Narrativa italiana Romanzi La solitudine dei numeri primi
 

La solitudine dei numeri primi Hot

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il piacere della letture

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Opinione inserita da sara
10 Febbraio, 2010
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2 persone su 2 hanno trovato questa recensione utile

Io ammetto che la lettura non è il mio forte e che quando mi hanno dato da leggere il libro a scuola ho pensato subito che fosse uno di quei libri noiosi che non avrei mai finito di leggere, ma mi sono ricreduta. Devo ammetterlo il libro mi è piaciuto molto, ho finito di leggerlo dopo 3 giorni, lo divoravo pagina dopo pagina, sono quasi diventata dipendente dal racconto.
La storia è diversa dalle altre, infatti, praticamente tutti i libri finiscono con la frase tipica dalla favola "...e vissero tutti felici e contenti." ed è forse questo il problema che le trame sono praticamente tutte identiche e noiose.
L'autore è uscito dallo schema ed è questo il motivo che lo rende un libro speciale.

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premio Strega?

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Opinione inserita da AuroraSofia
04 Febbraio, 2010
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4 persone su 6 hanno trovato questa recensione utile

Dimostrazione di quanto può essere facile, a volte, vincere il premio Strega. Dimostrazione di quanto è potente il marketing nell'editoria italiana. Lo stile non è male, ammetto, ma la storia è davvero povera, con i drammi della nostra epoca volutamente esasperat (ci farebbe un bel film Muccino). L'unica pagina che salvo è quella in cui spiega la similitudine tra la solitudine di certe persone ed i numeri primi.

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Lettura consigliata no
Consigliato a chi ha letto... Tre metri sopra il cielo.
 

una delle tante ma...

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Il libro è una fotografia della generazione del nuovo millenio...divisa tra il sogno irrealizzabile di una vita sempre desiderata e la realtà di dover convivere con i propri difetti, le proprie colpe e le proprie capacità. L'idea narrativa è apprezzabile e lo stile anche se molto diretto e scarno rende l'idea di quello che la voce nella testa possa dire ad un ragazzo di quell'età. credo che sia una lettura giovanile ma consigliata forse più a chi ai giovani si vuole avvicinare per comprendere le loro paure, fobie e disideri. In linea generale una lettura consigliata anche grazie alla velocità e soorrevolezza di lettura.

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la solitudine dei numeri primi

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Leggendo le opinioni degli altri lettori,vedo che il libro ha deluso moltissime persone. Io sono una voce fuori dal coro perchè l'ho trovato piuttosto bello.Le storie dei due protagonisti sono molto tristi e descritte anche con una certa crudezza ma è bello il rapporto che si instaura poi tra i due, nonostante continuino ad essere profondamente feriti da una vita che non hanno voglia di vivere.
nel complesso, il libro è piacevole e scorrevole.

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mi aspettavo di meglio

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9 persone su 14 hanno trovato questa recensione utile

Lo stile dell' autore è lineare e piacevole e fa sì che la lettura risulti scorrevole. Nonostante questo, dopo una prima parte introduttiva che mi ha permesso di conoscere il passato ed i tratti caratteristici dei due personaggi principali, attendevo con ansia che iniziasse la vera "storia" che purtroppo non è mai arrivata.
Un libro che non credo rifletta la società di oggi, come ho spesso sentito dire, in quanto i due protagonisti sono esageratamente anormali, direi quasi delle caricature. Un libro che ho terminato perchè me lo sono imposta e non perchè volessi scoprirne la fine, e ahimè, nemmeno la fine ha avuto un senso per me.

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Lettura consigliata no
 

Ci risiamo Jack Frusciante

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Opinione inserita da stefano
30 Dicembre, 2009
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1 persone su 2 hanno trovato questa recensione utile

E' un testo adolescenziale. Forse scritto pensando alla sceneggiatura del film che senza dubbio qualcuno penserà di produrre. Intendiamoci, non è male, soltanto che nel mio caso avevo troppe aspettative dovute alla vittoria dello Strega .

Mi viene in mente l'operazione libro+film "Jack frusciante", questo libro però è meno bello (d'altra parte Brizzi non è più riuscito a ripetersi).

