Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino
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Opinioni inserite: 19
Importante
Un libro veramente importante,una testimonianza un autobiografia assolutamente da leggere.
Libro scritto non troppo bene ma veramente informativo e appassionante.
Proprio cosi',il libro ti appassiona alla storia che vive Christiane ed ogni frase è estremamente vera e profonda che il lettore riflette,pensa,riflette,pensa fino alla fine del libro.
Andreoli disse: le parole di Christiane sono veri e propri colpi nella coscienza di ciascuno di noi.
CONSIGLIATISSIMO
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indimenticabile
libro letto circa 10 anni fa, all'inizio della mia adolescenza, che mi ha spaventata a tal punto da farmi rivoltare lo stomaco ogni qual volta si parli di droga. eppure, mi ha affascinata, mi sono sempre chiesta il perchè fosse caduta così in basso. era una bambina.. e mi dispiace deludervi, ma lei è ancora viva e non ne è mai uscita. anzi, questo libro è stata la sua rovina perchè le ha dato un sacco di soldi per comprarsi la droga senza problemi. una vita violenta e violentata dal mondo, dalla famiglia, dall'aria in sè, che fa vivere tutto al lettore, anche il dolore di un buco o lo squallore di andare a letto per i soldi contati di una dose. Agghiacciante e crudo, e altri sinonimi, sono la descrizione di questo libro che mi rimarrà per sempre nella mente e nel cuore.
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La vita e l'esistenza
“Noi,i ragazzi dello zoo di Berlino”,simboleggia la prima ed anacronistica opera-documentario che carpisce il lettore e lo immerge nel mondo della tossicodipendenza(in particolare quella minorile) e dei suoi devastanti effetti consequenziali.
Nella Germania degli anni ‘70(così come nel resto d’Europa),parlare di eroina,di bucomani e di prostituzione finalizzata al procacciarsi la “dose giornaliera”, era quasi scandalistico ed intollerabile,siccome ogni persona teneva,nei confronti della tematica,una posizione di palese bugia mista a mera accettazione. Christiane F.,fornendoci il suo racconto-verità,ha dilatato le palpebre e le coscienze collettive di milioni d’individui, riguardo ad una delle piaghe peggiori che stava(e tuttora ha)invaso come un’ infezione pestilenziale la società Europea e mondiale.
Personalmente porrei il “Focus”del lettore non tanto sulla droga in se stessa(che rappresenta soltanto l’ultima spiaggia materiale di una situazione psicologica e vitale disgregata se non polverizzata),piuttosto sulle arzigogolate vicissitudini che hanno portato l’essere umano(il minore nel caso in questione)a farne uso. Alle spalle della tristemente celebre “polvere bianca”,si trova un universo di solitudine ed abbandono,di contesto famigliare distrutto,di depauperamento economico-lavorativo e sovente di abusi sessuali . “La dose” rappresenta,come abilmente descrive Christiane, lo strumento dell’evasione dal plumbeo e scolorito mondo che attornia il ragazzo/a,il catalizzatore dell’emozioni sulla pelle, senza il quale il soggetto non riesce più a manifestarsi,esprimersi e provare qualsiasi forma di empatia e collimazione con le altrui situazioni vitalizie.
Con l’amara spirale dell’eroina la vita evapora celermente ed il tossicodipendente si limita ad “esistere” semplicisticamente come presenza fisica in una realtà troppo stretta,soffocante,, che non gli si addice più, che gli scivola via come un turbine di foglie autunnali .Paradossalmente l’unica via per riprendere a “ vivere a colori”(nell’opinione del drogato) è farsi una dose:il cielo si ricolora di azzurro e di blu, le strade riassumono i tratti tradizionali ed il vento ricomincia a punzecchiargli finemente le guance,tuttavia è solo questione d’attimi effimeri prima che ritorni la nera oscurità dell’oblio.
