Narrativa italiana Romanzi La solitudine dei numeri primi
 

La solitudine dei numeri primi Hot

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12 persone su 16 hanno trovato questa recensione utile

Posso solo dire che le storie di Alice e Mattia sono il riflesso dei problemi di molte persone. E' un libro profondo, capace di penetrare nel lettore e di fargli capire ciò che scrive. Angosciante è la ''presenza'' dei genitori di entrambi i ragazzi; si possono paragonare a dei fantasmi per come non fanno niente per aiutare i figli a superare la crisi che vivono. A mio parere va letto davvero

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PROFONDO DISSIDIO INTERIORE...

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32 persone su 35 hanno trovato questa recensione utile

La solitudine dei numeri primi... (numeri divisibili solo per 1 o per se stessi) ...è la profonda solitudine di tutte quelle persone sovrastate eternamente da un immenso dolore interiore.. A tal punto, da non trovare mai l'amore, tanto agognato.. Tormentate dalle loro profonde angosce, restano logorati..silenti..SOLI..con il loro eterno dissidio... Senza riuscire a condividere..sentimenti..l'amore..la vita...
Si realizza così, amaramente.. l'incapacità di amare..di chi non riesce ad amare se stesso...

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Consigliato a chi ha letto... RIFLETTETE CON ATTENZIONE...
 

che palla di libro!!!

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16 persone su 39 hanno trovato questa recensione utile

Il libro è pesante e lento...ti aspetti sempre qualcosa ma poi alla fine nn si arriva a nulla....
Si legge ma poi ci rimani male.....

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COMPLETA DELUSIONE

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20 persone su 30 hanno trovato questa recensione utile

Dal mio punto di vista il successo del libro va ricercato nel titolo modificato dall'editore.
Se fosse rimasto il titolo originale scelto dall' autore "Dentro e fuori dall'acqua" sarebbe rimasto anonimo.
Leggere questo libro e' stata una completa delusione.

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Aspettative deluse...

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21 persone su 26 hanno trovato questa recensione utile

Ho comprato il libro solo adesso pur avendolo sempre avuto sotto gli occhi in libreria. Con tutta questa pubblicità per il film che uscirà a giorni mi sono incuriosita, la trama soprattutto sembrava promettere tanto. I primi capitoli non hanno deluso le mie aspettative ma più andavo avanti più avevo l'idea che la psicologia dei protagonisti venisse trattata troppo superficialmente.. bellissima la metefora dei numeri primi, non so se sia stata l'intenzione dell'autore rendere i personaggi non solo così soli ma anche così sterili dal punto di vista umano. Ma ho ritrovato la stessa superficialità nel gestire gli altri personaggi, che non avevano alle spalle le tragedie di Alice e Mattia. La vita scorre sopra tutti loro come qualcosa che li tocca ma in modo non troppo profondo per cui concludono le loro storie con un clamoroso "lasciar perdere".. di conseguenza ho percepito gran parte del libro come lasciato un pò al caso, come se l'idea iniziale (veramente molto buona) e la metafora dei numeri prima, da sole dovessero sostenere l'intera trama.. lo consiglierei comunque, perchè qualcosa di buono mi ha lasciato, ma ridimensionerei sicuramente il polverone che ha sollevato!

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Un polverone...qualcosa impolvera

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12 persone su 14 hanno trovato questa recensione utile

Sicuramente un polverone alzato spropositatamente,
sicuramente dovuto all'età dell'autore, all'indiscussa particolarità della vicenda narrata e a questa meravigliosa, delicata, calzante metafora dei numeri primi.
Come tutti i polveroni, anche questo libro qualcosa lascia impolverato:
ho letto il romanzo appena pubblicato e ricordo tutt'ora non solo l'interezza della vicenda, ma anche i vari episodi più toccanti...e credo che sia fondamentale per uno scrittore "impressionare" la memoria del lettore, seppur con uno stile elementare, secco, acerbo.
Innumerevoli e delicatissimi i temi affrontati, mai approfonditi dall'autore, forse volutamente, forse perchè non vissuti e non suoi (i ringraziamenti finali all'amicA sono illuminanti in tal senso, sminuenti quasi l'opera...ero impressionata da come Giordano potesse, seppur superficialmente, conoscere ciò che passa nella mente di chi ha disturbi alimentari...quella innocua frase mi ha aperto un mondo), forse perchè dobbiamo riconoscere a questo ragazzo l'intelligenza di non aver azzardato troppo.
Amara la fine...ma un finale drammatico o lieto toglierebbe forza alla metafora dei numeri primi e non porterebbe alla luce l'apatia, la depressione, l'incapacità di agire per la propria felicità e di farsi amare di chi non ama sè stesso per primo.

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Molto Molto bello!!!

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14 persone su 17 hanno trovato questa recensione utile

Leggendo altri commenti ho visto molti entusiasti del libro e altri profondamente scontenti.
che dire il mondo è bello perché è vario, ciò che piace a me può non essere ciò che piace a voi.
in questo romanzo ho rivisto molti volti che vedo passare tutti i giorni per strada, ragazzi che sono scontenti della vita, delusi da questo mondo che non offre nulla. a volte troppa televisione fa male, leggere aiuta. un buonissimo libro, storia veloce da leggere, i personaggi sono ricchi di sfaccettature, la storia è piacevole. un tranquillo spaccato quotidiano odierno ben raccontato.
scrittore giovane e brillante, ricordatevi che è nato nell'82 è lo ha scritto a vent'anni diamogli il tempo di maturare; secondo me il buon giorno si è già intravisto da questa opera prima. in attesa di vedere se il giovane Costanto ne ha realizzato un ottimo film.

