Olive Kitteridge
Letteratura straniera
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Opinioni inserite: 11
Ultimo aggiornamento: 16 Aprile, 2012
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Provincia USA senza scampo
L’ho letto sulla scia di una fuorviante recensione di Baricco che lo inseriva fra i migliori libri letti negli ultimi anni; forse abbiamo gusti diversi o comunque non ho abbastanza sensibilità da apprezzare questa raccolta.
I racconti sono ambientati nella provincia USA precisamente nell'amena Crosby, sulla costa del Maine, non lontano dal confine canadese. Le storie sono incentrate sulla figura di Olive Kitteridge - burbera, attempata, bizzarra, sgraziata, quasi sempre insopportabile - protagonista di alcune di queste storie e comunque anello di congiunzione delle altre.
Concordo con alcune delle recensioni comparse su questo sito dove si elogia la capacità dell’autrice di entrare con grande sensibilità nell'intimità familiare e nel descrivere le umane vicissitudini; il libro si fa leggere, c’è una profonda introspezione dei personaggi, ritratti con sensibilità e profondità non comuni, alcuni passaggi sono commoventi.
Quello che invece mi ha irritato è che in questo libro le storie sono generalmente incentrate su sofferenza, malattia, tradimenti, incomunicabilità, depressione, amarezza, sconfitta, delusioni, ecc.
Ma è solo questa la vita??? Per me questo libro è squilibrato: manca di vitalità, di energia, di gioia, che pure ci devono essere da qualche parte in questa benedetta provincia americana, altrimenti non avrebbero senso neanche gli opposti, su cui tanto indugia la Strout.
Se avete voglia leggetelo per farvi un’idea, ma non lo consiglio.
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Uno dei migliori libri degli ultimi anni
Mi sono innamorata di Olive Kitteridge. Perché è una donna forte, completa, irritante, dura. Si definisce una campagnola con forti passioni e i pregiudizi di una campagnola. Ma è la donna più anticonformista, più politically s-correct, più interessante che mi sia capitato di incontrare nella letteratura degli ultimi cinque anni.
Alcune storie, che fanno da corollario alla trama principale del libro (che comunque riguardano, anche solo di sfuggita, la vita di Olive) sono frammenti, episodi essenziali che permettono di cogliere la totalità della vita dei protagonisti.
Molto interessante, uno dei migliori libri letti in questi anni.
Lo stile è raffinato, delicatamente descrive l'ambiente, le case e la passione di Olive per il giardinaggio.
Grazie a Elizabeth Strout per aver scritto questo libro.
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Ultimo aggiornamento: 09 Novembre, 2011
linfa vitale
Soria di un personaggio, Olive Kitteridge, attraverso le altrettante storie personali e le vicende di una piccola cittadina del Maine e dei suoi abitanti. Sicuramante un bellissimo romanzo scritto con uno stile molto lineare ma denso di emozioni anche forti. La piacevolezza di scoprire pian piano il personaggio di Olive burbero, asciutto e molto razionale ma che racconta la vita con una grande anima e a sua volta - inconsapevole - di questa sua linfa vitale.
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Vite
Affrontare questa lettura significa entrare nelle case degli abitanti di una ridente cittadina del Maine; ebbene sì, le case, ossia il luogo più intimo che appartenga ad un individuo, le cui mura nel corso degli anni sono mute testimoni delle vicissitudini familiari più private.
Alla serenità di una natura idilliaca e di un ritmo di vita lontano dalle frenesie metropolitane, fanno da contraltare le profonde inquietudini che soffocano ogni famiglia.
Quella proposta dall'autrice è un'analisi lucida e tagliente delle molteplici problematiche che affliggono la nostra società, colte con perspicacia e arguzia, senza cadere in inutili sentimentalismi.
E' tremendamente difficile parlare di incomprensioni tra genitori e figli, di coppie annoiate, di anziani soli, di malattia, di eventi traumatici senza scivolare nella banalità e nel già detto; eppure la Strout ci riesce con questo romanzo dai toni aspri capace di scavare nell'anima del personaggio, in modo apparentemente rapido ed essenziale, tuttavia giungendo a far cogliere al lettore tutta la tragicità degli eventi e l'amara consapevolezza dell'inesistenza di qualsivoglia isola felice.
Ad un approccio iniziale, il racconto focalizzato su singoli nuclei familiari può apparire slegato e incoerente con un flusso narrativo uniforme; con l'avanzare della lettura l'intento della scrittrice si concretizza e si riesce ad apprezzare la coralità delle voci e delle storie messe in campo.
E' un romanzo forte, che parla dei dolori della vita e delle diverse maniere in cui gli uomini li affrontano, che non astrae mai dalla realtà quotidiana, ma ne mostra i mille volti.
Uno stile limpido e cristallino ed un linguaggio dal sapore classico, mai troppo moderno, contribuiscono alla bellezza del racconto, regalandone una lettura veloce e godibile, seppur pregna di emozioni e di spunti di riflessione.