Christiane,come del resto tutti i bucomani suoi coetanei, è denudata di fronte ai suoi ormai patologici “bisogni”,tant’è vero che nella sezione conclusiva dell’opera smette persino di mentirsi,come pedissequamente faceva ogni singolo giorno,sulle atrocità ed umiliazioni che la droga l’aveva costretta a compiere: si trovava in una situazione di completa e totale accettazione;gradino antecedente l’arresa.
Nonostante ciò, il “romanzo”(se così mi permettete di chiamarlo),si conclude positivamente, dimostrando in modo lapalissiano come sia facile cadere nella suadente spirale della droga,ma anche come sia possibile uscirne grazie alla propria e all’altrui forza di volontà, e come l’eroinomane possa reinserirsi nella società ed in una condizione esistenziale che potremmo definire tranquillamente VITA.
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loro, i ragazzi dello zoo della droga
prima di tutto grazie alle persone che hanno commentato questo libro, sono loro che mi hanno convinta a comprarlo e ne sono rimasta entusiasta! il libro è molto triste e fa capire bene al lettore che cristiane procede gradualmente nell' inferno dei bucomani, molti muoiono altri se ne vanno, un libro che segna e fa capire molto grazie anche alle testimonianze delle persone che sono venute a contatto con la protagonista ,il libro comunque lo sconsiglio ai bambini delle elementari che molto probabilmente non lo capirebbero e lo consiglio invece molto vivamente agli adolescenti in particolare ma anche a adulti ed anziani
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"Lei", la ragazza dello zoo di Berlino.
Libro letto diverse volte che mi lascia sconvolta ogni volta che sfoglio l'ultima pagina.
La sensazione che si ha per l'intero libro (o almeno per me) è quella di affogare assieme alla protagonista, di barcollare con lei e di sentirsi trascinare in questo tunnel tormentato. Sicuramente la trama che poi è come si sa' la sua biografia è avvicente nella sua tristezza. Raccontata bene, con la crudezza delle tematiche e uno stile forte, caotico e duro. Si sa già che l'autrice/protagonista non riuscirà ad uscirne mai eppure si nutre la speranza che nella prossima pagina possa afferrare l'ancora di salvezza. Il libro è terrificante perché al giorno d'oggi i tossici sono ragazzini (non tutti ovviamente) viziati, annoiati che si comportano da straccioni perché "fa figo" ma invece all'epoca il disagio era fin troppo evidente. La droga era un'altra, la gente era altra. E la droga nel caso della nostra protagonista la porta a strisciare per poter comprarsi la dose. Prostituzione, violenza, depressione. Un'infanzia brutalmente schiacciata dalle nuove necessità. E la cosa che mi ha più traumatizzata è stato il cartello che vietava ai bambini di giocare. Un altro elemento essenziale a mio parere. L'innocenza non esiste, i bambini non possono giocare. Un libro che ti fa stare male e riflettere. Assolutamente da leggere a qualsiasi età.
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purtroppo mi rivedo nei pensieri di Christiane
se il libro viene letto da una ragazza che si rivede in Christiane , le viene la nausea leggendo tutte le brutte vicende le conseguenze che ci sono ad avere un idea sul mondo come ce l'ha christiane. ci sono molte ragazze che hanno gli stessi pensieri, io compresa che si sentono incomprese che si pongono nella stessa maniera con gli altri e nella vita di tutti i giorni
i giovani si sentono incompresi ... sono poche le persone preposte ad ascoltare il prossimo, chi ha questa sensibilità di empatia e amore dovrebbe coltivarla e fare buon uso di questo dono, la vita i mass media ci chiedono di eliminare questa sensibilità,chi è cosi è un alieno deve cambiare, ma cosi i giovani si sentiranno sempre piu incompresi
se lo legge una ragazza che non si ritrova in christiane rimane un po' scioccata dalla lettura ma si sente cosi lontano da lei che il libro l'avrà letto con un certo distacco piu come un saggio sulla droga che un romanzo