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Consigliato a chi ha letto... piacevole, interessante, a volte una storia semplice aiuta a riflettere molto.
 

tanto polverone per nulla

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14 persone su 25 hanno trovato questa recensione utile

Non riesco ancora a capire il motivo per cui questo libro è stato spinto così tanto, per non parlare del polverone dei media di competenza... è scritto da cani, con una storia che promette tanto e che alla fine non esprime nessun concetto valido per definire l'insieme. Si legge bene, per carità, ma ho la sensazione che il merito va alla casa editrice, e al editing che contraddistingue tutte le opere di Mondadori... e non all'autore, altrimenti non avrebbe lasciato tanto desiderare con lo stile di scrittura, che a tratti sembra un tema libero della prima media... Chissà quanti numeri gli passavano per la testa a Giordano quanto ha deciso di fare lo scrittore...

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Per fortuna ho aspettato la versione economica!!!

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14 persone su 24 hanno trovato questa recensione utile

Ho aspettato a leggere questo libro, perchè sono sempre titubante quando leggo commenti sui giornali tipo "caso letterario"!!
La trama può essere interessante, anche l'analogia tra la vita dei protagonisti e il significato dei numeri primi, ma tutto viene scritto in maniera troppo superficiale rispetto ai temi trattati che sono invece complessi. I primi due capitoli conivolgono, ma l'interesse rimane appeso in quelle poche pagine e alla curiosità di capire se arrivando alla fine si trova un senso, che io non sono riuscita a trovare nelle pagine precedenti.

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Tanto scalpore per un libro discreto

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11 persone su 16 hanno trovato questa recensione utile

Intorno a questo libro si è aizzato un vero e proprio polverone alla sua uscita. Pareva il libro della svolta, dell'innovazione...A mio giudizio è un buon libro, piacevole, che in certi punti, attraverso metafore davvero toccanti, cm la più nota, attinente ai numeri primi appunto, sa emozionare. L'inizio offre ottimi presupposti, la storia dopo è un pò trascinata fino ad un finale che lascia l'amaro in bocca. E' un libro che si, posso consigliare tranquillamente, ridimensionando però le aspettative che si sono create intorno.

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bello

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5 persone su 19 hanno trovato questa recensione utile

Il libro l'ho trovato molto bello e scorrevole. Non eè il solito libro

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....parte bene e poi...crolla!

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10 persone su 13 hanno trovato questa recensione utile

la timidezza...l'insicurezza...a livelli talmente alti da condizionare le scelte di vita!!! Lavoro, amore, amicizie...tutto gira intorno alla propria capacità di affrontare o meno le conseguenze sociali della propria scelta. L'ho trovato interessante perchè il tema che tratta è alquanto profondo...fa riflettere per forza...peccato che...strada facendo la storia...crolla, perde di interesse e arriva ad un finale che mai e poi mai ad inizio libro avrei immaginato! era assolutamente meglio qualcosa di drammatico e tristissimo piuttosto che il nulla! Comunque come libro d'esordio non è male affatto...e ho sentito dire che sta per uscire il film.

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Orrendo? Non esageriamo...

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12 persone su 14 hanno trovato questa recensione utile

Un romanzo di formazione: Alice e Mattia da piccoli sono rimasti traumatizzati da due terribili eventi - lei ha rischiato di morire in un incidente con gli sci, lui è colpevole della scomparsa della sorellina - e cresceranno con evidenti turbe psicofisiche - lei anoressica e incapace di amare, lui apatico e autolesionista. Lui la vorrebbe, vorrebbe passare la vita con lei, ma sa che sono come due numeri primi: vicini e senza la possibilità di toccarsi (11 e 13, 17 e 19 etc.), con qualcosa, nel mezzo, che impedirà sempre loro di unirsi nonostante i numerosi tentativi nell'arco di vent'anni. Non è un capolavoro, ma l'opera prima ben riuscita di un ragazzo che quando lo ha scritto aveva la mia età di adesso: Paolo Giordano ha tutta la mia invidia.

http://blog-garo.blogspot.com/search/label/libri

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Non capisco il successo

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19 persone su 28 hanno trovato questa recensione utile

L'avevo chiesto come regalo, incuriosita dal titolo e dal fatto che l'autore fosse un giovane fisico come me.
Finalmente ho trovato il tempo per leggerlo.
Che delusione.
Mi pare eccessivo chiamare "romanzo di formazione" il racconto della vita di persone che non mostrano cambiare nulla di se' nel corso di oltre trent'anni. Numerose scene al limite dell'assurdo, rigidita' e manie che distruggono esistenze senza che nulla di sensato vada loro incontro. Un finale che non sembra tale, dal poco che conclude.
L'unica relazione che sembra avere un senso compiuto e' quella con Viola, che viene effettivamente ripresa e risolta. In modo angosciante, ma viene conclusa. Il resto e' tutto in sospeso: a partire dal padre di Alice, poi Denis, Fabio... Non c'e' nulla che dia un nerbo a queste storie che si intrecciano, proprio come nulla si sa della vita della piccola Michela.
Un dipinto abbozzato, fatto di mille particolari abbozzati.
Nessuno si prende responsabilita' di dare una svolta alla propria storia, a partire dall'autore.
Mah. Chissa' se il film avra' qualche pregio in piu'.
A me proprio non e' piaciuto.