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Consigliato a chi ha letto... Jack Frusciante
 

Bella ma

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3 persone su 4 hanno trovato questa recensione utile

lettura intensa, ben lavorata e calcolata.

Pesa la storia, interamente triste,qualche paginetta nella "norma" o per rompere il metodo di narrazione poteva far bene. si rischia di arrivare a 10-15 pagine dalla fine e non avere più voglia di continuare.

comunque un buon libro che va letto almeno una volta

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delusione

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Opinione inserita da Lorenzo
22 Dicembre, 2009
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3 persone su 4 hanno trovato questa recensione utile

emotività artefatta e indagine psicologica non credibile. Sicuramente scorre molto, senza per questo permeare.

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Consigliato a chi ha letto... AMMANITI
 

la solitudine dei numeri primi

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Opinione inserita da stefania
20 Dicembre, 2009
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7 persone su 8 hanno trovato questa recensione utile

Un libro piacevole e struggente. Delicato nell'affrontare i sentimenti ma spietato nel descrivere le azioni. Permette al lettore di entrare in scena e di vedere quasi con nitidezza ciò che vivono i protagonisti.

Tutto scorre tra le mani dei protagonisti con la sensazione che non per tutti ciò che sembra ovvio alla massa, lo sia davvero. Mattia ed Alice rispecchiano la realtà di qualcuno, questi numeri primi che citando il libro vorrebbero a volte essere come tutti gli altri ma non ci riescono.

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La solitudine dei numeri primi

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Opinione inserita da Giusy
15 Dicembre, 2009
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3 persone su 5 hanno trovato questa recensione utile

Ho terminato da poco il libro di Giordano e, come molto altri, mi aspettavo di leggere un romanzo di introspezione psicologica ma con un intreccio che lo rendesse più interessante. Probabilmente l'autore ha deliberatamente fatto confluire questa storia in una mancanza di iniziativa da parte dei protagonisti proprio per sottolineare la loro estraneità alla vita... è un libro che va letto per quello che è, senza cercare significati nascosti... esistono situazioni in cui le persone sono incapaci di agire proprio perché il tormento che vivono è più grande di qualsiasi forza. Ho avuto la stessa sensazione quando ho letto Una donna spezzata di S. De Beauvoir, in cui la protegonista, a conoscenza dei continui tradimenti del marito, non riesce a reagire... e vive la sua situazione in una passività che mi ha fatto più volte voglia di tirare il libro al muro...
Infine, penso che Giordano sia un bravo scrittore, che questa è solo la sua opera prima e che dobbiamo dargli un pò più di fiducia.
giusy

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Consigliato a chi ha letto... Una donna spezzata di Simone de Beauvoir
 

delusione

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Opinione inserita da antonio
14 Dicembre, 2009
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1 persone su 4 hanno trovato questa recensione utile

Storia che scorre molto lentamente e che non arriva mai ad una conclusione degna di essere chiamata tale.

Noiosi e patetici i protagonisti della vicenda.

Una delusione.

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MI E' PIACIUTO?

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Opinione inserita da Elisandro
13 Dicembre, 2009
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2 persone su 6 hanno trovato questa recensione utile

Non sappiamo definire un giudizio... libro ambiguo, al limite di un credibile realismo moderno. C'è di meglio

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Una delusione

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Forse le aspettative erano troppe, ma questo libro mi ha profondamente deluso. Al di là dell'eccessiva introspezione, che tra l'altro non mi pare nemmeno troppo accurata nel descrivere un'età difficile come l'adolescenza (mia moglie è pedagogista e me lo ha confermato) ciò che mi ha lasciato perplesso è la mancanza di un messaggio positivo o negativo che sia (io almeno non l'ho colto). Da un libro del genere me lo sarei aspettato.

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Da leggere

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2 persone su 4 hanno trovato questa recensione utile

Storia dura da digerire ma che lascia il segno.

