Narrativa italiana Romanzi La solitudine dei numeri primi
 

La solitudine dei numeri primi Hot

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Opinione inserita da Siberia
08 Novembre, 2009
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3 persone su 6 hanno trovato questa recensione utile

Buona abilità di scrittura, salve qualche dimenticanza dei congiuntivi... Inizio della storia migliore della fine. Protagonisti apatici, freddi e superficiali, incapaci di dare una svolta alle proprie vite, nonostante i traumi subiti...
Il libro non emoziona,i personaggi sono tutti irritanti e antipatici. A trasmettere un po' di tenerezza è Michela, l'unica realmente fragile e indifesa. Libro non consigliabile. Sinceramente non capisco per quale motivo sia stato premiato.

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la solitudine dei numeri primi

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4 persone su 6 hanno trovato questa recensione utile

Libro a mio giudizio sopravvalutato, bella la descrizione dei protagonisti adolescenti nelle loro insicurezze ma non troppo convincente l'evolversi nella situazione ed il finale...

Essendo il primo libro dell'autore, peraltro molto giovane, diciamo che ha posto le basi per un futuro da scrittore:

maturando e crescendo lui stesso maturerà anche la sua capacità di approfondimento.

Una cosa che ho trovato veramente azzeccata è il titolo...

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Libro di un autore molto giovane

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Opinione inserita da Creta
19 Ottobre, 2009
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3 persone su 4 hanno trovato questa recensione utile

Il libro' e' stato scritto da Paolo Giordano quando aveva 23 anni. Un'eta' ancora acerba oserei dire che giustifica lo stile un po' spigoloso. Pero' mi sento di dire che Giordano narra molto fedelmente quanto avviene veramente in certi ambienti della borghesia torinese, incluse le scuole.(vivo e lavoro a Torino e conosco benissimo il paese dove e' nato Paolo Giordano perche' ci ho vissuto 17 anni). Trovo il libro lucido e un po' crudele per certi aspetti, ma profondo. Per questo, leggendo altri commenti sul sito, non mi sento di condividerli. Non sta scritto da nessuna parte che i personaggi debbano evolvere. Non c'e' riscatto e non c'e' il lieto fine perche' forse nella vita non ci sono stati. Esistono vite cosi'.

Giordano le ha descritte molto bene.

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La solitudine dei numeri primi

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Opinione inserita da Maria
28 Settembre, 2009
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2 persone su 4 hanno trovato questa recensione utile

Lettura consigliata? Si, purchè non ci si aspetti un capolavoro.

Onestamente, mi pare un libro sopravvalutato. Non un brutto libro, intendiamoci. Bella la descrizione degli stati d'animo dei protagonisti, soprattutto quando sono bambini e adolescenti. Ma sul piano della struttura narrativa ci sono delle debolezze e delle ingenuità. Diciamo che è una occasione in parte sprecata.

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La solitudine dei numeri primi

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Trovo interessante come, talvolta, un'opera venga valutata, a mio avviso, secondo regole prive di forma. taluno ha dichiarato che quest'opera non sia valida, e per portare valore alla propria tesi ha dichiarato di leggere tanti libri al mese. Magnifico, ma mi permetto di chiarire che se una persona ascolta anche 10 dischi ogni settimana, ma questi sono tutti o di Arisa o di Fabri Fibra, ovvero di artisti privi di valore, l'ascoltatore non ha la capacità di valutare, con una quasi media oggettività, un disco di Patti Smith, ovvero di un'artista di indiscusso valore. A parte questa polemica sterile, il libro è piacevole. scritto sostanzialmente con equilibrio e, nella sua semplicità, elegante. Forse esageratamente ingenuo, ma Paolo Giordano, fino a prova contraria, non è DeLillo.

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La solitudine dei numeri primi.

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Opinione inserita da Alessandro
17 Settembre, 2009
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1 persone su 2 hanno trovato questa recensione utile

Il libro parte bene ma poi si perde. Sembra quasi che all'autore sia venuta voglia di finirlo prima. L'idea iniziale è buona ma non viene sviluppata bene in seguito. I salti temporali nella storia sono troppo audaci e sconnessi. I personaggi sembrano incapaci di cercare un riscatto e condannati ad una condizione di sofferenza non giustificata dai loro vissuti personali. Di certo però è un libro che lascia il segno.

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La solitudine dei numeri primi

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Opinione inserita da Giuseppe
16 Settembre, 2009
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5 persone su 6 hanno trovato questa recensione utile

Personalmenre leggo tantissimo, in un mese anche 5/6 libri, pertanto so che la lettura è un'esperienza che da emozioni differenti da individuo ad individuo; ho letto tra i tanti anche questo libro, cosa ne penso: "angosciante, lento, prevedibile a tratti demenziale, libro troppo pubblicizzato".

Definiti tali presupposti aspettatevi anche un Film in tema, un futuro insuccesso che vincerà vari premi critici.

Meno male che l'ho preso in biblioteca e pertanto non l'ho acquistato, soldi pubblici sprecati per l'ennesima volta.

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LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI

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Opinione inserita da Annalina
16 Settembre, 2009
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2 persone su 3 hanno trovato questa recensione utile

Leggerlo mette tristezza e desolazione, fa pensare che non ci sia modo di reagire alla vita, sono tutti apatici, senza voglia di voler cambiare, seguono il lento e lungo scorrere di un fiume senza mai uscire dagli argini

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la solitudine dei numeri primi

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fortuna che me lo hanno regalato, perchè se ci avessi anche speso dei soldi... Giordano aveva per le mani un'idea molto bella, peccato non l'abbia sfruttata al meglio.

