Sulla strada
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Opinioni inserite: 16
Ultimo aggiornamento: 26 Agosto, 2012
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Sulla cattiva strada
“Qual è la tua strada,amico?La strada del santo,la strada del pazzo,la strada dell’arcobaleno,la strada del pesce piccolo,una strada qualunque.E’ una strada che porta chiunque dovunque comunque.Chi dove come?”
Chi si imbatte in questo libro,di solito,è perché ne ha sentito tanto parlare,soprattutto negli ultimi anni,dove è tornato alla ribalta il mito degli hobo:una vita di sregolatezze,senza mete precise.
Kerouac è stato il simbolo della beat generetion.Beat vuol dire ritmo,ma Kerouac lo intende come radice della parola “beatific”,la condizione umana che si cerca per tutta la vita,ma che lui stesso,pur provandoci,non ha mai trovato.
E’ questo che porta Sal,pseudonimo utilizzato dall’autore per identificarsi nel testo, e Dean Moriarty,suo grande amico di avventure,a viaggiare lungo tutta l’America:cercano “quella cosa”.
Il libro in sé,a tratti lascia un senso di noia,come sempre quando si ha a che fare con elenchi di nomi di città e di persone, o descrizioni dettagliate di serate che sembrano un diario segreto di un quindicenne appena tornato a casa.
Ma,ci sono anche stralci di testo che ti lasciano dentro il sapore della strada,il sapore di notti insonni su e giù,il sapore delle albe e dei tramonti che ti passano accanto,dell’America,di donne amate e poi lasciate,di chi vuole sfuggire dall’imbuto di un’etichetta sociale e rompere gli schemi e divertirsi.
Certe cose a rileggerle oggi,a più di cinquant’anni di distanza,possono sembrare assurde o comunque banali,ma a quell’epoca,anche solo pensare certe cose,era follia.
E se oggi,ho sentito molti giovani parlare di questo libro come di una “cavolata”,è solo perché forse non l’hanno mai letto,o forse non l’hanno letto con il cuore,che poi è la stessa cosa.
Certo,non pretendo che l’opinione sia unanime,in fondo per piacerti un libro del genere,devi essere un po’ pazzo e avere dentro di te lo spirito d’avventura variegato al senso di incompiutezza più totale.La voglia di cercare qualcosa,di volere qualcosa che tu stesso non sai cosa sia.Allora mollare tutto,la tua vita,lasciarla lì in stand by,e partire. Montaigne diceva: “Chi parte sa da cosa fugge,ma non sa quello che cerca”.
Detto questo,per tutti i “pazzi”,auguro una buona lettura, “perché le uniche persone che esistono per me sono i pazzi,i pazzi di voglia di vivere,di parole,di salvezza,i pazzi del tutto e subito,quelli che non sbadigliano mai e non dicono mai banalità,ma bruciano,bruciano,bruciano come favolosi fuochi d’artificio gialli che esplodono simili a ragni sopra le stelle e nel mezzo si vede scoppiare la luce azzurra e tutti fanno Ooooh!"
