Purity Purity

Purity

Letteratura straniera

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La giovane Purity Tyler, detta Pip, non conosce la sua vera identità. Sua madre non vuole rivelarle chi è suo padre, l'uomo dal quale è fuggita prima che Pip nascesse. Pip ha un debito studentesco da ripagare e vive in una casa occupata a Oakland, frequentata da un gruppo di anarchici. Ed è proprio lì che incontra Andreas Wolf, un rivale di Julian Assange. Pip parte per la Bolivia, con la speranza di poter usare la tecnologia degli hacker per svelare il segreto dell'identità di suo padre. Ma l'incontro con Andreas Wolf si rivela sconvolgente. Anche Andreas ha un terribile segreto nascosto nel suo passato. Lo rivela proprio a Pip, con la quale instaura una relazione morbosa. Forse i suoi moventi segreti sono legati a Tom Aberant, il giornalista per il quale Pip andrà a lavorare, destabilizzando la relazione di Tom con la sua compagna Leila e portando un grande sconvolgimento anche nelle loro vite.

Recensione della Redazione QLibri

 
Purity 2016-03-14 13:08:10 annamariabalzano43
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annamariabalzano43 Opinione inserita da annamariabalzano43    14 Marzo, 2016
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L'importanza di chiamarsi Purity

Oscar Wilde aveva intitolato una delle sue commedie “The importance of being earnest”, giocando ironicamente sull’equivoco tra il termine earnest (serio, onesto, zelante) e il nome del protagonista Ernest.
Nell’ultimo romanzo di Jonathan Franzen, Purity è sia il nome del personaggio intorno al quale si snoda tutta la vicenda, sia l’apparente scopo del Sunlight Project, l’organizzazione clandestina che diffonde via web informazioni riservate, portando alla luce numerosi traffici illeciti. Più che evidente è il riferimento a Wikileaks e a Julian Assange, che si citano esplicitamente nel corso della narrazione.
Il simbolismo è d’altra parte sempre presente nella letteratura americana, sin dai tempi di Hawthorne e Melville. Ciò è palese anche nelle scene più drammatiche, dove la caduta spirituale del personaggio nell’abisso del peccato è scandito dal rumore della pioggia e ogni movimento è rallentato e compromesso da un mare di fango.
La struttura di quest’opera corposa è costituita di sette lunghi capitoli: i primi tre introducono i personaggi più importanti, mentre negli altri si chiarisce come si intreccino le vite di ognuno. La narrazione è impersonale, a eccezione di un capitolo in stile diaristico in cui Tom racconta di sé.
Sono tanti gli argomenti affrontati dall’autore in questo romanzo, dal condizionamento esercitato dalla moderna tecnologia sulla vita di ognuno, con conseguente perdita della privacy, alla difficoltà per il giornalismo vecchio stile di sopravvivere nell’era di internet, che trascura completamente il lato umano dei fatti e delle persone. Si trattano sia il tema della sicurezza di un paese come gli Stati Uniti che producono armi nucleari che talvolta non riescono a custodire con tutte le garanzie del caso, sia il tema della democrazia imperfetta del mondo occidentale, e quello dei danni scaturiti da un regime totalitario con riferimento alla Germania Est fino alla caduta del muro (“un intero paese di vite sprecate”).
In questo serio groviglio di argomenti, ciò che colpisce, come sempre nelle opere di Franzen, è il ruolo della famiglia nella società, delle tensioni, delle incomprensioni, dei fenomeni di incompatibilità tra genitori e figli che possono spesso ripercuotersi sulla collettività. Il difficile rapporto tra Purity e sua madre, il disprezzo che Clelia nutre per Annelie, l’odio feroce di Andreas per Katya vengono descritti con parole accorate, lasciando intendere la sofferenza dei personaggi che in alcuni casi sembrano non avere speranza. È sempre lacerante il mondo di Franzen. Le sue donne sono dotate di una forza dominante, che le rende autonome ma spietate. Eppure dietro questa maschera quasi shakespeariana, questi personaggi femminili celano un bisogno incompreso d’amore, una sofferenza generata dall’incapacitá di comunicare che le rende fragili. È ancora la strenua lotta per l’emancipazione da uno stato di subalternità rispetto all’uomo che non si è ancora conclusa.
E d’altra parte neanche l’amore trova facile realizzazione nei romanzi di Franzen. Il sesso sostituisce spesso i sentimenti e viene sperimentato nei modi più trasgressivi, quasi come volontà di affermazione di un ego tolto bruscamente dal grembo materno e ancora in cerca di tenerezza e calore.

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Purity 2016-05-14 08:44:25 Antonella76
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Antonella76 Opinione inserita da Antonella76    14 Mag, 2016
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Franzen...tanta roba