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La Solitudine Dei Numeri Primi

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Non consigliato. I primi due capitoli possono anche andare, anche altri capitoli possono essere all'altezza, ma in generale molto deludente

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Consigliato a chi ha letto... Non spendete i vostri soldi
 

semplicemente deludente

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Seppur dall'inizio emozionante, il romanzo, tuttavia, non evolve.

I personaggi sono estremamente concentrati su se stessi, estremamente negativi, privi di un futuro che in qualche modo possa rivelarsi migliore.

La conclusione del romanzo pessima.

Nell'insieme deludente!

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la solitudine dei numeri primi

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Opinione inserita da mariella
22 Agosto, 2009
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5 persone su 6 hanno trovato questa recensione utile

inizio interessante, poi il nulla assoluto. buio e deprimente. meno male che non l'ho comprato!!!!

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emozione

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Opinione inserita da patrizia
13 Agosto, 2009
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2 persone su 4 hanno trovato questa recensione utile

tratta della grande solitudine degli adolescenti... delle persone sole e simili che si riconoscono e che riescono a colmare il loro vuoto anche solo stando in silenzio per ore... stile semplice, registro informale ma ciononstante a mio avviso dà grandi emozioni.

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La solitudine dei numeri primi

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Opinione inserita da tancredi
08 Agosto, 2009
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4 persone su 4 hanno trovato questa recensione utile

I primi due capitoli funzionano, come due racconti distinti. Il resto del libro sembra tirato per i capelli all'inverosimile per farne un romanzo. Non c'è adesione da parte dell'autore ai personaggi, che risultano delle caricature di loro stessi. La storia avrebbe potuto essere molto bella, e Giordano avrebbe potuto fare un capolavoro se non avesse ammiccato di continuo al lettore, dicendogli: adesso guarda cosa si fa 'sto tipo, poverino, guarda quanto è cattiva quella, quanto è sfigata quell'altra.

Purtroppo lui non ci crede, e non ci crediamo neanche noi.

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Caso editoriale? Mah....!!

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Opinione inserita da Sharmas
07 Agosto, 2009
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2 persone su 2 hanno trovato questa recensione utile

A volte mi chiedo se sono strana io che non condivido l'opinione generale ma.. come si fa a definire un caso editoriale questo libro?



Capisco essere e sentirsi soli, uno stato che in fondo riguarda tutti prima o poi, ma onestamente credo che il tipo di solitudine descritta qui sia semplicemente patologica, qualcosa che un buon psicologo avrebbe decisamente curato, visto il totale distacco da chiunque!



Inoltre, è praticamente senza conclusione, verso gli ultimi capitoli sembra almeno che i protagonisti si decidano a mettersi insieme.. e invece no! Sembra che la sorella sia viva... e invece no! Insomma, si legge ma non è di certo un capolavoro.

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la solitudine dei numeri primi

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Opinione inserita da Valentina
04 Agosto, 2009
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2 persone su 2 hanno trovato questa recensione utile

Io credo che scrivere un libro non debba essere semplice sfoggio di eloquenza. Giordano non scrive male per carità, ma un romanzo deve trasmettere emozioni non essere soltanto un insieme di frasi scritte bene. Questo libro tanto osannato non mi ha dato nulla. I personaggi sono piatti, senza alcuna evoluzione. Non ho provato tristezza, nè struggimento. Non c'è nulla di tutto ciò. Mi chiedo come abbia potuto avere tanto successo.

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vendutissimo, ci sarà un perchè

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Opinione inserita da matteo
02 Agosto, 2009
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1 persone su 1 hanno trovato questa recensione utile

se non è piaciuto a nessuo come ha fatto a vendere tutte ste copie? un passaparola al contrario? sopravvalutato mi pare, lo stile è scarso e poco personale, la trama superficiale e i personaggi son rigidi come ciocci da stufa. meglio la mazzantini e dico tutto

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La solitudine dei numeri primi

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non mi ha sbalordito come mi aspettavo..

particolare la trama buono lo stile di scrittura..direi leggero

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Consigliato a chi ha letto... niente di eccezionale trama simpatica
 

a solitudine dei numeri primi

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Non mi ha coinvinto, l'inizio non mi dispiaceva e l'idea di basedella trama era molto interessante , poi l'ho trovato noiso non coinvolgente , sopravvalutato dal pubblico. Non mi ha convinto e non mi ha lasciato tanto.

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la solitudine di non averlo letto

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Opinione inserita da saverio
12 Luglio, 2009
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1 persone su 2 hanno trovato questa recensione utile

nuovo,introspettivo,vero come e' vera la solitudine dell'adolescenza.
attuale in un mondo di solitudini parallele che comunicano maschere di se.
Gioioso nella liberazione finale e nella redenzione dai lacci di se stessi.
Realismo moderno .

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Consigliato a chi ha letto... l'eleganza del riccio
 

La solitudine dei numeri primi

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Opinione inserita da Guglielmo Colombero
11 Luglio, 2009
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Il fatto che il sedicente scrittore Paolo Giordano scelga come protagonista della vicenda un delinquente paranoico che abbandona la sorella ritardata su una panchina del parco, e che non viene neppure punito dalla legge per questa infamia la dice tutta sulla qualità del suo romanzo...

Per non parlare del comportamento della giuria del Premio Strega: un corto circuito mentale collettivo, o, parafrasando Il padrino di Coppola, un'offerta che non si poteva rifiutare da parte della onnipotente Mondadori di Sua Eminenza.

Sono veramente atterrito. L'unico spiraglio consolante è che i miei (per ora) pochi lettori (ho pubblicato due romanzi storico con l'editore Falzea) un romanzo come quello sicuramente lo eviteranno come una malattia contagiosa.

Un caro saluto a tutti

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LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI

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Assolutamente non coinvolgente ... I personaggi non spingono il lettore a divorare le pagine e soprattutto in alcuni punti è veramente noioso.

