Palazzo Yacoubian
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Romanzo profetico e pre-rivoluzionario
Palazzo Yacoubian è probabilmente l'incontro tra il vecchio e nuovo Egitto. Il romanzo, che poi è una raccolta di racconti differenti ove i personaggi si incontrano con una certa delicatezza, è l'ultimo reperto di uno Stato africano, quale l'Egitto, che si ritrova catapultato in una situazione di grave crisi economica, morale, culturale, politica che sarebbe poi esplosa, di qui a pochi anni dalla pubblicazione del romanzo, in quella ch'è denominata come Primavera Araba. Al-Aswani è stato un profeta, un pittore che sulla tela del romanzo è riuscito a tracciare personaggi di un certo spessore che si inquadrano perfettamente in un universo egiziano dominato dal malcontento e dalle differenza sociali, ma ciò che fa riflettere è che questo romanzo che adesso appare forse così scontanto, è stato pubblicato prima della Primavera Araba e dunque ne anticipa i valori e gli obiettivi per cui combattere, ecco la lungimiranza di questo scrittore formidabile. Probabilmente il mosaico sociale che riflette nel Palazzo Yacoubian diviene uno spartiacque tra la vecchia letteratura egiziana pre-rivoluzionaria e quella attuale e moderna e sperimentatrice, per citarne uno Metro di Magdy El Shafee. E' un romanzo intenso, dalla lettura immediata ed efficiente, che ci propone un Egitto governato dal pugno di ferro dell'ingiustizia di Mubarak e ci offre tutti i possibili estremi per una rivoluzione, compresi i valori e le idee di democrazia. E' questa la grande forza di uno scrittore, leggere il proprio tempo, interpretarlo e porre domande e risposte sospese che nella mente del lettore spingono con forza ad una riflessione amara, amara perchè forzata.
Indicazioni utili
Vite che si sfiorano
Il libro non mi ha entusiasmato molto, anche se la scrittura è fluida e il racconto è ben fatto.
Siamo in Egitto, al Cairo, più precisamente la storia ruota attorno agli abitanti del Palazzo Yacoubian, costruito negli anni trenta da un miliardario armeno.
È un racconto corale di personaggi che vivono le contraddizioni di una società moderna legata fortemente alla religione e alle tradizioni, ma anche una società corrotta e violenta.
Le vite dei vari personaggi il più delle volte non si toccano, ma si sfiorano nell'evolversi delle vicende.
Il giovane Taha e il giornalista Hatim sono i due personaggi che più mi hanno catturato. Le loro vite sono così diverse tra di loro, in qualche modo sono agli antipodi, ma sono gli unici due che mi hanno trasmesso qualche emozione.
Taha è un giovane idealista che dopo aver subito la bocciatura all’esame per entrare in polizia, perché non ritenuto idoneo per le sue origini familiari, e dopo aver visto lentamente finire la sua storia d’amore con la bella Buthayana, entrerà a far parte di un gruppo di estremisti islamici.
Hatim, giornalista gay, è invece il simbolo della trasgressione del diverso, vive amori clandestini con uomini che sfruttano per lo più la sua posizione sociale per avere in cambio denaro.
Un racconto amaro, cupo grigio. Forse mi aspettavo qualche nozione in più per capire meglio alcune dinamiche politiche del paese (e non mi riferisco ai recenti scontri, anche perchè il libro è stato pubblicato nel 2005).









