Nelle terre estreme
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Sulle tracce di McCandless
In questo libro Krakauer ripercorre le reali vicende del giovane Christopher McCandless, la cui storia è nota ormai in tutto il mondo a seguito della trasposizione cinematografica di questo libro dal regista Sean Penn nella celebre pellicola "Into the wild".
E' la storia di un ragazzo che dà una svolta notevole alla sua vita, abbandona tutto, comodità ed agiatezza compresi, per provare ad assaporare le gioie ed i dolori dell'incertezza quotidiana. Parte verso una meta in movimento, solo e con lo zaino in spalla; nel suo cammino si intreccerà con nuove e persone e luoghi, scoprendo novità ovunque.
Sarà la solitudine a portarselo via nella sua ultima incredibile avventura.
Un libro tutto da leggere, in cui l'unica pecca è l'approccio troppo giornalistico dell'autore che si distacca completamente dalla vicenda, non rinunciando però a lasciarsi scappare un indiretto senso di approvazione per lo stile di vita che il giovane Chris ha deciso di condurre.
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Quando la vita è un viaggio per ritrovare se stess
Lo scopo di Chris McCandless è quello di ritrovare se stesso, fuggendo da tutto ciò che rischia di contaminare il suo 'io'.
Il viaggio di Chris prosegue per anni, prosegue in autostop, prosegue sempre attraverso nuove avventure.
Questo libro è la cronaca di una giovane vita, ingoiata come tante altre dal fascino della natura; Chris McCandless, alias Alex Supertramp, sfida se stesso, i suoi limiti fino al limite delle sue capacità, fino al punto di rendersi conto di quanto possa sopravvivere ad una natura selvaggia, affascinante ed impietosa.
Krakauer, rapito da questa storia, indossa i panni di scrittore per raccontarci attraverso gli occhi di tutti coloro che avevano conosciuto Chris questa mirabolante e mortale avventura. Intervistati i familiari, gli amici, e tutte quelle persone a cui il ragazzo era entrato nel cuore, ci fornisce un quadro vasto e penetrante di questa incredibile vicenda.
Come una cronaca, appunto, Krakauer inserisce fedelmente le varie reazioni a questa notizia nera, senza cercare di condizionare il lettore con le proprie riflessioni, riporta tutti i pro e i contro delle opinioni di coloro che si sono pronunciati ammirando o schernendo l'infaticabile viaggiatore autostoppista.
Alla fine del libro, come per lo scrittore, non me la sono sentita di pronunciarmi a favore o contro Chris: dal racconto dei suoi pellegrinaggi ne emerge una personalità determinata e anticonformista, un'anima ingenua, impulsiva, ma anche buona e socievole e ammaliante, che alla fine ti preme il cuore considerare quel viaggio verso la morte solo come un'autentica follia. Chris, come tanti altri, ha ceduto al richiamo della natura per ritrovare se stesso, e la natura, bella, crudele, generosa e astuta, l'ha accolto presso di se senza permettergli di abbandonarla.
Chris è arrivato anche nel mio cuore, grazie alla sua tenacia, al suo coraggio e anche grazie al quel pizzico di beata vulnerabilità dell'essere umano che lo ha condotto alla morte.
Probabilmente questo libro non sarà considerato un capolavoro dai cosiddetti intenditori, ma per quanto mi riguarda è un capolavoro che merita di essere letto solo da chi è capace di non biasimare questo sfortunato avventuriero.
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Fuggire dal mondo per ritrovare se stessi
“Non fissarti in un posto, muoviti, sii nomade, conquistati ogni giorno un nuovo orizzonte”.
Leggere questo libro è davvero illuminante. A fine lettura sei ancora lì a rimuginare sui pensieri del protagonista e sei tentato di seguire la sua strada.
Chris McCandless è sicuramente un uomo “con le palle”. Una figura che raramente puoi scordare, una persona che – una volta conosciuta la sua storia – è impossibile non apprezzare.