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Davvero bello!!!

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Opinione inserita da Fabio
25 Giugno, 2009
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1 persone su 3 hanno trovato questa recensione utile

Storia triste ma coinvolgente, tratta argomenti attuali presenti nella vita di molte famiglie...l'ho letto in due giorni e devo dire che mi ha affascinato il modo di scrivere di Giordano con l'intrecciarsi di due storie diverse ma tutto sommato uguali solitudine, incomprensioni, lunghi silenzi...purtroppo una vera descrizione dei giovani d'oggi.

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La solitudine dei numeri primi

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Stile e ritmo anoressici come la protagonista Alice,i personaggi risentono della gioventù e della poca esperienza dell'autore che avevasolo 25 anni; sono infatti eccessivamente statici, privi di una qualunque forma di evoluzione sentimentale e psicologica, fatto incredibile se si tiene conto che il libro vorrebbe abbracciare un ampio arco temporale. Solo i morti rimangono tali; fortunatamente noi vivi evolviamo, in bene o in male poco importa ma non rimaniamo mai gli stessi!. Trama poco interessante e finale scontato...Peggio di così!!!!!

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La solitudine e la fine della parola

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La solitudine dei numeri primi è la testimonianza più autentica di come la scrittura si stia “abbassando” e come la parola abbia perso il suo valore profetico e referenziale. Quasi una sorta di sfiducia della e nella parola. Quello che conta è dirlo, e poco importa il come. E ciò non è da inscrivere solo alla caterva dei difetti della odierna editoria o solo al presupposto dell’esigenza di una maggiore diffusione del libro. Insomma, una parola più democratica e poco arzigogolata, che attira un pubblico più numeroso, socialmente e culturalmente più stratificato.

Forse quello che conta al lettore postmoderno è l’intreccio, la capacità di suspence e di curiosità, ingredienti che certo non mancano in questo lungo racconto. Poco conta se un romanzo faccia letteratura o sia solo una parentesi – sebbene fruttuosa – di lettura.

Non stupisce quindi che il vincitore del premio Strega 2008 sia più uno scienziato che un umanista o, meglio ancora, più un matematico che un letterato. E questo parossismo di successo, celebrato dal connubio tra critica e mercato, in uno scrittore non tradizionalmente riconducibile alle humanae litterae non è certo una novità ma solo la continuazione della parabola novecentesca, iniziata già con le avanguardie e che ha visto tra i protagonisti di una rivoluzione copernicana uomini provenienti da una cultura più scientifica come Montale, Quasimodo et similia.



Paolo Giordano ha però il merito di non ammiccare ad alcuna velleità. Il suo scopo pare essere solo quello di fotografare una storia per quella che è, senza l’artificiosità del linguaggio, senza intervenire con spossamenti contenutistici di alcun genere.

L’arco temporale del romanzo è abbastanza ampio: va dal 1983 al 2007. Il racconto è lineare, intervallato da lunghi vuoti per non incidere sull’economia. Ed è questa la sua forza, la sua capacità di attirare l’attenzione, nonostante la storia, pur nella sua originalità, non abbia alcunché di fenomenale. Non fa gridare al miracolo. Procede lentamente, senza mai lasciarsi andare ad improvvise accelerazione. E ciononostante risulta avvincente, incuriosisce e svela “timidamente” il problema della comunicazione. Forse la scelta di un linguaggio così scarno ed essenziale, anoressico, si spiega e trova una sua giustificazione proprio in questo tema, in queste transazioni comunicative mancate, erroneamente gestite e spesso incrociate.



Alice e Mattia vivono all’ombra della loro problematicità e portano addosso il peso e lo sguardo severo di una società che non riconosce nella diversità l’unicità dell’essere e il suo potenziale. Tuttavia, se quella di Alice è una diversità di natura fisica (un incidente in montagna l’ha resa zoppa), quella di Mattia nasce da una psicosi e da un senso di colpa: l’avere abbandonato la sorella disabile in un parco, pur di non averla tra i piedi ad un festa di compleanno.

Ed è proprio questa Michela, smaterializzatasi nel nulla e mai riemersa dal fiume in cui forse è annegata violando così il principio di Archimede (nome dell’omonimo capitolo in cui è raccontata la vicenda) a rappresentare la mano invisibile dell’economia del romanzo, a guidare suo malgrado le azioni dei giovani: tutto ruota ed è al contempo riconducibile alla messa in discussione di questo principio. Sensazioni, emozioni e sentimenti collimano in una sorta di sincope, in cui il reale sfugge a qualsiasi logica comportamentale

Mattia, nonostante la giovane età, si assume tutta la responsabilità del fatto e questa lettera scarlatta diventa principio di autodeterminazione.



Alice e Mattia si conoscono durante una festa di compleanno (il topos ritorna: ciò che si è perduto sembra ritornare sotto mentite spoglie, come transfert, come proiezione): si riconoscono e scoprono nella loro diversità alienante il collante per una discreta e quanto mai silenziosa e a tratti anonima amicizia. L’amore sembra fuori dalla loro gettata: troppo simili per risultare complementari, troppo speculari per fondersi in un altro diverso da sé.



Il titolo ed il senso del romanzo sono spiegati dallo stesso autore nel ventunesimo capitolo: “I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per se stessi. Se ne stanno al loro posto nell'infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari e per questo Mattia li trovava meravigliosi… In un corso del primo anno Mattia aveva studiato che tra i numeri primi ce ne sono alcuni ancora più speciali. I matematici li chiamano primi gemelli: sono coppie di numeri primi che se ne stanno vicini, anzi quasi vicini, perché fra di loro vi è sempre un numero pari che gli impedisce di toccarsi per davvero. Numeri come l'11 e il 13, come il 17 e il 19, il 41 e il 43. Se si ha la pazienza di andare avanti a contare, si scopre che queste coppie via via si diradano.”