mi rivedo nei suoi pensieri, non mi sono mai drogata nè ho fumato uno spinello, ma il malessere che si porta dentro christiane mi sembra simile al mio: c'è l'incomprensione con la famiglia, la scuola non va, manca l'integrazione con i coetanei, si fanno delle cavolate, vuoi morire e con superficialità vuoi buttare via la tua vita, il mondo è una giungla dove non c'è posto per te e non c'è il motivo per il quale valga la pena vivere, ci sono gli psicologi, gli psichiatri e gli psicofarmaci
pensavo che christiane si sarebbe ripresa in parte dai suoi tragici trascorsi come è scritto nel libro. ho scoperto che questa donna di 50 anni ha ancora problemi con la droga, non ha mai avuto una vita tranquilla, il suo mal di vivere non le è passato. nel libro c'è scritto che intraprendere la giusta strada è difficile ma possibile: a quanto pare ci sono persone che si perdono per sempre , in un intervista sua madre dice che è disperata per lei , è incredibile che dica queste cose quando sua figlia ha ben 50 anni e dovrebbe avere già la sua vita. tutto cio è molto triste. ha avuto 30 anni di vita per riuscire ad amare e ha ancora tanti problemi. dovrebbe ricordarsi di quando era bambina , con tutti i problemi in famiglia passava spensieratamente le giornate giocando di qua e di la, facendosi rimproverare dal portinaio se giocava al pallone nell'aiola,si deve ricordare di quello che ha subito da piccola dai suoi genitori, questo dovrebbe far scattare una molla e nel ricordo del suo passato dare a suo figlio una vita migliore rispetto alla sua. ha un intelligenza superiore alla norma sono sicura che ha le potenzialita per vivere una vita serena piena d'amore
adesso c'è la tv i videogiochi e internet che allontanano i giovani dalla vita reale viene da pensare come il demonio vince sull'amore, non perdo la speranza che questa donna ricominci ad amare e impari a volersi bene e a voler bene agli altri e alla vita. anche io mi ripeto spesso queste cose chissà come vivrò, nel mio cuore non voglio che il male vinca sulle persone, io chissa quale futuro avrò
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Ultimo aggiornamento: 13 Mag, 2012
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Vite al bivio
Questo romanzo ha segnato irrimediabilmente la mia adolescenza. Ricordo perfettamente l'impatto emotivo avuto sin dalla prima pagina. Ricordo tutto di questo libro, nonostante siano trascorsi anni; ricordo le vicissitudini di Christiane e del suo gruppo di amici, il suo primo amore dannato, l'incontro con l'eroina in una Berlino anni 70 dalla visuale in bianco e nero, i titoli dei giornali che riportavano le prime drammatiche morti, le stazioni affollate con all'interno le vite derelitte di chi si prostituiva sul retro, i gabinetti rotti e maleodoranti dalle numerose scritte sui muri, il sesso praticato per sentirsi ancora vivi (contrapposto a quello meccanico dato dal bisogno di denaro) ma soprattutto, ricordo i ritmi incalzanti dell'astinenza. Su tutto questo male aleggiano spettri psichedelici e musiche di Bowie, viaggi in tunnel bui della psiche e voglia di tornare a vivere. Non possiamo parlare di stile qui; la scrittrice non ha uno stile definibile; Christiane é semplicemente se stessa, scrive un diario personale dove si mostra cruda, schietta e talvolta volgare, come deve essere colei che racconta una simile realtà; é proprio questo suo modo amaro di narrare che porta il lettore davanti ai fatti senza piú veli...; .improvvisamente la droga non incuriosisce più...essa diventa qualcuno senza volto da cui fuggire.
Questo romanzo é una corsa contro il tempo per un graduale ma mai definitivo ritorno alla vita. Davanti a questa piccola grande prova narrativa s'infrangono tutti i sogni di bambina e ci si avvia lentamente verso l'età adulta.
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Riflettere..
La notte dopo aver letto questo libro non dormivo. Ho 18 anni appena compiuti, una vita meravigliosa: spesso ho puntato il libro contro chi si droga, giudicandolo incapace di affrontare gli inevitabili problemi che la quotidianità ci mette davanti. Ho capito quante cose si celano dietro questo problema, non è una scelta vigliacca, non è neppure una scelta. E' uno di qui libri che ti cambiano e ti sconvolgono.