“Da due anni cammina per il mondo. Niente telefono, niente piscina, niente animali, niente sigarette. Il massimo della libertà. Un estremista. Un viaggiatore esteta la cui dimora è la strada. Scappato da Atlanta. Mai dovrai fare ritorno perché the west is the best. E adesso, dopo due anni a zonzo, arriva la grande avventura finale. L'apice della battaglia per uccidere l'essere falso dentro di sé e concludere vittoriosamente il pellegrinaggio spirituale. Dieci giorni e dieci notti di treni merci e autostop lo hanno portato fino al grande bianco del Nord. Per non essere mai più avvelenato dalla civiltà, egli fugge, e solo cammina per smarrirsi nelle terre estreme.” E’ questa la sua storia, scritta da lui stesso sopra il bus in cui trova dimora lì in Alaska. E’ un ragazzo colto, con lo spirito temprato dallo sport praticato da quando era ancora un lattante e con qualche serio problema nel rapporto padre-figlio. A 21 anni si laurea a pieni voti in Antropologia, dona tutti i suoi soldi alla Oxfam, brucia i pochi dollari che ha in tasca e parte. Parte solo, alla ricerca di sé stesso. Non si cura di nessuno, eccetto della sua anima (e lo testimoniano anche i fedeli libri di Thoreau, Tolstoj e London che si porta sempre dietro). E’ un ragazzo che preferisce il silenzio, ma non esclude le belle chiacchierate. Durante il suo viaggio infatti incontra tante persone, tutte diverse l’una dall’altra, ed è strabiliante leggere che appena due giorni di conoscenza hanno impresso in queste persone un ricordo talmente forte di Chris da provarne dolore. Ma la forza straordinaria del ragazzo sta proprio nell’allontanarsi dalle persone con cui riesce a legarsi (commovente il capitolo dell’anziano signore che guarda Chris come se fosse il suo figlio prediletto): il suo scopo infatti è viaggiare, scoprire sé stesso non nel rapporto con gli altri ma nel rapporto con la natura, quella natura così selvaggia che in più occasioni gli presenterà insidie non indifferenti. Lo scopo del viaggio di Chris è quello di ritrovare la semplicità e la purezza di una vita senza soldi e senza “le abitudini artificiali, i pregiudizi e le imperfezioni del mondo civilizzato”. Unico desiderio è quello della solitudine estrema. Ed è così che Chris parla alla tua anima e ti commuove, ti fa arrabbiare, ti fa sentire un inetto, un sempliciotto. I suoi valori così determinati gli sono costati la vita, e forse è questo che ci allontana dalla virtù: la paura di soccombere. Solo Chris e pochi prima di lui sono riusciti nell’intento di eliminare questa paura. E io vorrei avere una macchina del tempo per tornare a quel lontano ’92. Non di certo per negare a Chris la sua esperienza, pur sapendo come sarebbe finita, ma almeno avrei voluto farmi un’intensa chiacchierata con questo ragazzo così nobile nei valori. Non esagero quando scrivo che per me è un eroe.
E giuro che questo passo sarà il mio stimolo giornaliero per combattere la paura:
“Vorrei ripeterti di nuovo il consiglio che già ti diedi in passato, ovvero che secondo me dovresti apportare un radicale cambiamento al tuo stile di vita, cominciando con coraggio a fare cose che mai avresti pensato di fare o che mai hai osato. C'è tanta gente infelice che tuttavia non prende l'iniziativa di cambiare la propria situazione perché è condizionata dalla sicurezza, dal conformismo, dal tradizionalismo, tutte cose che sembrano assicurare la pace dello spirito, ma in realtà per l'animo avventuroso di un uomo non esiste nulla di più devastante di un futuro certo. Il vero nucleo dello spirito vitale di una persona è la passione per l'avventura. La gioia di vivere deriva dall'incontro con nuove esperienze, e quindi non esiste gioia più grande dell'avere un orizzonte in continuo cambiamento, del trovarsi ogni giorno sotto un sole nuovo e diverso. Se vuoi avere di più dalla vita, devi liberarti della tua inclinazione alla sicurezza monotona e adottare uno stile più movimentato che al principio ti sembrerà folle, ma non appena ti ci sarai abituato, ne assaporerai il pieno significato e l'incredibile bellezza”.
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Estremo e vitale
Avvertire una consapevolezza in sé
della grandezza inutile di un mondo pieno ma vuoto
e affrontare il proprio ego
isolandosi da tutto e da tutti...
alla ricerca della felicità, quella vera...
quella invisibile, che sta dentro di noi
e condividerla.
Un viaggio, la vita, che ci vede da soli, artefici del nostro tempo, il presente, che quando non è come lo vogliamo, questa storia ci fa capire che si può "scegliere". Ci sono sempre tante strade davanti a noi, il futuro. C'è una sola strada che abbiamo preso, il passato... e una che stiamo per prendere, il presente.
La felicità è alla portata di questo mondo ma siamo noi, spesso, che confondiamo già prima la definizione di felicità. "La felicità è reale solo quando viene condivisa" questa è la grande verità che questo libro, tramite un storia vera, ci offre. Siamo noi ora che dobbiamo misurarci in queste parole fino a quando riusciremo a portarle nella nostra realtà.
Con questo libro non si può non far riferimento al film. Molto ben fatto e che nel suo estremismo, porta nella nostra quotidianità una bella dose di vita. Malgrado la fine, malgrado il finale, malgrado la morte.
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Moooooooooooooolto entusiasmante
Questo libro mi ha preso completamente...è un libro molto speciale e unico(adesso potete pensare che tutti lo sono ma questo è una cosa completamente diversa).
Ha molta verità dentro(tra l'altro la storia è successa veramente).
Io consiglio tantissimo di leggere prima il libro e poi di guardare il film...
