Rosa candida Rosa candida

Rosa candida

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La trama e le recensioni di Rosa candida, romanzo di Audur Ava Olafsdottir edito da Einaudi. Lobbi ha ventidue anni quando accetta di prendersi cura di un leggendario roseto in un monastero del Nord Europa. È stata la madre, morta da poco in un incidente d'auto, a trasmettergli l'amore per la natura, i fiori e l'arte di accudirli, il giardinaggio. Cosí Lobbi decide di lasciare l'Islanda, un anziano padre perso dietro al quaderno di ricette della moglie, e un fratello gemello autistico. Lascia anche qualcun altro: Flóra Sól, la figlia di sette mesi avuta dopo una sola notte d'amore (anzi, precisa lui, «un quinto di notte») con Anna. Con sé Lobbi porta alcune piantine di una rara varietà di rose a otto petali, molto cara alla madre, la Rosa candida. Questi fiori saranno i silenziosi compagni di un viaggio avventuroso come solo i viaggi che ti cambiano la vita sanno essere. Ad accoglierlo al monastero c'è padre Thomas, un monaco cinefilo che con la sua saggezza e una sua personale «cineterapia » saprà diradare le ombre dal cuore di Lobbi. Ma sarà soprattutto l'arrivo di Anna e Flóra Sól in quell'angolo fatato di mondo a provocare i cambiamenti più profondi e imprevisti nell'animo del ragazzo. Perché, per la prima volta, Lobbi scopre in sé un desiderio nuovo, che non è solo amore per la figlia e attrazione per Anna: è il desiderio di una famiglia.

Audur Ava Ólafsdóttir è nata a Reykjavik nel 1958. Ha insegnato Storia dell'arte ed è stata direttrice del Museo dell'Università d'Islanda. Tradotto in tutti i maggiori paesi europei e negli Stati Uniti, Rosa candida è stato finalista al Prix Fémina e ha vinto il Gran Prix des lectrices de Elle, il Prix Page des Libraires 2010, il Prix des libraires du Québec e il Prix des Amis du Scribe 2011. Nel 2012 è uscito per Einaudi nei Supercoralli.

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Rosa candida 2013-02-27 09:56:48 silvia t
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silvia t Opinione inserita da silvia t    27 Febbraio, 2013
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Rosa Candida

Una fuga dal proprio mondo, isolato e sperduto, dai legami e dai ricordi; voglia di indipendenza e di rivalsa. Questi sono i temi fondamentali presenti in questo romanzo. Il soggetto è interessante e gravido di promesse del tutto non mantenute nella stesura dello stesso.
Il difetto maggiore, forse complice la traduzione di Stefano Rosatti, è nello stile e nella scelta dell'io narrante utilizzato per raccontare e non trasmettere le emozioni del protagonista.
Tutto il romanzo è una serie di eventi, di binomi causa-effetto che lasciano poco spazio all'interiorizzazione di eventi tragici, non viene trasmessa la drammaticità delle vicende, non si riesce ad empatizzare con nessuno dei personaggi, perchè questi non sono caratterizzati, ma solo abbozzati; nessuno dei comprimari è davvero necessario o ha un peso nella vicenda del protagonista; eppure l'ambientazione si presterebbe bene alla creazione di figure di spessore. Senza citare capisaldi della letteratura che vantano tale scenario, basta immaginare quanto i monaci di un monastero possano essere sfruttati per descrivere vizi e virtù del nostro mondo; invece sono solo ombre che si spostano su un muro senza lasciare un segno.
Come sabbia tra le mani, le pagine scorrono senza alcun guizzo stilistico, senza alcun colpo di scena; forse, ma non credo fosse l'intenzione dell'autrice, con una riflessione sull' illusione del libero arbitrio. L'acqua non potrà mai cambiare la bottiglia, potrà solo plasmarsi ad essa.

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Rosa candida 2012-11-30 05:36:05 GLICINE
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GLICINE Opinione inserita da GLICINE    30 Novembre, 2012
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UN RAGAZZO CHE DIVENTA UOMO

Ragazzi, ho letto proprio un bel romanzo…. Esordio letterario per questa autrice islandese,bella donna con una fluente chioma di capelli mogano e un paio di occhioni verdi, diretti e risoluti. Mi è da subito simpatica, e comprendo anche come mai, la lettura ha catturato da subito la mia attenzione.
Il libro narra una parte di vita del ventiduenne Lobbi, islandese, che decide di lasciare la terra natia per recarsi in un Monastero antico del Nord Europa, ad occuparsi di far rifiorire (nel vero senso della parola), un altrettanto antichissimo roseto con una varietà e quantità ingente di fiori rari, nella fattispecie rose; portando con sé delle talee di una rosa ad otto petali non comune.
Questa passione l’ha coltivata fin da bambino, trasmessa ed incentivata dalla madre deceduta da poco in seguito ad un incidente automobilistico.
Lobbi è anche diventato padre da poco, la bimba, Flora Sol, è nata dopo una serata particolare, nella quale Lobbi si ritrova ad avere un rapporto sessuale con l’amica di un amico….., i due non si frequentano più da quella sera, e Lobbi ha visto la bimba nascere e pochi incontri fuggevoli fino al saluto definitivo, avvenuto in occasione del viaggio che il giovane decide di percorrere.
La scrittura è fluida, semplice, ammantata di spiritualità e simbolismo. L’autrice vuole scardinare il modello maschile corrente che ci viene propinato dal cinema o dalla pubblicità e oserei dire anche il modello femminile; la Olafsottir sostiene che il suo romanzo sia un inno alla sensibilità maschile; caratterizzando un personaggio con sentimenti complessi ed articolati, che si pone domande sulla vita e sulla morte, che condurrà un percorso di maturazione e conoscenza di sé, presentato in maniera dolce e lieve. Sempre l’autrice sostiene che il compito di uno scrittore sia anche quello di rovesciare i clichè, ed in questo libro ci riesce alla perfezione, dando credibilità al contesto e alla vicenda.
Il libro è tutto da scoprire;la fine può essere intuibile, anche se non si compie esattamente come la si immagina, l’atmosfera che l’autrice è in grado di creare è magica ed anche i personaggi secondari sono molto ben caratterizzati ed originali.
Un respiro puro, uno sguardo ad una vita semplice che "sa di buono".
Davanti agli occhi mi si è materializzato un acquerello che mi ha lasciata soddisfatta.

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