Serenata napulitana al Cabaret Voltaire
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Letteratura italiana
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La presentazione e le recensioni di Serenata napulitana al Cabaret Voltaire, opera di Carmine Lubrano pubblicata da Edizioni La ricotta. Finalmente è uscito Serenata napulitana al Cabaret Voltaire, il nuovo testo di Carmine Lubrano: una nuova raccolta poematica, un nuovo approccio grafico (la parola nuda), nuove versioni poetiche (da Jacques Brel, Fabrizio de André, Carmelo Bene,...). Un testo da leggere, da glossare, da portare in strada...
"La poesia è scarna informazione [...]. La poesia (la parola) è segno: traccia, orma, deformazione significativa, indica di una virata di senso, campanello di uno stato malato, sirena di un'idea deviante. [...]
La poesia di C.L. ci insegna a non aver paura della parola, ci insegna un metodo per usarla, ci fornisce suggerimenti per costruirla noi, in prima persona senza bisogno di citare altri. [...]
La poesia di C.L. è sesso civico [...].
La poesia di C.l. [...] è una parola che ci mostra la quotidianità della nostra Esistenza Commericale (P.B.) asessuata, il modello di vita globalizzato e totalizzante che si è infiltrato in ogni strato di ogni cultura."
“[…] un testo così denso, così strambo, con espressioni costruite in maniera così diversa da quelle che usiamo tutti i giorni per comunicare… per andare a comprare il pane o ordinare al cane di stare a cuccia… un testo come questo di Lubrano dimostra come un libro di poesie non sia altro se non una raccolta di cose, di informazioni, di materiali ovvero di roba fatta di materia. Sono tabelle che raccolgono e ordinano i resti catturati dalle reti dei pescatori, i detriti, i frammenti che formano i canti di un popolo che rotolando avanza, che ruota attorno a se stesso e alle abitudini che si è costruito.
Lubrano raccoglie infatti i detriti quotidiani, li fa parlare, dà loro spazio sulla pagina con un carattere grassetto, incicciottito, carnale e burroso, sessuale nello sprofondarci le mani come nella pasta del crescente. È una parola da smanacciare come bocca fessa o boccaverno. È una parola partorita da una bocca_ventre, è nata dagli orifizi bassi del mondo. È la parola del mondo in cui liquidamente ci barcameniamo, un mondo che, lungi dall’essere sterile (come per abituale comodità si crede), pullula di vita, quand’anche larvale.” Dalla Prefazione di Vicia Faba Rissobio.
"La poesia è scarna informazione [...]. La poesia (la parola) è segno: traccia, orma, deformazione significativa, indica di una virata di senso, campanello di uno stato malato, sirena di un'idea deviante. [...]
La poesia di C.L. ci insegna a non aver paura della parola, ci insegna un metodo per usarla, ci fornisce suggerimenti per costruirla noi, in prima persona senza bisogno di citare altri. [...]
La poesia di C.L. è sesso civico [...].
La poesia di C.l. [...] è una parola che ci mostra la quotidianità della nostra Esistenza Commericale (P.B.) asessuata, il modello di vita globalizzato e totalizzante che si è infiltrato in ogni strato di ogni cultura."
“[…] un testo così denso, così strambo, con espressioni costruite in maniera così diversa da quelle che usiamo tutti i giorni per comunicare… per andare a comprare il pane o ordinare al cane di stare a cuccia… un testo come questo di Lubrano dimostra come un libro di poesie non sia altro se non una raccolta di cose, di informazioni, di materiali ovvero di roba fatta di materia. Sono tabelle che raccolgono e ordinano i resti catturati dalle reti dei pescatori, i detriti, i frammenti che formano i canti di un popolo che rotolando avanza, che ruota attorno a se stesso e alle abitudini che si è costruito.
Lubrano raccoglie infatti i detriti quotidiani, li fa parlare, dà loro spazio sulla pagina con un carattere grassetto, incicciottito, carnale e burroso, sessuale nello sprofondarci le mani come nella pasta del crescente. È una parola da smanacciare come bocca fessa o boccaverno. È una parola partorita da una bocca_ventre, è nata dagli orifizi bassi del mondo. È la parola del mondo in cui liquidamente ci barcameniamo, un mondo che, lungi dall’essere sterile (come per abituale comodità si crede), pullula di vita, quand’anche larvale.” Dalla Prefazione di Vicia Faba Rissobio.
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