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La solitudine dei numeri primi

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Opinione inserita da Giovanna
03 Dicembre, 2009
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4 persone su 7 hanno trovato questa recensione utile

Giordano annega il lettore nelle descrizioni. L'adolescenza è un' età difficile, nessuno lo mette in dubbio, ma nella vita di un ragazzo, di una persona ci sono anche le cose belle. In questo libro non ci sono cose belle nelle vite dei personaggi. Loro non hanno emozioni, ma solo una gran voglia di farsi del male.
Ha vinto il premio strega, non se lo merita. Ma siccome è mia convinzione che il libro tra le righe rispecchia l'anima dell' autore, sicuramente Giordano aveva bisogno di vincere quel premio. Ora saprà che nella vita ci sono anche le cose belle.

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La solitudine dei numeri primi

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Meno male che non l'ho comprato ma mi è stato regalato. Veramente deludente, Giordano scrive bene ma la trama lascia veramente a desiderare. L'ho finito perchè difficilmente lascio un libro a metà ma non meritava proprio.

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la solitudine dei numeri primi

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Opinione inserita da chiara
19 Novembre, 2009
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2 persone su 3 hanno trovato questa recensione utile

è una lettura consigliata a chi piace l'introspezione, l'analisi psicologica dei personaggi. la cosa che mi ha colpito di più è stata la trasfigurazione della realtà fatta dai personaggi, soprattutto mattia, il quale vede ogni elemento della realtà coi propri occhi da fisico da un lato e ragazzo colpito da una forte sofferenza dall'altro. è uno dei libri più belli che io abbia letto.

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la solitudine dei numeri primi

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Opinione inserita da nadia
17 Novembre, 2009
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5 persone su 6 hanno trovato questa recensione utile

... l'incapacità di reagire in modo costruttivo ai traumi dell'infanzia e'assolutamente riscontrabile quotidianamente... riuscire a raccontare tutto questo con semplicità e profondità non e' da tutti... complimenti a PAOLO GIORDANO che ha saputo guardarsi intorno e vedere tutto con un realismo che ti lascia l'amaro in bocca ma non ti prende per il culo.

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la solitudine dei numeri primi

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Opinione inserita da Siberia
08 Novembre, 2009
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1 persone su 3 hanno trovato questa recensione utile

Buona abilità di scrittura, salve qualche dimenticanza dei congiuntivi... Inizio della storia migliore della fine. Protagonisti apatici, freddi e superficiali, incapaci di dare una svolta alle proprie vite, nonostante i traumi subiti...
Il libro non emoziona,i personaggi sono tutti irritanti e antipatici. A trasmettere un po' di tenerezza è Michela, l'unica realmente fragile e indifesa. Libro non consigliabile. Sinceramente non capisco per quale motivo sia stato premiato.

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la solitudine dei numeri primi

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1 persone su 2 hanno trovato questa recensione utile

Libro a mio giudizio sopravvalutato, bella la descrizione dei protagonisti adolescenti nelle loro insicurezze ma non troppo convincente l'evolversi nella situazione ed il finale...

Essendo il primo libro dell'autore, peraltro molto giovane, diciamo che ha posto le basi per un futuro da scrittore:

maturando e crescendo lui stesso maturerà anche la sua capacità di approfondimento.

Una cosa che ho trovato veramente azzeccata è il titolo...

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Libro di un autore molto giovane

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Opinione inserita da Creta
19 Ottobre, 2009
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1 persone su 2 hanno trovato questa recensione utile

Il libro' e' stato scritto da Paolo Giordano quando aveva 23 anni. Un'eta' ancora acerba oserei dire che giustifica lo stile un po' spigoloso. Pero' mi sento di dire che Giordano narra molto fedelmente quanto avviene veramente in certi ambienti della borghesia torinese, incluse le scuole.(vivo e lavoro a Torino e conosco benissimo il paese dove e' nato Paolo Giordano perche' ci ho vissuto 17 anni). Trovo il libro lucido e un po' crudele per certi aspetti, ma profondo. Per questo, leggendo altri commenti sul sito, non mi sento di condividerli. Non sta scritto da nessuna parte che i personaggi debbano evolvere. Non c'e' riscatto e non c'e' il lieto fine perche' forse nella vita non ci sono stati. Esistono vite cosi'.