Anche in età adulta è ancora una volta la presenza di Michela a fungere da catalizzatore. Alice crede di riconoscere in una ragazza down la sorella mai ritrovata di Mattia. Il ragazzo, che nel frattempo si è trasferito in Germania dopo la laurea in matematica, pur sconoscendo il motivo, si precipita subito in Italia.



Diversità e incomunicabilità sembrano essere i due assi cartesiani su cui Giordano dipana la sua storia, spesso con freddezza scientifica, con l’inconfutabilità delle formule matematiche.

Il libro va letto senza pretese, meglio se si riesce a dimenticare l’alone mediatico e la ridondanza dello Strega. Che, probabilmente, creano aspettative così altisonanti da lasciare l’amaro in bocca alla sua conclusione.

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bello da far riflettere

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Opinione inserita da Pietro Paolo
01 Giugno, 2009
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1 persone su 3 hanno trovato questa recensione utile

Ho letto il libro alcuni mesi fa il libro, ma ancora oggi mi sono rimasti in mente i due personaggi e le loro storie, reali e piene di patos. Sicuramente vorremmo leggere nella storia triste un lieto fine, ma questo non sempre accade. Io consiglio la lettura a tutti i genitori, che possono in questo modo aprirsi ad un mondo nuovo, quello dell'incomprensione e della devastante solitudine dei ragazzi. Come può cambiare una vita in un momento, come puoi riprenderla in mano se hai capito cosa è successo. Bello. Proprio bello.

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Consigliato a chi ha letto... A tutti i genitori
 

l'ingiusto è il giusto

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3.5
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1 persone su 4 hanno trovato questa recensione utile

scorre che è una bellezza...l'ho letto in un giorno tutto d'un fiato....i personaggi sono descritti talmente bene nelle loro inadeguatezze che ti fanno una tenerezza infinita..ma il pezzo più toccante è il finale...speri che non sia quello ma in fondo sai che è l'unico veramente giusto e plausibile.altrimenti non avrebbe senso nemmeno il titolo.....assolutamente da leggere....

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al rogo

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1.8
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Opinione inserita da gabriele
18 Mag, 2009
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2 persone su 4 hanno trovato questa recensione utile

questo libro fa pena all'umanità....
se dovete scegliere un libro non fate lo stesso sbaglio mio...
vivi la vita per come ti si presenta perchè vivere vuol dire sopravalere la solitudine non renderla parte di voi.....

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UMANITA'

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Opinione inserita da Mirkis
15 Mag, 2009
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Questo libro mi è piaciuto tanto ed è scritto bene. Ho trovato la trama realistica ed umana. L'ho letto bene e lo consiglio. La vita non è sempre felice e non è sempre triste: il segreto è capirne gli equilibri. E' un libro "umano".

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Primi in solitudine

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2.3
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Opinione inserita da cristina
14 Mag, 2009
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Leggetelo adesso, che la macchina del marketing si è un po’ affievolita, che i premi sono già stati dati, che l’autore Paolo Giordano ha già una voce su Wikipedia quasi più dettagliata di Ivan Turgenev, quello di “Padri e figli”, un libro che ha segnato un solco nella storia della letteratura, mentre Giordano continua a scrivere racconti su “Oggi”.



Leggetelo adesso, adesso che potete apprezzare meglio lo stile asciutto di questo scrittore che comunque a soli 26 anni costruisce una storia che vi resterà attaccata per qualche giorno e che è capace di farvi sentire la sorda disperazione dei due protagonisti anche con il libro chiuso sul comodino.



La storia la conoscete. Due numeri primi, due bambini infelici, due adolescenti soli, due adulti fragili.

Alice è costretta a realizzare i desideri del padre, che come molti genitori si aspettano che i loro figli siano campioni di qualcosa. Lui la vuole promessa dello sci agonistico, lei trasforma l’insicurezza in incontinenza sulle piste. Finché una mattina tra tante decide di perdersi e di lasciarsi andare lungo una discesa coperta di nebbia. Cade finalmente, in maniera rovinosa, e rimane zoppa, con una vistosa cicatrice. Sarà la sua salvezza e la sua vendetta nei confronti del padre. Ma non servirà a salvarla da se stessa.

Mattia ha una sorellina gemella disabile, messa incautamente dai genitori che non vogliono accettare la diversità della figlia nella sua stessa classe elementare. Quale emozione più delicata da gestire per un bambino di otto anni? Quale peso sulle sue spalle? Ed per questo che, invitato ad una festicciola di compagni, lascia la sorellina ad attenderlo su una panchina del parco, da sola, vicino a un laghetto. Quando tornerà a tarda sera a riprenderla, Michela è sparita e con essa una parte di Mattia.



Forse il romanzo è già tutto qui, forse il resto della storia dei due protagonisti può dirsi scontato o prevedibile, a volte scritto non poi così bene. E’ un libro fatto di nuove ricadute, e di impressionanti silenzi.



Però vi troverete a sfogliare le pagine con curiosità, sperando dentro voi stessi che almeno l’unione di due solitudini così assolute salverà entrambi. Invece il finale è un po’ come la vita, a volte adorabile, a volte crudele, a volte semplicemente reale.

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tanto fumo e niente arrosto

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Opinione inserita da Elena
08 Mag, 2009
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2 persone su 3 hanno trovato questa recensione utile

Bello l'inizio, l'autore si perde poi in lungaggini inutili. Alla fine i due personaggi risultano immobili e scontati. Decisamente sopravvalutato.

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ALLEGRIA!!!

