Pulp. Una storia del XX secolo
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Narrativa balorda!
“Pulp” ultimo romanzo del vecchio Hank, scritto nel 1994 dopo la morte di quello che lui definisce il "cattivo ragazzo della letteratura”. Un romanzo tutto a sé stante, differente dalla consueta tradizione letteraria di Bukowski, poiché si colora di un tocco soprannaturale e surrealista. Una sfumatura che, però, Bukowski non ha saputo trattare, o meglio il suo stile è rimasto, il modo di stendere i concetti pure, ma non mi ha assolutamente entusiasmata. Se con gli altri scritti dello zio Hank ho provato una sorta di dubbioso piacere, adesso sono categoricamente convinta del flop di questa pubblicazione. Forse perché sono stanca dei suoi capricci, della sua scostumatezza, della sua inutile e banalissima vita. Ammiro l’evolversi di uno scrittore, dei suoi pensieri, dei suoi romanzi. Con Bukowski ci troviamo di fronte ad un mondo piatto, immutabile e sfacciatamente maldestro che dopo un po’ diventa talmente tanto scontato e ripetitivo da poter completamente far a meno di scoprirlo. Mi dispiace essere così drastica, ma purtroppo Bukowski non mi da più le stesse sensazioni.
Ovviamente un Bukowski non può non creare che personaggi inconsueti per la nostra società, ma allo stesso tempo prototipi fissi per la sua produzione. La seduzione rappresentata contemporaneamente con la morte; l’uomo-spazzatura che si dimena tra alcool, corse dei cavalli e sfacelo, il quale finge di lavorare come investigatore – esattamente il “più dritto di L.A., che va avanti soltanto grazie a “botte di culo” poiché l’intraprendenza e la consapevolezza del lavoro sono distanti anni-luce da Bukowski.
Altri personaggi “paranormali” sono presentati in maniera stupida ed irrazionale, come Bukowski credo che fosse.
Investigazioni balorde, trovate scadenti e vita precaria. Questo è ciò che riassume l’esistenza di Nick Belane – l’investigatore più dritto di L.A.
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La cattiva scrittura
Finalmente,ma non senza un pizzico di amarezza ed una punta di cinismo,Bukowski si distacca dal suo celeberrimo alter-ego letterario,Herny Chinaski, per raccontarci la storia di Nick Belane,l'investigatore privato più dritto di Los Angeles. Per alcuni, il nostro detective, è un fallito, reietto della società,oppresso da anni di sregolatezze ed inattività;per altri è semplicemente un idolo, icona dell'"uomo con le palle"...quadrate aggiungerei io!"Pulp", non è altro(come si può evincere chiaramente dal titolo) che un "pasticcio letterario" di grande fattura,ove ordinaria follia, spettri del sesso che fu, fallimenti vitalizi e delusioni annegate nell'amaro, torbido ma dannatamente piacevole sapore dell'alcol si fondono insieme alle invenzioni letterarie(anche un po’ fantasy), che la mente di un genio(o forse un barbone dipende dai punti di vista) ha saputo imprimere sulla pagina.
Alcuni critici lo definiscono un testamento spirituale dell'autore, che si è immerso a pieno nel degrado societario del ventesimo secolo;io piuttosto lo definirei un "capolavoro di distacco", con il quale Charles si allontana dalle consuetudinarie e tenebrose follie.
Qualcosa di nuovo è nato, indubbiamente,ma è una novità particolare, diversa, che non a tutti può garbare(anzi...); l'osceno è sbiadito, messo in ombra dal surreale, e la realtà in bianco e nero si fonde con i colori della sfrenata e lussureggiante fantasia. Chi è Nick Belane veramente?Chi è quest'uomo che riesce profeticamente a prevedere la sua morte?Chi è costui che vive nelle stalle ma con lo sguardo perennemente rivolto alle stelle più lontane?Ho sentito parlare della "filosofia del beone",guida esistenzialistica e traccia della cosmogonia di Belane(nonché dello stesso Bukowski)...ma non so se sia filosofia da ubriachi o solo il modo di vedere la realtà che molti sobri non possono scorgere...Sta a voi lettori capire ciò...d'altronde è un bel pasticcio in cui districarsi!!!
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Voto 7,5!
Divertente è dire poco... dissacrante e senza limiti.