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Oltre la strada
Semplicemente un libro di passione, dove per passione si intende quel sentimento di violenza ed intensità, quell'interesse acceso per qualcosa che in questo caso è la vita. La strada e la musica sono la chiave di volta di un libro che a molti può risultare banale e ridondante. La strada infinita rappresenta quelli che sono i mille percorsi della nostra vita, che Sal e Dean non vogliono smettere di percorrere. Non basta la "piccola" america per soddisfare la smania di conoscenza, la passione per la vita,i due giovani vanno oltre, arrivano in Messico, sognano l'Italia. Il tutto coronato da una colonna sonora di jazz che ti porta in quegli angusti locali, dove ti sembra di rivivere tu stesso quelle notti passate ascoltando "un pazzo che canta e butta in aria le braccia e finisce schizzando sudore su tutti prendendo a calci il microfono e strillando come una donna"
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Simbolo di una generazione ribelle
“Avevamo altro e più lungo cammino da percorrere. Ma non importava, la strada è vita.” In queste poche parole è racchiuso il senso di questo bel libro di Jack Kerouac: un continuo viaggio senza una meta o un obbiettivo precisi, senza mezzi né risorse, in cui ciò che conta è solo andare. Un viaggio reale attraverso l’ America, da est a ovest e viceversa, nonché verso sud oltre il confine messicano. Ma un viaggio anche simbolico, attraverso se stessi e la gente che ci circonda, nel tentativo di trovare un senso alla propria esistenza e alla vita in genere. Sal Paradiso, giovane studente con ambizioni da scrittore ci porta in giro per l’ America del dopoguerra tra fiumi, laghi, deserti, montagne rocciose e immense praterie, romantici vigneti e sconfinate piantagioni di cotone, riuscendo attraverso le pagine di un libro a farci innamorare di questa terra. Tra un passaggio e l’ altro, tra un pullman e una stazione, il protagonista racconta la sua esperienza tra bar, case d’ appuntamenti, locali jazz, ostelli e camere d’ albergo in un turbine di alcool, droga, sesso, scazzottate, amicizia, amore e follia. Sul suo cammino incontra le più svariate tipologie di persone, di ogni razza e di ogni ceto, ognuno dei quali vive la vita e vede il mondo a modo suo. Ma sono i suoi amici i soggetti più singolari e interessanti. Tra tutti spicca Dean Moriarty, forse il vero protagonista del racconto, un ragazzo dal passato difficile e dallo stile di vita in netto contrasto con le abitudini borghesi dell’ epoca, sempre su di giri, costantemente eccitato da un’ incontrollabile voglia di vivere, incapace di programmare la propria vita e di mantenere stabili rapporti con le persone che ama. Tutto ciò fa di questo romanzo un libro cult, simbolo di un movimento letterario, la beat generation, ma anche di un’ intera generazione che si ribellò al perbenismo e alle convenzioni sociali, accattivante sia per la trama che per i personaggi, raccontato con ritmo brioso e una prosa semplice ma bella.
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BEAT GENERATION
Romanzo che divenne il manifesto di un intera generazione. Racconto dell' amicizia delle difficoltà dell' amore, della ricerca di se stessi, il romanzo narra delle tappe di questo viaggio sulle highways dell' America e del Messio, questa voglia di vita di nuove esperienze. Sulla Strada dà voce a tutti i grandi miti dell' America. Un grande scrittore uno dei padri della Beat Generation.
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Ultimo aggiornamento: 01 Febbraio, 2012
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Pazzesco
Ho letto questo libro la prima volta a 16 anni e non mi ha fatto una grande impressione.L'ho riletto ora a 44 anni e,ragazzi,che bello!! Bellissimi i personaggi,tutti pazzi,pazzi da legare!E stiamo parlando di un libro scritto nel 1957...quando per me erano tutti bacchettoni e lavoratori e la droga e l'alcool non li usava nessuno!Bel libro, bel viaggio,bei personaggi,belle storie..peccato non averlo letto in lingua originale...La prima parte forse è un pò lenta ma quel viaggio indimenticabile verso il Messico ,beh...uno spettacolo!
Questo è un libro inserito in un ben determinato contesto temporale e va giustamente letto in tal senso..eppure non vi sembra straordinariamente moderno? Credete davvero che questa pazza sete di esplosione e fusione nel e col mondo non sia comune a tutte le generazioni?Certo dopo la beat generation la gioventù ha avuto una possibilità diversa di esprimere i propri disagi e le proprie aspirazioni e ovviamente l'uso delle droghe ha reso diverse le dinamiche di interazione col mondo..però i giovani son giovani e, tutti, e sempre, vedono il mondo con occhi nuovi e lo scoprono ogni volta per la prima volta. Al di là di ciò mi ha colpito molto una frase che nel libro si rivolge agli indios messicani delle montagne e che mi è sembrata di un'attualità pazzesca: "Tutti tendevano la mano.Erano scesi giù dalle montagne dell'interno e dalle grandi altezze per tendere la mano a chiedere le cose che credevano offrisse la civiltà,e non si sognavano nemmeno la tristezza e le povere illusioni spezzate della realtà.Non sapevano che[...]un giorno saremmo diventati tutti poveri e avremmo teso a nostra volta la mano,come loro,proprio come loro." Mi vedo davanti agli occhi gli sbarchi a Lampedusa e la recessione economica che abbiamo alle porte.
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In viaggio verso se stesso.
