fuoco non solo i vincoli che ci legano agli altri, ma anche i loro intrecci inestricabili. Mai tetro, mai noioso, a motivo della superba penna di Franzen, che sa incantare anche nelle pagine dedicate all'ambiente. Ho amato "Le correzioni", ma preferisco "Libertà", in cui l'autorte ci regala anche il beneficio del sogno.
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Sopravvalutato 2
Non c'è nulla di poetico, nè da imparare nè da comprendere.
E' una storia perversa che cerca di riscattarsi con un happy end, happy family ma che lascia solo al lettore perplessità e disgusto.
Ma davvero questo è un romanzo bello? cosa c'è di bello di pagine e pagine sul pericolo della crescita demografica e poi il protagonista ha due figli. Cosa c'è di bello su pagine e pagine sulla bellezza della natura e che poi per salvare solo una specie c'è il permesso del protagonista di buttare giù le cime delle montagne.
Sinceramente la lettura mi ha disgustato, i personaggi son orribili, fanno cose orribili (sesso telefonico, contrabbando di armi, vanno a letto con la moglie del miglior amico, la moglie va a letto con il miglior amico del marito) e tutto per un bel happy end dove si salvano tutti e tutti sono redenti acquisendo una santità che non gli spetta, una santità che non ci deve essere. per nessuno. manco per la'utore che sa scrivere bene. maleddettamente bene. ma i contenuti son penosi
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Ultimo aggiornamento: 12 Agosto, 2011
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libertà
Walter e Patty sono due giovani benestanti, pieni di ideali, ben educati, scelgono di vivere in un quartiere degradato in quella che poi diventerà una nuova zona residenziale della media borghesia.
Nonostante i vicini conservatori e volgari, i Berglund riescono a crescere i loro figli in quei luoghi sentendosi pionieri di un nuovo modo di vivere e ambasciatori del concetto di libertà come libera scelta.
Ma il quadretto idilliaco si rompe quando il figlio joey decide di andare a vivere con i detestati vicini. Da qui le inquietudini di Patty prendono il volo e non basterà cambiare città per evitare il disastro coniugale.
In questo bellissimo romanzo c'è tutto il nostro mondo, l'occidente ricco e nevrotico che ci incatena, ci rende prigionieri di noi stessi e delle nostre paure.
Un romanzo sulla libertà in cui metaforicamente gli unici ad essere veramente liberi sono gli uccelli.
Un vero capolavoro nel contenuto, sostenuto anche da una narrazione forte, imprevedibile ed emozionante.
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Deluso
Non è il grande romanzo americano. Maniacale e sbagliata è l'ossessione del personaggio per il controllo delle nascite riferito ai paesi ricchi, che hanno già una bassa natalità.
Umoristico il titolo della canzone "Due figli bene, niente figli meglio". Esagerata la passione per l'uccellino ceruleo, non ci sono cause più nobili? I personaggi: nevrotici, instabili ed ambigui, non credibili.
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Ultimo aggiornamento: 05 Luglio, 2011
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libero arbitrio (...sono stati commessi degli erro
La storia degli ultimi cinquant’anni della famiglia Berglund diventa - con la piacevole e intrigante scorrevolezza senza veli e licenze della brillante penna di Franzen - la rappresentazione dell’epopea americana, del sogno a stelle e strisce di una intera generazione, quella dei cinquanta/sessantenni di oggi, giovani rampanti dei favolosi ed effimeri anni ’80, e dei loro figli nell’attuale vuoto generazionale e di contenuti degli anni pre-crisi economica del post 11 settembre.
Franzen ha la capacita’ di creare un romanzo di cosi’ vasto respiro da diventare un classico moderno che spazia dalle singole crisi personali dei due protagonisti assoluti (i fidanzati/coniugi in difficolta’ Walter e Patty – nell’arco temporale dalla adolescenza alla maturita’), a problematiche di tipo ambientale, razziale e civico che sono poi i grandi enigmi in cerca di una soluzione dell’eta’ moderna, di una societa’ ormai matura ma giunta forse al punto di saturazione.
A fronte di cio’ l’”Americano” di umili origini di Franzen ha la capacita’ e l’astuzia di crearsi il proprio castello di valori, su cui poggeranno tutte le sue (fragili) certezze e la sua bella e agiata esistenza. Walter predica la salvaguardia degli spazi verdi e i pericoli cagionati dal sovraffollamento umano sul pianeta, ma non si fa scrupolo di scendere a patti con i piu’ laidi magnati dello sfruttamento energetico senza freni, per la salvaguardia delle proprie teorie; procrea in eta’ giovane due figli e desidera una nuova famiglia anche in un’epoca in cui potrebbe essere un nonno benestante e realizzato; soffoca una moglie che adora ma della quale non percepisce le potenzialità inespresse di fronte alla sua inarrestabile carriera di salvatore del mondo; si disegna un ruolo di padre moderno e di larghe vedute, ma rimane una figura scomoda e poco presente nella confusione spensierata del simpatico figlio Joel, protagonista di alcuni dei momenti piu’ esilaranti ma al tempo stesso toccanti del romanzo.