Giordano le ha descritte molto bene.

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La solitudine dei numeri primi

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Opinione inserita da Maria
28 Settembre, 2009
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2 persone su 3 hanno trovato questa recensione utile

Lettura consigliata? Si, purchè non ci si aspetti un capolavoro.

Onestamente, mi pare un libro sopravvalutato. Non un brutto libro, intendiamoci. Bella la descrizione degli stati d'animo dei protagonisti, soprattutto quando sono bambini e adolescenti. Ma sul piano della struttura narrativa ci sono delle debolezze e delle ingenuità. Diciamo che è una occasione in parte sprecata.

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La solitudine dei numeri primi

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Trovo interessante come, talvolta, un'opera venga valutata, a mio avviso, secondo regole prive di forma. taluno ha dichiarato che quest'opera non sia valida, e per portare valore alla propria tesi ha dichiarato di leggere tanti libri al mese. Magnifico, ma mi permetto di chiarire che se una persona ascolta anche 10 dischi ogni settimana, ma questi sono tutti o di Arisa o di Fabri Fibra, ovvero di artisti privi di valore, l'ascoltatore non ha la capacità di valutare, con una quasi media oggettività, un disco di Patti Smith, ovvero di un'artista di indiscusso valore. A parte questa polemica sterile, il libro è piacevole. scritto sostanzialmente con equilibrio e, nella sua semplicità, elegante. Forse esageratamente ingenuo, ma Paolo Giordano, fino a prova contraria, non è DeLillo.

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La solitudine dei numeri primi.

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Opinione inserita da Alessandro
17 Settembre, 2009
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Il libro parte bene ma poi si perde. Sembra quasi che all'autore sia venuta voglia di finirlo prima. L'idea iniziale è buona ma non viene sviluppata bene in seguito. I salti temporali nella storia sono troppo audaci e sconnessi. I personaggi sembrano incapaci di cercare un riscatto e condannati ad una condizione di sofferenza non giustificata dai loro vissuti personali. Di certo però è un libro che lascia il segno.

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La solitudine dei numeri primi

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Opinione inserita da Giuseppe
16 Settembre, 2009
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Personalmenre leggo tantissimo, in un mese anche 5/6 libri, pertanto so che la lettura è un'esperienza che da emozioni differenti da individuo ad individuo; ho letto tra i tanti anche questo libro, cosa ne penso: "angosciante, lento, prevedibile a tratti demenziale, libro troppo pubblicizzato".

Definiti tali presupposti aspettatevi anche un Film in tema, un futuro insuccesso che vincerà vari premi critici.

Meno male che l'ho preso in biblioteca e pertanto non l'ho acquistato, soldi pubblici sprecati per l'ennesima volta.

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Lettura consigliata no
 

LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI

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Opinione inserita da Annalina
16 Settembre, 2009
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Leggerlo mette tristezza e desolazione, fa pensare che non ci sia modo di reagire alla vita, sono tutti apatici, senza voglia di voler cambiare, seguono il lento e lungo scorrere di un fiume senza mai uscire dagli argini

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Lettura consigliata no
 

la solitudine dei numeri primi

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fortuna che me lo hanno regalato, perchè se ci avessi anche speso dei soldi... Giordano aveva per le mani un'idea molto bella, peccato non l'abbia sfruttata al meglio.

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La Solitudine Dei Numeri Primi

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Non consigliato. I primi due capitoli possono anche andare, anche altri capitoli possono essere all'altezza, ma in generale molto deludente

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Consigliato a chi ha letto... Non spendete i vostri soldi
 

semplicemente deludente

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Seppur dall'inizio emozionante, il romanzo, tuttavia, non evolve.

I personaggi sono estremamente concentrati su se stessi, estremamente negativi, privi di un futuro che in qualche modo possa rivelarsi migliore.

La conclusione del romanzo pessima.

Nell'insieme deludente!

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Lettura consigliata no
 

la solitudine dei numeri primi

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Opinione inserita da mariella
22 Agosto, 2009
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inizio interessante, poi il nulla assoluto. buio e deprimente. meno male che non l'ho comprato!!!!

