Palinsesti Palinsesti

Palinsesti

Letteratura italiana

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La presentazione e le recensioni di Palinsesti, poesie di Marco Simonelli , Editrice ZONA. "S. Kessler, Ridge e Brooke, Ken e Barbie, la Cueva, Holly e Benjy, Wanna Marchi... Ogni stella ca[n]dente, indistintamente s-oggetto e persona, è uno schianto di meteora dello Star System (esemplare la parabola di Superman), l'ante[n]nato fondale a luci intermittenti (galassia e buco nero) che senza posa si (e ci) ri-scrive. Appunto Palinsesti, ossia ri-produzione di una “letteratura” (e annessa mitologia) biodegradabile, torchiata sulla vanitas dell'usa-e-getta patinato e destinata a perdersi nell'eco breve dello stretto tempo televisivo. E paradossalmente, consegnata al megafono metrico, quasi per contrappasso, a divenire invece memorabile." (Zapping, di Federico Scaramuccia).

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Palinsesti 2008-12-29 16:29:43 Fabio Barcellandi
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Fabio Barcellandi Opinione inserita da Fabio Barcellandi    29 Dicembre, 2008
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'Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola

'Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola…'

Parole come cibo, quindi, nutrimento per l’anima, e la poesia si sa, in questo è davvero maestra. Quando queste parole, però, oltre a essere cibo, parlano di cibo, il risultato è di una scorpacciata colossale, pantagruelica. E così è "Palinsesti", il canzoniere del toscano Marco Simonelli, una raccolta che è una 'Grande Bouffe' attraverso gli anni 'clue' della televisione commerciale; la quale ha saputo, nel suo momento d’oro, farci ingurgitare una tale e tanta quantità di programmi e personaggi e slogan e pubblicità da non poter passare inosservata, arrivando in fine a eter(n)izzarsi nelle parole del poeta e grazie al poeta farsi teatro nel teatro, cioè, poesia nella poesia:



"Frammento anonimo di poeta catodico



'L’ottimismo è il profumo della vita' T.Guerra

…

…

Oh Tonino, Tonino!

Tu misuri la vita con l’olfatto

ma quest’epoca non profuma affatto

bensì puzza come cacca sotto al tacco

…"



Teatro nel teatro e teatro del teatro, poesia nella poesia e poesia della poesia, tivù nella tivù e tivù della tivù, il menù di Marco Simonelli è davvero completo ed è così che ci ritroviamo con Il pranzo è servito in cui non solo gli ingredienti forniti dalla sua tele visione vengono cucinati e serviti con sapida e salace sagacia e precisa e attenta critica culinaria, ma senza distacco, no, lui stesso, ammessa e ammenda la sua teledipendenza sa farsi ingrediente principe e principale e quindi ancor più gustoso:



"La forma mia giullara, malandrina

si cuoce in acqua cotta dall’arsura"



ché attraverso il suo punto di vista privilegiato, godremo di quel poco di zucchero con cui digerire il boccone più amaro e smaltire l’abbuffata fatta in tempi non sospetti, ce lo dice "In lode della girella"



"Sono stato confezionato

durante gli anni Ottanta."



Anni di "Interferenze" che



"fanno dissociativi

i magri miei intelletti

che a tratti interrotti

con gli spot dei risotti

rifriggono in parti i nuovi soggetti.

Già visti i terroristi

i tristi integralisti



che scuotono il banale universale.

Appaiono le tette

di vestale che cuoce le polpette."



E questo è il succo, il condensato, l’estratto, l’olio essenziale di questo lavoro, un lavoro di scavo, di recupero, di restauro e di conservazione di un linguaggio che diversamente si sarebbe perso, spento, nonostante si tenda a credere che la luce delle stelle, dello star system, sia eterna. E nonostante si tenda oggi a sminuire, quasi vergognandosi, l’enorme portata e influenza di quel momento, storico, certamente. In cui la televisione non è stata un mero elettrodomestico, ma una persona in carne e ossa, come in carne e ossa erano e sono coloro che la fanno. Un membro della famiglia, un parente, una baby-sitter, nel caso migliore,



"Cadendo dal seggiolone



La mamma qui da solo mi ha lasciato"



una madre-matrigna



"Coming out

[confessional poem #1]



Sono Gesù bambino

che guarda sua madre



like a virgin."



o un padre-patrigno, nei peggiori:



"Il figlio di Jai Ar

[confessional poem #2]



Tutta Texas e tutta d’oro nero

la Milano con cui t’abbeverasti –

mi lasciasti cubetto prigioniero

nel tuo whisky, champagne, CinzanoAsti.



Per noi che perdonammo anche Sue Ellen

mandarti giù è bere Ferrarelle."



L’elenco dei membri della grande famiglia televisiva non si esaurisce certo qui, il catalogo delle (s)comparse è ben nutrito, vi invito quindi a scoprirlo, anzi a riscoprirlo grazie a Marco Simonelli, "Il dado è tratto": "Palinsesti", un piacere dolce-amaro dal retrogusto malinconico, ma mi raccomando, "Da consumarsi preferibilmente prima della data di partenza" (dipartenza).

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