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Orrendo!

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18 persone su 32 hanno trovato questa recensione utile

Mi dispiace essere in disaccordo con tutti gli altri utenti, ma trovo questo libro davvero terribile!
Come in molti casi, la pubblicità mi ha indotto all'acquisto del quale sono stata profondamete delusa. La trama è povera e scadente. La mancanza di un finale non fa altro che aumentare la delusione della lettura.
Non lo rileggerò mai né lo consiglierò a nessuno.

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Un romanzo d'esordio molto promettente

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13 persone su 18 hanno trovato questa recensione utile

"La solitudine dei numeri primi" è tra i migliori romanzi d'esordio che abbia mai letto. E' scorrevole e rapisce subito il lettore. L'autore assimila due bambini poi giovani e poi adulti ad una coppia di numeri primi in una riflessione molto poetica e amara che sottende l'intero racconto. A volte essere spiccatamente speciali condanna alla solitudine e a volte la vita crea l'illusione di poterla spezzare. E' un romanzo senza sentimentalismi, asciutto, originale, interessante. Insomma, mi sento di consigliarne caldamente la lettura.

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Numeri primi o numeri anonimi?

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16 persone su 19 hanno trovato questa recensione utile

Un romanzo bellissimo, scritto con chiarezza espressiva, dettagliata caratterizzazione dei personaggi e approfondimento tematico.
Che cosa significa essere numeri primi? In essi si può identificare una certa duplicità: da una parte l'eccezionalità nell'esistere, dall'altra la difficoltà ad integrarsi nell'ambito sociale. In Mattia e Alice questa eccezionalità è accentuata dalle vicende personali, che hanno creato in loro una sofferenza intensa; nello stesso tempo sono riusciti a sviluppare superiori capacità intellettive ed una sensibilità al di sopra della media. I cosiddetti "normali" li emarginano per paura, invidia od altro. E poi com'è possibile per Mattia ed Alice soffermarsi su temi banali o superficiali, mentre le loro anime sono scosse da forti inquietudini e vorrebbero trovare qualcuno con cui instaurare una comunicazione del profondo, che permetta ad essi di trovare il vero senso della vita e di sfuggire ai fantasmi interiori? Questi numeri primi sono destinati ad incontrarsi e in loro nasce la speranza di poter scacciare le paure, donandosi. Così non è, ma a me piace pensare che in questa società per tanti versi troppo omologata possa trovare posto anche chi si distacca dall'ovvio e voglia far valere la supremazia dell'interiorità. E' meglio essere numeri primi o numeri anonimi?

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Semplicemente unico

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10 persone su 14 hanno trovato questa recensione utile

Bellissima storia, all'inizio sconvolgente, poi piano piano ti prende e non ti molla più. E' vero, non è un libro ottimista, ma nella vita il lieto fine è una rarità, non la norma ...

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Così così

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5 persone su 10 hanno trovato questa recensione utile

Il libro si fà leggere ed è scorrevole, inoltre si va avanti nella speranza che succeda qualcosa di positivo nella vita dei protagonisti. Niente non succede mai. Sarà forse perchè non sopporto i libri eccessivamente tristi o pessimisti, ritengo che nella vita di ognuno di noi un pò di positività c'è sempre, per questo non mi è piaciuto, mi aspettavo di meglio.

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Still undecided

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Opinione inserita da Alice
01 Luglio, 2010
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22 persone su 26 hanno trovato questa recensione utile