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Se la vita vi da poche soddisfazioni leggete pure le avventure di Mattia e Alice che confermano la massima delle grandi coppie della letteratura: QUESTO MATRIMONIO NON S'HA DA FARE ed effettivamente non si sposano... ma comunque vivono infelici e scontenti

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Consigliato a chi ha letto... Hosseini
 

La solitudine dei numeri primi

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Opinione inserita da RITA
05 Mag, 2009
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questo libro non mi ha trasmesso nulla, la storia poteva essere svilupata meglio ma rimane piatta dell'inizio alla fine...un libro ne brutto ne bello...inutile!

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nero come la notte

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Opinione inserita da fra
27 Aprile, 2009
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La vita ha parecchie tristezze di per se'. Che un giovane scriva simil cumulo di disgrazie indica chiaramente che e' solo un esercizio di scrittura snob ed un tentativo solo editoriale. Sconsigliatissimo.

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La solitudine dei numeri primi

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Opinione inserita da Alfonsina
27 Aprile, 2009
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Trama sostanzialmente noiosa e assolutamente datata, una sorta di rivisitazione dell'incomunicabilita'. Prosa scarna e non particolarmente piacevole. Libro assolutamente sopravvalutato. Sembra soprattutto una operazione edtoriale

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la soliudine de numeri tristi..

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Romanzo triste, molto triste, raccontato in maniera "ermetica" ma essenziale, da uno scrittore giovanissimo, che senza girarci troppo con mielose parole ha descritto l'infelicità dei due protagonisti principali e di tutti gli altri protagonisti secondari, genitori inclusi. Triste l'inizio e triste il finale, di mezzo ci sta la storia, toccante fino in fondo, da sciogliere il cuore e qualche lacrima, e non esiste via di mezzo, perchè questo romanzo o si ama o si odia.

Famiglie benestanti, un pò troppo superficiali non concretizzano che al povero Mattia serviva un neuropsichiatra infantile prima ed uno psicologo dopo, quanto ad Alice, prima il padre poi la madre non capiscono il suo disturbo anoressico, in ultimo il giovane e bello oncologo Fabio si accorge del problema solo dopo tre anni di matrimonio. Ebbene malgrado tutto, questa tristezza l'ho amata, la storia è ben scritta, la lettura è fluida e a tratti i protagonisti si intrecciano e si sfiorano in punta di piedi per poi respingersi, come i poli opposti di una calamita, come solitari numeri primi statici e malinconici.

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Consigliato a chi ha letto... libri tristi e ma scontati..
 

La solitudine dei numeri primi

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Opinione inserita da Sergio Magaldi
17 Aprile, 2009
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È l’evento che ne marchia in modo indelebile l’infanzia ad accomunare Alice e Mattia nella diversità, oppure è la natura stessa a creare un pretesto per giustificare la loro estraneità?



L’interrogativo per la verità non sembra appassionare più di tanto il giovane autore del romanzo, preoccupato piuttosto, nelle prime pagine, di descrivere le cause oggettive che hanno prodotto in entrambi gli adolescenti un comune senso di disagio nei confronti di tutti gli altri. I fatti sono eloquenti, ancorché distanti tra loro e con conseguenze diverse. La zoppia di Alice nasce incidentalmente dall’incapacità di trattenere feci e urina ed ha un corrispettivo fisico nella violenza che Mattia impone ripetutamente a se stesso in virtù del tremendo rimorso che lo accompagna costantemente. Mentre Alice tenta di colmare il proprio complesso d’inferiorità e di farsi accettare dagli altri, anche a costo di sopportare le angherie di amiche cosiddette normali, Michele cerca scampo in un’intelligenza di gran lunga superiore alla media che lo porta naturalmente a vivere la propria diversità rispetto agli altri. Alla radice di eventi tanto differenti e che pure ne hanno così pesantemente caratterizzato l’infanzia, Alice e Mattia hanno tuttavia in comune il medesimo malessere nei confronti dei genitori. L’incomprensione degli uni nell’imporre scelte non condivise quanto addirittura penose, fa da contrappunto all’incapacità degli altri di riconoscere la diversa sensibilità dei propri figli: Mattia intellettualmente superdotato e Michela sua sorella gemella, mentalmente ritardata.



Forte è la tentazione di spiegare le scelte di Alice e Mattia col linguaggio della psicoanalisi, non paghi di una facile lettura psicologica che veda unicamente nella ribellione la risposta agli inadeguati comportamenti parentali. Gli argomenti di una simile indagine non mancano nel libro di Paolo Giordano: l’amore-odio che Alice nutre verso il padre, allorché per esempio la ragazza s’intrattiene sul water per espellere anche l’ultima goccia di urina dalla vescica, mentre il padre bussa alla porta del bagno, oppure la foto che, divenuta più grande, la ragazza vuole a tutti i costi nell’abito da sposa di sua madre accanto a Mattia in veste di marito-padre o ancora una mai veramente superata concezione della nascita legata alla teoria della cloaca che la induce quasi a non mangiare per timore, ormai sposata, di restare incinta e più in generale quella particolare attrazione-repulsione che esercita su di lei lo sporco, sia che si presenti nella sudicia caramella che l’amica-nemica Viola la costringe a leccare o nell’incidente occorsole nel bagno di Fabio, suo futuro marito, dove questa volta troviamo il vomito a rinnovarle l’angoscia e il doloroso ricordo del passato. E per quanto riguarda Mattia, benché il lettore conosca chiaramente di che egli voglia punirsi, esercitando violenza su se stesso, resta il dubbio che la componente narcisistica della sua personalità, alimentata dalla mancanza di affetto parentale, sia la vera causa della pulsione di morte che in passato l’ha portato inconsciamente a distruggere quella parte di sé mentalmente non all’altezza dell’altra e che oggi lo induce a comportamenti autodistruttivi.