Prima di leggere questo libro avevo letto diverse recensioni e opinioni, più che altro incuriosito non tanto dal libro in sé, quanto dello scrittore Kerouac, padre della Beat Generation. Personaggio enigmatico e controverso, un po’ come tutti gli altri scrittori appartenenti alla Beat. Per quello che riguarda il libro in sé, anche qui i commenti erano contrastanti, tra chi lo definiva un capolavoro da leggere in una notte (…una notte insonne…) e chi lo definiva un libro molto molto sopravvalutato. Diciamo che dopo averlo letto, in una settimana, mi piazzo nel mezzo. Credo onestamente che il libro sia un bel libro, ma che in alcuni casi si faccia fatica ad andare avanti. Il libro, come molti sapranno già, parla della storia del protagonista Sal (Kerouac) e del suo amico Dean (Neal Cassidy) che in periodi differenti per ben 4 volte attraversano l’America con mezzi di fortuna, incontrando le persone più strane e visitando i luoghi più disparati dell’ America del 1950. Lo stile, al contrario di quello che pensavo, è molto “pulito”. Poche sono le parolacce o i termini scurrili e anche le scene di sesso ( che mi aspettavo più intense e più dettagliate, stile Bukowski) in realtà sono toccate solo superficialmente. Sembra quasi una storia raccontata da un ragazzo per bene che improvvisamente perde la testa e decide di fare questi viaggi… In risposta a chi dice che il libro in fin dei conti non parla di nulla dico che è pur vero che letta oggi nel 2012 questa storia può sembrare vuota di contenuti ed a tratti monotona, ma credo che il segreto di questo libro stia proprio nel riuscire (più di molti altri) ad immedesimarsi nel protagonista e quindi cercare di fare questi viaggi nel 1950. Ecco così che il libro guadagna molti punti e diventa interessante sia per capire l’ambiente americano nel 1950, sia per capire le idee ed i pensieri del “giovane ribelle” Kerouac, che perdendosi per l’America cerca di trovare innanzitutto se stesso. Invece, una delle grosse pecche di questo libro sta nel soffermarsi, da parte dell’autore, eccessivamente su scene o situazioni poco rilevanti o di nessuna importanza per lungo lungo tempo. Il libro diventa così lento e pesante in alcuni passaggi. In conclusione un libro che si legge, ma certo, onestamente, dal “manifesto della Beat” mi aspettavo qualcosa di più…
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on the road
Premesso che so benissimo che questo è un libro che ha segnato la storia di una generazione e che è considerato un cult, ma se devo dire la verità io mi sono annoiata terribilmente a leggerlo, tanto che ci ho messo più di un mese a finirlo (per farvi capire: la trilogia di "Millennium", circa 2100 pagine, l'ho letta in una settimana). Mi rendo conto che negli anni 50, quando è stato pubblicato, un libro del genere che parlava del sogno di libertà, di droga e di sesso libero, ha creato scandalo, ma per noi lettori di oggi che abbiamo letto Bukowski e Irvine Welsh, certe pagine possono sembrare ingenue. Sinceramente mi aspettavo più avventura, più sesso esplicito, invece ho letto alcune pagine che sembravano solo una lunga elencazione di luoghi geografici.
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On the road
Sulla strada che porta o che ti allontana da casa si può incappare in mille imprevisti e in mille persone completamente differenti. E quando arrivi a destinazione dopo mille peripezie puoi star sicuro che quello che resterà per sempre dentro di te è il sapore della libertà.
Proprio come quando completi il libro: ti senti pieno del tuo essere e non c'è cosa migliore. Questa è la "Beat Generation" di Kerouac: portato in posti sperduti e, diciamolo pure, dimenticato dal resto del mondo per ritrovare te stesso.
Un applauso a questo libro da divorare in una notte.