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emozione

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4.3
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Opinione inserita da patrizia
13 Agosto, 2009
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tratta della grande solitudine degli adolescenti... delle persone sole e simili che si riconoscono e che riescono a colmare il loro vuoto anche solo stando in silenzio per ore... stile semplice, registro informale ma ciononstante a mio avviso dà grandi emozioni.

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Lettura consigliata
 

La solitudine dei numeri primi

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1.3
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Opinione inserita da tancredi
08 Agosto, 2009
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I primi due capitoli funzionano, come due racconti distinti. Il resto del libro sembra tirato per i capelli all'inverosimile per farne un romanzo. Non c'è adesione da parte dell'autore ai personaggi, che risultano delle caricature di loro stessi. La storia avrebbe potuto essere molto bella, e Giordano avrebbe potuto fare un capolavoro se non avesse ammiccato di continuo al lettore, dicendogli: adesso guarda cosa si fa 'sto tipo, poverino, guarda quanto è cattiva quella, quanto è sfigata quell'altra.

Purtroppo lui non ci crede, e non ci crediamo neanche noi.

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Caso editoriale? Mah....!!

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1.8
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Opinione inserita da Sharmas
07 Agosto, 2009
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A volte mi chiedo se sono strana io che non condivido l'opinione generale ma.. come si fa a definire un caso editoriale questo libro?



Capisco essere e sentirsi soli, uno stato che in fondo riguarda tutti prima o poi, ma onestamente credo che il tipo di solitudine descritta qui sia semplicemente patologica, qualcosa che un buon psicologo avrebbe decisamente curato, visto il totale distacco da chiunque!



Inoltre, è praticamente senza conclusione, verso gli ultimi capitoli sembra almeno che i protagonisti si decidano a mettersi insieme.. e invece no! Sembra che la sorella sia viva... e invece no! Insomma, si legge ma non è di certo un capolavoro.

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Lettura consigliata no
 

la solitudine dei numeri primi

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1.5
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Opinione inserita da Valentina
04 Agosto, 2009
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Io credo che scrivere un libro non debba essere semplice sfoggio di eloquenza. Giordano non scrive male per carità, ma un romanzo deve trasmettere emozioni non essere soltanto un insieme di frasi scritte bene. Questo libro tanto osannato non mi ha dato nulla. I personaggi sono piatti, senza alcuna evoluzione. Non ho provato tristezza, nè struggimento. Non c'è nulla di tutto ciò. Mi chiedo come abbia potuto avere tanto successo.

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vendutissimo, ci sarà un perchè

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2.3
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1.0
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Opinione inserita da matteo
02 Agosto, 2009
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se non è piaciuto a nessuo come ha fatto a vendere tutte ste copie? un passaparola al contrario? sopravvalutato mi pare, lo stile è scarso e poco personale, la trama superficiale e i personaggi son rigidi come ciocci da stufa. meglio la mazzantini e dico tutto

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La solitudine dei numeri primi

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non mi ha sbalordito come mi aspettavo..

particolare la trama buono lo stile di scrittura..direi leggero

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Consigliato a chi ha letto... niente di eccezionale trama simpatica
 

a solitudine dei numeri primi

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Non mi ha coinvinto, l'inizio non mi dispiaceva e l'idea di basedella trama era molto interessante , poi l'ho trovato noiso non coinvolgente , sopravvalutato dal pubblico. Non mi ha convinto e non mi ha lasciato tanto.

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la solitudine di non averlo letto

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Opinione inserita da saverio
12 Luglio, 2009
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nuovo,introspettivo,vero come e' vera la solitudine dell'adolescenza.
attuale in un mondo di solitudini parallele che comunicano maschere di se.
Gioioso nella liberazione finale e nella redenzione dai lacci di se stessi.
Realismo moderno .

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Consigliato a chi ha letto... l'eleganza del riccio
 

La solitudine dei numeri primi

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Opinione inserita da Guglielmo Colombero
11 Luglio, 2009
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Il fatto che il sedicente scrittore Paolo Giordano scelga come protagonista della vicenda un delinquente paranoico che abbandona la sorella ritardata su una panchina del parco, e che non viene neppure punito dalla legge per questa infamia la dice tutta sulla qualità del suo romanzo...