Da matematico e direi anche da vero narratore, tuttavia, Paolo Giordano, non si pone questioni filosofiche né improbabili indagini psicoanalitiche. Elenca fatti, avanza ipotesi circa la diversità di Alice e Mattia, ma poi risolve il tutto con la certezza dei numeri. Una risposta filosofica, suo malgrado, una modalità scanzonata per dirci quello che pensa veramente. Alice e Matteo segnati da un destino che li accomuna, li avvicina e li tiene distanti, sono in realtà come i numeri primi, numeri naturali cioè maggiori di uno, divisibili solamente per 1 e per se stessi e, per giunta sono numeri primi gemelli, cioè numeri primi separati da un unico numero (per esempio: 3 e 5, 11 e 13, 17 e 19, 41 e 43 etc…), vicini ma mai abbastanza per toccarsi davvero. Sarei curioso di sapere se, nello scrivere questo suo primo, ottimo romanzo, Paolo Giordano sia stato sfiorato dalla tentazione di fare di Alice e Mattia il 2 e il 3, cioè i soli numeri primi gemelli che si toccano davvero!

(Dal blog: lo zibaldone di Sergio Magaldi)

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la solitudine dei numeri primi

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Opinione inserita da chiara
15 Aprile, 2009
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1 persone su 1 hanno trovato questa recensione utile

l'ho letto parecchi mesi fa e posso dire al contario di molti che è un libro che emoziona, che ti lascia dentro belle sensazioni. Me lo ricordo perfettamente ancora adesso a distanza di tempo. Bello veramente.

Consiglio a tutti di leggerlo.

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L'apoteosi del Nulla... Purtroppo