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la beat generation
Appena ho iniziato a leggere questo libro non mi ha trasmesso niente. Gli avvenimenti all'interno della storia si accavallavano gli uni sugli altri in maniera confusa e caotica, la narrazione scorreva velocissima, non riuscivo ad entrare in sintonia con i personaggi, non riuscivo a trovare un senso alle loro vicende, il loro continuo spostarsi da un luogo all'altro invece di appassionarmi mi annoiava. Ho dovuto leggere faticosamente 200 pagine prima di abituarmi al ritmo narrativo e iniziare davvero a comprendere la storia. Ho capito che nonostante sia difficile approvare lo stile di vita sconclusionato, infantile e autodistruttivo dei protagonisti, questo libro rispecchia fedelmente il credo dell'autore, perché lui c'era dentro fino in fondo a quello stile di vita. Non bisogna immaginare che lo scrittore raccontava di una vita sbandata e degradata stando seduto a bordo di una piscina con idromassaggio sorseggiando champagne. No, Keruoac ha vissuto ciò che ha scritto e la sua vita è stata quella fino alla fine dei suoi giorni, quando lo trovarono morto in una stanza fatiscente contornato da bottiglie di whisky, più vuote che piene. Si può certamente trovare disgustosa e senza senso una vita condotta così. Io dopo aver finito di leggere il libro penso solo che sia tutto molto triste. Penso che la ricerca della felicità all'infuori dei soliti cliché dettati dalla società sia una ricerca ardua ed effimera, nonché inutile. Penso che la libertà sia un concetto utopistico e che scappando da una gabbia si finisce solo per finire in un'altra. Ci si può ingabbiare in una vita di lavoro noioso, con una casetta deliziosa, maxischermo tv e vacanze dilazionate in piccole rate annuali. Oppure si può decidere di mandare al diavolo tutto e di ingabbiarsi in una vita di scomodità, stenti e privazioni. Cambia il tipo di gabbia, ma non la sostanza. Ecco, come già accennato in precedenza, questo libro, seppur scritto in maniera opinabile, è riuscito a trasmettermi qualcosa, qualcosa di infinitamente triste. Ma perlomeno c'è riuscito.
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- sì
- no
Sulla strada, senza meta
Libro letto in qualche ora. Storia di qualche amico mosso da una passione vaga per la vita, destrutturata da qualunque ordine precostituito o sistema di valori perbene.
Non è importante dove si va, ma il viaggio in sè, da affrontare con un entusiasmo non meglio definito, divorando a testa bassa i piaceri più effimeri, godendo di amicizia, donne passeggere e buon vino.
Un manifesto del genere, che non mi pento di aver letto, anche se forse in un contesto interiore non dei più adatti. Insomma, leggerlo a 18 anni, senza disillusione e consapevolezza del reale ben presenti, avrebbe forse avuto un altro effetto.
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Sulla strada
"Ma come ha fatto a non piacerti Sulla strada di Kerouac? Non capisci niente, è un cult!"
Oh ragazzi sarà pure un cult, un libro generazionale, ma a me ha annoiato a morte, eppure amo molto i racconti di viaggio. Sono arrivato alla fine veramente stremato, stravolto, ebbro di alcool, lavori nei campi, sesso e vagabondaggio.
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Un libro che cambia la vita
In una parola, illuminante.
Questo libro è senz'altro una di quelle opere che vanno lette con attenzione per quanto potrebbe essere pericoloso il farlo.
La storia di Dean e Sal, due grandi amici che vogliono vivere la vita ogni giorno.
Viaggi incredibili attraverso tutto il continente americano e con pochi soldi in tasca.
Questo libro altro non è che un continuo viaggio, ricco di avventure ed avvenimenti che fanno venir voglia al lettore di mangiarsi le mani.
Leggendo questo libro sicuramente vi domanderete cose come: "Che ci faccio quì?", "Cosa sto facendo?" o ancora "Cosa mi trattiene?".
Ripeto, libro da leggere con cautela.
Qualsiasi tipo di esperienza all'interno di esso viene valorizzata e reputata importante, persino la più brutta.
Ebbene, lo stesso finirete col pensarlo voi.
Cambierà il vostro modo di pensare.
Cambieranno gli occhi con cui guardate il mondo.
Sperate solo di non avere un amico che a sua volta abbia letto questo libro (o forse dovreste sperare di averlo, dipende dai punti di vista), perchè se così non fosse tutto quello che avevate prima per voi non conterà più nulla, ed insieme ad esso non potrete che mettervi sulla strada appunto.
Cinque stelle ed amore ad uno scrittore che davvero ha meritato la fama che ha.