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Stravolgente
Il dolore provato leggendo questo libro non è descrivibile a parole, può essere solo capito leggendo la triste storia di Christiane.
Dalle pagine trasuda la sofferenza di questa ragazza entrata nel vortice della droga e riuscita quasi per miracolo a scampare a una terribile morte.
Il racconto ha inizio fin dall'infanzia di Christiane e la sorella e fin da allora i suoi sogni cominciano ad essere infranti: la famiglia si era trasferita da un paesino di campagna alla grande città quale Berlino per realizzare il sogno del padre di aprire con la moglie un'agenzia matrimoniale. Ma non tutto procede come previsto e quindi sono costretti a trasferirsi da un'ampia e ariosa casa, in un appartamento striminzito. Da questo momento cominciano i guai per Christiane: il padre inizia a picchiare la figlia e la moglie per sfogare la sua rabbia repressa fino a costringerle al trasferimento in un altro appartamento.
La madre di Christiane a questo punto è costretta a lavorare quasi tutto il giorno per poter pagare l'affitto dell'appartamento da sola e quindi non ha il tempo di sorvegliare la figlia che comincia a frequentare cattive compagnie e a causa loro entra nel giro del fumo e degli acidi. Il suo unico scopo è quello di estraniarsi dal mondo in cui vive, dai problemi della vita di tutti i giorni. Durante questo periodo vedeva l'eroina con disprezzo e sosteneva fermamente che lei non sarebbe mai approdata a quest'ultima spiaggia. Ma purtroppo non fu così e quindi, passando di cattive compagnie a compagnie addirittura peggiori, arriva a provare l'"ero", come da loro denominata.
Ormai entrata nel giro pesantemente prova per ben sei volte a disintossicarsi, a volte da sola e altre con l'aiuto di comunità apposite, ma non riesce mai nell'intento e proprio quando pensava di esserne uscita si faceva una piccola "pera" rientrando drasticamente in questo vortice vizioso.
Alla fine, dopo che aveva provato a farla finita definitivamente con "l'ultimo buco", un drastico intervento della madre la porta in salvo dalla tomba che con le sue stesse mani si era costeuita.
Durante tutto il racconto vediamo come la personalità di Christiane Vera sia completamente sdoppiata: da una parte c'è la volontà di smettere di bucarsi insieme al suo ragazzo, Detlef, ed essere una semplice teen-ager con una vita normale e amici con cui divertirsi, dall'altra c'è la bucomane compulsiva che non riesce a vivere senza eroina. La cosa che più mi ha sorpreso e rattristato è stato leggere di come lei si rendesse conto del brutto giro in cui era finita e dei gravi errori che stava commettendo, ma con tutta la buona volontà non riusciva a uscire definitivamente da quel brutto periodo della sua vita.
Un'altra personalità interessante, da rimproverare e ammirare allo stesso momento, è la madre di Christiane. All'inizio si comporta come ogni genitore con il proprio figlio: sa di quello che succede al di fuori della loro casa, ma non pensa che proprio sua figlia possa cadere in una situazione del genere. Purtroppo però poi dovrà aprire gli occhi e rendersi conto del fatto che, sì, proprio la sua piccolina è entrata nel mondo dell'eroina. Cerca di aiutarla in tutti i modi, ma il comportamento di Christiane la porta a disperarsi e ad abbandonare ogni tentativo.
Alla fine, invece, proprio la disperazione porta a salvare Christiane da morte certa. Senza chiederle alcun parere o senza avvisarla di alcunché - come dovrebbe effettivamente comportarsi un genitore in queste occasioni - la porta lontano da quel teatro di morte e sofferenza in un paesino di campagna dove lei potrà finalmente ritrovare la vera se stessa senza l'inconfondibile manto della droga davanti ai suoi occhi e alla sua anima.
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Dura realtà.
Anch'io ho letto questo libro più di vent'anni fa.