Un'ottima prova da parte dell'autrice che, alternando ironia e crudezza, riesce a dar voce alla difficoltà del vivere di tutti i giorni, anche di coloro che problemi sembrano o dicono non averne.
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Ultimo aggiornamento: 19 Febbraio, 2011
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Come una matrioska!
Al di là del premio Pulitzer 2009, Olive Kitterdidge è una lettura davvero sorprendente dove stile e contenuti fanno la differenza, i capitoli sono indipendenti tra di loro eppure in tutte le storie c'è più di un filo conduttore che li unisce. C'è questa cittadina del Maine, così provinciale e bigotta e c'è lei Olive, che come una matrioska si inserisce in tutte le storie intime dei suoi abitanti, storie che non vorrei finissero mai, tutte diverse ma uguali per il sapore amaro e per la riconoscibile tristezza a cui è difficile potersi sottrarre.
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si può leggere
libro particolare, articolato in racconti diversi che piano piano, uniti, delineano il profilo di qs olive.
per me la modalità"raccontini" non è ideale in quanto appena inizio a capire, il raccontino termina e ne inizia 1 altro con altri personaggi e storie complicate, però ammetto che è bella come idea.
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Olive Kitteridge
Mi dispiace fare di nuovo la voce fuori dal coro ma devo dire che questo libro non mi è piaciuto tanto, a dire la verità non l'ho nemmeno finito.
Lo stile di scrittura è veramente piacevole, a tratti mi ha fatto sorridere, splendido questo burbero personaggio di Olive che dà il titolo al libro. Quello che non mi è piaciuto invece è come è strutturato il libro,ogni capitolo sembra un racconto a sè in cui compare sempre la protagonista,ma io non amo i libri di racconti, ho iniziato questa lettura pensando fosse una cosa diversa, e per questo forse ne sono rimasta un po delusa.
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- sì
- no
olive kitteridge
Romanzo che prende il titolo dal personaggio che in ogni racconto assume un ruolo, a volte da protagonista altre da comprimario.
Olive K. è una ex professoressa a volte cinica, burbera e sciatta ma al contempo è capace di infinita generosità, insomma è come tutti noi: un bel mucchio di contraddizioni.
L'autrice ritrae un paesino, Crosby, della tipica provincia americana,descrive il paesaggio con delle pennellate che rimangono negli occhi anche dopo aver chiuso il libro.
Ogni racconto è una storia a sè ma alla fine del romanzo si ha un quadro preciso di ciò che è stata la vita di Olive e della sua famiglia,ma soprattutto la Strout ci racconta di quanto sia faticoso vivere e invecchiare, e di come noi tutti siamo perennemente alla ricerca della felicità, o almeno di un credibile surrogato.
Vincitore del premio Pulitzer 2009 e del Bancarella 2010.
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olive
UN romanzo straordinariamente umano,alcune pagine sono scritte in modo davvero davvero sublime,sottile e diretto nello stesso tempo a volte poetico,stravagante e insieme tradizionale il personaggio di Olive.UN bel romanzo,quando l'ho letto mi sono goduta davvero una buona lettura,difficile trovare oggi dei romanzi scritti in uno stile cosi...simile a un classico
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Non è mai troppo tardi per scoprirsi fragili
Da qualche parte, allungata sulla costa atlantica degli Stati Uniti, c’è una cittadina, Crosby nel Maine.
Chiesa, drugstore, farmacia, bar del molo, pronto soccorso. Una città come tante, abitata da gente mai vista eppure subito familiare, come certi vicini di casa che tirano un sospiro di sollievo parlando delle disgrazie altrui. Personaggi che vivono in un altro continente e che ci sembra di aver intravisto l’altro ieri: la ragazza anoressica, la pianista ultracinquantenne del coktail bar che suona come un angelo e ingoia wisky e umiliazioni, o quella tipica coppia di anziani, belli, ricchi, sempre baciati dalla fortuna e che adesso – dopo la tragedia innominabile che ha colpito il figlio – vivono reclusi nella loro casa come se abitassero per sempre all’inferno. Basta far riferimento alla cornice urbana e umana del proprio quartiere perché certi luoghi, come pure chi li abita, nella loro essenzialità acquistino il tratto dell’universalità. Altro che provincia americana, il microcosmo trivellato, sezionato e meravigliosamente riassemblato dalla irresistibile crudeltà narrativa di Elizabeth Strout è la nostra città, il luogo del cuore di ciascuno di noi.
