Altri versi
Letteratura italiana
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Altri versi
È il libero potere dei versi a nutrire la poetica di Elio Ria.
Versi che nascono in un tempo senza significati conosciuti, e in uno spazio “dove tutto è tutto e niente”. Questi pensieri sfuggono alle redini di ogni catalogazione, firmando la propria libertà tramite il dubbio del poeta, che assiste con stupore allo spettacolo di questi “pensieri inversi” totalmente privi di un tracciato segnato, solamente consci del loro volersi raccontare. Ed è da questo loro desiderio dirompente di esprimere la vita che nasce Altri Versi.
Sono versi nati senza forzature, dalla penna un’anima disarmata che lascia semplicemente che la poesia sia, esista, nella stessa forma in cui si presenta sotto le spoglie di pensiero: “non intendo seguire risposte/siano, dunque, i miei occhi/soltanto stupore della semplicità.”
Il poeta naviga inquieto nei suoi versi, a volte cercando risposte e a volte semplicemente osservando i dubbi che lo assillano. In particolare è molto accentuato il suo sentire la forza del sapere, della conoscenza, rinchiusa in uno scrigno fatto di cielo, immensa. A volte l’udire il suono di questa grandezza lo rende inquieto, e il desiderio di sollevare anche solo uno di quei misteri brucia: “Quando la commedia del sole/volge al termine/e s’alza il sipario della notte/gli spiriti inquieti/rubano il sonno a Dio”. Allo stesso tempo, come per confermare e dare disconferma, l’animo del poeta si quieta nel silenzio, ammirando la bellezza del non sapere: “mi fermo per godermi/senza più nulla domandarmi”.
Elio Ria non forza i propri versi, come non accetta scontentezze superflue nella propria vita: “Se piove accetto la pioggia/se le foglie cadono ammiro l’autunno/se il vento è folle chiedo alle mie cose di attendere, e/mi diverto a gareggiare col tempo”. L’autore lascia semplicemente che i versi siano, nella bellezza e nel dolore del loro mistero, e non pretende parole ma le implora, quando vi è troppo silenzio e il desiderio di scrivere è un tormento: “Il cuore implorava un verso/la voce modulava un lamento/(...)un verso/un vento appeso al cielo/fu la risposta al mio essere infelice”
L’autore sente la poesia come una necessità, tanto da pregarla di condividere i pensieri con lui. Ma allo stesso tempo i versi possono apparire come una dannazione, per questo desiderio insaziabile di spaziare nell’infinito della realtà, e per il lo sforzo di trasformarsi da pensieri a parole sulla carta. Se c’è inquietudine e ricerca i versi sfuggono la pace, ed Elio Ria scopre questo già nell’infanzia, quando inizia a scrivere: “nei giochi di un tempo/di un bimbo malinconico/con le lacrime nelle mani/nell’intravedere/nel grembo di un pensiero/l’amaro sapore della poesia”.
Elio Ria è anche il poeta della quotidianità.
Egli permette alla vita di stupirlo in ogni momento dimostrando una sensibilità dolce e profonda, cogliendo nella semplicità le complessità in movimento. Mostra coi suoi versi che nell’ordinario esiste sempre qualcosa di straordinario, per cui valga la pena rimanere sorpresi. Questa sua caratteristica, lo stupore, traspare in molte delle sue poesie: “ti chiedi tante cose/ti guardi intorno e ti stupisci”, “mi sorprendo di esistere/nelle parole di uno sconosciuto”, “nello stupore dell’affermazione di un piacere/sostai a gustare la sua cordiale pazienza/sospesa nella speranza di una carezza”.
Altri Versi è un libro che cede il palcoscenico alla vita come perpetuo movimento. Una vita che si mostra allo stesso tempo dono e fardello, satura di incertezze, eppure ammaliante nel suo sorprenderci in continuazione.









