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Un titolo enigmatico che ha il sapore di un'amara liberazione, o magari forse di una resa. Michele è una produttrice cinematografica di successo con un figlio, un matrimonio fallito alle spalle, una madre tutta rifatta e un padre che marcisce in galera. Una sera viene violentata da uno sconosciuto in passamontagna mentre rientra a casa e inizia così la sua lenta e inesorabile discesa agli inferi. Uno straordinario ritratto di donna, un romanzo politicamente scorretto, il racconto di una società che non merita salvezza.

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Oh... 2017-09-11 14:39:12 Antonella76
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Antonella76 Opinione inserita da Antonella76    11 Settembre, 2017
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Contraddizioni e disincanto



Questo non è il racconto di uno stupro, ma solo una storia "che inizia" con uno stupro: il romanzo infatti si apre con una violenza sessuale appena consumata.
Lei, Michèle, è a terra tumefatta, coi vestiti strappati, la guancia graffiata e il corpo violato...lui, passamontagna in testa, è già andato via.
Lei non piange, non si dispera, non si lamenta...si alza, chiude la porta e si fa un bagno caldo.
Il personaggio di Michèle è una figura molto complessa, forte e fragile, sfuggente tanto quanto il suo aggressore e tutti coloro che le ruotano intorno.
Donna sotto la cinquantina, in carriera, con un ex marito frustrato di cui è ancora gelosa, un figlio venticinquenne che vuole riconoscere un bambino non suo, un amante che non desidera più, una madre ritocchino-addicted e un padre che marcisce in galera da trent'anni per un crimine aberrante.
È una donna che ha raggiunto una buona consapevolezza di sé (anche nelle sue contraddizioni), che non si sente in dovere di spiegare ogni cosa, di spiegare se stessa, che non intende fare la guerra a quella parte di sé che non conosce ancora.
La accetta, la lascia vivere...anche a costo di farsi del male.
Perdono negato, amicizia tradita, maternità mancate e maternità per caso, convivenza con i demoni ricevuti in eredità, perversione...non esistono buoni e cattivi, niente giudizi morali, non esiste salvezza in questo romanzo disincantato...e non c'è un solo rigo permeato da facile pietismo, non c'è compassione per nessuno, solo tanta tanta lucidità.

Djian riesce con pochi tratti a caratterizzare benissimo tutti i personaggi (e non sono pochi), a metterli a nudo soprattutto nelle loro debolezze e a mostrarci come ognuno di loro conviva con un suo doppio, con quella parte di sé che, per quanto inaccettabile, esiste.
È un romanzo dinamico, in movimento, non ci sono pause nella narrazione, niente capitoli, niente paragrafi, neanche un'interlinea per respirare un attimo...è un unico fiato che non dà tregua.
E lo leggi così, senza soluzione di continuità.

Mi è piaciuto moltissimo, nonostante si percepisca in modo eclatante che dietro le parole di Michèle, che è l'io narrante, ci sia uno scrittore uomo.
Ma Djian ha dichiarato di non essere interessato alla verosimiglianza, quanto al desiderio di raccontare storie crudeli sostenute da una buona scrittura.
Beh, allora questo romanzo è perfetto così com'è.

E la sorpresa più grande è stata quella di scoprire, solo a lettura ultimata, che da questo romanzo è stato tratto il film "Elle" con Isabelle Huppert.
La visione adesso è obbligatoria.



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Oh... 2013-04-17 06:50:49 LuigiDeRosa
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LuigiDeRosa Opinione inserita da LuigiDeRosa    17 Aprile, 2013
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Presto non ci saranno più api

Michèle è una sceneggiatrice affermata,insieme ad Anna , la sua migliore amica grazie ai soldi fatti, ha fondato la "AV Production" che promuove giovani talenti della cinematografia parigina. Michèle si è separata , dopo una lunga convivenza, da Richard ,il suo ex marito infatti ha sempre sofferto una profonda rivalità lavorativa nei suoi confronti, non ha mai accettato l'idea che lui, che pensava di essere il miglior sceneggiatore di Francia, fosse stato surclassato dalla sua stessa moglie,comunque sia, l'uomo sta provando a rifarsi una vita con Hèlène, molto più giovane di lui, ma anche molto meno interessante di Michèle della quale è ancora innamorato.Michèle, dal canto suo, ha provato a dimenticare Richard con Robert il marito di Anna! Ma si è pentita della carognata fatta alla sua migliore amica e non sa come liberarsi dell'amante che si è invaghito di lei. Irène è invece la vecchia madre di Michèle, una milf che si circonda di toy boy, l'ultimo è Ralf , un energumeno tutto muscoli e niente cervello; la donna ha reagito così alla separazione dal marito, ubriacone e violento che ha passato buona parte della sua vita matrimoniale a picchiare lei e Michèle, prima di finire in carcere per una sordida storia di maltrattamenti a minori. Infine c'è Vincent, il figlio ventiquattrenne di Michèle e Richard, ragazzo scapestrato che lavora come cameriere in un Mc Donald's, ha deciso di sposare una ragazza madre Josie , una poco di buono secondo Michèle, che ha spinto Vincent ad accumulare debiti un po con tutti. In questo caravanserraglio di amicizie tradite, coppie scoppiate e intrecci velenosi e nevrotici,si insinua un nuovo elemento ancora più subdolo e destabilizzante: uno stupratore. Michèle, che abita sola, in una villetta nella zona residenziale della capitale francese, una notte viene assalita in casa da uno sconosciuto che la violenta. La storia però non finisce quella maledetta giornata,infatti nonostante la donna abbia fatto ricorso a polizia, allarmi antifurto in tutta la casa ed ogni tipo di spry anti stupro, l'uomo tornerà a violentarla. Quello che ci consegna Philippe Djian è uno splendido affresco di una borghesia ormai decadente, priva di qualsiasi morale, sposata con l'ipocrisia , l'egoismo e sterili nevrosi, ma anche una vicenda drammatica dai raffinati intrecci psicologici dove la linea di separazione fra vittima e carnefice si assottiglia sempre di più , paurosamente.

di Luigi De Rosa

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