Olive Kitteridge è un’insegnante in pensione che ha sposato Henry, il farmacista (apparentemente) più tranquillo del mondo ed è anche la madre di Christopher, il suo unico figlio che un giorno si sposerà, andrà a vivere dall’altra parte del continente, si separerà dalla prima moglie, ne sposerà un’altra e avrà altri bambini. Ecco, questo è il nodo familiare che tiene uniti i tredici racconti di cui si compone il libro, (si è parlato di “romanzo in racconti”) ed è anche il microscopico pertugio attraverso il quale si insinua l’implacabile lente analitica della Strout fino ad aprire voragini non solo nei pochi membri della famiglia Kitteridge, ma anche in tutti coloro che li circondano: amici, parenti, gente vista solo una volta e tuttavia capace, con la propria presenza, di illuminare un segreto, di far esplodere un raggrumato malessere che covava da anni nel fondo irraggiungibile di qualche anima oscura. Gli altri, dunque. Gli altri che sembrano esistere perché finalmente possiamo prendercela con qualcuno. Riversando su di loro i nostri risentimenti, accusandoli di colpe che non hanno, denunciandoli per responsabilità che non sono loro, ci illudiamo di alleggerirci almeno un poco dell’insostenibile cruccio che abbiamo accumulato nei confronti dell’universo intero. E il libro, la narrazione, diventa un campionario di piccole e gigantesche crudeltà quotidiane, idiosincrasie, dispetti, odio viscerale e inarrestabile misantropia. Olive odia la nuora che le ha portato via il figlio e ha bisogno, un disperato bisogno di prendersi una rivincita – una di quelle piccole esplosioni che ci consentono di tirare avanti - e si vendica rubandole qualcosa di molto personale, un reggiseno, una scarpa…
Sempre Olive, dopo tanti anni, ricordando quella tragicomica notte in cui è stata presa in ostaggio in ospedale, confessa finalmente a se stessa di essersi per qualche minuto innamorata come una bambina del suo giovanissimo sequestratore/figlio/alunno. Proprio lei, matura insegnante e madre di famiglia. Così il riconoscimento della propria debolezza, della “incapacità di trattenersi”, la conduce a comprendere anche la vicina di casa, quella giovane Karen Newton che aveva frettolosamente, istintivamente biasimato per aver tradito il marito.
Umana comprensione, pietas, riconoscimento e accettazione delle altrui e delle proprie debolezze: di tutto questo il libro della Strout è pieno fino a traboccare, fino a inondarci di impreviste illuminazioni che, oltre a regalarci una meravigliosa esperienza di lettura, ci aiutano a meglio disporci nei confronti della vita e di quelli che la vivono. Perché nella vita non c’è giustizia (“E’ stupido il presupposto da cui partono tutti, che in qualche modo le cose debbano essere giuste”) e anche perché nella vita “si capivano sempre le cose quando era troppo tardi.”
Come in ogni opera pienamente riuscita, la scrittura di questo libro fonde la quiete analitica con la deflagrazione emotiva. Elizabeth Strout mette a fuoco esistenze fatte a pezzi, compresse in una morsa di dolore, a stento ricomposte in un continuo andirivieni tra un presente e un passato invadente e insopprimibile.
Presente e passato, interno ed esterno.
E’ fin troppo facile ritrovare in questi racconti quel pietroso senso di solitudine e di incomunicabilità che pervade le tele di Edward Hopper, quella impossibilità di allacciare rapporti cordiali e fiduciosi con il coniuge, con l’amante, con l’avventore di un bar. Più sorprendente, invece, è cogliere un preciso, identico motivo ricorrente nella scrittrice vincitrice del Premio Pulitzer 2009 e nei quadri del grande pittore: quel riquadro di luce solare che proviene dall’esterno, dalle finestre, e si stampa sul pavimento o sulle pareti di appartamenti silenziosi in cui qualcuno sta seduto, sta in piedi, oppure giace su un letto, incapace di afferrare il senso di tanta energia, di tanta sfacciata bellezza, quella della luce solare, in un mondo che a volte sembra fare di tutto per rendersi inospitale: I raggi entravano dalla finestra, attraversavano la sedia a dondolo, colpivano di sbieco la carta da parati con la loro luce, e i pomelli di mogano del letto scintillavano. (…) Il silenzio di quei raggi, del mondo, sembrò avvolgere Olive con un brivido spettrale, mentre avvertiva immobile il calore del sole sul polso nudo. Lo guardò, distolse lo sguardo, poi lo guardò di nuovo. Sedersi accanto a lui avrebbe significato chiudere gli occhi di fronte alla profonda solitudine di quel mondo inondato dal sole.
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olive kitteridge
ritengo olive kitteridge molto più di un magnifico romanzo, dalla porentosa e misteriosa scrittura. Mi sembra un'opera "affresco", pieno di figure perfettamente rese e al tempo stesso misteriose, pronte a sparire nel loro aspetto per riapparire profondamente diverse, abbattute dall vita oppure pronte lanciarsi dentro una vita ancora sconosciuta.Olive è un personaggio universale, classico ma modernissimo al tempo stesso. e tutti gli altri attori della vicenda , che è poi la vita stessa, sono scolpiti e vivi, drammatici e umanissimi. Un grande libro.