Non saprei dire se il libro mi sia piaciuto o meno. Di certo non è un brutto libro, ma non lo definirei nemmeno bello. Senza dubbio è un libro profondo, ma, almeno per quanto mi riguarda, troppo cupo. Capisco che l'autore abbia voluto essere realistico, e che di storie rosee e a lieto fine ce ne sono a migliaia, ma durante l'intera lettura del libro mi sono sentita "oppressa" da un senso di angoscia davvero forte, e ho avuto la sensazione che, nella ricerca del realismo dei fatti, l'autore si sia spinto un po' troppo in là, come se, volendo a tutti i costi evitare d'inserire elementi "positivi" nella vita dei protagonisti, si sia allontanato dal realismo ricercato, perché, benché sia vero che alcune esistenze sono veramente quasi totalmente infelici, di solito qualche evento piacevole arriva a rischiarare, anche se debolmente e magari non a lungo, anche le vite più cupe. Per me la lettura di questo libro è stata quasi una "sofferenza" (non trovo un termine più adatto), quasi come se il dolore e il senso di disagio, smarimento e inadeguatezza dei protagonisti si trasferisse dalle pagine a me che leggevo.
Solo negli ultimi due capitoli ho trovato un minimo di senso di pace, serenità e tranquillità.
Una delle cose che più mi hanno colpito è stato la mancanza di volontà dei protagonisti nel cambiare le cose, o anche solo di tentare di dare una svolta al proprio destino. Capisco che fossero segnati, ma la totale passività nell'accettare gli eventi, e il rifiuto di prendere ogni tipo di decisione mi ha davvero sconcertata. Ed è stata una caratteristica che ho riscontrato non solo nei due protagonisti, ma in quasi tutti i personaggi principali, come i genitori di Mattia e quelli di Alice, soprattutto il padre. E non si trattava solamente di rifiutarsi di agire, ma anche solo che di parlare: i dialoghi sono stati la cosa di cui più ho sentito la mancanza, ne percepivo proprio l'assenza. Tutti quei silenzi, quando per sistemare alcune cose sarabbero probabilmente bastate solo poche semplici parole. Non a caso il capitolo che ho preferito è stato il penultimo, l'unico in cui Alice e Mattia siano stati in grado di comunuicarsi veramente qualcosa attraverso le proprie parole, con le loro voci e non per mezzo di vaghi gesti soggettivamente interpretabili.
Ho apprezzato molto le descrizioni, e, ovviamente, la metafora dei numeri primi gemelli, ma ho trovato un po' fastidiose e irreali le continue metafore e parallismi col mondo fisico e quello matematico, benché efficaci nel descrivere introspettivamente il personaggio di Mattia. Anche la narrazione non mi ha suscitato particolari emozioni, e ho ricollegato anche questo fatto alla mente logico-razionale della'autore. (Ma forse questa è solo un'opinione influenzata dalla mia scarsa simpatia nei confronti delle materie scientiche).
Benché non mi abbia entusiasmata, non mi sento di sconsigliarlo, anche perché credo che, dopotutto, ogni libro valga la pena di essere letto. :)


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Da leggere.

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3.3
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Opinione inserita da Camilla
29 Giugno, 2010
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3 persone su 5 hanno trovato questa recensione utile

Se avessi scritto questo commento 2 giorni fa quando ero ancora a poco più di metà libro avrei dato sicuramente un punteggio maggiore. Il fascino del libro viene sempre meno mano a mano che arrivi alla conclusione. Comunque lo consiglierei, soprattutto agli adolescenti.

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Curarsi si puo'

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2 persone su 7 hanno trovato questa recensione utile

Vivamente sconsigliato a chi e' interessato ai temi dell'anoressia e dell'autolesionismo, poiche' non dice nulla di interessante in proposito. I disturbi mentali si possono curare, oggi, pero' bisogna avere quel minimo di fiducia negli altri che in questi personaggi egoisti manca totalmente. Piacevole lo stile, ma tant'e'. Da un premio Strega ci si deve aspettare ben altro. Per dirla alla Nanni Moretti: ''continuiamo cosi', facciamoci del male.......''

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Consigliato a chi ha letto... E liberaci dal male oscuro, del Prof. Cassano
 

Pollice in su :)

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Silvia_chan Opinione inserita da Silvia_chan
01 Giugno, 2010

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Ultimo aggiornamento: 01 Giugno, 2010
13 persone su 14 hanno trovato questa recensione utile

Onestamente, non capisco perchè tanta gente si lamenta del finale aperto. Di sicuro Giordano non è stato, non è e non sarà l'unico ad utilizzarne uno, ed è davvero da bambini lamentarsene, come chi desidera la "seconda serie" di un cartone animato. Certo, non è stato come tutti se l'aspettavano (e cioè con Mattia e Alice che finalmente iniziano a vivere insieme) ma altrimenti sarebbe stato un pò troppo prevedibile, o no?
A me la storia è piaciuta davvero moltissimo, anche se nutro abbastanza antipatia per quel che è il personaggio di Alice: un misto fra la ragazza che sprizza allegria, la ragazza esiliata, la ragazza depressa, l'unica ragazza normale nella gabbia di matti ecc... trovo che cambi idee troppo velocemente e sinceramente non ci trovo nessuna giustificazione nel mollare il marito in quel modo e a non voler farsi curare con una tale testardaggine.
Al contrario invece, ho preso molto a cuore il personaggio di Denis, che è uno dei miei preferiti e mi è dispiaciuto davvero molto vedere come è scomparso nel giro di due o tre capitoli, e poi riapparso d'improvviso tanto per allungare il libro ma, anche lì, per nemmeno due capitoli.
A parer mio, Giordano avrebbe dovuto soffermarsi di più su quelli che sono i personaggi secondari perchè, in fondo, anche loro vivono in una propria solitudine.
Il libro mi è piaciuto perchè ho fin da subito adorato l'idea dei numeri primi, a differenza di altri non trovo la storia vuota e superficiale ma profonda, che narra di gente che affronta la vita in modo timido e insicuro.

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Profondo

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13 persone su 13 hanno trovato questa recensione utile

A mio parere e' un libro fondamentale, sia perche' esce dai soliti schemi (tipo bestseller) con finali a sorpresa sia perche' e' frutto di una riflessione profonda sulla vita e sulla solitudine. Non mi sorprende cha l'autore sia alla sua prima opera...spesso e' proprio in questa occasione che si ha qualcosa di veramente originale da dire ...se penso ad alcune opere di scrittori gia' affermati che girano intorno alla stessa idea da anni....Aspetto con interesse il suo prossimo libro.