Per non parlare del comportamento della giuria del Premio Strega: un corto circuito mentale collettivo, o, parafrasando Il padrino di Coppola, un'offerta che non si poteva rifiutare da parte della onnipotente Mondadori di Sua Eminenza.

Sono veramente atterrito. L'unico spiraglio consolante è che i miei (per ora) pochi lettori (ho pubblicato due romanzi storico con l'editore Falzea) un romanzo come quello sicuramente lo eviteranno come una malattia contagiosa.

Un caro saluto a tutti

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LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI

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Assolutamente non coinvolgente ... I personaggi non spingono il lettore a divorare le pagine e soprattutto in alcuni punti è veramente noioso.

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Davvero bello!!!

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Opinione inserita da Fabio
25 Giugno, 2009
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Storia triste ma coinvolgente, tratta argomenti attuali presenti nella vita di molte famiglie...l'ho letto in due giorni e devo dire che mi ha affascinato il modo di scrivere di Giordano con l'intrecciarsi di due storie diverse ma tutto sommato uguali solitudine, incomprensioni, lunghi silenzi...purtroppo una vera descrizione dei giovani d'oggi.

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La solitudine dei numeri primi

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Stile e ritmo anoressici come la protagonista Alice,i personaggi risentono della gioventù e della poca esperienza dell'autore che avevasolo 25 anni; sono infatti eccessivamente statici, privi di una qualunque forma di evoluzione sentimentale e psicologica, fatto incredibile se si tiene conto che il libro vorrebbe abbracciare un ampio arco temporale. Solo i morti rimangono tali; fortunatamente noi vivi evolviamo, in bene o in male poco importa ma non rimaniamo mai gli stessi!. Trama poco interessante e finale scontato...Peggio di così!!!!!

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La solitudine e la fine della parola

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La solitudine dei numeri primi è la testimonianza più autentica di come la scrittura si stia “abbassando” e come la parola abbia perso il suo valore profetico e referenziale. Quasi una sorta di sfiducia della e nella parola. Quello che conta è dirlo, e poco importa il come. E ciò non è da inscrivere solo alla caterva dei difetti della odierna editoria o solo al presupposto dell’esigenza di una maggiore diffusione del libro. Insomma, una parola più democratica e poco arzigogolata, che attira un pubblico più numeroso, socialmente e culturalmente più stratificato.

Forse quello che conta al lettore postmoderno è l’intreccio, la capacità di suspence e di curiosità, ingredienti che certo non mancano in questo lungo racconto. Poco conta se un romanzo faccia letteratura o sia solo una parentesi – sebbene fruttuosa – di lettura.

Non stupisce quindi che il vincitore del premio Strega 2008 sia più uno scienziato che un umanista o, meglio ancora, più un matematico che un letterato. E questo parossismo di successo, celebrato dal connubio tra critica e mercato, in uno scrittore non tradizionalmente riconducibile alle humanae litterae non è certo una novità ma solo la continuazione della parabola novecentesca, iniziata già con le avanguardie e che ha visto tra i protagonisti di una rivoluzione copernicana uomini provenienti da una cultura più scientifica come Montale, Quasimodo et similia.



Paolo Giordano ha però il merito di non ammiccare ad alcuna velleità. Il suo scopo pare essere solo quello di fotografare una storia per quella che è, senza l’artificiosità del linguaggio, senza intervenire con spossamenti contenutistici di alcun genere.

L’arco temporale del romanzo è abbastanza ampio: va dal 1983 al 2007. Il racconto è lineare, intervallato da lunghi vuoti per non incidere sull’economia. Ed è questa la sua forza, la sua capacità di attirare l’attenzione, nonostante la storia, pur nella sua originalità, non abbia alcunché di fenomenale. Non fa gridare al miracolo. Procede lentamente, senza mai lasciarsi andare ad improvvise accelerazione. E ciononostante risulta avvincente, incuriosisce e svela “timidamente” il problema della comunicazione. Forse la scelta di un linguaggio così scarno ed essenziale, anoressico, si spiega e trova una sua giustificazione proprio in questo tema, in queste transazioni comunicative mancate, erroneamente gestite e spesso incrociate.