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Inizio col dire che “La solitudine dei numeri primi” non è un libro da dispezzare totalmente, o per lo meno non è così mediocre da poter essere paragonato alla stregua di Moccia o di ‘Melissa P.’, come ho potuto leggere in alcuni commenti. Questo romanzo non sarà l’apoteosi della letteratura, ma comunque è da prendere per il semplice fatto di poterlo analizzare una volta terminato.
Io l’ho iniziato e finito in una nottata di lettura no-stop, perchè da come si presentavano le prime pagine la storia mi aveva davvero catturata, ed ero presa dalla smania di sapere come l’autore avesse evoluto l’idea di base.
Partiamo proprio da questa, l’idea di base: originale e accattivante. Due ragazzi, anzi bambini, segnati entrambi da esperienze dolorose e troppo gravi da poter essere sostenute per la loro giovane età. In un qualunque giorno la loro vita subirà una svolta radicale, ed è proprio questo a incuriosirti e a spingerti a leggerlo, oltre al titolo, devo ammettere, ben congegnato per attrarre il lettore.
L’idea di base quindi l’ho trovata davvero buona, ma quando nel romanzo ritroviamo i due protagonisti cresciuti, lì inizia quel ‘non so che’ che ti fa storcere il naso.
Io ammiro Paolo Giordano per aver pubblicato un libro a soli 25 anni, non è da tutti, ma allo stesso tempo ammetto che poteva fare di meglio; per me non ha saputo sviluppare a pieno la trama che aveva in mente, partorendo un romanzo discreto, quasi buono, ma di sicuro non eccellente e sublime come i media ci hanno voluto far credere bombardandoci con elogi superiori al reale merito.
Infatti il libro inizia bene e procede discretamente fino alla fine dell’adolescenza dei protagonisti. Poi abbiamo un gran salto temporale che, essendo franchi, non mi è piaciuto per niente. Ritroviamo Alice e Mattia alle prese con il loro futuro dopo essersi lasciati in un modo insulso, quasi da bambini di prima elementare. Sinceramente leggere della loro nuova vita non mi ha soddisfatta, perchè ho notato come loro siano sempre gli stessi, mossi neanche di una virgola; evoluti fisicamente ma non emotivamente e psicologicamente.
E assai deludente è la fine, il modo in cui lui torna da lei per lasciarsi di nuovo in una maniera banale e senza senso. Un finale aperto che secondo la mia opinione delude il lettore, come ha deluso me. Insomma, ti lascia l’amaro in bocca.
Per me Giordano ha voluto chiudere troppo presto baracca e burattini, lasciando il lettore confuso e con troppe domande in sospeso. Tipo: la ragazza che Alice incontra era davvero la sorella scomparsa di Mattia? Lei lo fa tornare appositamente per questo motivo, ma alla fine non gli dice nulla. ‘Perchè?’ Ci viene da chiederci. Non ha senso. Non dico che l’autore non sapesse più che pesci pigliare, ma forse ha avuto troppa fretta di concludere, non accorgendosi della maniera semplicistica con cui ha risolto le cose, dopo 300 pagine nient’altro che semplici.
Nelle ultime due pagine infatti sembra che i protagonisti maturino di colpo assumendo nuove consapevolezze. Quindi abbiamo un’Alice che decide di contare d’ora innanzi solo sulle proprie forze e un Mattia che ci lascia un po’ spaesati. Giordano infatti decide di lasciarlo in bilico, senza dirici se stagnerà nei suoi problemi o cercherà finalmente la felicità. Non si capisce dalla fine, quando lui trova il biglietto di Nadia nella tasca. Che farà insomma? La chiamerà per dare una svolta alla sua esistenza incompleta o perpetuerà a voler essere un solitario? Troverà la pace in se stesso oppure accetterà il tormento che lo divora dall’infanzia convivendoci?
Troppe domande, poche risposte.
Tralasciando la trama, vorrei analizzare più dettagliatamente i personaggi, partendo dai due protagonisti. Secondo me il più riuscito fra i due è Mattia. Mi piace e mi affascina la sua psicologia contorta, la sua mente somigliante ad un labirinto inespugnabile, ma allo stesso tempo trovo tutto ciò in alcuni tratti troppo calcato e caricato dall’autore, che sembra volerlo fare annegare in un mare nero di desolazione.
Aliceal contrario è un personaggio un po’ insipido, perchè racchiude in sè un’accozzaglia di stereotipi: l’anoressica, l’emarginata a scuola, l’invalida, la ragazza dal rapporto paterno conflittuale e dalla madre malata. Insomma: un vaso di pandora contenente tutti i mali della gioventù moltiplicati per 100.
Tralasciando ciò, possiamo però dire che l’accoppiamento dei due come protagonisti non è male, anche se poteva essere perfezionata, soprattutto dal punto di vista psicologico. Infatti non posso credere che quando li ritroviamo nel futuro siano tali e quali a prima. Non è immaginabile né realistico, soprattutto perchè le loro vite sono cambiate radicalmente, hanno imboccato strade diverse e si presuppone che ciò porti a nuove esperienze e nuove consapevolezze che però paiono inesistenti.
Trovo altrettanto incredibile che entrambi non riescano a trovare almeno un po’ di pace interiore, continuando ad imitare gli atteggiamenti giovanili, come l’autolesionismo e l’anoressia. Mattia è l’eterno infelice, insoddisfatto, che si rifugia in un mondo di numeri per non affrontare quello reale; Alice sembra la solita bambina che nasconde e butta il cibo, e non riesce ad apprezzare quello che ha intorno, come la bellezza del matrimonio, l’amore e un marito premuroso, tutto ciò c’è di più bello per una donna.
Come ho già fatto notare, solo nelle ultimissime pagine sembra che questi due personaggi subiscano una svolta. Alice impara a camminare da sola, senza contare su nessuno, nè su Mattia nè sul marito. C’è solo lei e una nuova e inspigabile forza che sembra nascere dal nulla più assoluto, dato che tre righe prima era immersa in un lago di disperazione in cui sembrava affogare.
Mattia d’altra parte comincia ad alzare la testa e guardarsi intorno, ma come ho già detto prima, dal finale aperto non si capisce cosa voglia realmente fare: se voglia accettare il suo essere e darsi pace una volta per tutte, se perpetuare nell’autolesionismo e continuare la solita vita, o cambiare e cercare stabilità e felicità.
Sinceramente, non lo so, ma preferisco immaginare che alla fine riesca a trovare in sè stesso un po’ di serenità.
Una delle poche cose che apprezzo dei protagonisti è la metafora che li associa a numeri primi, “vicini ma mai abbastanza per toccarsi davvero”. La trovo intensa e suggestiva, anche se sarebbe stato meglio se alla fine entrambi fossero riusciti a superare i loro ostacoli, per spezzare finalmente la lontananza che lega quei numeri gemelli e dare a loro stessi (e anche ai lettori) un po’ di speranza dopo 300 pagine di solitudine, incompletezza, tristezza e di disarmante e asfissiante negatività.
Passando agli altri personaggi, mi è piaciuta la figura dell’amico gay, forse un po’ scontata, ma il suo personaggio mi attraeva emotivamente. L’autore però, dopo averlo presentato come l’elemento chiave dell’adolescenza di mattia e viceversa, e averlo psico-analizzato minuziosamente, avrebbe dovuto dargli un po’ più di rilevanza nella parte che racconta del loro futuro. Invece dopo essersene scordato per un bel po’ di pagine, ci ha accontentato facendo su di lui una digressione sommaria e insipida, soltanto per farci sapere che fine abbia fatto, se sia vivo o morto.
Altri personaggi sono i genitori di Alice e Mattia. Tutti e quattro rappresentati come l’emblema dell’incomunicabilità tra genitori e figli; non ce n’è uno che si salva da questo disfacimento. Giusto forse il padre di Mattia, che cerca di colmare il vuoto che la moglie ha nella vita del figlio, instaurando con quest’ultimo una sorta di legame sfilacciato che comunque non riesce ad avvicinarli del tutto, perchè c’è sempre quella barriera invisibile e inspiegabile che li separa.
Personaggi di contorno sono i compagni di scuola, i soliti bulli prevaricatori che incarnano la malignità giovanile. C’è del vero in quello che Giordano scrive: purtroppo oggi a scuola esistono realmente coalizioni all’interno delle classi e i capi di queste, che ti includono e ti escludono a loro piacimento, facendoti passare le pene dell’inferno se non sei come vogliono loro. Ma in tutta franchezza trovo questo elemento di contorno pesante e non indispensabile. Ti opprime ancor di più in quelle pagine già intrinseche di negatività a non finire.
Infine, tirando le somme, direi che il romanzo non è scritto male, ma neanche in maniera così egregia. Normale, niente di che.
Il contenuto è discreto, perchè come ho già ribadito c’è una bella idea di partenza, che poteva essere sviluppata molto meglio, dal punto di vista dei personaggi e della trama in sè per sè in cui essi si muovono.
Concludendo, la piacevolezza della lettura, durante e alla fine, è scarsa, perchè il mio grado di soddisfazione al termine del romanzo era pari a quello che ha Mattia della sua vita, se posso usare un paragone strettamente collegato. Più che altro delusione per un finale aperto e imprecisato, frettoloso e non approfondito quanto avrebbe dovuto essere. Mi ha lasciato davvero l’amaro in bocca.
Se dovessi giudicarlo con i numeri da 1 a 10, gli darei 5, esattamente la metà, perchè “La solitudine dei numeri primi” mi ha lasciato in bilico tra l’odio e l’amore nei confronti di questo romanzo.
Comunque tutto ciò è un parere personale e non sconsiglio la lettura di questo libro, anzi; è un romanzo che nonostante le pecche da me citate, ti porta a valutare le situazioni e le persone, dato che all’interno vi ritroviamo molti luoghi comuni.
Se lo si vuol leggere è per curiosità, per vedere cosa ci sia scritto e poterlo infine giudicare esprimendo un’opinione sincera.