Tanta roba.
Questo libro è davvero tanta roba, nel senso che dentro ci trovi di tutto, non manca nulla: amore, sesso, politica, informatica, hackeraggio, teorie del complotto, letteratura, storia, armi nucleari...
Ma quello che davvero Franzen riesce a dipingere con mano sicura sono i rapporti interpersonali, i rapporti all'interno della famiglia...e soprattutto la sua mancanza.
Sì, la mancanza della famiglia con tutto ciò che questo comporta, con tutti i disagi emotivi che ne conseguono.
Figure materne raccapriccianti...(tutte tranne una, che poi, di fatto, madre non è)...padri assenti, negati, inutili.
Vieni letteralmente sommerso dalle parole (Franzen non è certo avaro su questo punto), e devi essere un discreto nuotatore altrimenti rischi di affogare.
Non c'è una sola pagina, dico una,  in cui non ci sia qualcosa di importante, di rivelatore ai fini della storia o generatore di riflessioni di un certo spessore...non puoi rilassarti un attimo.
Franzen ti dà moltissimo, ma in cambio vuole tutta la tua attenzione, pretende il tuo impegno...e tu non puoi fare a meno di obbedirgli.
Franzen fa con te, lettore, quello che uno dei personaggi fa alla protagonista: ti rimescola il cervello ed i pensieri con un cucchiaio di legno!
E tu glielo lasci fare.
Leggere questo libro è come leggere più romanzi insieme...è camaleontico, e di certo non teme la parola "noia".
È un libro spietato, in cui l'autore non fa sconti a nessuno, non le manda a dire e non fa uso di metafore "addolcenti"... (e sicuramente è anche molto "americano").
È così tanto ricco di contenuti che ho la  triste consapevolezza di non aver compreso tutto quello che l'autore ha cercato di dirmi...
Mi rendo conto di non aver raccontato nulla della trama...forse non voglio farlo.
Non è un libro che si può raccontare.
Bisogna leggerlo.

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Purity 2016-05-10 14:23:08 f.martinuz
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f.martinuz Opinione inserita da f.martinuz    10 Mag, 2016
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Franzen, l'architetto del vuoto

Jonathan Franzen è un ottimo architetto. Il suo ultimo immane sforzo letterario assume le sembianze di un'enorme cattedrale di inchiostro, raffinata, ben congegnata, cesellata con abilità. La penna dell'autore si muove con precisa leggiadria per tutta la durata del romanzo convincendo il lettore ad un azzardato paragone con il maestro della letteratura americana, Philip Roth. Analogia non troppo lontana dal vero, almeno per quanto visto nello stile di questo lavoro, ma ingiusta nei confronti di Roth. Franzen erge uno scheletro imponente che, alla prova dei fatti, risulta vuoto lasciando riverberare in questo vuoto diverse domande, inevitabili per un lettore curioso: Dove vuoi arrivare? Cosa ci vuoi dire? Perché scrivi questo?

L'intera vicenda si articola in più sottotrame, ognuna delle quali potrebbe quasi costituire una novella a sé stante, che faticano a conciliarsi e fondersi in maniera corale, lasciando in bocca un gusto di incompiuto. Penso che l'eccessiva lunghezza abbia nuociuto a lungo andare sulla compattezza della trama che si offre annacquata da lunghe riflessioni, ricordi sgradevoli, esami di coscienza. Franzen adotta un approccio introspettivo e interiore a discapito dei fatti che difettano di sufficiente amalgama. Se poi l'autore abbia voluto indagare questo preciso aspetto sacrificando il plot allora probabilmente la mia opinione in merito è deviata.

Lo stesso concetto di purezza, contenuto già nel titolo, che pare essere l'elemento fondante dell'intero romanzo, appare e scompare ad intermittenza, come una lucciola che si nasconde agli occhi dei curiosi. Ogni personaggio è alla ricerca di questa fantomatica purezza che scoprirà essere ineffabile ed irraggiungibile in quanto l'assolutezza di qualcosa è ontologicamente impossibile. I protagonisti scoprono e disvelano le loro macchie e le personali zone d'ombra comprendendo che la "purity" tanto anelata è pura utopia. Quando le circostanze lo richiedono è necessario sporcarsi, compromettersi, rinunciare ad una parte di sé.

Colei che viene inizialmente presentata come protagonista è Purity Pip Tyler, giovane ragazza impiegata in un'azienda specializzata in impianti di energia rinnovabile, che nella parte centrale del romanzo lascia il posto all'egocentrico e maniaco Andreas Wolf e al tollerante ed eccessivamente benevolo Tom Aberant, sparendo in tal modo dai radar fin quasi alla fine del romanzo. Il mattatore vero e proprio è invece Wolf, emulo e sfidante del delinquente Julian Assange, capo di Wikileaks. L'intraprendente leaker proviene dalla Berlino Est degli anni '80 in cui, tutelato dal ruolo politico del padre, si divertiva a fornire consulenza psicologiche a giovani tedesche che culminavano in routinari rapporti sessuali. A seguito della caduta del Muro e del disfacimento della Stasi Wolf mette in piedi il Sunlight Project, un'agenzia di hacker dedita al disvelamento di documenti secretati e top secret, contenuti di database governativi e alla sottrazione di dati ai fini della verità. Tutto deve essere alla luce del sole; tutto eccetto il segreto che Wolf cela da anni e che teme che venga svelato dall'unica persona che ne è a conoscenza, il giornalista americano Tom Aberant. Per sordidi fini personali anche Pip, nonostante l'evidente deficit di conoscenze in materia informatica, viene coinvolta nel Project da Andreas con il quale instaura una relazione ambigua. L'intero libro procede toccando diversi temi di specchiato interesse che sarebbero potuti essere sviluppati molto meglio: la minaccia totalitaria che si cela dietro la maschera democratica di Internet, l'invasività stordente dei social network, i problemi legati alla privacy, il cyberterrorismo, la fuga e la gestione arbitraria da parte di colossi come Google e Facebook di miliardi di dati sensibili. Ma anche in questo caso l'autore ci offre qualche battuta, ficcante, puntuale e magnificamente ricamata, ma insufficiente.

Purity è quindi un romanzo ben scritto ma che cede alla verbosità dell'autore trascinandosi per lunghi tratti senza una meta precisa; una specie di narrazione-fiume senza scopo narrativo corposo e senza una trama compatta e avvincente, sebbene le premesse potessero suggerire il contrario. Sicuramente non è, come molti hanno scritto, il romanzo dell'anno, proprio no.

FM

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