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Consigliato a chi ha letto... Lo consiglio a chi vuole interrogarsi sulla solitudine
 

La solitudine dei numeri primi

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3.0
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12 persone su 14 hanno trovato questa recensione utile

UN TITOLO CHE SI FA NOTARE PER LA SUA ORIGINALITA' CERTAMENTE FACILE DA CONCEPIRE PER UNA MENTE MATEMATICA COME QUELLA DELL'AUTORE.
L'INCIPIT E' INTERESSANTE.
SI PARLA DI SOLITUDINE.
PROFONDA, PERENNE E SENZA RIMEDIO.
SOLITUDINE PER SCELTA DI CHI VIVE CON IL SENSO DI COLPA DENTRO L'ANIMA E SCEGLIE DI PUNIRSI SEGNANDO INDELEBILMENTE LA PROPRIA PELLE.
MA ANCHE SOLITUDINE DI CHI SI SENTE INCOMPRESO E VIVE IL PROPRIO CORPO COME UN CONTENITORE INADEGUATO E QUINDI LO UMILIA CENTELLINANDO IL CIBO DA INGERIRE.
DUE VITE DIFFICILI CHE SI TROVANO ALLE ESTREMITA' DI UN FILO ELASTICO CHE NEL SUO MOTO CASUALE A TRATTI LE AVVICINA FIN QUASI A TOCCARSI PER POI BRUSCAMENTE RIPORTARLE A DISTANZA DI SICUREZZA.
IN QUELLA TERRA DESOLATA FATTA DI SE STESSI E DI NESSUN ALTRO.
PER IL RESTO DEI GIORNI.

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Consigliato a chi ha letto... A CHI NON CERCA IL COLPO DI SCENA A TUTTI I COSTI
 

MA MICA AVEVANO IL RAFFREDDORE...

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Opinione inserita da NICOLETTA
17 Mag, 2010
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5 persone su 9 hanno trovato questa recensione utile

MENTRE L'AUTORE CORRE A RINCORRERE IL RAGGIUNGIMENTO DELL'ETA' MATURA DEI DUE PROTAGONISTI, IL PESO E LA COMPLESSITÀ DI PROBLEMATICHE QUALI L'ANORESSIA E L'AUTOLESIONISMO, CHE INVESTONO APPIENO LE LORO ESISTENZE, SI DISSOLVE E, PARE, SI RISOLVE NELLA TOTALE AUTARCHIA... SEMPLICEMENTE ATTRAVERSO IL TEMPO CHE PASSA E AGLI EVENTI CHE ACCADONO.

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un giovane davvero maturo

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4.0
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Opinione inserita da giovanna
27 Aprile, 2010
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6 persone su 8 hanno trovato questa recensione utile

Paolo Giordano ha saputo affrontare dei temi davvero scottanti in modo molto maturo e realistico! ha dimosrato di avere un'ottima intelligenza sotto tutti gli aspetti! concreto fino in fondo, perche e' vero certe persone non riescono a guarire dalla solitudine, Mattia si nasconde dentro i suoi numeri e autoferendosi fisicamente provocandosi dei tagli e Alice rifiuta il cibo denunciando un rifiuto alla vita. in certi momenti ti viene voglia urlare "Mattia non e' colpa tua, eri solo un bambino che per una volta ha avuto il coraggio di ribellarsi e provare a vivere la sus infanzia come i suoi coetanei..." coinvolgente! complimenti un giovane talento e mio avviso molto maturo per la sua givane eta', mi auguro che scriva ancora!

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Consigliato a chi ha letto... a chi crede nelle giovani promesse
 

in bilico

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3.5
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14 persone su 17 hanno trovato questa recensione utile

Devo ammettere che paolo giordano ha avuto il potere di destabilizzarmi: non riesco ad esprimere un parere chiaro e nitido su questo romanzo. l'ho terminato qualche settimana fa, ho aspettato per chiarirmi le idee, ma resto sempre in bilico.. mi è piaciuto? non mi è piaciuto? sono giunta alla conclusione che sia forse riduttivo giudicare un romanzo di questo tipo con i criteri del bello, voglio quindi solo chiudere gli occhi e apprezzarne l'effetto, la sensazione che mi ha dato e che mi dà tutt'ora, questa sensazione di bilico.. bilico sul mio giudizio altalenante, bilico in cui vivono costantemente i due protagonisti.
sicuramente il tema della diversità è stato affrontato milioni di volte in letteratura, ma dell'autore apprezzo la freschezza e lo stile asciutto ed efficace: giordano dà voce a chi di solito voce non ha, o la tiene troppo bassa per catturare l'attenzione ed essere ascoltato, e lo fa in modo semplice, pulito, giovane. mattia e alice esprimono sottovoce il loro vivere ai margini, il loro vivere per loro stessi, i tentativi di apertura al mondo, gli insuccessi. a mio parere il loro non è un grido disperato, semplicemente si cullano dolcemente nel loro dolore e nella loro diversità; a loro opposto è denis, che decide di aprirsi e annullare il suo disagio, ubriacandolo nel pieno della vita.
questo romanzo ha inesorabilmente catturato la mia attenzione all'inizio, l'ha leggermente assopita nel mezzo per risvegliarla bruscamente alla fine. ottima la conclusione, davvero la più efficace che l'autore potesse trovare e credo che possa rappresentare nel suo piccolo l'intero romanzo: l'atmosfera di sospensione che si vive leggendo le ultime pagine è quella che pervade le intere vite dei due protagonisti e ci lascia così.. in bilico.. come sempre in bilico, sul limite che confina ciò che è ritenuto normale, reale, razionale, sul quale riescono a vivere sospesi alice e mattia.