By Ben
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Ultimo aggiornamento: 04 Ottobre, 2009
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Nelle terre estreme di Jon Krakauer
Nelle terre estreme di Jon Krakauer
Titolo originale: Into the Wild
Edizioni Corbaccio 268 pag.
Nell’aprile del 1992 un ragazzo di buona famiglia della costa orientale degli Stati Uniti raggiunse l’Alaska in autostop e si addentrò nel territorio selvaggio a nord del monte McKinley. Quattro mesi più tardi un gruppo di cacciatori d’alci rinvenne il suo corpo ormai in decomposizione. Così inizia la storia di Into the wild; Christopher McCandless un giovane di 22 anni, conseguita la laurea e dati in beneficenza tutti i risparmi, sparì dalla circolazione. Per due anni peregrinò attraverso l’America del Nord in cerca di un’esperienza trascendentale, ma in Alaska, male equipaggiato, senza alcuna preparazione alle condizioni estreme che avrebbe incontrato, morì di stenti all’interno di un autobus abbandonato: il 142 di Fairbanks. Accanto al cadavere fu rinvenuto il diario che ha permesso di ricostruire le sue ultime settimane di vita. Krakauer scrisse sulla rivista “Outside”un articolo sulle misteriose circostanze della morte del giovane e dopo, il suo interesse non si spense, anzi si appassionò alla storia riscontrando dei vaghi ed inquietanti paralleli tra gli eventi di McCandless e la sua vita. Così prese corpo il libro che non è solo una biografia, ma una riflessione su temi quali, il fascino che i territori selvaggi suscitano nell’immaginario americano, l’attrattiva che le attività ad alto rischio esercitano su certi giovani, il complicato e delicato legame che unisce padri e figli. Dalle note dell’autore emerge un ragazzo molto profondo, il cui forte idealismo era difficilmente compatibile con la vita moderna. Affascinato dall’opera di Tolstoj, Mc Candless ammirava il modo in cui il grande scrittore aveva saputo abbandonare una vita di benessere e privilegi per frequentare gli indigenti. Infatti affrontò questo viaggio più che per spirito di avventura come forma di ascetismo, caratterizzato da un assolutismo morale e grande amore per i paesaggi impenetrabili, privi di segni di vita, come in Zanna bianca di Jack London, era nel selvaggio Wild delle spietatamente gelide terre del Nord.
L’autore descrive con grande cura dei dettagli quei luoghi teatro del peregrinare di Cris, le strade, le foreste, le montagne, i fiumi e torrenti fluttuanti nelle loro indescrivibili combinazioni di curve verticali e orizzontali, riporta ad ogni inizio di capitolo stralci di pagine in cui la natura è vissuta come qualcosa di selvaggio e terribile benché bellissimo.
Il protagonista di questa tragica vicenda sente il bisogno di mettersi alla prova di continuo e di portare il rischio al suo estremo logico. A differenza di tanti audaci scalatori, viaggiatori, Mc Candless si avventurò nella foresta non tanto per riflettere sulla natura e sul mondo in generale, quanto per esplorare il paesaggio interiore della propria anima. Sul diario sono poche le divagazioni sulla natura, scarsa la menzione del paesaggio, non che non riuscisse ad apprezzare le bellezza circostante e che non fosse toccato dal potere del paesaggio, ma non era tormentato dalla disperazione esistenziale, diffidava del valore dei traguardi facili e pretendeva molto da sé di più di quanto fosse in grado di dare. Rimane comunque elusiva, sfuggente e vaga l’essenza della vita e della morte di giovane.
L’autore: Jon Krakauer è nato a Brookline, nel 1954 ed è cresciuto nell’Oregon, dove fin da bambino ha sviluppato la sua passione per la montagna. L’amore per l’estremo lo ha portato a diventare un alpinista professionista di alto livello, con diverse imprese al suo attivo, come la parete ovest del Cerro Torre, in Patagonia. Dal 1983 si dedica a tempo pieno alla scrittura come giornalista per riviste specializzate e autore di libri di grande successo, tra cui Aria sottile, Il silenzio del vento e In nome del cielo.
Il bestseller Nelle terre estreme è stato pubblicato nel 1996. Nel libro Krakauer traccia parallelismi tra la sua esperienza e le sue motivazioni e quelle di McCandless. Da Nelle terre estreme è stato tratto il film Into the Wild - Nelle terre selvagge, diretto da Sean Penn, uscito nelle sale americane nel 2007 e in quelle italiane nel 2008.
Dal 2004 è curatore della serie "Esplorazioni"e "Modern Library" (della Random House).
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il racconto di un'anima on the road
Una storia tragica che non lascia indifferenti.
Krakauer ha portato alla luce questa storia vera in un libro che è nello stesso tempo ricerca sulle ultime vicende terrene del giovane Chris McCandless e ricerca del senso della vita di tutti noi.
Un libro da consigliare ai giovani (magari dopo averne visto anche l'ottima trasposizione cinematografica)