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UNA STORIA TRISTE

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E' stato un libro abbastanza deludente. Interessante l'idea di intervallare i capitoli con la storia di Alice e con quella di Mattia alternativamente. Coinvolgente l'analisi delle solitudini ma è un libro che lascia con un senso di incompletezza. Non ha un finale. Fosse stato anche drammatico o doloroso ma Giordano un finale lo doveva dare. Per me rimane un'opera incompiuta. Quando sono arrivata all'ultima pagina misono sentita sospesa e non mi è piaciuto per niente. Non regalo mai i miei libri, ma di questo me ne sono privata, e nemmeno a malincuore.

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immeritato successo

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concordo con una precedente recensione: il libro non merita assolutamente tutto il successo che ha ricevuto: m o d a .....

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Per Adolescenti

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Opinione inserita da Gemma
30 Marzo, 2009
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1 persone su 2 hanno trovato questa recensione utile

Da professoressa delle medie do un mio parere: il libro è assolutamente inadeguato al sucesso...

Un libro per adolescenti,di livello poco più alto di quelli di Moccia,scontato,dove la drammaticità viene usata per far commuovere i giovani,con grandi frasi ad effetto (come quella sui primi gemelli) che servono solo a nascondere la mancanza di contenuto.

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Consigliato a chi ha letto... ...
 

POETICO E DELICATO

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Opinione inserita da Alessandra
27 Marzo, 2009
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1 persone su 1 hanno trovato questa recensione utile

L'autore riesce a dare un anima a qualsiasi cosa, oggetti o persone durante la narrazione con uno stile delicato ed al contempo chiaro e preciso.

Lo stile è assolutamente perfetto!

L'abilità dello scrittore nella sostanza è quella di riuscire a trattare un tema delicato quello della "diversità"dei protagonisti con una giusta misura senza eccessi ..

Mi ha un pò deluso la fine pero'.. Ma il divario tra i numeri primi allora esiste davvero?

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la solitudine dei numeri primi

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Opinione inserita da alessandra
25 Marzo, 2009
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sto leggendo attualmente questo libro,e non posso che esserne entusiasta.

la lacrima scenderebbe a chiunque,e il trattamento dei temi,attualmente visibile nella vita quotidiana tutt'oggi,fa pensare che la vita di questi due ragazzi potrebbe essere la nostra,e a fatica credo che i ragazzi seppure intellligenti riusciranno mai ad ammettere di essere anche loro un mattia o una alice.

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Si può dare di più....

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Nel complesso consiglio il libro, però gli argomenti trattati meritavano un romanzo più "consistente".

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Una cretinata

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Opinione inserita da Timofey
23 Marzo, 2009
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Una cretinata. E lo posso dire forte. Sono arrivato alla fine a stento tanto per avere il diritto di giudizio. Giordano non scrive male ma la storia è vuota. I due personaggi principali sono estremamente patetici. Non consiglierei questo libro a nessuno. Per me è stata una clamorosissima perdita di tempo e di soldi.

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la leggerezza del nulla

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Opinione inserita da adri
22 Marzo, 2009
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ho trovato questo libro un'opera assolutamente sopravvalutata. Lo stile (forse volutamente) scarno non è funzionale ad imprimere un andamento ritmico alla storia. Il racconto si dipana in tanti frammenti che sfiorano, a volte con buona intuizione,aspetti intimistici dei personaggi, ma non decollano mai in una compiuta analisi. Tutto rimane sospeso in un susseguirsi di singole scene a cui manca quasi sempre un doveroso approfondimento. Persone che si affacciano nel racconto con la leggerenzza del nulla per poi a volte non farvi più ritorno, mentre magari in te susciterebbero una qualche forma di curiosità in più. E' a mio avviso un libro che una donna avrebbe scritto con un approccio meglio strutturato, alcune scene che vorresti meglio dettagliate psicologicamente rimangono invece a mezz'aria, descritte con laconica sciatteria. L'episodio della caramella ha avuto ad es. un prologo giustamente insistito nei particolari per poi concludersi con una Alice che la ingoia senza tante storie e tu che hai avvertito lo schifo preparatorio rimani così, un po' deluso dalla mancanza assoluta di sentimenti e reazioni.

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perplessa

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Opinione inserita da La
22 Marzo, 2009
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Non mi è piaciuto. I primi due capitoli possono incuriosire, poi lo svolgimento è una delusione totale, nell'uscire dallo scontato, dal banale. Ci sono fanfic scritte infinitamente meglio ma che non hanno il diritto di pubblicazione né di premi Strega - ma siamo in Italia, non dimentichiamolo...

Non capisco il successo

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bellissimo..una lacrima scenderà

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Opinione inserita da Martina
21 Marzo, 2009
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All'inizio sembra noioso ma man mano si sviluppano le storie dei due protagonasti un libro triste con un finale triste..ma vale la pena di leggerlo..ho saputo che l'autore sta scrivendo la seconda parte del libro..magari lì avrà una fine migliore..infine sì ve lo consiglio:)ciauuuu

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Originale, triste ma avvincente

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un libro molto originale,una storia d'amore tutta particolare che racconta alcune problematiche giovanili molto attuali...si legge di filato,anche grazie a uno stile scorrevole e chiaro.Chi si aspettava un lieto fine rimane deluso,ma a mio parere ha più senso ed è più coerente con la trama un esito triste ma che rispecchia in pieno le personalità dei due "numeri primi"

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