Mattatoio n. 5 Mattatoio n. 5

Mattatoio n. 5

Letteratura straniera

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Mattatoio n. 5, di seguito riportiamo la trama del romanzo e la presentazione dell'editore.

Per una decina di giorni, verso la fine della Seconda guerra mondiale, Kurt Vonnegut, americano di origine tedesca accorso in Europa, con migliaia di altri figli e nipoti di emigranti come lui, per liberarla dal flagello del nazismo, batté lande tedesche coperte di neve che il suo piede non aveva mai calcato. Fatto prigioniero durante la battaglia delle Ardenne, ebbe la ventura di assistere al bombardamento di Dresda da un osservatorio decisamente sconsigliabile alle persone deboli di cuore: l’interno di una grotta scavata nella roccia sotto un mattatoio, adibita e deposito di carni, nelle viscere della città. Alla fine del bombardamento, che fu uno dei più terribili e sanguinosi nella storia della guerra, quando Vonnegut uscì all’aperto, al posto di una delle più belle città del mondo c’era un’ondulata distesa di macerie sopra un numero incalcolabile di morti. Da questa dura e incancellabile esperienza nacque Mattatoio n. 5 o La crociata dei bambini, storia semiseria di Billy Pilgrim, americano medio affetto da un disturbo singolare ("ogni tanto, senza alcuna ragione apparente, si metteva a piangere") e in possesso di un segreto inconfessabile: la conoscenza della vera natura del tempo. Tutto è, è sempre stato e sempre sarà, passato e futuro sono sempre esistiti e sempre esisteranno, nulla dipende dalla volontà dell’uomo. "Prenda la vita momento per momento," dice a Billy Pilgrim l’ultraterrestre che un bel giorno d’estate lo rapisce col suo disco volante, "e vedrà che siamo, tutti, insetti in un blocco d’ambra."

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Mattatoio n. 5 2011-11-28 07:52:14 lucabettin
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lucabettin Opinione inserita da lucabettin    28 Novembre, 2011
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MATTATOIO NR 5 (o la crociata dei bambini)

Mettiamo subito le cose in chiaro, questo non è un libro tradizionale, anzi forse non è neppure un libro.
Chi cerca un romanzo strutturato e lineare, personaggi coerenti con una personalità ben definita, situazioni figlie di azioni causa/effetto, stia lontano da quest’opera e anche da questa recensione.
Io ti ho capito, Kurt Vonnegut. Tu non hai voluto narrare una storia, tu hai inteso sfidare a regolar tenzone ogni lettore. Uno per volta. Bene. Io ho accettato il duello.
Tu hai provato a portarmi allo sfinimento, a dilatare l’assurdità di alcuni personaggi e di particolari avvenimenti per indurmi a desistere e a battere in ritirata. Hai cercato di fiaccarmi distorcendo le parole, nascondendo i concetti, manomettendo le normali regole narrative. No, caro Kurt, io sono andato avanti. IO NON MI SONO ARRESO.
L’architrave del romanzo è tanto geniale quanto assurda. Il protagonista, personaggio goffo esteticamente e debole caratterialmente, danza nel tempo, attraversando in maniera frenetica le varie fasi della sua vita in un forsennato ping pong che lo porta nel futuro, nel passato e nel presente, alternativamente. A questo si aggiungono continue incursioni nello spazio, dove egli viene ripetutamente rapito da una popolazione extraterrestre, che con il suo particolare stile di vita smaschera le contraddizioni dei nostri comportamenti abituali, irridendo tutti i parametri su cui si basano le nostre convinzioni.
Sullo sfondo il drammatico bombardamento di Dresda da parte degli alleati, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, al quale il protagonista partecipa come prigioniero dei tedeschi.
Cosa ho trovato, dietro le tue difese preventive e il tuo lessico al limite del paradossale?
Un’appassionata requisitoria contro la guerra, l’analisi e la messa a nudo di ogni atrocità che la stessa comporta. La tua è una dolce dichiarazione d’amore nei confronti della vita e verso le dinamiche più semplici che questa sviluppa e regala, è un balletto sopra le ingiustizie della nostra società moderna, una strenua ed appassionata difesa dei più deboli.
Cosa penso di te, in conclusione?
Penso che tu sia un folle che ha scritto un romanzo assurdo, ma sono contento di aver avuto la pazienza di leggerti fino in fondo. All’interno delle tue pagine ho trovato emozioni, rabbia, riflessioni, memoria, rassegnazione, speranza. ORIGINALITA’.
Hai vinto tu il duello, Kurt, ed io sono felice di aver provato a tenerti testa. GRAZIE.
“Così va la vita”.

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Mattatoio n. 5 2011-10-21 10:12:48 OedipaDrake
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OedipaDrake Opinione inserita da OedipaDrake    21 Ottobre, 2011
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Un amaro sguardo e ironico sulla guerra

Un romanzo, attraverso uno sguardo ironico e di finta impassibilità, lascia un gusto amaro per quello che sembra il destino costante dell'umanità: la guerra.
Mai banale, a tratti struggente, talora divertente, viene mescolata fantascienza "spicciola", ironia e realtà storica per mostrare al lettore tutta l'atrocità della guerra e della natura umana, pur senza scontato moralismo o aperte denunce.

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