Avevo circa 13 o 14 anni.Non so come mi sia finito tra le mani,ma adesso capisco perchè: questo libro ha vita propria.C'era scritto nel mio destino che io e lui ci incontrassimo.
Veramente mi ha cambiato la vita e a distanza di tutti questi anni ancora ho il sapore in bocca delle vicende di christiane f. e dei suoi sfortunati compagni di viaggio.
Dopo molti anni obbligherò i miei figli a leggerlo a costo di farlo io per loro.
Un libro che dovrebbe entrare a far parte del corredo scolastico di ogni scuola.
Farebbe sicuramente riflettere molti giovani sul problema della droga molto spesso sottovalutato purtroppo.
Bello,indimenticabile.
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Un pugno allo stomaco
Leggere questo libro a 13 anni, in sottofondo "Heroes" di David Bowie [colonna sonora del film che ne è stato tratto] è qualcosa di straordinario.
Un libro che arriva dentro come un pugno dritto allo stomaco. Verità seducenti e fastidiose.
Rivedere il film per la seconda volta, e per la seconda volta essere tentati da questa lettura coinvolgente.
Un libro drammatico, una bimba che impara ad essere donna, un'esperienza di vita che la caratterizzerà per sempre.
E quegli occhioni azzurri che non si dimenticherano facilmente.
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Chiaro e profondo
Ho 17 anni e ho terminato questo libro qualche mese fa. Sono rimasta praticamente scoinvolta. Dall'insieme, dalla cruda realtà del mondo della droga, dalla psiche tormentata della protagonista. Mi ritengo fortunata perchè nell'età in cui la F. è stata coinvolta nel giro della droga io andavo a fare passeggiate in campagna con i miei amici! Un libro da leggere e rileggere, chiaro e profondo. Ti arriva fino all'anima. Voto 10
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Che possa essere una guida...
Ho letto "Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino" anni fa, circa a 14/15 anni. All'epoca non conoscevo nessuno, nè per esperienza diretta, nè per sentito che si drogasse per cui il libro mi aveva aperto una finestra su un mondo nuovo e ignoto. Il libro mi ci ha scaraventato dentro con violenza e brutalità. Ricordo ancora in modo chiaro le descrizioni minuzione per la preparazione della dose, il degrado dello stile di vita, costipati in angusti anfratti luridi e cenciosi, la bava alla bocca durante le crisi di astinenza. E non ci può essere nulla di più vivido e reale che una vera e propria esperienza personale che è appunto quella di Christiane, una ragazza che ha ripetutamente toccato il fondo ma che alla fine si è saputa rialzare e raccontarci questa storia.
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una storia di ghiaccio
Ricordo che questo libro era tra i testi consigliati alle scuole medie. Sono felice di non averlo letto in quel periodo.
Non perchè sia qualcosa da tener nascosto agli adolescenti, ma semplicemente perchè in alcuni punti l'ho trovato agghiacciante. E' talmente descritto nei minimi particolari che mi pareva di vivere in quella Berlino e di vedere con i miei occhi il disagio giovanile.
In alcuni punti l'ho trovato davverro agghiacciante e crudo.
Mi ha provocato un cocktail di sentimenti ed emozioni lasciandomi alquanto provata. Ricordo che non vedevo l'ora di finire di leggerlo per non sentirmi più alterata.
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Wir Kinder vom Bahnhof Zoo
Un insieme di sentimenti ed emozioni mi ha suscitato la lettura di questo libro. Orrore, rabbia, impazienza, delusione, amore, compassione..
..Sicuramente delusione dopo aver letto in internet la notizia: Christiane F. ricaduta nuovamente nel tunnel della droga - 10 agosto 2008.
La delusione mi è arrivata dritta al cuore dopo aver letto il suo libro in cui riporta la sua adolescenza bruciata, rubata e sporcata dalla droga e dalla prostituzione. Il fattore che fa più male è l'età che i ragazzi hanno nell'assumere per la prima volta, droghe pesanti, quali ero.
Eccellente è il "documento" riportato di Berndt Georg Thamm, direttore del consultorio di psicologia sociale della Charitas di Berlino. Spiega esattamente i motivi che spingono all'uso della droga.