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il mito inventato
Mitico pallosissimo libro. Mi spiego meglio: mitico, perche’ il titolo fu azzeccatissimo, e con quell’aria alcoolica e ribelle, ottima per i tempi (anni 50), Kerouac si presentava da solo. La tematica fu quanto mai azzeccata, ed affascino’ una generazione di persone che del libro conoscevano solo il titolo. Fernanda Pivano, della Einaudi, con la ben pagata missione di evidenziare le contraddizioni della societa’ capitalista, girava gli Stati Uniti in lungo e in largo, da una marcia per la pace all’altra, alla ricerca degli autori beat, against, e fuck the system. Trovo’ Kerouac, Ginsberg, Ferlinghetti, ma anche Hemingway ed altri notevoli scrittori, e delle ottime traduzioni la ringraziamo. Peccato che molti grandi autori americani, che di sinistra non sono, siano stati ignorati dal Minculpop di casa nostra. Cosi’, da noi, la letteratura americana e’ di sinistra non perche’ quegli autori fossero di sinistra, ma perche’ fatti propri e addomesticati per l’imminente rivoluzione nostrana. Fu cosi’ che On the Road strego’ una generazione in America (cosi’ dicono... ma sara’ vero?), e ne strego’ quattro dalle nostre parti. Tanto che tutt’oggi il buon intellettuale schierato e’ obbligato a girare con la copia del libro sotto il braccio, impregnandolo di sudore, per una lettura in odorama. Come se il tema della ribellione condita da droghe sia ancora attraente. Come se l’amicizia sia solo complicita’ nello sputare in faccia a tutti e tutto.
E veniamo al pallosissimo: e’ di una noia mortale. Lasciate stare che fa figo, ma siamo sinceri con noi stessi, si puo’ leggere una roba del genere? non sono il solo a dirlo, ma ho faticato veramente a leggerlo. Sfilze di nomi di cittadine, di strade sempre uguali, di noia e solitudine, di nulla che succede. Mah. Se si faceva la Romea forse ne usciva un libro piu’ divertente.
Libro da leggere al Mac Donald’s, con davanti hamburgher e patate fritte. Consiglio anche un bel caffe’ doppio, c’e’ il rischio di addormentarsi alla guida....
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Ultimo aggiornamento: 12 Luglio, 2010
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Delusione
Dopo averne tanto sentito parlare ho letto "Sulla strada", libro cult della Beat Generation.
E' la storia di due amici che passano una vita "On the road", il grande mito di una esistenza libera, sulla strada appunto, fregandosene di tutto e di tutti.
Beh, la verità è che è un libro decisamente deludente.
Un libro che parla di viaggi, scritto in modo frenetico, convulso, alterato, ma che in realtà risulta noioso. Il racconto è un continuo elencare città, nomi di persone che incontrano sulla via, serate che in fondo sono tutte uguali, il tutto come fosse un diario di bordo.
Tutto ciò che viene descritto è sempre "il più incredibile", "il più bello" e "il più fantastico": va bene l'entusiasmo che si ha a 16 anni, ma dopo 400 pagine così non se ne può più!
Anche perchè non succede mai niente, mai un dialogo che si riordi, mai una analisi un po più approfondita di qualche personaggio.
Davvero poco rispetto alla sua fama ho pensato ... o forse era proprio questo il senso del libro: trasmettere il vuoto esistenziale, l'assenza di valori, di prospettive, di progetti, di sentimenti.
A parziale attenuante posso dire di aver letto il libro "fuori età", nel senso che il tema e il modo di scrivere si adattano di più agli anni della addolescenza.
Insomma una delusione, anche se una cosa la devo dire: a qualche giono dalla fine della lettura, per dirla alla Kerouac, devo ammettere che quel vecchio figlio di puttana di Dean Moriartry, un po ti rimane nel cuore.
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sulla strada
un bel libro, racconta di un gruppo di amici che scorazzano in lungo e in largo per gli stati uniti, spesso fradici, spinellati e con la liberta' nel cuore. da un senso di liberta' incredibile.
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splendido
Che bello viaggiare su e giù per gli Stati Uniti con quegli ubriaconi e spinellati di Sal e Dean, con questo romanzo vieni immediatamente catapultato in un' America vera, popolare, di disagio profondo. I protagonisti paiono rassegnati, non combattono contro un sistema che non li capisce disperatamente lo rifuggono.









