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Un deca sul bancone

Un deca sul bancone

Letteratura italiana

Autore Corrado Guzzon

Editore

Casa editrice Cicorivolta Edizioni


La presentazione di Un deca sul bancone, poesie di Corrado Guzzon pubblicate da Cicorivolta Edizioni. In queste poesie ci sono le sensazioni, le notti metropolitane di chi guarda il posacenere e gioca con la brace della sigaretta; il sentimento, l'ironia e a volte la rabbia o lo smarrimento del vivere quotidiano. Le immagini che ne derivano, ora vitali ora sintomatiche di un infinito gioco di rimandi e suggestioni irriducibili, manifestano il problema degli anni come se fossero solo istanti di carne fatti a fette e dati in pasto a un cuore irrequieto.

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Recensione Utenti

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Mille presenze poetiche

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In questa raccolta ci sono tante presenze : la città, le sere, le notti, il cielo, le piante, la gente dentro e davanti ai bar, la solitudine, gli incontri tra due solitudini (Serenamente possibile), i ricordi, le riflessioni sul presente...

Poesie da tenere sul comodino e da rileggere continuamente, veramente bellissime.

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Il poeta, l'uomo

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"Sera



[...]

Si sente nel corpo

già la stanchezza

del giorno

che verrà."



Magnifico passaggio! E gran bel libro, davvero interessante. Corrado parte da una osservazione del mondo esterno, di un mondo che pochi altri vedono, però, pur avendolo sotto gli occhi quotidianamente e, attraverso questa sua osservazione, in fine, vediamo lui, il poeta, l'uomo.

La mia preferita? La sua "personalissima" biblioteca, ma anche il tuo tuffo in "oceano/mare", onirica, magica, lirica, "poetica".

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Consigliato a chi ha letto... Poesia
 

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Non ho mai letto, prima d'ora, questo tipo di poesia. E' come se l'autore, a tratti, mentre vive, si fermasse a descrivere quello che l'ha colpito, e poi ricomincia a vivere. E' come se ci fosse un registratore che registra i fatti, mentre l'interiorità più profonda fa fatica a emergere e a delinearsi. A tratti, su poesie come "Vergine asc. Vergine", "Acuto finale", "Sogni", "L'inutile" e in qualche altra si trovano frammenti di vita quasi nascosti, un pò come nel gioco c'è ma non c'è.

Ci sono delle tematiche ricorrenti, come quella dell'ubriaco quasi in contrapposizione al tema della noia ("Vergine asc. Vergine" mi sembra una poesia sulla noia della speranza), quasi a voler esorcizzare il dolore dell'ubriacarsi; ma anche il cielo ha una dimensione particolare: amico, nemico, sorprendente, volgare o da canzonare.

Sostanzialmente, non c'è fiducia nella speranza (v. Crescendo, Una coppia, Sotto l'albero o Una personale biblioteca).

"Sipario" mi sembra quasi la conclusione di "Brutto segno" e "Gli anni se ne vanno prendendoti in giro": è come se l'autore mettesse un sipario alla vita.

"Fuori dal margine" mi ha fatto venire in mente Bianca, si chiamava così la nostra "un pò filosofa, un pò barbona" che avevamo in città; è morta qualche anno fa e diceva di essere la figlia di un principe; andava in giro con i sacchetti di plastica pieni di altri sacchetti di plastica.

"Come vanno le cose" mi sembra che rappresenti la vita che non si vuole ma che c'è. Mi ha dato l'idea di essere ciò da cui scaturiscono le poesie.

In "Questa sera" ho ritrovato un frammento della mia vita, relativamente a un'amicizia interrotta nella quale non si è concluso il sentimento.

E l'amore? Nelle poesie "Divinazione" e "Serenamente possibile" mi sembra che venga descritto un amore quasi ingordo.

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curiosità... appagata

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Opinione inserita da luglio96
22 Febbraio, 2008
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Dopo la buona impressione del primo libro (Dovrei vivere in una vasca), incuriosita, ho letto anche questo: il filo conduttore è il medesimo e le sensazioni sono le stesse, anche l’ambiente è lo stesso come l’ironia. Ma il bello è che viene raccontato ogni volta con sfumature diverse, è come se questo libro fosse un po’ il continuo del primo, la seconda puntata di una vita che viene vissuta e raccontata sempre con l’ironia che contraddistingue chi riesce ad affrontare e far diventare memoria, avvenimenti a volte banali o a volte dolorosi.

“.. una pausa…per ridare ordine al respiro…”

“ .. il dolore gioca al richiamo – anarchicamente – e il pensiero soggiace ubbidiente, come un piccolo ago senza potere - al suo magnete”

“.. che diavolo, non è cambiato poi molto. Gli anni se ne vanno prendendoti in giro – e il peggio è che non te ne accorgi - e resti incredulo, sorpreso – ogni volta che trovi il tempo perduto – tra le note di un diario – o sopra uno specchio…”

Io credo che gli spunti per riflettere sulle cose della vita non siano solo prerogative dei grandi nomi della letteratura e della filosofia, ma si possano trovare anche in pagine scritte con il cuore e con la testa, con le lacrime e con il sorriso.

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nuovo interessante autore

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Opinione inserita da Barbara
19 Dicembre, 2007
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Quando la semplicità nasconde una profonda lettura del quotidiano, quando le immagini poetiche si impongono con apparente naturalezza, quando, giunto alla fine del libro, lo richiudi, accarezzandolo, ecco che comprendi di aver finalmente trovato la poesia che rincorrevi. Era anche in te e grazie a questo autore si è illuminata.

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gran bel libro

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Opinione inserita da rickie
14 Dicembre, 2007
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è un libro di poesie che si legge con la leggerezza e la profondità tipica di chi "sa" scrivere poesie. chiaro, semplice, illuminante. poesie d'atmosfera e metropolitane. capacità di osservare ciò che ci sta attorno e di trasformarlo in poesia.

consigliatissimo!

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Consigliato a chi ha letto... i poeti americani, bukowski, carver.
 
 
 

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