Narrativa straniera Romanzi Vergine giurata
 

Vergine giurata Vergine giurata

Vergine giurata

Letteratura straniera

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Hana abbandona gli studi universitari da poco iniziati all'Università di Tirana per tornare a vivere sulle montagne del Nord dell'Albania, nella casa dello zio che l'ha cresciuta dopo la morte dei genitori e che adesso è vedovo e malato. Un atto d'amore e di gratitudine che assume i tratti di uno spaventoso olocausto di sé quando Hana pensa che l'unico modo per risolvere i suoi problemi sia diventare una vergine giurata: una di quelle donne, cioè, che a un certo punto della propria vita decidono di farsi uomini e di rinnegare la propria femminilità. Lo zio è fiero di lei, l'onore della famiglia è salvo e lui è libero di arrendersi alla malattia che lo divora. Nella solitudine delle montagne si abbrutisce, finché la cugina Lila non riesce a convincerla a infrangere il giuramento per raggiungerla a Washington. Qui Hana riesce con grande sforzo a trovare la consapevolezza di sé e ad accettare l'amore di un uomo.

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Vergine giurata 2017-07-13 14:41:13 Roleg
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Roleg Opinione inserita da Roleg    13 Luglio, 2017
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"Nessuna mano mi sfiorerà. Giuro la mia verginità

Mi aveva colpito, tanto da spingermi a leggere il libro, la notizia che in alcune parti dell'Albania (paese vicinissimo all'Italia) ci si attenga ancora al Kanun, il codice di leggi legate a tradizioni e consuetudini che risalgono al 1400 circa. Un codice che ha costruito una società patriarcale e maschilista, che consente la vendetta cruenta e prassi che non possiamo non ritenere barbariche.

Questo codice non scritto prevede diritti e doveri per tutti. Alle donne il dovere di rimanere fedele al marito, di servirlo, di essergli sottomessa, di soddisfare i bisogni coniugali, di allevare i figli e tenere a posto scarpe e vestiti. Agli uomini il diritto di correggere la moglie, di bastonarla e di legarla in caso di disobbedienza.

In pratica la brava donna albanese deve avere le seguenti caratteristiche: sopportazione, abnegazione e accettazione del proprio destino.

Cosa ci azzecca tutto questo con il libro? Una delle leggi del Kanun prevede che in assenza di maschi in famiglia, una figlia possa "diventare uomo", ossia smettere di comportarsi da donna, giurare verginità per il resto della propria vita e acquisire di conseguenza tutti i privilegi concessi dalla legge agli uomini, in altre parole diventare "libera".
Riformulo in modo più conciso: "smettere di essere donna per diventare libera"!

Possiamo solo immaginarci quali conseguenze psicologiche possa portare una decisione di questo tipo, specie in giovane età. Purtroppo gli aspetti psicologici di questa terribile scelta nel libro sono solo appena delineati e lasciati alla nostra immaginazione.
Il libro è certamente ben scritto, scorrevole e si legge con facilità. Ma non mi ha fatto entrare in quel mondo rurale, chiuso e arretrato, non mi ha calato in quelle pesanti atmosfere, non mi ha fatto "capire". Quello che invece viene descritta è la fase di riappropriazione della identità femminile in America, un argomento importante ma certamente meno interessante.

E anche in questa seconda fase mi pare che tra le righe si voglia fare passare l'idea che una donna possa trovare "normalità" e "tranquillità" solo trovando un uomo o in generale "qualcuno".

Comunque un libro interessante che riesce in qualche punto a dire cose molto importanti:

"L’energia femminile non passa attraverso l’acquisizione dei diritti e dei poteri dell’uomo. Le donne non diventano qualcun altro e non si adattano a qualcos’altro. Non si tratta genericamente di impadronirsi di sé, né di giurare uno stato sociale e giuridico diverso."

Un romanzo interessante che parla di un tema molto importante ma che avrebbe potuto essere a mio parere decisamente più incisivo.

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Vergine giurata 2015-11-10 06:33:31 Natalizia Dagostino
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Natalizia Dagostino Opinione inserita da Natalizia Dagostino    10 Novembre, 2015
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Energia femminile negata

Tenera e terribile è la storia di Hana che si rifiuta di accettare il matrimonio combinato che permetterebbe allo zio di morire in pace, ma che la costringerebbe a rinunciare alla propria indipendenza. Elvira Dones scrive il romanzo nel 2007 e Laura Bispuri lo traduce in un film, candidato al Berlinare 2015, compiendo, assieme, ciascuna per sé, una consapevole ricerca identitaria.

p.177

È triste registrare come il maschile è stato ed è ancora, talvolta, considerato un ruolo socialmente vincente, salvato, protetto e comodo da vivere.

È così che il cammino di Hana da privato e intimo diviene storia della comunità: dagli imperativi creati dal sesso maschile predominante, agli svelamenti di una gioiosa differenza di genere.

Tra la fuga della sorellastra Lila e la rinuncia all’identità di Hana riconosciamo il rinnovamento di ogni donna che passa attraverso il desiderio.

p.124-125

L’energia femminile non ha bisogno di inni e slogan e non passa attraverso l’acquisizione dei diritti e dei poteri dell’uomo. Le donne non diventano qualcun altro e non si adattano a qualcos’altro.
Non si tratta genericamente di impadronirsi di sé, né di giurare uno stato sociale e giuridico diverso.

La libertà è riconoscere la fatica e il privilegio di assomigliare sempre più a se stesse, al proprio nucleo di verità.
È irreparabile la realtà carnale di essere quello che si è.

p.204

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