Alice e Mattia vivono all’ombra della loro problematicità e portano addosso il peso e lo sguardo severo di una società che non riconosce nella diversità l’unicità dell’essere e il suo potenziale. Tuttavia, se quella di Alice è una diversità di natura fisica (un incidente in montagna l’ha resa zoppa), quella di Mattia nasce da una psicosi e da un senso di colpa: l’avere abbandonato la sorella disabile in un parco, pur di non averla tra i piedi ad un festa di compleanno.

Ed è proprio questa Michela, smaterializzatasi nel nulla e mai riemersa dal fiume in cui forse è annegata violando così il principio di Archimede (nome dell’omonimo capitolo in cui è raccontata la vicenda) a rappresentare la mano invisibile dell’economia del romanzo, a guidare suo malgrado le azioni dei giovani: tutto ruota ed è al contempo riconducibile alla messa in discussione di questo principio. Sensazioni, emozioni e sentimenti collimano in una sorta di sincope, in cui il reale sfugge a qualsiasi logica comportamentale

Mattia, nonostante la giovane età, si assume tutta la responsabilità del fatto e questa lettera scarlatta diventa principio di autodeterminazione.



Alice e Mattia si conoscono durante una festa di compleanno (il topos ritorna: ciò che si è perduto sembra ritornare sotto mentite spoglie, come transfert, come proiezione): si riconoscono e scoprono nella loro diversità alienante il collante per una discreta e quanto mai silenziosa e a tratti anonima amicizia. L’amore sembra fuori dalla loro gettata: troppo simili per risultare complementari, troppo speculari per fondersi in un altro diverso da sé.



Il titolo ed il senso del romanzo sono spiegati dallo stesso autore nel ventunesimo capitolo: “I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per se stessi. Se ne stanno al loro posto nell'infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari e per questo Mattia li trovava meravigliosi… In un corso del primo anno Mattia aveva studiato che tra i numeri primi ce ne sono alcuni ancora più speciali. I matematici li chiamano primi gemelli: sono coppie di numeri primi che se ne stanno vicini, anzi quasi vicini, perché fra di loro vi è sempre un numero pari che gli impedisce di toccarsi per davvero. Numeri come l'11 e il 13, come il 17 e il 19, il 41 e il 43. Se si ha la pazienza di andare avanti a contare, si scopre che queste coppie via via si diradano.”



Anche in età adulta è ancora una volta la presenza di Michela a fungere da catalizzatore. Alice crede di riconoscere in una ragazza down la sorella mai ritrovata di Mattia. Il ragazzo, che nel frattempo si è trasferito in Germania dopo la laurea in matematica, pur sconoscendo il motivo, si precipita subito in Italia.



Diversità e incomunicabilità sembrano essere i due assi cartesiani su cui Giordano dipana la sua storia, spesso con freddezza scientifica, con l’inconfutabilità delle formule matematiche.

Il libro va letto senza pretese, meglio se si riesce a dimenticare l’alone mediatico e la ridondanza dello Strega. Che, probabilmente, creano aspettative così altisonanti da lasciare l’amaro in bocca alla sua conclusione.

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bello da far riflettere

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Opinione inserita da Pietro Paolo
01 Giugno, 2009
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Ho letto il libro alcuni mesi fa il libro, ma ancora oggi mi sono rimasti in mente i due personaggi e le loro storie, reali e piene di patos. Sicuramente vorremmo leggere nella storia triste un lieto fine, ma questo non sempre accade. Io consiglio la lettura a tutti i genitori, che possono in questo modo aprirsi ad un mondo nuovo, quello dell'incomprensione e della devastante solitudine dei ragazzi. Come può cambiare una vita in un momento, come puoi riprenderla in mano se hai capito cosa è successo. Bello. Proprio bello.