Memorabile e determinante per legare insieme le varie vicende e’ anche la figura dolente ma sempre cosi’ ironica di Patty, la donna che per tutta la sua esistenza non ha mai saputo amare la persona giusta: e’ legatissima e in sintonia col fidanzato e marito Walter, che finisce per amare con rassegnazione, ma col quale non ha il trasporto che prova e provera’ per sempre nei confronti del piu’ sgangherato e geniale miglior amico di quest’ultimo, il cantante e “costruttore di terrazze” Richard Katz. Alto bello e dinoccolato, quasi un sosia del giovane Gheddafi, Katz e' il sogno subito proibito e poi concretizzato di una unione clandestina ma ben meno forzata di quella contrattuale con il proprio marito sognatore, profondo, ma anche sconsolante ritratto dell'anti-erotismo.
L’opera procede in “disordine” cronologico, ma grazie a cio’ diventa sempre piu’ coinvolgente e ad incastro, facendoci capire molte cose al tempo giusto e senza fretta, prendendosi il suo tempo con un suo ritmo da grande classico dei nostri primi anni dieci.
E’ la prima opera di Franzen che affronto, cui seguira’ subito dopo, grazie all’entusiasmo con cui ho accolto questo splendido romanzo e per non perdere il giusto sentimento, l’altrettanto celebrato e promettente “Le correzioni”, di cui cerchero’ di riferire molto presto, appena sara’ possibile.
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Ultimo aggiornamento: 05 Giugno, 2011
Leggerlo ma con distacco
Un libro in cui è alquanto facile ritrovare se stessi: propri difetti, malinconie, insoddisfazioni, momenti felici e solipsismi maniacali. Che sono quelli di un certo tipo di società non conformista, che legge libri e ascolta musica, che va a cinema e sa giudicare un film. In questo soddisfare troppo questo tipo di lettore c'è forse qualcosa che solleva qualche dubbio. Del resto come fa uno scrittore del calibro di un Franzen a non porsi la questio: libertà = innovazione o piacere a tutti = non libertà? Penso francamente che il libro piaccia e pure troppo e questo non è un buon segno (anche perchè il titolo del libro è "libertà"). E' sin troppo scorrevole; dei personaggi ne senti l'odore della pelle e dell'alito mentre parlano; la trama ti si avvinghia addosso, e le frasi e le azioni sono perfettamente quelle che avresti voluto dire e fare tu in quelle circostanze. Come una chanson dolcissima il cui motivo ti permane nelle orecchie fino a quando ne prendi coscienza e decidi che è venuto il momento di cambiare musica. Ma il libro va letto assolutamente!
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Libertà
Libertà, in tutte le sue espressioni: di vivere un amore giovanile, di rincorrere un sogno, di fare di testa propria, di voler cambiare il mondo intero o anche solo il proprio piccolo universo personale... Franzen ci racconta le diverse sfaccettature di questa parola attraverso la storia della famiglia Berglund, solida facciata e precaria interiorità, facendola rapportare a importanti tematiche contemporanee (corruzione, ambiente, potere dei media etc), in un romanzo sicuramente ben scritto, riflessivo (forse un po' pesantino nella parte centrale!) e abbastanza scorrevole... Consigliato, ma anche per me un po' troppo sopravvalutato nel lancio
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Magnifico
Un libro magnifico sia nella forma che nei contenuti. Un libro capace di catturare, emozionare, commuovere, disgustare, imbarazzare, fare riflettere. Franzen affronta temi attuali che ci riguardano da vicino ed è in grado di esprimere l'inesprimibile, quelle sensazioni ed emozioni che si formano nel nostro intimo, ma che prendono forma solo sotto la sua penna. Un libro che una volta letto si vuole leggere di nuovo per assaporarlo meglio. Un libro che ci fa riflettere sulla nostra vita e sul mondo in cui viviamo e sul nostro pianeta di cui siamo "il cancro". Grazie, Franzen.
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Sopravvalutato
Ho letto il romanzo nell'originale americano e francamente non condivido le lodi esagerate di cui è stato oggetto. Certo si legge con agio, moderatamente catturati dalla trama e soprattutto da una vischiosa identificazione con una serie di problemi, atteggiamenti, idiosincrasie, illusioni ed ossessioni pubbliche e private che Franzen sa perfettamente cogliere come partecipabili da un ampio pubblico di potenziali lettori. Ma on the long run questo che è il merito maggiore dell'A., a cominciare da Correzioni, si rivela anche il suo limite maggiore. La sensazione è quella di un informe logorroico (ma dov'è ormai l'arte sottile e affascinante del 'non detto'?)pastone tra il psicologico, il sociologico e il politico, in cui l'A. si consegna mani e piedi al lettore invece di trascinarlo, incapace di dare al romanzo un focus ideologico-linguistico-letterario veramente suo e veramente nuovo e originale. Resta, nei momenti migliori, il fascino di una desolazione resa con totale understatement, in un tono matter-of -fact, semplice, quasi volutamente arido, talvolta felicemente autoironico. Ma non andiamo oltre.









