Un uomo che dorme Un uomo che dorme

Un uomo che dorme

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La presentazione e le recensioni di "Un uomo che dorme", opera di Georges Perec pubblicata da Quodlibet. Terzo romanzo di Georges Perec, Un uomo che dorme è la storia di uno studente che la mattina dell’esame, invece di alzarsi, lascia suonare la sveglia e richiude gli occhi. Segue il racconto della sua vita ordinaria, in cui giorno dopo giorno si educa all’indifferenza per tutto: non voler più niente, vagare, dormire, perdere tempo; tenersi lontano da ogni progetto e da ogni smania; essere senza desideri, senza risentimenti, senza ribellione; leggere «le Monde» dall’inizio alla fine, senza saltare una riga, annunci matrimoniali e necrologi compresi. Un uomo che dorme è un romanzo in cui chiunque, leggendolo, riconosce quell’oscuro desiderio di ritirarsi dal mondo senza scomparire del tutto; e fa spavento quanto sia facile e a portata di mano diventare indifferente a ogni cosa, un fantasma trasparente che, come il protagonista del libro, vaga per Parigi senza aprire bocca, senza desiderare più nulla, tra la folla dei Grands Boulevards, per i caffè, le panchine dei giardinetti, i lungosenna, i musei, i monumenti, sonnambulo turista in casa propria. Postfazione di Gianni Celati.

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Un uomo che dorme 2010-12-18 18:32:40 Stefp
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Stefp Opinione inserita da Stefp    18 Dicembre, 2010
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Un uomo che dorme

Un ragazzo di venticinque anni, improvvisamente, la mattina di un esame universitario, anziché alzarsi, ignora la sveglia e continua a dormire. Da quel momento decide di negarsi a tutti i diritti e i doveri della vita; dorme, passeggia senza meta, passa ore a contemplare il soffitto del suo mini appartamento parigino del quale conosce a memoria ormai ogni piccola crepa, legge ogni riga de Le Monde, va ogni tanto a vedersi qualche film in cinema deserti, taglia i ponti con tutti gli amici e conoscenti, non ha più desideri. Il suo spazio onirico invade e si confonde con la realtà.
Georges Perec ci offre un romanzo che paventa quello che, penso tutti, prima o poi, almeno per un momento, hanno pensato o desiderato, un torbido desiderio qualche volta accarezzato: ritirarsi dal mondo senza morire, senza scomparire del tutto, esserci ma non apparire, non fare nulla. Un suicidio psicologico che una volta iniziato ti tira dentro in un vortice oscuro dal quale è sempre più difficile uscire. Gli unici rapporti, con i camerieri dei café parigini o con le maschere dei cinema, tutti uguali, tutti anonimi, non liberano dall'allucinante estraneità dal mondo dove il protagonista si è nascosto, ma semmai la rinforzano.
Un romanzo inquietante, non facile, interessante.

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