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Consigliato a chi ha letto... A tutti i genitori
 

l'ingiusto è il giusto

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scorre che è una bellezza...l'ho letto in un giorno tutto d'un fiato....i personaggi sono descritti talmente bene nelle loro inadeguatezze che ti fanno una tenerezza infinita..ma il pezzo più toccante è il finale...speri che non sia quello ma in fondo sai che è l'unico veramente giusto e plausibile.altrimenti non avrebbe senso nemmeno il titolo.....assolutamente da leggere....

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al rogo

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Opinione inserita da gabriele
18 Mag, 2009
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questo libro fa pena all'umanità....
se dovete scegliere un libro non fate lo stesso sbaglio mio...
vivi la vita per come ti si presenta perchè vivere vuol dire sopravalere la solitudine non renderla parte di voi.....

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UMANITA'

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Opinione inserita da Mirkis
15 Mag, 2009
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Questo libro mi è piaciuto tanto ed è scritto bene. Ho trovato la trama realistica ed umana. L'ho letto bene e lo consiglio. La vita non è sempre felice e non è sempre triste: il segreto è capirne gli equilibri. E' un libro "umano".

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Primi in solitudine

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2.3
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Opinione inserita da cristina
14 Mag, 2009
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Leggetelo adesso, che la macchina del marketing si è un po’ affievolita, che i premi sono già stati dati, che l’autore Paolo Giordano ha già una voce su Wikipedia quasi più dettagliata di Ivan Turgenev, quello di “Padri e figli”, un libro che ha segnato un solco nella storia della letteratura, mentre Giordano continua a scrivere racconti su “Oggi”.



Leggetelo adesso, adesso che potete apprezzare meglio lo stile asciutto di questo scrittore che comunque a soli 26 anni costruisce una storia che vi resterà attaccata per qualche giorno e che è capace di farvi sentire la sorda disperazione dei due protagonisti anche con il libro chiuso sul comodino.



La storia la conoscete. Due numeri primi, due bambini infelici, due adolescenti soli, due adulti fragili.

Alice è costretta a realizzare i desideri del padre, che come molti genitori si aspettano che i loro figli siano campioni di qualcosa. Lui la vuole promessa dello sci agonistico, lei trasforma l’insicurezza in incontinenza sulle piste. Finché una mattina tra tante decide di perdersi e di lasciarsi andare lungo una discesa coperta di nebbia. Cade finalmente, in maniera rovinosa, e rimane zoppa, con una vistosa cicatrice. Sarà la sua salvezza e la sua vendetta nei confronti del padre. Ma non servirà a salvarla da se stessa.

Mattia ha una sorellina gemella disabile, messa incautamente dai genitori che non vogliono accettare la diversità della figlia nella sua stessa classe elementare. Quale emozione più delicata da gestire per un bambino di otto anni? Quale peso sulle sue spalle? Ed per questo che, invitato ad una festicciola di compagni, lascia la sorellina ad attenderlo su una panchina del parco, da sola, vicino a un laghetto. Quando tornerà a tarda sera a riprenderla, Michela è sparita e con essa una parte di Mattia.



Forse il romanzo è già tutto qui, forse il resto della storia dei due protagonisti può dirsi scontato o prevedibile, a volte scritto non poi così bene. E’ un libro fatto di nuove ricadute, e di impressionanti silenzi.



Però vi troverete a sfogliare le pagine con curiosità, sperando dentro voi stessi che almeno l’unione di due solitudini così assolute salverà entrambi. Invece il finale è un po’ come la vita, a volte adorabile, a volte crudele, a volte semplicemente reale.

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tanto fumo e niente arrosto

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1.8
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Opinione inserita da Elena
08 Mag, 2009
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Bello l'inizio, l'autore si perde poi in lungaggini inutili. Alla fine i due personaggi risultano immobili e scontati. Decisamente sopravvalutato.

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ALLEGRIA!!!

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Se la vita vi da poche soddisfazioni leggete pure le avventure di Mattia e Alice che confermano la massima delle grandi coppie della letteratura: QUESTO MATRIMONIO NON S'HA DA FARE ed effettivamente non si sposano... ma comunque vivono infelici e scontenti

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Consigliato a chi ha letto... Hosseini
 
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