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Bello

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2 persone su 3 hanno trovato questa recensione utile

Bello davvero questo libro che esce dai consueti schemi.
Aldilà di qualche sbavatura da opera prima o quasi, l'autore coinvolge il lettore con maestria.
Lo attendiamo per una piacevole conferma.

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Consigliato a chi ha letto... Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte
 

Diamo fiducia

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pinucciobello Opinione inserita da pinucciobello
13 Aprile, 2010
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Ultimo aggiornamento: 16 Aprile, 2010
0 persone su 3 hanno trovato questa recensione utile

Diffido sempre dei best sellers e spesso preferisco leggerli dopo che smettono di essere tali. A me comunque il libro è piaciuto e molto. Si nota che è frutto di un autore ancora non maturo, ma la storia mi è risultata originale e particolarmente interessante e non è poco. Aspetto con fiducia un nuovo lavoro dell'autore per leggerlo appena esce.

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la mala educazione emotiva

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Opinione inserita da stefania
12 Aprile, 2010
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4 persone su 7 hanno trovato questa recensione utile

Le vite dei protagonisti Alice e Mattia, personaggi inventati da Paolo Giordano ma la cui esistenza teorica è almeno possibilmente vera, pare abbiano un peso specifico tale da schiacciarli a terra e costringerli a girare eternamente intorno ad un nucleo, rappresentato da un evento passato, che determina un destino ineluttabile in cui l’unica cosa che sembra veramente contare sono le conseguenze. La loro storia è magnifica e terribile, elegantemente profumata, ma pericolosamente tagliente.
Al di la dei fatti, che tutti ormai conoscono perché il libro è stato pubblicato più di un anno fa, c’è da dire che i due personaggi principali, così importanti da narrare, così attraenti e speciali, sono soprattutto due grandissimi stupidi.
Questi due numeri primi gemelli, seppure rari, si incontrano, proprio loro, tra una moltitudine di persone. Ma, nonostante la fortunata casualità di questo incontro, a seguito di tutta una serie di cose non dette, di fraintendimenti, di sentimenti non dichiarati, di piccole paure e vergogne mai realmente affrontate, non riescono a mettere in atto le azioni necessarie per rompere l’incantesimo che li separa.
Basterebbe in fondo così poco, così poco per uscire da quelle ormai inutili solitudini che condannano Mattia, in un finale solo apparentemente assolvente ma che in realtà lascia intravvedere tutta l’amarezza di una vita mal spesa, a vivere con una donna che gli si è parata davanti una sera e che lo ha scelto tra tanti perché le è sembrato il più originale; Alice, che in quanto donna è sempre condannata a scontare di più, a vagare su questa terra sola, irrisolta e malata ma incapace di soccombere. Il che, forse, la porterà fino alla fine dei sui giorni a tormentarsi tra i se e i ma come solo le donne sanno fare.

Mi ricordo di un romando che ho letto tanti anni fa: Jack Frusciante è uscito dal gruppo. Anche in questo romanzo i protagonisti sono un ragazzo e una ragazza che si amano e che per una circostanza, verso la fine della loro adolescenza, si devono separare. L’ho comprato perché ne parlavano tutti, ed effettivamente ne valeva la pena. Ne valeva la pena anche per Sandro Veronesi che nella sua recensione scriveva: “E bello, questo romanzo, perché […] Provo a immaginare: liceali sparsi per i corridoi delle scuole, seduti a terra, a leggere in un angolo […]”
E io mi permetto di scrivere, a proposito della solitudine dei numeri primi: “ E bello, questo romanzo, perché parla di cose importanti, perché porta in primo piano le vite degli imperfetti, dei solitari, degli outsiders. Perché non perde tempo a raccontare quanto la vita possa essere meravigliosa anche se problematica, perché affronta di petto la possibilità che non sempre ci sia un lieto fine a tutto. Provo a immaginare: ragazzi e non, intenti a leggere; che arrivano all’ultima parola trattenendo il fiato. Commossi e po’ scontenti chiudono il libro. Ci pensano a caldo e a freddo e poi concludono che, diversamente da quanto Mattia e Alice decidono di fare, non esiste nessuna ragione al mondo, nessuna conseguenza, paura, dubbio, nessuna presunta correttezza, norma o consuetudine comunemente condivisa, che giustifichi lo sbattere ai rovi la rara possibilità di essere felici veramente.

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Consigliato a chi ha letto... Jack Frusciante è uscito dal gruppo di Enrico Brizzi
Uto di Andrea De Carlo
 

Un buon libro

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10 persone su 11 hanno trovato questa recensione utile

Senza tanti giri di parole: mi è piaciuto.
Se un libro riesce a darmi emeozioni e spunti per dialogare bene, vale la pena leggerlo.
Questo libro mi ha emozionato, a tratti angosciato.
Ho sofferto soprattutto pensando a chi vive realmente le situazioni descritte.
Lo consiglio, semplicemente.



