Poesie da fermata d'autobus Poesie da fermata d'autobus

Poesie da fermata d'autobus

Letteratura italiana

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“Sono fogli sparsi quelli che ho davanti a me. Non ancora composti, non ancora libro. Pagine impilate, perfette, numerate. In ognuna c’è una storia, compressa dentro brevi parole, qualche riga in più qualche riga in meno. E’ la sospensione della poesia che ci offre il desiderio di interpretare, di intuire senza che ogni emozione venga descritta minuziosamente, quasi non fossimo più capaci di immaginare.”

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Poesie da fermata d'autobus 2008-11-22 21:36:18 Fabio Barcellandi
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Fabio Barcellandi Opinione inserita da Fabio Barcellandi    22 Novembre, 2008
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Poesie dell’attesa?

Poesie dell’attesa? Verrebbe da rispondere di sì. Poesie del presente, dell’oggi, in attesa del domani. Poesie in attesa della poesia? Poesie della felicità, della gioventù, della spensieratezza, in attesa dell’infelicità, della vecchiaia, della pesantezza, della poesia:



'Domani non sarò così felice,

non più acqua fresca di ghiacciaio,

non più passeggiata in uno

sprazzo

di primavera invernale.

Non sarò più ballo popolare,

non valzer viennese,

non sangue di Francia,

non più Belle À?poque.

Non sarò una perla palpitante di

Renoir.

Qualcun altro sarà pupilla

Verde speranza d’agata

Al posto mio.

Ben venga!

Dopotutto

Il domani che importa?

Oggi lo sono stato.'



Poesia a venire? Poesia in divenire, in fondo



'… siamo tutti

profondamente

infelici,'



già. Poesia di rivolta, di ribellione, di rifiuto



'Polveri sottili.

Amori.

Che fare?

Che fare se tutto è reale nel mondo da Dio creato?

Che fare quando fa male

alla pelle,

ai nostri neuroni, alle convenzioni, alla

nostra morale?'



poesia di rinnovamento, di distacco dalla tradizione



'Ma cosa vi credete, voi, che l’uomo sia fatto di ghiaccio?

Che non si può cominciare una frase con una preposizione?

Devo dirvi quel che vi piace, per averla vinta?'



poesia di invettiva, di rabbia, controtendenza



'Mi affido a Chopin, intanto, per sputarvi questa poesia,

su carta straccia e con inchiostro bianco,

che non segni questo foglio intonso,

che vorrebbe dir ma è muta

perché qualcuno le ha tagliato la lingua,

perché c’è chi le ha mozzato le ciglia,

perché è sola la sua ansia biforcuta.

Sola: senza tatto, né gusto, né vista, né olfatto,

con l’udito soltanto,

per sentire Chopin,

per cercar d’ascoltar

chi straparla

per scovare nell’odio imperante

l’amore

ribelle.



È troppo lungo questo periodo,

ho dovuto inserire un punto,

per cercare un posto nei canoni,

che sarà sempre o sopra o sotto le righe…



Io non ho assunto oppio, non sono

Un SUPEREROE.

Tento sempre d’esser me stesso,

“con tutte le sue contraddizioni”,

con le paure e le angosce,

le onestà e le stanchezze,

le reti, le fami, le ipocondrie.

Con la voglia di ricevere un bacio,

un bacio in fronte della buonanotte.'



Poesie genuine, schiette, poesie d’amicizia, poesie d’amore, insomma, poesie, che non è poco.

Poesie in attesa, dicevo, d’altra poesia che arriverà - alla fermata Mattia Baglieri - è una promessa!

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Poesie da fermata d'autobus 2008-11-22 07:39:07 Marina Morani
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Opinione inserita da Marina Morani    22 Novembre, 2008

Da leggere in movimento

La paziente attesa di farci portare via. Da un autobus per un incontro o un ricordo. E allora ci stringiamo trasportati, “ovattati ed eterei” per decidere dove fermarci. Alle nostre terre di sempre o in una piazza di Lisbona dove “ogni casino è un mondo nelle feste di cervelli”.

Viaggiamo, con le incantevoli poesie dell’esordiente Mattia Baglieri e i pensieri fatti di domande corrono e si aggrovigliano come i vicoli universitari di una Bologna “dove la gente vende quel che non è”. Sono gli anni giovani della “ricerca del tutto”, della “grande lotta di vita”. Sapere dove potersi trovare, e poi dimenticare. La dimensione intimista dialoga con il mondo che “sembra grande come il parco di via Guicciardini”. Difficile allora non specchiarsi nei versi del giovane Baglieri che come finestrini veloci riflettono pezzi di strade e luoghi di conversazioni vissute e ritrovate da chiunque ha vissuto i giorni grandi e scattanti della tarda adolescenza. Il linguaggio parla con una sintassi viva, che racconta e incontra, grida l’impegno e si affida al tempo del parlato.

Da leggere in movimento. Come la voce che insegue progetti, amici e idee in queste pagine. Da assaporare mentre si va, cullati dal rumore della gente, confortati dai nostri paesaggi di qui, fino alla prossima fermata o futuro.

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William Wordsworth, Alfred Tennyson, Lillian Hellman, Virginia Woolf, Thomas Mann, Hermann Hesse, Viktor Frankl, Natalia Ginzburg
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