Comunicazione assente, famiglie distrutte da problemi quali alcool, droga, povertà; comprensione dell'egemonia del denaro, la chiave della vita. Pubblicità che porta al ragazzo a desiderare ciò che non può avere e portandolo a richiudersi nel suo mondo "magico" (eroina) che non produce emozione, ma semplicemente allontanamento dei problemi.
Quello della droga è un argomento davvero interessante e doloroso da leggere e/o studiare. Questo è un libro che mostra davvero le cause dell'avvicinamento alla droga, senza paroloni ma con un linguaggio provocatorio e "di strada" che sottolinea le condizioni disumane che gli eroinomani vivono a causa della loro dipendenza.
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christiane f.
Ho letto questo libro più di vent'anni fa e ancora oggi ho negli occhi le immagini di degrado e di disperazione che vi sono contenute.
Molto forte, a tratti crudo ma che fa capire quanto siano strettamente correlate la piaga della tossicodipendenza e della prostituzione infantile, di come sia facile passare dalle droghe leggere a quelle pesanti e alla non -vita che conduce chi è schiavo di certe sostanze. Si tratta di una storia vera basata sulle interviste rilasciate dalla stessa Christiane ad alcuni giornalisti nel 1978.
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Indimenticabile
Ho letto questo libro circa vent'anni fa quindi poco più che adolescente ma lo ricordo come fosse ieri, mi ha veramente colpito. Il "diario" di questa giovane ragazza tossicomane non ci risparmia niente dello squallore della tristezza della solitudine che ha vissuto in quel periodo della sua vita contornato dalla droga e tutto quello che ne deriva. Christiane era diventata una ragazza completamente priva di dignità perchè è questo che la droga fa si porta via tutto e lascia solo macerie. Un libro che consiglio di leggere soprattutto agli adolescenti per capire fino in fondo le conseguenze di certi gesti.
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Ebbene si....
Ebbene si...succede da decine di anni, succede proprio qui vicino a noi...succede a nostri conoscenti...succede a famigliari...succede a tutti...ma a noi no....a noi non potranno mai capitare....eppure succede...
Questo interessantissimo per quanto aggiaciante testo è la storia dettagliata dell'esperienza di una ragazzina di Berlino che inizia a "farsi" in tenerissima età, inizia a prostituirsi, a violentare il suo corpo e la sua anima solo per una dose...
Racconta il dramma della disperazione di un gruppo di individui costretti dalla dipendenza a fare di tutto e a toccare il fondo..molti non ce la fanno...ma la nostra Christiane è il simbolo della ripresa della dignità umana contro la droga.
Un resoconto da leggere e per riflettere...perchè come già detto...ebbene sì...succede anche vicino a noi...
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Una storia esemplare di orrore e di rinascita...
E' un libro-documento...
Scaturito da una vicenda veramente accaduta, con uno stile crudo ed essenziale, tipico dei giovani, è la storia di una ragazzina, Cristiane F. che inizia a bucarsi all'età di 13 anni...
Ella annota nel suo diario stralci della sua esistenza, cominciando dall'infanzia, vissuta in un anonimo casermone con una madre distratta e un padre violento, fino ad arrivare all'età critica, l'adolescenza, in cui frequenta amicizie sbagliate che la condurranno verso il tunnel della droga...
Un viaggio all'inferno e all'auto-distruzione...in cui si può giungere a estremi di vita al limite della decenza...oppure alla prostituzione solo per procurarsi una dose di eroina...
Cristiane F. toccherà il fondo prima di essere riagguantata dalla madre e portata in salvo...Nel 1981 viene proposto il film drammatico con l'omonimo titolo, che riscuote molti consensi...anche se risulta crudo e sconvolgente...
Consiglio vivamente la lettura di questo libro..sopratutto ai genitori, agli educatori e agli adulti in genere...per una conoscenza più approfondita del mondo della droga giovanile..
Saluti.
Ginseng666