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il piacere della letture

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Opinione inserita da sara
10 Febbraio, 2010
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7 persone su 11 hanno trovato questa recensione utile

Io ammetto che la lettura non è il mio forte e che quando mi hanno dato da leggere il libro a scuola ho pensato subito che fosse uno di quei libri noiosi che non avrei mai finito di leggere, ma mi sono ricreduta. Devo ammetterlo il libro mi è piaciuto molto, ho finito di leggerlo dopo 3 giorni, lo divoravo pagina dopo pagina, sono quasi diventata dipendente dal racconto.
La storia è diversa dalle altre, infatti, praticamente tutti i libri finiscono con la frase tipica dalla favola "...e vissero tutti felici e contenti." ed è forse questo il problema che le trame sono praticamente tutte identiche e noiose.
L'autore è uscito dallo schema ed è questo il motivo che lo rende un libro speciale.

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premio Strega?

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Opinione inserita da AuroraSofia
04 Febbraio, 2010
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13 persone su 23 hanno trovato questa recensione utile

Dimostrazione di quanto può essere facile, a volte, vincere il premio Strega. Dimostrazione di quanto è potente il marketing nell'editoria italiana. Lo stile non è male, ammetto, ma la storia è davvero povera, con i drammi della nostra epoca volutamente esasperat (ci farebbe un bel film Muccino). L'unica pagina che salvo è quella in cui spiega la similitudine tra la solitudine di certe persone ed i numeri primi.

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Lettura consigliata no
Consigliato a chi ha letto... Tre metri sopra il cielo.
 

una delle tante ma...

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1 persone su 2 hanno trovato questa recensione utile

Il libro è una fotografia della generazione del nuovo millenio...divisa tra il sogno irrealizzabile di una vita sempre desiderata e la realtà di dover convivere con i propri difetti, le proprie colpe e le proprie capacità. L'idea narrativa è apprezzabile e lo stile anche se molto diretto e scarno rende l'idea di quello che la voce nella testa possa dire ad un ragazzo di quell'età. credo che sia una lettura giovanile ma consigliata forse più a chi ai giovani si vuole avvicinare per comprendere le loro paure, fobie e disideri. In linea generale una lettura consigliata anche grazie alla velocità e soorrevolezza di lettura.

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la solitudine dei numeri primi

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2 persone su 3 hanno trovato questa recensione utile

Leggendo le opinioni degli altri lettori,vedo che il libro ha deluso moltissime persone. Io sono una voce fuori dal coro perchè l'ho trovato piuttosto bello.Le storie dei due protagonisti sono molto tristi e descritte anche con una certa crudezza ma è bello il rapporto che si instaura poi tra i due, nonostante continuino ad essere profondamente feriti da una vita che non hanno voglia di vivere.
nel complesso, il libro è piacevole e scorrevole.

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mi aspettavo di meglio

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15 persone su 22 hanno trovato questa recensione utile

Lo stile dell' autore è lineare e piacevole e fa sì che la lettura risulti scorrevole. Nonostante questo, dopo una prima parte introduttiva che mi ha permesso di conoscere il passato ed i tratti caratteristici dei due personaggi principali, attendevo con ansia che iniziasse la vera "storia" che purtroppo non è mai arrivata.
Un libro che non credo rifletta la società di oggi, come ho spesso sentito dire, in quanto i due protagonisti sono esageratamente anormali, direi quasi delle caricature. Un libro che ho terminato perchè me lo sono imposta e non perchè volessi scoprirne la fine, e ahimè, nemmeno la fine ha avuto un senso per me.

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Lettura consigliata no
 

Ci risiamo Jack Frusciante

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Opinione inserita da stefano
30 Dicembre, 2009
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3 persone su 5 hanno trovato questa recensione utile

E' un testo adolescenziale. Forse scritto pensando alla sceneggiatura del film che senza dubbio qualcuno penserà di produrre. Intendiamoci, non è male, soltanto che nel mio caso avevo troppe aspettative dovute alla vittoria dello Strega .

Mi viene in mente l'operazione libro+film "Jack frusciante", questo libro però è meno bello (d'altra parte Brizzi non è più riuscito a ripetersi).

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Lettura consigliata no
Consigliato a chi ha letto... Jack Frusciante
 

Bella ma

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3 persone su 8 hanno trovato questa recensione utile

lettura intensa, ben lavorata e calcolata.

Pesa la storia, interamente triste,qualche paginetta nella "norma" o per rompere il metodo di narrazione poteva far bene. si rischia di arrivare a 10-15 pagine dalla fine e non avere più voglia di continuare.

comunque un buon libro che va letto almeno una volta

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delusione

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2.3
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Opinione inserita da Lorenzo
22 Dicembre, 2009
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11 persone su 15 hanno trovato questa recensione utile

emotività artefatta e indagine psicologica non credibile. Sicuramente scorre molto, senza per questo permeare.

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Consigliato a chi ha letto... AMMANITI
 

la solitudine dei numeri primi

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4.3
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Opinione inserita da stefania
20 Dicembre, 2009
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9 persone su 11 hanno trovato questa recensione utile

Un libro piacevole e struggente. Delicato nell'affrontare i sentimenti ma spietato nel descrivere le azioni. Permette al lettore di entrare in scena e di vedere quasi con nitidezza ciò che vivono i protagonisti.

Tutto scorre tra le mani dei protagonisti con la sensazione che non per tutti ciò che sembra ovvio alla massa, lo sia davvero. Mattia ed Alice rispecchiano la realtà di qualcuno, questi numeri primi che citando il libro vorrebbero a volte essere come tutti gli altri ma non ci riescono.

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La solitudine dei numeri primi

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Opinione inserita da Giusy
15 Dicembre, 2009
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7 persone su 10 hanno trovato questa recensione utile

Ho terminato da poco il libro di Giordano e, come molto altri, mi aspettavo di leggere un romanzo di introspezione psicologica ma con un intreccio che lo rendesse più interessante. Probabilmente l'autore ha deliberatamente fatto confluire questa storia in una mancanza di iniziativa da parte dei protagonisti proprio per sottolineare la loro estraneità alla vita... è un libro che va letto per quello che è, senza cercare significati nascosti... esistono situazioni in cui le persone sono incapaci di agire proprio perché il tormento che vivono è più grande di qualsiasi forza. Ho avuto la stessa sensazione quando ho letto Una donna spezzata di S. De Beauvoir, in cui la protegonista, a conoscenza dei continui tradimenti del marito, non riesce a reagire... e vive la sua situazione in una passività che mi ha fatto più volte voglia di tirare il libro al muro...
Infine, penso che Giordano sia un bravo scrittore, che questa è solo la sua opera prima e che dobbiamo dargli un pò più di fiducia.
giusy

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Consigliato a chi ha letto... Una donna spezzata di Simone de Beauvoir
 

delusione

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Opinione inserita da antonio
14 Dicembre, 2009
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10 persone su 16 hanno trovato questa recensione utile

Storia che scorre molto lentamente e che non arriva mai ad una conclusione degna di essere chiamata tale.

Noiosi e patetici i protagonisti della vicenda.

Una delusione.

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MI E' PIACIUTO?

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Opinione inserita da Elisandro
13 Dicembre, 2009
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6 persone su 11 hanno trovato questa recensione utile

Non sappiamo definire un giudizio... libro ambiguo, al limite di un credibile realismo moderno. C'è di meglio

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Una delusione

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10 persone su 13 hanno trovato questa recensione utile

Forse le aspettative erano troppe, ma questo libro mi ha profondamente deluso. Al di là dell'eccessiva introspezione, che tra l'altro non mi pare nemmeno troppo accurata nel descrivere un'età difficile come l'adolescenza (mia moglie è pedagogista e me lo ha confermato) ciò che mi ha lasciato perplesso è la mancanza di un messaggio positivo o negativo che sia (io almeno non l'ho colto). Da un libro del genere me lo sarei aspettato.

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Da leggere

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4 persone su 7 hanno trovato questa recensione utile

Storia dura da digerire ma che lascia il segno.

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La solitudine dei numeri primi

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2.3
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Opinione inserita da Giovanna
03 Dicembre, 2009
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11 persone su 15 hanno trovato questa recensione utile

Giordano annega il lettore nelle descrizioni. L'adolescenza è un' età difficile, nessuno lo mette in dubbio, ma nella vita di un ragazzo, di una persona ci sono anche le cose belle. In questo libro non ci sono cose belle nelle vite dei personaggi. Loro non hanno emozioni, ma solo una gran voglia di farsi del male.
Ha vinto il premio strega, non se lo merita. Ma siccome è mia convinzione che il libro tra le righe rispecchia l'anima dell' autore, sicuramente Giordano aveva bisogno di vincere quel premio. Ora saprà che nella vita ci sono anche le cose belle.

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La solitudine dei numeri primi

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5 persone su 10 hanno trovato questa recensione utile

Meno male che non l'ho comprato ma mi è stato regalato. Veramente deludente, Giordano scrive bene ma la trama lascia veramente a desiderare. L'ho finito perchè difficilmente lascio un libro a metà ma non meritava proprio.

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la solitudine dei numeri primi

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4.3
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Opinione inserita da chiara
19 Novembre, 2009
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6 persone su 8 hanno trovato questa recensione utile

è una lettura consigliata a chi piace l'introspezione, l'analisi psicologica dei personaggi. la cosa che mi ha colpito di più è stata la trasfigurazione della realtà fatta dai personaggi, soprattutto mattia, il quale vede ogni elemento della realtà coi propri occhi da fisico da un lato e ragazzo colpito da una forte sofferenza dall'altro. è uno dei libri più belli che io abbia letto.

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la solitudine dei numeri primi

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Opinione inserita da nadia
17 Novembre, 2009
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12 persone su 14 hanno trovato questa recensione utile

... l'incapacità di reagire in modo costruttivo ai traumi dell'infanzia e'assolutamente riscontrabile quotidianamente... riuscire a raccontare tutto questo con semplicità e profondità non e' da tutti... complimenti a PAOLO GIORDANO che ha saputo guardarsi intorno e vedere tutto con un realismo che ti lascia l'amaro in bocca ma non ti prende per il culo.

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